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Cinema

The Children Act – Il verdetto: quando la legge sfida la religione

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Il 18 ottobre 2018 la BIM distribuirà in tutti i cinema italiani The Children Act – Il verdetto, il dramma di Richard Eyre tratto dal romanzo La ballata di Adam Henry di Ian McEwan. Interpretato da Emma Thompson, Stanley Tucci, Fionn Whitehead e Ben Chaplin, The Children Act – Il verdetto è un dramma legale che porta sul grande schermo una tematica tanto scottante quanto attuale.

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                          Stanley Tucci ed Emma Thompson in una drammatica sequenza di The Children Act di Richard Eyre

The Children Act, la trama del film

Fiona Maye è un giudice dell’Alta Corte britannica che vive per il suo lavoro. Di caso in caso, Fiona affronta situazioni complesse che la costringono a trascurare il marito e a vivere una serie di conflitti interiori. La sua vita e il suo lavoro si complicano ulteriormente con il complesso caso di Adam Henry, un diciassettenne Testimone di Geova che, contrario alla trasfusione di sangue, rischia la vita. Un ragazzo che, segnato dalla famiglia (che considera la trasfusione di sangue un peccato terribile), accetta un destino che ha il potere di cambiare. Riuscirà Fiona a convincere Adam oppure dovrà ricorrere al “Children Act” pagando le conseguenze del conflitto tra legge e religione?

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                         Fionn Whitehead interpreta il Testimone di Geova Adam Henry in The Children Act di Richard Eyre

Il binomio Richard Eyre ed Emma Thompson

Ci sono registi capaci di rinnovare anche il più trito e ritrito dei generi cinematografici. Richard Eyre, l’autore britannico di Iris – Un amore vero e Diario di uno scandalo, trascende sul grande schermo il best seller di Ian McEwan. Nulla di nuovo nella settima arte, considerato Il verdetto di Sidney Lumet in cui un eccezionale Paul Newman si ritrova tra le mani una causa che lo porta a scontrarsi con la legge e la moralità istituzionale. A trentacinque anni di distanza dal cult di Lumet, The Children Act ha un impatto autoriale minore (ricordiamo che il film di Lumet è stato candidato a cinque premi Oscar)  ma ha alle spalle il fascino e la cultura britannica di Eyre. Un regista che confeziona un film potente, solido e magnetico che catalizza l’attenzione dal primo all’ultimo minuto. Questo perché The Children Act è un film costruito sulle emozioni dei personaggi: violente e snaturate dal credo religioso nel giovane Adam (un bravissimo Fionn Whitehead di cui sentiremo parlare in futuro) e asettiche ed enigmatiche in Fiona Maye (interpretata da una magistrale Emma Thompson). Un dramma legale perfetto che si perde in un finale che non restituisce la complessa e allo stesso tempo fragile emotività di Fiona Maye. Con una tematica così forte e con interpreti di questo calibro, Eyre avrebbe potuto premere sull’acceleratore delle emozioni senza limitarsi a una fredda (ma impeccabile) riproposizione cinematografica delle pagine di Ian McEwan (che firma anche la sceneggiatura di The Children Act). Un dramma solido e potente da vedere per la maestria britannica di Eyre nel trattare il complicato rapporto tra legge e religione. 

The Children Act – Il Verdetto verrà distribuito da BIM nei cinema italiani il 18 ottobre 2018. 

The Children Act – Il verdetto: quando la legge sfida la religione
3.3 Punteggio
Pro
Interpreti straordinari, Regia di livello, Adattamento cinematografico impeccabile
Contro
Sceneggiatura poco a fuoco, Stanley Tucci fuori parte, Scarse emozioni
Riepilogo Recensione
Un dramma legale da vedere per la straordinaria regia di Richard Eyre e per la mastodontica interpretazione di Emma Thompson. Un trionfo di entertainment britannico che, con grande fascino ma poche emozioni, trascende sul grande schermo il potente romanzo di Ian McEwan.
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

Segnato da un amore incondizionato per la settima arte, cresciuto a pane e cinema e sopravvissuto ai Festival Internazionali di Venezia, Berlino e Cannes. Sono sufficienti poche parole per classificare il mio lavoro, diviso tra l’attenta redazione di approfondimenti su cinema, tv e musica e interviste a grandi personalità come Robert Downey Jr., Hugh Laurie, Tom Hiddleston e tanti altri.

