Connettiti a NewsCinema!
sorry we missed you sorry we missed you

Cinema

Cannes 2019 – Sorry we missed you, Ken Loach in un altro ritratto dei suoi “ultimi”, sempre bellissimi

Pubblicato

:

Ricky (Kris Hitchen), Abbie (Debbie Honeywood) e i loro due figli vivono a Newcastle. Sono una bella famiglia unita dove il senso di solidarietà è radicato e forte. Ma i soldi mancano, i debiti aumentano e mentre Abby lavora in giro per la città, non senza fatica, come assistente per anziani e disabili, Ricky, rimbalzato da un lavoro all’altro, è ora nella necessità di trovare un nuovo impiego per far fronte a tutte le incombenze economiche. Riuscirà a trovare un posto, da lavoratore indipendente, come autista per una società di consegne. Ma è un lavoro a condizioni proibitive (tempistiche da rispettare al millesimo, turni di lavoro estenuanti, nessun giorno di ferie retribuito) che prevede anche l’affitto di un furgone per effettuare le consegne.

Ma Ricky e la moglie hanno solo debiti e così per far fronte alla spesa del furgone, saranno anche costretti a vendere la macchina di Abbie, costringendo lei da quel momento in poi a muoversi tra un cliente all’altro con i mezzi pubblici. Inoltre, le difficoltà di gestione di Seb, il maggiore dei due figli, porteranno ulteriori difficoltà nell’economia famigliare, determinando una crisi pratica che poi rischierà di travolgere anche la sfera emotiva e relazionale della famiglia.

Ken Loach, un regista del sociale insostituibile

A tre anni di distanza dalla Palma d’oro per lo splendido Io, Daniel Blake, il maestro inglese del cinema sociale Ken Loach torna in concorso al Festival di Cannes con Sorry, We Missed You, un altro toccante capitolo legato alle complessità sociali di un mondo che stenta a vedere gli ultimi, e che tende invece a schiacciarli nella morsa del crescendo di difficoltà economiche, lavorative e gestionali che nelle situazioni precarie tendono sempre a peggiorare e mai a migliorare. Ancora una volta Ken Loach, su sceneggiatura del sempre bravissimo e fedelissimo Paul Laverty, tratteggia degli ultimi che sono come sempre anche bellissimi, raccontando una famiglia marcata stretta dall’incanto di un bene e di un sentire comune (il rapporto incantevole tra padre e figlia, ma anche quello complesso tra padre e figlio o tra i due coniugi, sempre pronti a ritrovarsi) che vengono inevitabilmente travolti dal disagio economico e da una realtà lavorativa che sfrutta la disperazione per imporre modalità e condizioni al limite dell’impossibile.

sorry we missed you toute la culture cannes ken loach 2

Infilati in lavori più grandi di loro, e impegnati con tutte le loro forze e il loro cuore nel portare a compimento l’obiettivo famiglia (ovvero sporcarsi letteralmente di “merda” per offrire maggiori opportunità alla loro prole), Ricky e Abbie (come lo erano anche Daniel e Katie) sono due eroi contemporanei, due persone comuni ma capaci di mettere in campo le loro migliori qualità ed energie per fronteggiare situazioni di estrema drammaticità. Come sempre, Ken Loach riesce a muoversi partecipe ma delicato nell’emotività dei suoi protagonisti, sa farne emergere disagi e frustrazioni, ma anche quella resilienza che nei risvolti della storia fa emergere la loro incredibile bellezza.

E nel chiaroscuro di questo dramma famigliare e lavorativo, Loach segue magistralmente la parabola di una battaglia umana e sociale portandone in emersione tanto il dolore quanto la passione endemica. Una passione che i suoi protagonisti condividono con lui, da sempre e per sempre uomo e regista incredibilmente in grado di trasformare i suoi personaggi in persone in carne e ossa, tradurli fuori dallo schermo generando una partecipazione attiva e condivisa con lo spettatore, determinando un’emozione reale e pura. 

