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Il 17 febbraio 2010 usciva nelle sale americane una delle opere più sottovalutate e atipiche nella carriera di Martin Scorsese, pronto a cimentarsi in un thriller dai toni mystery ricco di colpi di scena e poggiante su un’atmosfera plumbea e tenebrosa ricca di grande fascino.

Il film, trasposizione del romanzo L’isola della paura del celebrato scrittore Dennis Lehane (dalle cui opere sono stati tratti altri cult quali Mystic River e Gone Baby Gone), ha incassato nel mondo quasi trecento milioni di dollari ed è stato inserito dal National Board of Review americano tra i dieci migliori titoli dell’anno. In occasione della ricorrenza e invitandovi alla revisione o alla scoperta di Shutter Island, analizziamo insieme cinque motivi di vanto dell’adattamento.

Una storia ricca di sorprese

La vicenda ha inizio a metà degli anni ’50, quando gli agenti federali Edward Daniels e Chuck Aule vengono inviati a Shutter Island, nel porto di Boston, per indagare sulla sparizione di una paziente scomparsa nel nulla. Sull’isola ha infatti sede una struttura specializzata nella cura e detenzione di criminali con problemi mentali. La ricerca dei due uomini svelerà non solo un vero e proprio complotto ma li metterà di fronte ai propri demoni personali, con risvolti del tutto inaspettati riguardanti soprattutto la figura di Daniels.

Senza svelare troppo per non rovinarvi la sorpresa, basti sapere che nulla è come sembra e nel corso delle due ore e venti di visione i colpi di scena e un poderoso cliffhanger rivoluzionano completamente quanto visto in precedenza, spingendo il pubblico ad un ulteriore rewatch per cogliere tutti gli indizi disseminati in precedenza e degeneranti in quell’evoluzione così piacevolmente “assurda”.

Un cast delle grandi occasioni

La quarta collaborazione tra Martin Scorsese e Leonardo DiCaprio (la precedente, The Departed – Il bene e il male, aveva garantito al regista il suo primo Oscar) vede il popolare e amatissimo attore con il personaggio forse più ambiguo e complesso dell’intera carriera e i risvolti che si fanno ben presto strada nella narrazione gli permettono di operare su più registri, vedendolo alle prese con sfumature ancora inesplorate.

Ma l’intero cast di Shutter Island ha classe da vendere, cominciando dal “partner” Mark Ruffalo fino ad una Michelle Williams che appare in un paio di struggenti flashback, e con due vecchi leoni quali Ben Kingsley e Max von Sydow alle prese con personaggi altrettanto enigmatici. Tra gli altri interpreti noti al grande pubblico segnaliamo anche la partecipazione di Elias Koteas, John Carroll Lynch, Jackie Earle Haley ed Emily Mortimer, quest’ultima proprio nei panni della pedina scatenante gli eventi.

Leggi anche: The Irishman è al cinema: come è cambiato Scorsese dai tempi di Quei Bravi Ragazzi

Un’ambientazione cupa

L’impatto estetico restituisce appieno quel senso di straniamento che caratterizza la vicenda e la relativa caratterizzazione dei personaggi, con una fotografia tersa che coglie al meglio le inquiete vibrazioni della suggestiva ambientazione. Le riprese hanno avuto luogo tra il Massachusetts e alcune isole del porto di Boston, con alcuni accorgimenti utili a ridurre la presenza di persone o mezzi su schermo: molte scene sono state girate di notte e poi “trasformate”, tramite giochi di luci, in sequenze diurne. Il faro e altri luoghi chiave del racconto, struttura ospedaliera in primis, offrono poi un’atmosfera tenebrosa e malsana che prende alla gola lo spettatore.

Uno sguardo ai classici

Vedere Shutter Island è come fare un salto nel passato, in quegli anni ’50 quando i crime e i noir dominavano il mercato d’Oltreoceano con le storie di investigatori tormentati e senza mezze misure. Il film recupera toni e atmosfere del periodo, dallo stile recitazione all’esposizione dei dialoghi fino allo “schematismo” dei luoghi chiave nei quali avverranno le fondamentali scene madri.

