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The Flash | un affascinante e caotico tentativo di rimediare ai propri fallimenti

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Una scena di The Flash (fonte: IMDB)

Una scena di The Flash (fonte: IMDB)

Nonostante i mille problemi di produzione (e si vedono tutti), The Flash risulta comunque, contro ogni pronostico, un film inventivo, piuttosto bizzarro nella sua sciatteria, che riesce a dare un significato originale al doloroso scenario del multiverso che affligge tutti i film di supereroi di questi ultimi anni.

The Flash | un affascinante e caotico tentativo di rimediare ai propri fallimenti
3.6 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

Raramente abbiamo conosciuto film nati sotti una stella peggiore di The Flash, tra una sceneggiatura passata per 45 (letteralmente) mani differenti e un regista, Andy Muschietti, entrato nel progetto come ottava o nona scelta della Warner dopo che tutti gli altri (James Wan, Lord & Miller, tra i tanti) avevano abbandonato la nave.

Come se non bastasse, arriva in sala come coda del più gigantesco fallimento cinematografico degli ultimi anni, quello del DC Extended Universe: una storia fatta di strategie sbagliate, scivoloni, litigi, film usciti due volte (Justice League) e film cancellati anche se completati e pronti per uscire (Batgirl).

Anche The Flash, infatti, è uno dei tanti progetti che si sono trovati tra l’incudine e il martello della nuova direzione assunta da James Gunn e Peter Safran: praticamente pronto, ma con zero interesse nel farlo uscire. Anche perché, nel frattempo, l’attore protagonista (Ezra Miller) aveva reso praticamente impossibile promuovere il film.

Michael Keaton torna nei panni di Batman in The Flash (fonte: IMDB)

Michael Keaton torna nei panni di Batman in The Flash (fonte: IMDB)

The Flash | un fallimento annunciato?

Cosa fare quindi? Utilizzarlo come gigantesco detonatore per fare tabula rasa del sempre più caotico e raffazzonato DCEU, diventato una zavorra a causa dei continui ripensamenti su come gestirlo. E così, prendendo spunto dalla miniserie a fumetti Flashpoint, che era servita proprio a resettare l’universo dei supereroi prima del New 52 (l’iniziativa editoriale che nel 2011 decise di rilanciare tutte le serie DC), si è cercato uno stranissimo equilibrio tra autorialità e piani aziendali.

Il risultato, contro ogni pronostico, è un film inventivo, piuttosto bizzarro nella sua sciatteria, che riesce comunque a dare un significato originale al doloroso scenario del multiverso che affligge tutti i film di supereroi in questi ultimi anni, non puntando sull’effetto accumulazione e moltiplicazione, ma facendo pesare la “sostituzione” continua dei vari personaggi: allo stesso tempo traumatica ed eccitante per gli spettatori (ovviamente, in questo, c’è anche un commento metatestuale su come ha funzionato – male – l’universo cinematografico di casa DC e la gestione degli attori).

The Flash diventa così un inno alla possibilità di rielaborare continuamente una materia rammendata, riscritta, rimontata, riappiccicata e comunque, alla fine, in qualche modo, farla funzionare. Il film, non a caso, pone al centro della sua narrazione un lutto da riparare ed è attorno a questo preciso momento che costruisce una trama che attira altri lutti di passaggio, altre rotture da incollare, altri tessuti da ricucire. Come quel vecchio costume di Batman che uno dei doppi di Ezra Miller ridipinge di rosso per dargli una nuova funzione, tagliando le piccole orecchie da pipistrello. Insomma, un film che fa della ricombinazione, anche grossolana, dei suoi elementi la propria poetica.

Una scena di The Flash (fonte: IMDB)

Una scena di The Flash (fonte: IMDB)

Un film di grande vitalità e inventiva

The Flash è, quindi, il pulsante da premere per un clamoroso azzeramento ma paradossalmente, tra le pieghe della sua trama, spiega come sia essenzialmente inutile resettare ogni volta la timeline. Che forse sarebbe meglio accettare il fallimento e ricominciare da quello.