Cannes 2019 – Sorry we missed you, Ken Loach in un altro ritratto dei suoi “ultimi”, sempre bellissimi
4 Punteggio
Riepilogo Recensione
Dopo la Palma d’Oro nel 2016 per Io, Daniel Blake, Ken Loach torna in concorso a Cannes con Sorry We Missd You, parabole delicata e bellissima di una famiglia (i Turner) alle prese con mille e un problema finanziario e non solo, e che dovrà far leva sulla sua più straordinaria solidarietà e resilienza per uscire dall’empasse esistenziale. Ancora un’opera bellissima di un regista insostituibile.   
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

In me la passione per il cinema non è stata fulminea, ma è cresciuta nel tempo, diventando però da un certo punto in poi una compagna di viaggio a dir poco irrinunciabile. Harry ti presento Sally e Quattro matrimoni e un funerale sono da sempre i miei due capisaldi in fatto di cinema (lato commedia), anche se poi – crescendo e “maturando” – mi sono avvicinata sempre di più e con più convinzione al cinema d’autore cosiddetto di “nicchia”, tanto che oggi scalpito letteralmente nell’attesa di vedere ai Festival (toglietemi tutto ma non il mio Cannes) un nuovo film francese, russo, rumeno, iraniano, turco… Lo so, non sono proprio gusti adatti ad ogni palato, ma con il tempo (diciamo pure vecchiaia) si impara anche ad amare il fatto di poter essere una voce fuori dal coro...

Clicca per commentare

Lascia qui il tuo commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Cinema

Shutter Island compie 10 anni | 5 motivi per rivedere il film di Scorsese

Pubblicato

:

home 7

Il 17 febbraio 2010 usciva nelle sale americane una delle opere più sottovalutate e atipiche nella carriera di Martin Scorsese, pronto a cimentarsi in un thriller dai toni mystery ricco di colpi di scena e poggiante su un’atmosfera plumbea e tenebrosa ricca di grande fascino.

Il film, trasposizione del romanzo L’isola della paura del celebrato scrittore Dennis Lehane (dalle cui opere sono stati tratti altri cult quali Mystic River e Gone Baby Gone), ha incassato nel mondo quasi trecento milioni di dollari ed è stato inserito dal National Board of Review americano tra i dieci migliori titoli dell’anno. In occasione della ricorrenza e invitandovi alla revisione o alla scoperta di Shutter Island, analizziamo insieme cinque motivi di vanto dell’adattamento.

Una storia ricca di sorprese

La vicenda ha inizio a metà degli anni ’50, quando gli agenti federali Edward Daniels e Chuck Aule vengono inviati a Shutter Island, nel porto di Boston, per indagare sulla sparizione di una paziente scomparsa nel nulla. Sull’isola ha infatti sede una struttura specializzata nella cura e detenzione di criminali con problemi mentali. La ricerca dei due uomini svelerà non solo un vero e proprio complotto ma li metterà di fronte ai propri demoni personali, con risvolti del tutto inaspettati riguardanti soprattutto la figura di Daniels.

Senza svelare troppo per non rovinarvi la sorpresa, basti sapere che nulla è come sembra e nel corso delle due ore e venti di visione i colpi di scena e un poderoso cliffhanger rivoluzionano completamente quanto visto in precedenza, spingendo il pubblico ad un ulteriore rewatch per cogliere tutti gli indizi disseminati in precedenza e degeneranti in quell’evoluzione così piacevolmente “assurda”.

Un cast delle grandi occasioni

La quarta collaborazione tra Martin Scorsese e Leonardo DiCaprio (la precedente, The Departed – Il bene e il male, aveva garantito al regista il suo primo Oscar) vede il popolare e amatissimo attore con il personaggio forse più ambiguo e complesso dell’intera carriera e i risvolti che si fanno ben presto strada nella narrazione gli permettono di operare su più registri, vedendolo alle prese con sfumature ancora inesplorate.

Ma l’intero cast di Shutter Island ha classe da vendere, cominciando dal “partner” Mark Ruffalo fino ad una Michelle Williams che appare in un paio di struggenti flashback, e con due vecchi leoni quali Ben Kingsley e Max von Sydow alle prese con personaggi altrettanto enigmatici. Tra gli altri interpreti noti al grande pubblico segnaliamo anche la partecipazione di Elias Koteas, John Carroll Lynch, Jackie Earle Haley ed Emily Mortimer, quest’ultima proprio nei panni della pedina scatenante gli eventi.

Leggi anche: The Irishman è al cinema: come è cambiato Scorsese dai tempi di Quei Bravi Ragazzi

Un’ambientazione cupa

L’impatto estetico restituisce appieno quel senso di straniamento che caratterizza la vicenda e la relativa caratterizzazione dei personaggi, con una fotografia tersa che coglie al meglio le inquiete vibrazioni della suggestiva ambientazione. Le riprese hanno avuto luogo tra il Massachusetts e alcune isole del porto di Boston, con alcuni accorgimenti utili a ridurre la presenza di persone o mezzi su schermo: molte scene sono state girate di notte e poi “trasformate”, tramite giochi di luci, in sequenze diurne. Il faro e altri luoghi chiave del racconto, struttura ospedaliera in primis, offrono poi un’atmosfera tenebrosa e malsana che prende alla gola lo spettatore.