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Cinema

Eternals | i nuovi supereroi Marvel per salvare il mondo dai Devianti

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Eternals
4.6 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

Uno dei titoli cinematografici più attesi di questo 2021 ha chiuso la sedicesima edizione de La Festa del Cinema di Roma e di Alice nella città, lo scorso 24 ottobre. L’ uscita nazionale di Eternals diretto dalla regista premio Oscar Chloé Zhao, prevista per il 3 novembre sta ottenendo un grande riscontro sui social, per diverse ragioni. La prima sicuramente per il cast stellare che ne fa parte, a seguire per le sequenze sensazionali apparse nei vari trailer rilasciati fin ora e infine per questo nuovo Marvel che fino ad ora non era stato ancora mostrato.

La trama di Eternals

Il ventiseiesimo film dell’Universo cinematografico Marvel per la prima volta mostra al pubblico dieci nuovi supereroi chiamati Eterni. Ambientato nel 2023, il dio Arishem, creò queste creature destinate a proteggere la Terra e tutto il genere umano dai Devianti, mostri creati dai Celestiali. Questa grande super famiglia è guidata da Ajak (Salma Hayek), Ikaris (Richard Madden), Sersei (Gemma Chan), Thena (Angelina Jolie), Kingo (Kumail Nanjiani), Phastos (Brian Tyree Henry), Druig (Barry Keoghan), Makkari (Lauren Ridloff), Gilgamesh (Don Lee) e Sprite (Lia McHugh).

Da oltre 7000 anni, gli Eterni non hanno fatto altro che salvaguardare l’umanità da possibili minacce che avrebbero potute gli umani all’estinzione. Ognuno con la propria vita, una sera a Londra, Sprite, Sersei e il suo fidanzato Dane Whitman (Kit Harington), vengono attaccati da un Deviante. L’ arrivo improvviso di Ikaris (ex fidanzato di Sersei) porta le ragazze a una sola consapevolezza: riunire il gruppo degli Eterni. Rintracciati gli Eterni sparsi per il mondo, non resta che indossare nuovamente i costumi e salire a bordo della loro navicella, per salvare il mondo.

Leggi anche: Eternals | conferenza stampa con il cast stellare del nuovo film della Marvel

Leggi anche: Eternals | il primo teaser trailer ufficiale dell’atteso film Marvel Studios

La recensione del nuovo film Marvel

In Eternals non ci sarà alcun volto noto dei precedenti film della Marvel. In questo caso gli appassionati dei fumetti avranno sicuramente maggiore conoscenza della storia, rispetto al pubblico affezionato agli altri Avengers. Dieci nuovi eroi, dotati di super poteri (considerati come condanne in alcuni casi) saranno l’unica arma che avranno a disposizione per combattere un nuovo nemico. I Devianti creature mostruose dai colori sgargianti come il fucsia, viola e celeste, rappresentano la nuova minaccia per l’umanità, dopo i tragici eventi avvenuti 5 anni prima in Avengers: Endgame.

Per la prima volta la regista premio Oscar Chloé Zhao, nota per aver diretto film come Nomadland, ha sorpreso tutti per la spettacolarità delle riprese. Le inquadrature meravigliose utilizzate senza l’ausilio del green screen e le sequenze mozzafiato dei combattimenti, riescono a far entrare in empatia lo spettatore fin dal primo minuto. Se far conoscere eroi mai visti prima su carta sembrava più complicato, grazie al lavoro della Zhao, tutto risulta molto naturale, grazie anche ai vari flashback.

Angelina Jolie nel ruolo di Thena

La sceneggiatura denota il desiderio di farli conoscere, partendo dai traumi del passato fino ai giorni nostri. La potenza di Eternals sta nel considerarlo il film delle ‘prime volte’. Per la prima volta viene mostrato un supereroe gay e papà riscontrabile nel ruolo di Phastos; la giovane Sprite costretta a vivere in un corpo da ragazzina benché abbia un’età da adulta e poi Makkari, la prima supereroina sordomuta.

Ad aggiungersi a questa lista, il personaggio di Thena, con un look molto fine ed elegante anche nelle scene di lotta. Inoltre, il suo personaggio appare tra i più interessanti sotto vari punti di vista. La problematica mentale, causata da alcuni traumi del passato, dimostra che tutti possono trovare la forza di reagire e di essere speciali. Eternals gode anche di un lato comico affidato all’eroe Kingo, diventato un grande attore di Bollywood. Insieme al suo fedele maggiordomo e videomaker, che rende tutto ancora più scorrevole.

N.B: Restate in sala dopo i titoli di coda, per la presenza di due scene extra.

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Cinema

Passing: la recensione del debutto alla regia di Rebecca Hall

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Passing
3 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

Presentato durante la 16esima edizione della Festa del Cinema di Roma, dopo essere sbarcato in anteprima al Sundance Film Festival il 30 gennaio 2021, godrà di una distribuzione targata Netflix arrivando il 10 novembre sulla piattaforma.

