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Star Wars: Gli Ultimi Jedi, il trailer italiano ufficiale

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Disney e Lucasfilm hanno rilasciato il primo tesser trailer di Star Wars: Gli Ultimi Jedi diretto da Rian Johnson. Il trailer potete vederlo nel player qui sopra.

Certamente dci sarà Mark Hamill nei panni di Luke Skywalker, insistendo sul fatto che il mondo non ha bisogno più dei Jedi, sostenendo la loro estinzione. Infatti, durante il panel di Star Wars Celebration ad Orlando la Ridley ha detto che quando Rey incontra Luke Skywalker, il film scava nel concetto che qualcosa è sicuramente cambiato dall’ultima volta che abbiamo visto Luke ne Il ritorno dello Jedi. Si immagina che Rey potrebbe essere l’unica persona in grado di cambiare la mente di Luke e farlo tornare in forma per un combattimento.

John Boyega (Finn), Daisy Ridley (Rey), Oscar Isaac (Poe Dameron), Adam Driver (Kylo Ren), Lupita Nyong’o (Maz Kanata), Gwendoline Christie (capitano Phasma), Dohmnall Gleeson (Generale Hux), Mark Hamill (Luke Skywalker), alla fine degli anni Carrie Fisher (Generale Leia), Anthony Daniels (C-3PO) e Andy Serkis (Snoke) tornano per gli ultimi Star Wars. Saranno affiancati da Benicio Del Toro e Laura Dern.

Il film è previsto al cinema per il 15 dicembre 2017.

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Cinema

Oscar 2019: 15 cose da sapere sulla notte più attesa da un cinefilo

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oscar

Il 24 febbraio 2019 centinaia di milioni di spettatori in oltre 90 paesi si sintonizzeranno per vedere la Notte degli Oscar 2019, con le star più scintillanti dell’industria cinematografica che indosseranno abiti elegantissimi, anche se solo pochi eletti riusciranno a portare a casa l’ambita statuetta. Aspettando la cerimonia di quest’anno abbiamo deciso di svelarvi 15 curiosità sugli Oscar.

1.Vincere il Premio Oscar significa portarsi a casa un sacco di soldi

Portare a casa l’ambita statuetta dorata è un’etichetta che significa successo, fama e, sì, ricchezza. Il premio Oscar come miglior film generalmente garantisce un extra di $ 20- $ 50 milioni negli Stati Uniti per la vendita dei biglietti. Ricordiamo che Titanic guadagnò $ 100 milioni negli Stati Uniti. Secondo Variety una vittoria in qualsiasi altra categoria, tra quelle principali, aumenta i ricavi di un film, in media, di $ 11 milioni. Chiunque vinca il premio Oscar come miglior attore o attrice viene immediatamente promosso nella “lista A” e, di conseguenza, può aumentare in modo esponenziale il proprio ingaggio. Si dice che Hilary Swank abbia aumentato il suo cache da $ 1 milione a ben $ 8 milioni negli Stati Uniti dopo aver vinto il premio come migliore attrice, nel 2005 con Million Dollar Baby.

2. C’erano cinque film per la categoria miglior film

Nel 2010 l’Academy ha permesso 10 nomination come miglior film, invece dei cinque tradizionali. Film animati, commedie e film indipendenti ora hanno maggiori possibilità di essere nominati. Il cambiamento potrebbe anche essere stato dettato dal numero di visualizzazioni, pensando e sperando che sempre più fan possano recarsi al cinema per vedere vincere il loro film preferito. (In effetti uno dei più grandi pubblici americani nella storia degli Oscar è stato nel 1998, quando 52,2 milioni di persone hanno visto Titanic vincere il premio come miglior film.) Quest’anno, otto film sono stati nominati per il premio.

3. Ogni anno 300 limousine vengono riservate per la serata

4. Michael Jackson ha pagato $ 1,54 milioni di dollari nel 1999 a Sotheby’s per l’Oscar come miglior film dato a David Selznick per Via col Vento.