Da Jacques Tourneur a Robert Siodmak sono evidenti le ispirazioni che Scorsese ha omaggiato e reinterpretato in chiave moderna, con un ovvio rimando al cinema di Alfred Hitchcock nella chirurgica evoluzione dei colpi di scena. La cura per le scenografie, i costumi e le ambientazioni completa un quadro complessivo che è puro, consapevole e divertito, citazionismo a suddetta epoca.

Emozioni inaspettate

Shutter Island possiede all’interno del suo essere tutto ciò che un film dovrebbe sempre avere per sorprendere e rispettare il pubblico, ossia la ricerca della meraviglia e quel senso di sospensione capace di mantenere lo spettatore su un costante chi-va-là. La storia infatti non si adagia mai sugli allori e, complice il romanzo alla base, non smette di spiazzare e affascinare nel corso dei sempre più incalzanti eventi, in un crescendo di tensione che si ammanta di potenti squarci emotivi nella gestione psicologica del personaggio di Leonardo DiCaprio, permettendo di rimando un prepotente slancio empatico da parte di chi guarda. Un’operazione cerebrale e raffinata che, oltre all’eleganza e allo spettacolo, non si dimentica un cuore pulsante e sanguigno che lascia con il fiato sospeso fino al giungere dei titoli di coda.

Appassionato di cinema fin dalla più tenera età, cresciuto coi classici hollywoodiani e indagato, con il trascorrere degli anni, nella realtà cinematografiche più sconosciute e di nicchia. Amante della Settima arte senza limiti di luogo o di tempo, sono attivo nel settore della critica di settore da quasi quindici anni, dopo una precedente esperienza nell'ambito di quella musicale.

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Speciali

Il Sanremo dei cinefili 2023: un film per ognuna delle 28 canzoni in gara

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Sanremo 2023 canzoni film

Sanremo 2023 per cinefili – NewsCinema.it

(in collaborazione con Letizia Rogolino)

Dal 7 all’11 Febbraio 2023 si svolge Sanremo 2023 su Rai 1 e, da inguaribili cinefili, abbiamo pensato di abbinare un film a ognuna delle 28 canzoni in gara. Potete annotarvi i titoli e recuperarli durante o a fine festival se vi va.

Il festival della canzone italiana promette grandi emozioni e tanta musica anche quest’anno. Condotto da Amadeus in compagnia di Chiara Ferragni, Francesca Fagnani, Paola Enogu e Chiara Francini, Sanremo 2023 andrà in onda dal 7 all’11 Febbraio in prima serata su Rai 1.

28 le canzoni in gara che il pubblico e la stampa non vedono l’ora di ascoltare, ma noi amanti del cinema – che della musica in fondo non può fare a meno – abbiamo deciso di vivere Sanremo a modo nostro. In questo articolo, pertanto, abbiamo provato ad abbinare un film al titolo di ognuna delle canzoni dei big che si esibiranno sul palco dell’Ariston quest’anno.

Un film per ogni canzone di Sanremo 2023

Un collegamento immediato, senza tenere conto di tutto il testo della canzone. Abbiamo letto ogni titolo e abbiamo scelto il primo film che ci è venuto in mente per una sorta di associazioni di idee che condividiamo con voi in poche righe.

Potete segnarvi i titoli come consigli di visione, e magari recuperarli o rivederli durante o dopo il festival, se vi va. Quindi che il Sanremo dei cinefili abbia inizio…dirige il regista, canta la celluloide!

Ariete – Mare di guai: Un giorno di Ordinaria Follia (1993)

Ritrovarsi immerso in un mare di guai, dallo stress del traffico cittadino agli imprevisti di una giornata storta che ti divora e ti risputa fuori, mettendo alla prova la tua salute mentale.

La Forma dell'Acqua

La Forma dell’Acqua – Newscinema.it

Gianmaria – Mostro: La Forma dell’Acqua (2017)

La creatura anfibia nata dalla mente di Guillermo Del Toro, è da molti ritenuta ingiustamente mostruosa in quanto limitati alla forma, a differenza di una donna che se ne innamora superando facilmente gli ostacoli di genere.