Uno sguardo ai classici

Vedere Shutter Island è come fare un salto nel passato, in quegli anni ’50 quando i crime e i noir dominavano il mercato d’Oltreoceano con le storie di investigatori tormentati e senza mezze misure. Il film recupera toni e atmosfere del periodo, dallo stile recitazione all’esposizione dei dialoghi fino allo “schematismo” dei luoghi chiave nei quali avverranno le fondamentali scene madri.

Da Jacques Tourneur a Robert Siodmak sono evidenti le ispirazioni che Scorsese ha omaggiato e reinterpretato in chiave moderna, con un ovvio rimando al cinema di Alfred Hitchcock nella chirurgica evoluzione dei colpi di scena. La cura per le scenografie, i costumi e le ambientazioni completa un quadro complessivo che è puro, consapevole e divertito, citazionismo a suddetta epoca.

Emozioni inaspettate

Shutter Island possiede all’interno del suo essere tutto ciò che un film dovrebbe sempre avere per sorprendere e rispettare il pubblico, ossia la ricerca della meraviglia e quel senso di sospensione capace di mantenere lo spettatore su un costante chi-va-là. La storia infatti non si adagia mai sugli allori e, complice il romanzo alla base, non smette di spiazzare e affascinare nel corso dei sempre più incalzanti eventi, in un crescendo di tensione che si ammanta di potenti squarci emotivi nella gestione psicologica del personaggio di Leonardo DiCaprio, permettendo di rimando un prepotente slancio empatico da parte di chi guarda. Un’operazione cerebrale e raffinata che, oltre all’eleganza e allo spettacolo, non si dimentica un cuore pulsante e sanguigno che lascia con il fiato sospeso fino al giungere dei titoli di coda.

Continua a leggere

Cinema

Cattive acque | la recensione del film con Mark Ruffalo

Pubblicato

:

home 5

Da sempre la metafora della sfida tra Davide e il gigante Golia viene utilizzata per porre parallelismi relativi alla personale impresa dei personaggi coinvolti, spesso per l’appunto costretti ad affrontare nemici o insidie molto più grandi di loro. E in questo caso ci troviamo di fronte ad una battaglia impari che, come si scoprirà poi nella scioccante postilla finale (che non spoileriamo per lasciarvi quel senso di inevitabile, inquietante, sorpresa), riguarda da vicino tutti noi.

Cattive acque si ispira ad un fatto giudiziario realmente avvenuto Oltreoceano e i cui si strascichi continuano ancora oggi: basato sull’articolo The Lawyer Who Became DuPont’s Worst Nightmare di Nathaniel Rich, pubblicato sul New York Times, il film ripercorre la vicenda vedente protagonista l’avvocato Robert Bilott e la sua battaglia legale, durata oltre vent’anni, contro la compagnia DuPont, una delle aziende chimiche più grandi al mondo.

Leggi anche: Mark Ruffalo per le famiglie separate al confine in un video contro Trump

Cattive Acque | La sinossi del film

La storia ha inizio quando Bilott, avvocato dello studio legale Taft Stettinius & Hollister, riceve la visita del contadino Wilbur Tennant, il quale gli consegna un gran numero di filmati che testimoniano le misteriose morti di animali nella zona di Parkesburg, in West Virginia. Tennant ritiene che dietro la moria del bestiame vi sia la diffusione di sostanze inquinanti, scaricate proprio dalla compagnia DuPont nelle acque circostanti. Bilott, che di solito difende coloro che sono ora accusati del danno ambientale, decide di vederci chiaro anche perché sua madre vive nella stessa zona del presunto inquinamento, e contatta in prima persona il responsabile dell’azienda, che promette di verificare quanto prima.

Cosa che ovviamente non avviene, spingendo il protagonista ad indagare per conto proprio: durante le sue ricerche scopre l’esistenza di una sostanza altamente pericolosa per la salute dell’uomo, che sarebbe contenuta anche nel diffusissimo materiale Teflon. Bilott scoperchia una spaventosa verità e decide di gettarsi anima e corpo nella causa contro DuPont, mentre nel frattempo le condizioni di salute di molti abitanti della zona “incriminata” finiscono per peggiorare inesorabilmente con lo scorrere degli anni.