Passing è il titolo (probabilmente ‘Due donne’ diventerà nella versione italiana) e si tratta del debutto alla regia di Rebecca Hall che, oltre a dirigerlo, ne firma la sceneggiatura, adattandolo dall’omonimo romanzo del 1929 di Nella Larsen.

Della durata di 98” è stato prodotto in società da diversi investitori, ma poi assorbito dal leader dello streaming che ha acquisito i diritti distributivi per 15,75 milioni di dollari. 

Passing: la sinossi del film

New York, fine anni Venti, due donne all’apparenza simili ma completamente agli opposti come ruolo e posizione all’interno della comunità, si uniranno e scontreranno tra desideri e crudeltà. Irene da una parte, Clare dall’altra, nostalgia del passato, vecchi ricordi, nuovi dissapori e intrecci che porteranno a dinamiche sempre più contorte.

Rapporti familiari ed amorosi messi a dura prova, giungeranno a spiacevoli conseguenze all’interno di una società razzista, sconvolgendo gli apparenti sani e idilliaci equilibri.

PASSING – (Pictured) RUTH NEGGA as CLARE. Cr: Netflix © 2021

Passing: la recensione del film

Rebecca Hall come tanti attori prima di lei, sceglie il 2021 come anno di debutto per il suo primo lungometraggio da regista, sviluppando immediatamente un occhio intrigante nei confronti delle tematiche sociali e del design fotografico.

Con questo bianco e nero avvolgente e d’atmosfera, ma non così funzionale nel caso di Passing, la Hall trova una strada di certo sofisticata per raccontare una delicata storia al femminile, mettendo in scena escamotage furbamente ben posizionati. La mancanza di colori della pellicola va a distogliere l’attenzione dal poco realismo nello scegliere una protagonista come Tessa Thompson, che non riuscirebbe facilmente a passare inosservata in una società così razzista, quando prova a passare per donna caucasica.

La probabile esigenza di casting a favore di una star in ascesa, non è appunto corrispondente a quanto la trama racconta, al contrario Ruth Negga è molto più calzante nel ruolo, oltre che a livello estetico anche di gran lunga migliore sotto la sfera interpretativa.

La pellicola si propone quasi come un doppelganger, ogni situazione è doppia, con una parte contrapposta all’altra. Due amiche, due scelte di vita differenti, due modi per essere falsamente felici ed infine due luoghi vicini ma opposti, Harlem da un lato e la New York più benestante dall’altro.

La storia che la regista (e il romanzo prima di lei) vuole raccontarci, si focalizza sulle vite di queste due ragazze nere, calate in una società razzista e retrograda, vittime di abituali discriminazioni tramite anche “soltanto” una dialettica dispregiativa, che passa senza troppi problemi per essere giustificata e perfettamente incorniciata in quel deprimente contesto. 

Pragmatiche conversazione su persone di colore, caricate di un disprezzo tale da sembrare una specie animale vista in un documentario, pazzesche risate rabbiose inquietano lo spettatore, mentre cerca di divincolarsi tra l’odio razziale ed i pregiudizi di personaggi privi di dignità morale.

Ci si illude di intraprendere la strada più giusta, ma come insito nell’animo umano, alla fine ci si ritrova ad essere invidiosi o desideranti della scelta altrui. Clare si prende quello che vuole, prima una vita da bianca poi quella dell’amica, senza scrupoli né troppi complimenti, arrivando ad un finale inatteso ma anche debole sulla chiusura.

Purtroppo gli appena 98 minuti risultano spesso piatti, si salvano quasi solamente in resa visiva, grazie a giochi di focus e di sguardi, a tonalità che spaziano tra scale di grigi ma soprattutto esponendo molto il contrasto luce/buio. Il film si avvale di questo bianco e nero per disegnare sagome scure, immerse in oceaniche luci cristalline, sugellando il tutto con suggestivi silenzi, pause, respiri, attimi sospesi. 

Una pellicola di certo non priva di morali interessanti, quali una sorta di rassegnazione che diviene quasi inconsapevole realtà e questa ostinata volontà nel voler “passare per bianca”, come fosse l’obiettivo per trovare un’accettazione ed un equilibrio, sperando in un miraggio di libertà o in un’utopistica parità, al fine d’inserirsi nella comunità dell’epoca, calandosi in un’idea che di idilliaco ha ben poco. 

Non ci resta che procrastinare ad una seconda opera il giudizio nei confronti della Hall in veste di direttrice, in quanto questo primo tuffo nel mondo registico non è di certo da buttar via, ma decisamente da migliorare.