Leonardo Dicaprio e Kate Winslet in Titanic

5. Tre film hanno vinto 11 premiIl signore degli Anelli: Il ritorno del re(2003), Titanic (1997) e Ben Hur (1959).

6. Il compianto Peter O ‘Toole detiene il record per essere stato nominato come miglior attore ben otto volte, senza mai vincere.

7. Walt Disney detiene il record per più nomination agli Academy Award, addirittura 59, più di qualsiasi altro individuo. E di queste è riuscito ad accaparrarsene 26!

8. Via col Vento con i suoi 234 minuti è il film più lungo che abbia mai vinto il premio Oscar come miglior film.

9. Il più giovane vincitore di Oscar è stato Tatum O’Neal, 10 anni, con il film Paper Moon (1973); mentre la più anziana è stata Jessica Tandy, 80 anni, in A Spasso con Daisy (1989).

10. Puoi essere nominato per un Oscar solo dai tuoi colleghi

I voti sono espressi da circa 9000 membri dell’American Academy of Motion Picture Arts and Sciences (AMPAS). I membri nominano candidati nei rispettivi settori – i montatori cinematografici votano per il montaggio dei film, ecc. I vincitori degli Oscar vengono scelti da un secondo turno di votazione, in cui tutti i membri votano in ciascuna categoria. Il giorno della cerimonia di premiazione degli Academy i risultati sono conteggiati e sigillati in buste. (Per ogni evenienza c’è un set di buste duplicate messe al sicuro e sotto chiave.)

11. Per i ringraziamenti si ha un limite di 45 secondi

Ai vincitori degli Oscar viene detto di limitare i ringraziamenti a 45 secondi per non rischiare di essere sfumati dall’orchestra. Inutile a dirsi che in molti ignorano questa regola. Nel 2001 Julia Roberts iniziò il suo discorso di premiazione come migliore attrice per il ruolo in Erin Brockovich, assicurandosi che il direttore d’orchestra sapesse esattamente cosa fare: “Signore, stai facendo un ottimo lavoro ma sei così veloce con quella bacchetta.  Allora perché non ti siedi, sai potrei non essere mai più qui.” E in effetti quelle poche parole funzionarono: l’orchestra la lasciò finire, oltre i 45 secondi canonici.

julia roberts oscar

12. Alfred Hitchcock non ha mai vinto un Oscar

“A cosa stavano pensando?” E’ una domanda che spesso viene in mente quando si ripensa ai numerosi passi falsi dell’Academy nel non onorare grandi artisti della settima arte. Alfred Hitchcock, nominato cinque volte come miglior regista, non è mai riuscito a vincere. Come se non bastasse, film come Vertigo , Gli Uccelli e L’uomo che Sapeva troppo non vennero mai nominati come miglior film. Stessa sorte toccata anche a Stanley Kubrick e Orson Welles, completamente snobbati. George C. Scott e Marlon Brando hanno pensato così poco ai premi che hanno addirittura rifiutato di accettare le loro statuette come miglior attore. La migliore attrice protagonista, Jodie Foster, una volta disse: “Per quanto io possa amare lo sfarzo della notte degli Oscar, è solo uno sciocco gioco del bingo”.

13. I biglietti per la prima cerimonia degli Oscar costavano $ 5

Ai primi Academy Awards che si svolsero il ​​16 maggio 1929 presso l’Hollywood Roosevelt Hotel parteciparono 250 persone e l’evento durò solo 10 minuti. Il premio come miglior film andò al film muto, Wings.

14. Dopo aver vinto il premio come miglior attore del 1935 per It Happened One Night, Clark Gable fece il discorso più breve della storia degli Oscar, disse solo “Grazie.”