Anna Oxa – Sali (Canto dell’anima): Sette Anni in Tibet (1997)

Nel film del 1987 di Jean-Jacques Annaud, Brad Pitt è un giovane scalatore tedesco che, mentre sfida l’altezza sfidando le montagne dell’Himalaya, vive una crescita personale e spirituale.

Sette anni in Tibet

Sette Anni in Tibet – Newscinema.it

Giorgia – Parole dette male: Frankenstein Junior (1974)

Tutti ormai conoscono le iconiche sequenze e le geniali battute del capolavoro di Mel Brooks co-sceneggiato insieme al protagonista Gene Wilder, che tra versi e parole indecifrabili segnano un classico della storia del cinema. “Lupo ululà e castello ululì”.

I Cugini di Campagna – Lettera 22: Ladro di Orchidee (2002)

Tra lettere e metacinema si dirama la storia di uno sceneggiatore, a metà tra un blocco creativo ed esistenziale, che involontariamente dà vita a un suggestivo e intricato thriller dal sapore drammatico.

Lazza – Cenere: Firestarter (2022)

Remake del cult datato 1984 con protagonista una giovanissima Drew Barrymore, riadatta una storia fatta di fuoco e superpoteri, con una bimba capace di incenerire ogni obiettivo le si metta davanti, minando la sua quiete e lasciando spazio alla cieca rabbia.

Leo Gassmann – Terzo cuore: La La Land (2016)

Due cuori innamorati che condividono però un terzo amore, quello per l’arte. Un amore intenso che invade l’anima a tal punto da arrivare a sacrificare l’istinto per la ragione. Questo è il capolavoro di Damien Chazelle.

Levante – Vivo: La vita è meravigliosa (1946)

Uno dei lungometraggi più caldi e avvolgenti della storia del cinema spesso associato al Natale, di certo non può scindere il legame innato con la vita, come inno alla positività e alla voglia di trovare l’ottimismo ovunque.

Madame – Il bene nel male: The Departed (2006)

Oltre ad essere il sottotitolo in italiano, ‘il bene e il male’ segna il binomio alla base di questo Scorsese-Movie, dove intrecci thriller e un cast esagerato, pongono l’asticella qualitativa a livelli sorprendenti.

Mara Sattei – Duemilaminuti: Zack Snyder’s Justice League (2021)

Non proprio 2000 ma 242 sono i minuti che sigillano la personale visione della Justice League da parte di Zack Snyder. Un ritmo dilatato e lungaggini evitabili segnano un altro titolo di un autore privo del dono di sintesi.

Barbarian

Barbarian – Newscinema.it

Modà – Lasciami: Barbarian (2022)

Un po’ ironicamente, l’associazione con la sorpresa horror dello scorso anno con questa canzone nasce dal legame morboso tra l’inquietante creatura e la protagonista. La prima non può fare a meno di sentirsi come una madre impossibilitata a lasciare la figlia e la perseguita senza sosta.

Mr. Rain – Supereroi: The Avengers (2012)

I supereroi tra i supereroi, il gruppo che cinematograficamente ha aperto la strada nel 2012 a ciò che oggi è normalità. Il film di Joss Whedon accomuna diversi eroi Marvel già introdotti e ne fa un’esplosiva formula vincente.

Olly – Polvere: Dune (2021)

Di polvere ce n’è da vendere nell’ultimo lavoro di Denis Villeneuve, dove tra deserti e vermoni giganti che li abitano, si delinea un racconto di dinastie capitanato dalla più effervescente tra le giovani star di Hollywood, Timothée Chalamet.

Mad Max: Fury Road

Mad Max: Fury Road – Newscinema.it

Paola & Chiara – Furore: Mad Max Fury Road (2015)

Un’esplosione eccitante e fumosa tra corse in auto e azione tensiva, che vive grazie a una cura tecnica ai limiti della perfezione. Ecco tutto il furore che emana il 6 volte premio Oscar ideato da George Miller.

Rosa Chemical – Made in Italy: House of Gucci (2021)

Cosa c’è di più Made in Italy della moda? Ridley Scott sembra averlo intuito. Servendosi di volti noti come Adam Driver, Lady Gaga, Al Pacino e Jared Leto, ci racconta gli intrighi che sussurrano tra le pareti di casa Gucci.