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Cinema

Caro Evan Hansen: la recensione del musical che non ci fa sentire soli

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Caro Evan Hansen
4.1 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

Presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, Caro Evan Hansen uscirà il 2 dicembre nelle nostre sale. Il musical diretto da Stephen Chbosky, sceneggiato da Steven Levenson e della durata di 2h 17min, si propone ai nostri occhi come un adattamento dell’omonimo spettacolo teatrale di Broadway, da cui la Universal Pictures ha acquisito i diritti nel 2018, per poter realizzare un film.

Caro Evan Hansen: la sinossi

Evan Hansen è un adolescente emarginato, molto solo, senza amicizie. Un giorno viene coinvolto in dinamiche inaspettate e si ritrova catapultato in qualcosa di più grande di lui, che lo porterà a fare scelte istintive, via via più intricate. Preda di un vortice di eventi, il ragazzo si renderà involontariamente popolare agli occhi di tutti, ma allo stesso tempo schiavo di un indomabile senso di colpa.

Julianne Moore in Caro Evan Hansen

Caro Evan Hansen: la recensione del film

Per cominciare credo sia doveroso seppur scontato chiarire che essendo un musical, è essenziale tenersi pronti a più di due ore di canzoni e personaggi che prendono a cantare senza un motivo apparente. E’ il genere che lo richiede e questo deve essere messo in conto fin da subito.

Se si è preparati a questo, allora di certo ci si calerà nella storia, ci si farà coinvolgere, divertire, commuovere e perchè no anche rapire nei giorni seguenti dalle musiche furbamente orecchiabili. Lo stile è quello classico per questo genere, ma le tinte attuali e la drammaticità che influenzano il contenuto donano frizzantezza e spontaneità, determinando un buon risultato finale.

Tutto è decisamente ben orchestrato per arrivare alla lacrimuccia (o agli Oscar che dir si voglia), ma questo non pesa nè tantomeno viene avvertito come volontario. Al contrario i messaggi sociali come bullismo, emarginazione e accettazione personale, sono esposti con delicatezza, finendo per emozionare senza calcare la mano.

Purtroppo qualche nota sgradevole non manca, a cominciare dal potenzialmente interessante carattere di Evan. La sua fobia sociale pare fortissima all’inizio, ci viene presentato come un ragazzo estremamente problematico, da non riuscire neanche a ordinare la cena per paura di parlare con l’impiegato, ma poi tutto svanisce già poche scene più tardi, facendoci intendere sia “soltanto” molto asociale ma non così estremo.

Ben Platt in Caro Evan Hansen

Ben Platt (figlio del produttore del film) interpreta il protagonista Evan Hansen e, oltre ad essere un magistrale cantante, stupisce anche a livello attoriale, finendo per rubare completamente la scena in più di un’occasione. Grazie al suo carisma conquista sia l’obiettivo della macchina da presa, sia noi spettatori, empatizzando a tal punto da diventare quasi nostro amico.

Tramite la propria voce restituisce l’emozione che il personaggio prova e rende in maniera esaustiva e funzionale i complessi da cui è attanagliato ed il suo disagio interiore. Julianne Moore e gli altri satelliti attorno a Platt, possono soltanto fare del proprio meglio per esaltarlo ancora di più, tramite dialoghi canori o parlati ma sempre coesi a favore del protagonista.

Il feeling del cast risulta ottimo dando l’impressione che il tutto sia omogeneo e che proceda come per inerzia. Molteplici sono le tematiche che lancia la pellicola, morali costruttive ed essenziali affrontate come non accade spesso. Dalla depressione giovanile all’istinto suicida, fino a prediligere una chiave di lettura realista nell’evitare di elogiare persone defunte come fossero Santi, quando invece erano tutt’altro.

Inoltre viene ottimamente rappresentata anche la modernità, i social, gli smarthphone che possono rivelarsi un’arma a doppio taglio, da un lato condividendo emozioni e messaggi positivi, dall’altro divenendo fonte offensiva con lo scopo di deridere e schernire esseri umani. 

Caratterizzato da un ritmo dinamico, ben cadenzato e brioso non ti lascia un’istante avvolgendoti nel suo tessuto narrativo. Spesso molto emozionante si focalizza su precise sequenze in maniera polarizzante, come quando Evan parte a raccontare di un’amicizia che noi spettatori sappiamo essere inventata, ma che tramite le sue parole lui stesso inizia a sognare, credendoci talmente tanto da convincersi sia reale.

La speranza è di certo una ed essenziale, che del film non venga doppiato il cantato, sia per la qualità canora di Platt sia perchè ne perderebbe in musicalità e scorrevolezza uditiva, arrivando sino ad un ipotetico ed involontario malcontento.

Tirando le fila, si puó giungere alla conclusione che questo non è di certo un film che puó abbracciare il favore di tutti, ma al contrario gode peró di tanto cuore e di sti tempi un’iniezione di positività credo faccia bene a chiunque.

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