15. Nel 1940 Hattie McDaniel divenne la prima persona di colore ad essere nominata per un Academy Award – o partecipare ad un banchetto dell’Academy – e scoppiò in lacrime quando vinse il suo Oscar come miglior attrice non protagonista come la cameriera Mammy in Via col vento.

 

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CineKids

Aladdin, Will Smith nei panni del genio nel nuovo trailer

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aladdin will smith

Walt Disney Pictures ha reso noto lo spot del Super Bowl per il remake di Aladdin del regista Guy Ritchie, con il primo sguardo a un Will Smith blu nei panni del mitico genio della lampada. Il cast di Aladdin include infatti Will Smith (Ali, Men in Black) come il Genio che ha il potere di concedere tre desideri a chiunque possieda la sua lampada magica; Mena Massoud nei panni di Aladdin, lo sventurato ma adorabile ladruncolo che si innamora della figlia del Sultano; Naomi Scott (Power Rangers) come la principessa Jasmine, la bella figlia del Sultano che vuole avere voce in capitolo su come vivere la sua vita; Marwan Kenzari come Jafar, un malvagio stregone che escogita un nefasto complotto per spodestare il Sultano e governare lo stesso Agrabah; Navid Negahban (Patria) come il Sultano, il capo di Agrabah che è desideroso di trovare un marito adatto per sua figlia, Jasmine; Nasim Pedrad (Saturday Night Live) nei panni di Dalia, la fanciulla e confidente della principessa Jasmine; Billy Magnussen (Into the Woods) nel ruolo di Prince Anders, un pretendente di Skanland e potenziale marito per la principessa Jasmine; e Numan Acar (Homeland) come Hakim, il braccio destro di Jafar e capo delle guardie del palazzo.

Aladdin è diretto da Guy Ritchie (Sherlock Holmes, L’uomo da UNCLE) da una sceneggiatura di John August (Dark Shadows, Big Fish) basata sul film animato del 1992 Aladdin e le storie da “Mille e una notte”. Aladdin è stato candidato a cinque Academy Awards e ne ha vinti due, tra cui Best Original Score e Best Original Song per “A Whole New World.” Basato sul racconto popolare mediorientale Aladdin e la lampada magica, il film animato del 1992 è stato co-diretto da Ron Clements e John Musker, che aveva diretto in precedenza la Sirenetta e avrebbero continuato a realizzare altri classici Disney, tra cui Hercules, Il Pianeta del tesoro, La principessa e il ranocchio e Moana. Famosa la partecipazione di Robin Williams come genio del film, insieme a Scott Weinger nei panni di Aladdin, Jonathan Freeman nei panni di Jafar, Linda Larkin nei panni della Principessa Jasmine, Frank Welker nel ruolo del compagno di scimmia Abu Aladino, oltre a Douglas Seale nei panni di The Sultan e Gilbert Gottfried nei panni di Iago.

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Cinema

La Favorita: come sta cambiando il cinema in costume

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Yorgos Lanthimos più di altri registi sembra aver capito come sta cambiando il cinema di massa hollywoodiano, da qualche anno sempre alla ricerca di nuovi paradigmi attraverso i quali declinare le sue figure femminili, cercando ruoli e archetipi inediti per le donne sul grande schermo. Il suo ultimo film, La Favorita, è infatti l’esempio migliore del nuovo cinema americano: sempre più centrato sulle donne, interessato ad ampliare lo spettro dei caratteri e degli atteggiamenti propri delle figure cinematografiche femminili. Pur non rinunciando alle caratteristiche salienti del suo cinema (in primis il disprezzo verso i propri personaggi, in grado di essere percepito dalle stesse attrici che li interpretano), Lanthimos smussa gli spigoli dei suoi precedenti lavori (le lungaggini e l’estetismo esasperato) per mettersi al servizio di una sceneggiatura editorialmente furba (e, per la prima volta, non scritta da lui). Ne La Favorita gli uomini si dilettano con parrucche, pizzi e merletti, mentre alle donne viene affidato il compito di andare a caccia e di sporcarsi (letteralmente) le mani.