Sethu – Cause perse: Accattone (1961)

Tragedia e poetica si fondono nel film d’esordio registico di Pier Paolo Pasolini. Una storia di sopravvivenza dove il dramma e l’ironia disegnano il ritratto di un uomo che vaga senza meta, sprecando la propria esistenza fino all’epilogo.

Shari – Egoista: Il Diavolo veste Prada (2006)

Una Meryl Streep calzante come al solito, dipinge i tratti severi di Miranda Priestley, l’iconica direttrice della rivista di moda Runway. Egoismo, tirannia e polso fermo sono linee guida per la crudele e influente donna di successo.

Via Col Vento

Via Vol Vento – Newscinema.it

Articolo 31 – Un bel viaggio: Nomadland (2020)

“Un bel viaggio” che ci ha regalato negli ultimi tempi il cinema è senza dubbio Nomadland di Chloe Zhao con Frances McDormand nei panni di una donna che, dopo aver perso il marito e il lavoro, sperimenta la vita nomade in viaggio da sola per l’America.

Colapesce Dimartino – Splash: Splash – Una Sirena a Manhattan (1984)

Beh, questo collegamento era facile. Il film di Ron Howard con Tom Hanks e Daryl Hannah racconta una storia d’amore impossibile e romantica tra un essere umano e una sirena che lascia l’oceano per amore, scatenando l’isterica curiosità di scienziati e media.

Colla Zio – Non mi va: Il Grande Lebowski (1998)

Il personaggio più pigro del grande schermo che incarna l’espressione “Non mi va” per noi è sicuramente il “Drugo”, lo scapolo fannullone, interpretato da Jeff Bridges nel film dei fratelli Coen, che passa le sue giornate in vestaglia, fumando spinelli e giocando a bowling.

Coma_Cose – L’addio: COCO (2017)

Il dolore e la malinconia dell’addio è il cuore del film d’animazione che trae ispirazione dalla tradizione messicana, affrontando il tema della perdita tra le musiche e i colori del folkloristico e spirituale Dìa de Muertos. Preparate i fazzoletti!

Elodie – Due: CAROL (2015)

Due è un titolo che suggerisce tante storie, ma noi abbiamo associato da subito una storia d’amore. Tra le tante che hanno animato il grande schermo abbiamo scelto quella appassionata e tormentata tra le intense Rooney Mara e Cate Blanchett nel film di Todd Haynes.

Gianluca Grignani – Quando ti manca il fiato: BURIED – Sepolto (2010)

A Ryan Reynolds manca decisamente il fiato nel thriller claustrofobico di Rodrigo Cortes. Un’avventura ad alta tensione di un uomo che si risveglia in una cassa di legno con un accendino e un Blackberry.

LDA – Se poi domani: Via Col Vento (1939)

Domani è un altro giorno” diceva Rossella O’Hara nell’epico ed emozionante kolossal con Viven Leigh e Clarke Gable. Il maggiore incasso nella storia per più di un quarto di secolo e vincitore di ben 10 premi Oscar nel 1940.

Marco Mengoni – Due vite: Face Off (1997)

Nicolas Cage e John Travolta, un terrorista e un agente dell’FBI che si scambiano l’identità per un action movie ad alta tensione diretto da John Woo. Assurdo ma geniale ed è diventato ormai un vero cult.

Tananai – Tango: Ultimo Tango a Parigi (1972)

Sensualità, provocazione, dramma nel film discusso e amato di Bernardo Bertolucci con Marlon Brando e Maria Schneider. Un uomo d’affari americano di mezza età incontra una giovane donna di Parigi e tra i due esplode una travolgente relazione sessuale sullo sfondo della romantica capitale francese.

Scemo e più Scemo

Scemo e più Scemo – Newscinema.it

Ultimo – Alba: La città verrà distrutta all’alba (2010)

In un attimo la pacifica cittadina di Odgen Marsh si trasforma in un inferno di sangue e violenza. I cittadini sembrano infettati da un virus che li fa esplodere di rabbia. Adrenalina pura in questo horror di fantascienza con
Timothy Olyphant.