Cattive Acque | Contro tutto e tutti

Un legal-thriller il cui inizialmente apparente sfondo ecologista si trasforma in un vero e proprio scontro tra la gente comune ed un sistema malato, dove i soldi e le giuste conoscenze permettono di farla franca nella gran parte delle occasioni. Una sorta di versione sobria e aggiornata di un grande classico come Tutti gli uomini del presidente (1976) che risveglia in tutti noi quella coscienza civile che troppo spesso viene dimenticata od oscurata dall’opinione pubblica.

E allora il via ad insabbiamenti, lunghissimi e continui rinvii (la narrazione si sviluppa nel corso di anni) e procedimenti giudiziari che tengono con il fiato sospeso fino all’epilogo, dove nei credit una scritta informativa fa luce sul sulla succitata rivelazione. Cattive acque è stato un progetto fortemente voluto da Mark Ruffalo, e la sua dedizione interpretativa nei panni di Bilott è ammirevole così come la scelta di usare, in brevi comparsate, alcune figure realmente coinvolte, come vittime, nel caso. Pur a dispetto di uno svolgimento lineare e con solo un paio di sequenze ad alto tasso di suspense, nelle due ore di visione regna una tensione di sottofondo opprimente e angosciante magistralmente giostrata dal regista Todd Haynes, autore in carriera di cult come Velvet Goldmine (1998) e Carol (2015).

Il cineasta organizza tempi e modi con raffinato equilibrio, lasciando che la pressante verve melodrammatica (accentuata soprattutto nelle dinamiche familiari del protagonista e nella situazione vissuta dall’agricoltore primo accusatore) conviva appieno con la parte legale e d’inchiesta, mantenendo sempre alto l’interesse e spingendo il pubblico ad indignarsi in più occasioni per le ingiustizie perpetrate dai potenti. La colonna sonora, vantante classici di John Denver (Take me home, country roads e non poteva essere altrimenti visto che la West Virginia della canzone è l’ambientazione chiave) e Johnny Cash, si adatta con aria malinconica e struggente al cuore del racconto.

Cattive acque | la recensione del film con Mark Ruffalo
4 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora
Continua a leggere

Cinema

The French Dispatch | Il trailer del nuovo film di Wes Anderson

Pubblicato

:

screen shot 2020 02 11 at 1.39.36 pm 999x605

Searchlight Pictures ha rilasciato il primo trailer di The French Dispatch di Wes Anderson. Il dramma comico segue un gruppo di giornalisti in una redazione americana in una città francese immaginaria del XX secolo. Bill Murray interpreta Arthur Howitzer Jr., l’editore di French Dispatch, descritto nel trailer come “un settimanale fattuale sul mondo della politica, delle arti – alte e basse – e di diverse storie di interesse umano“.

Questa volta non pensi che sia quasi troppo squallido?” chiede il personaggio di Murray, ispirato al co-fondatore del New Yorker Harold Ross, nel trailer. Il film segue tre trame separate, una delle quali segue il personaggio di Timothee Chalamet nella vasca da bagno. “Sono nudo, signora Krementz“, ansima dopo che Frances McDormand lo fa addormentare facendo un bagno.

Il cast comprende anche Benicio del Toro, Adrien Brody, Tilda Swinton, Lea Seydoux, Saoirse Ronan e Owen Wilson. Anderson ha scritto la sceneggiatura insieme a Roman Coppola, Jason Schwartzman e Hugo Guinness. The French Dispatch sarà il decimo lavoro di regia di Anderson e il suo quarto lavoro con Searchlight Pictures, con i suoi precedenti progetti per gli studi tra cui Un Treno per Darjeling, Grand Budapest Hotel e Isle of Dogs.

Ora che Disney possiede Fox, The French Dispath sarà il suo secondo film Disney dopo Le Avventure Acquatiche di Steve Zissou nel 2004. Anderson è stato nominato per sette Academy Awards per cinque dei suoi film, tra cui il miglior film per Grand Budapest Hotel e il miglior film d’animazione per Isle of Dogs.

Il film uscirà nelle sale il 24 luglio.

Continua a leggere

Iscriviti al nostro canale!

Film in uscita

Febbraio, 2020

Nessun Film

Film in uscita Mese Prossimo

Marzo

Nessun Film

Pubblicità

Facebook

Recensioni

Nuvola dei Tag

Pubblicità

Popolari

X