Lanthimos fa tutto questo utilizzando il genere del period drama e piegandolo ai propri scopi. Le sue lenti deformanti stavolta filtrano una realtà che è dichiaratamente “falso storico”, in cui i personaggi parlano utilizzando un linguaggio moderno e contemporaneo. L’ambientazione è quella di un palazzo reale che non è stato ricostruito ricercando la fedeltà storica, ma che ci sembra comunque credibile grazie alla luce naturale con la quale è illuminato ed alla messa in scena curata fin nei più piccoli dettagli. Come già la prigione di The Lobster o la villa borghese de Il sacrificio del cervo sacro, il palazzo de La Favorita è il simbolo di un ordine (sociale o politico) che deve essere rovesciato.

L’evoluzione del period drama

Come nel Marie Antoniette di Sofia Coppola, che mostrava un mondo fatto di tradimenti e cattiveria, lontanissimo dalla realtà tanto da accorgersi solo all’ultimo momento della rivoluzione in atto, così ne La Favorita la Regina (Olivia Colman) è troppo presa dai suoi problemi (e dai suoi conigli) per potersi dedicare al governo del regno, di cui si parla tanto, ma le cui sorti in realtà non interessano a nessuno. Ma se la Coppola voleva mettere in scena l’adattamento di un personaggio ad un ambiente dal quale avrebbe preferito invece fuggire, Lanthimos descrive ancora una volta la miseria umana attraverso la cupidigia e il desiderio di prevalere sugli altri.

Se quello del period drama è stato forse il primo genere a mutare per adattarsi ad una nuova sensibilità cinematografica, alla rinnovata necessità di delineare figure femminili complesse, come la Lady Macbeth del film di William Oldroyd, costretta a reprimere la propria sessualità fino a negarla, adesso il cinema in costume è anche il primo a porsi il problema dell’inclusione in fase di casting. Per il recente Maria Regina di Scozia, ad esempio, la regista Josie Rourke ha rifiutato l’accuratezza storica per scegliere strategicamente degli attori in grado di riflettere la complessità della Gran Bretagna moderna, multietnica e multiculturale. Paradossalmente questa aderenza alla società contemporanea (e non a quella del periodo storico di riferimento) rende maggiormente consapevole lo spettatore e lo mette nella condizione di immergersi in un setting che altrimenti percepirebbe come fittizio. Così ad interpretare la consigliera di Elisabetta I d’Inghilterra troveremo Gemma Chan, ex modella britannica di origini cinesi, nei panni dell’ambasciatore Lord Thomas Randolph l’attore di colore Adrian Lester ed infine il portoricano Ismael Cruz Córdova nei panni di un segreto confidente di Maria.

E tu che Regina sei?

Non a caso il personaggio di Elisabetta I nel film della Rourke ricorda da vicino quello di Elisabetta II nella serie tv The Crown, una donna che è chiamata ad accantonare la propria umanità, a smettere di essere una persona per diventare un “ruolo”. La serialità televisiva ha cominciato a reinventare il period drama già da diversi anni, stravolgendo gli obsoleti racconti fatti di pettegolezzi di corte e amori ostacolati dalle istituzioni.

Forse solo Stephen Frears, regista britannico che aveva mosso i suoi primi passi all’interno del cinema punk underground, aveva capito già da tempo come i drammi in costume potessero essere usati per narrare altro. E così da The Queen fino a Victoria & Abdul, il suo cinema ha sfruttato il period drama per declinare un unico concetto, quello della ribellione contro l’ordine costituito. Adesso Frears non è più solo e il cinema in costume non è più il genere a cui affidarsi quando non si vuole rischiare, ma il campo di prova per un nuovo modello di cinema commerciale e al passo coi tempi.

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Febbraio, 2019

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