Will – Stupido: Scemo e già scemo (1995)

Jim Carrey e Jeff Daniels sono due folli senza freni in questa commedia diretta da Peter Farrelly. Gag, imprevisti e una comicità vulcanica in perfetto stile anni ’90.

 

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Speciali

Decision to Leave: la spiegazione del finale | Assumersi le proprie responsabilità

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Una scena di Decision to Leave (fonte: IMDB)

Una scena di Decision to Leave (fonte: IMDB)

Decision to Leave, l’ultimo film di Park Chan-wook (Old Boy, Lady Vendetta) è da pochissimo uscito nelle sale italiane, dopo aver conquistato il pubblico di Cannes. Il suo nuovo film, a metà tra thriller e melodramma, ha lasciato però molti spettatori con diverse domande inevase. Cerchiamo di dare una risposta con l’aiuto dello stesso Park Chan-wook.

Park Chan-wook è un regista che, a differenza di quelli che preferiscono mantenere il mistero attorno alle proprie opere, parla sempre volentieri dei suoi film, offrendo spunti di riflessioni o nuove angolazioni da cui osservare le intricate storie che coinvolgono i personaggi.

È anche il caso di Decision to Leave, nuovissimo thriller che si muove avanti e indietro nel tempo e sceglie molto spesso l’ambiguità anziché la chiarezza. Lo avete già visto in sala e avete alcune domande sul finale? Cerchiamo di dare una risposta insieme allo stesso regista.

Una scena di Decision to Leave (fonte: IMDB)

Una scena di Decision to Leave (fonte: IMDB)

Dopo aver ucciso il suo secondo marito, Seo-Rae si reca su di una spiaggia, scava una fossa nella sabbia e ci si cala dentro, aspettando che la marea la ricopra, così da annegare.

È questa la sua definitiva “decisione di andarsene”. Hae-Jun, dopo aver seguito con attenzione tutti gli indizi, arriva finalmente su quella stessa spiaggia, ma trova soltanto l’auto vuota di Seo-Rae e il suo cellulare. Di lei nessuna traccia.

Seo-rae si uccide perché si è innamorata di Hae-jun – lo dice nel suo messaggio – ma capisce che non potranno mai stare insieme, essendo lei colpevole di omicidio. Allo stesso tempo, però, conoscendo la sua ossessione per i casi irrisolti, decide di lasciarlo con un mistero che non sarà mai in grado di svelare: scoprire esattamente cosa è successo a lei e al suo corpo.

A detta di Park Chan-wook, il suicidio di Seo-Rae è un modo di riconoscere la sua responsabilità come assassina. Il solo agire nei confronti di uno sbaglio che si è commesso assume per Park Chan-wook, quindi per Seo-Rae, una dimensione sacrale. Con l’assassinio del secondo marito, la donna ha protetto la reputazione dell’amato Hae-Jun, e quindi gli unici conti in sospeso da chiudere sono quelli che ha con se stessa.

Il finale di Decision to Leave secondo Park Chan-wook

“I personaggi dei miei film si assumono sempre la responsabilità delle loro azioni, che non sono sempre encomiabili. E per farlo sono disposti a gesti estremi, che qualcuno giudicherebbe anche eccessivi. Ma è proprio quella volontà ad agire nonostante tutto che può essere considerata sacra” ha spiegato Park Chan-wook in una recente intervista.

Una scena di Decision to Leave (fonte: IMDB)

Una scena di Decision to Leave (fonte: IMDB)

Il modo in cui Seo-rae sceglie di espiare la colpa dei suoi omicidi attraverso il suicidio può lasciare gli spettatori malinconici o indispettiti, ma secondo il regista non è tanto il modo in cui il personaggio sceglie di accettare i propri errori ad essere cruciale, bensì il fatto che questo senta una necessità inderogabile su di sé, che non gli permetterebbe ugualmente di vivere.

Nel finale di Decision to Leave, secondo Park Chan-wook, emerge tutta la “differenza tra accettare la responsabilità delle proprie scelte e agire effettivamente in base a tale accettazione”.

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Speciali

Ashton Kutcher attore part-time | Lui vuole così o Hollywood lo snobba?

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ashton kutcher newscinema

Ashton Kutcher – Newscinema.it

Ashton Kutcher un tempo era uno degli attori più richiesti di Hollywood. Da alcuni anni, però, non lavora più tanto come prima. Come mai?

Anche se è ancora molto famoso Ashton Kutcher non compare più al cinema o in televisione come faceva diverso tempo fa.

Ha ottenuto un’enorme popolarità interpretando il ruolo di Michael Kelso nella serie tv That 70’s Show e poco dopo ha iniziato a lavorare sempre di più nel mondo dello spettacolo. Da diverso tempo, però, non lo si vede più così spesso. Che cos’è successo? Ecco qualche teoria.

Ashton Kutcher in That’s 70’s Show

Anche se eravate più team Hyde che team Kelso, non si può non riconoscere che Ashton Kutcher fece un ottimo lavoro con il suo personaggio in That 70’s Show, serie andata in onda dal 1998 al 2006.

All’epoca l’attore era appena ventenne, ma lo show – soprattutto negli Stati Uniti – ebbe un successo enorme e presto lui diventò uno degli artisti più richiesti e apprezzati.

Da un giorno all’altro, quindi, il ragazzo cambiò totalmente vita, entrando in un mondo completamente diverso da quello a cui era abituato.

Anche dopo la cancellazione della serie, ha continuato a recitare, in tv e al cinema, ma la sua carriera ha avuto diversi alti e bassi.

Ashton Kutcher, gli errori nel mondo dello spettacolo

Ashton Kutcher sembrava essere destinato a diventare uno dei più grandi attori di sempre, ma curiosamente non è stato così.

Se in televisione non aveva fatto fatica ad affermarsi, al cinema è stata tutta un’altra storia. I suoi primi film – Fatti, strafatti e strafighe o Oggi sposi…niente sesso – piacquero abbastanza al pubblico, ma presto questo successo si arrestò.

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Ashton Kutcher in Due uomini e mezzo – Newscinema.it

A partire da The Butterfly Effect nel 2004 quasi tutti i suoi film hanno ricevuto poco consenso. Inoltre, sembra che il pubblico ormai si fosse abituao a vederlo in un ruolo “sempliciotto”, adatto solo a commedie o film leggeri.

Per questo, non ha avuto modo di far evolvere la sua carriera in quel senso, verso parti più impegnative e complesse. Si è visto in Jobs, nel 2013, dove interpretava appunto Steve Jobs e in Annie – La felicità è contagiosa, nel 2014, film che proprio non è piaciuto.

Neanche il suo ritorno in tv è stato particolarmente trionfante. Nel 2011 ha sostituito Charlie Sheen in Due uomini e mezzo, ma gli spettatori non hanno particolarmente apprezzato la sua performance.

Con The Ranch, sembrava che la sua carriera sarebbe tornata a decollare, ma le accuse di violenza sessuale che ha ricevuto nel 2017 da parte di numerose donne l’hanno di nuovo arrestata.

Inoltre, tra il 2011 e il 2017 ha commesso diverse gaffe con il suo comportamento sui social – la difesa di Joe Paterno, per esempio – che probabilmente non lo hanno reso molto attraente agli occhi di probabili registi o produttori. In più, è stato accusato di aver “un brutto carattere” dopo la sua reazione durante un’intervista con Sharon Osbourne, dopo che lei pronunciò male il suo nome.

Ashton Kutcher imprenditore e filantropo

Proprio perché la sua presenza nel mondo dello spettacolo iniziava a diminuire, Ashton Kutcher ha iniziato una nuova carriera nella tecnologia. Ha finanziato diversi progetti nella Silicon Valley e si dice che abbia aumentato il fatturato di aziende come Uber, Airbnb e Spotify.

Nel frattempo, ha anche fondato un’organizzazione con l’ex moglie Demi Moore per aiutare i bambini vittime di traffico sessuale. Queste due attività lo hanno tenuto lontano dai set negli ultimi anni.

Nel 2023 l’attore è tornato a recitare nella commedia Netflix Da me o da te, al fianco di Reese Whiterspoon: riuscirà a riconquistare i fan e a tornare sulle scene con più regolarità?

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