In un terzo atto che ricade, alla lettera, dentro Man of Steel del 2013, esplode una computer grafica di bassissima fattura che simula all’infinito il sadico meccanismo della “battaglia finale contro il villan” – imprescindibile in ogni opera Marvel o DC – in cui i personaggi perdono qualsiasi profondità emotiva e diventano pedine sullo scacchiere dello spettacolo, pronti per essere sacrificati perché comunque non si avrà il tempo o i soldi per continuare ad approfondire le loro storie (d’altronde è lo stesso mercato del fumetto che funziona così, in cui si inizia una storyline e poi la si abbandona perché è cambiato il team creativo o in cui si decide di far morire un personaggio senza tante cerimonie perché è finito il budget per la sua testata).

Nonostante ciò, pur essendoci nel film di Muschietti tutta l’impotenza di un regista che sembra aver perso le redini di un progetto che, ad un certo punto, qualcuno ha deciso di non ultimare (anche a livello tecnico, di post produzione e fotografia), la DC non ne esce completamente con le ossa rotte. Evocando davanti agli occhi dello spettatore tutto lo star system che nei film passati, in quelli più recenti e persino in quelli mai realizzati, è stato coinvolto a vario titolo nei lavori dello studio, riesce comunque a dare l’idea di una residua influenza culturale e produttiva, di un capitale impossibile da dilapidare nonostante infiniti passi falsi.

Giornalista cinematografico. Fondatore del blog Stranger Than Cinema e conduttore di “HOBO - A wandering podcast about cinema”.

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The Creator: Intelligenza Artificiale al bando | Recensione

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the creator

John David Washingotn in The Creator – Fonte Foto: Ufficio Stampa

Diretto da Gareth Edwards e distribuito da The Walt Disney Company Italia, The Creator sbarca nelle sale italiane il 28 settembre 2023. Protagonisti della pellicola fantascientifica, John David Washington, Gemma Chan e Allison Janney vanno a comporre un cast alquanto eclettico.

The Creator: Intelligenza Artificiale al bando | Recensione
3 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

Grande appassionato ed estimatore di Star Wars, Gareth Edwards continua a scegliere, al suo quarto lungometraggio, il genere che trova più congeniale: la fantascienza. Dopo Godzilla e Rogue One – grazie al quale ha potuto dare un contributo al suo amato franchise – il regista britannico confeziona un’opera piena di fascino e d’azione.

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Una scena di The Creator – Fonte Foto: Ufficio Stampa

Complice la sempre più imponente presenza dell’intelligenza artificiale nella nostra società, sviluppa e presenta riflessioni non banali. La sceneggiatura, scritta a quattro mani dallo stesso Edwards insieme a Chris Weitz, affronta così varie tematiche, dalla lotta per la propria sopravvivenza al valore dell’appartenenza, dalla libertà alla pace.

Giocando abilmente con le caratteristiche intrinseche del genere, sia a livello stilistico/scenografico, che narrativo, The Creator regala una sorta di esperienza sensoriale, dentro al quale si viene trascinati sin dalle primissime immagini. Unica pecca riscontrabile è, forse, un dilungarsi in momenti che sembrano ripetersi e nell’insistere con un uso didascalico della musica. Per quanto le note di Hans Zimmer siano, come sempre, un’opera d’arte.

Tante suggestioni, se non veri e propri omaggi, compaiono qui e là nel corso delle vicende, andando a impreziosire la fruizione. Registicamente parlando, Edwards sfrutta (e vanta) riprese di ampio respiro, ben supportato da incredibili location esotiche – la Thailandia ha ospitato le riprese – e da effetti speciali di ultima generazione.

The Creator | La trama del film con John David Washington

In un futuro in cui la robotica ha raggiunto un livello avanzatissimo, la convivenza tra esseri umani e intelligenza artificiale ha permesso di migliorare lo stile di vita. Almeno sino a quando una testata nucleare non viene fatta esplodere a Los Angeles, causando morti, distruzione e un’inevitabile guerra.

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Una scena di The Creator – Fonte Foto: Ufficio Stampa

Sono trascorsi dieci anni da quel giorno, quando l’intelligenza artificiale è stata ufficialmente messa al bando in occidente e cacciata in maniera sistematica. Il governo statunitense ha addirittura creato un enorme velivolo, la U.S.S. Nomad, con il compito di esplorare la Nuova Asia e di eliminare qualsiasi minaccia incontri nel suo percorso, alla ricerca di colui dal quale dipendono tutti gli esseri robotici (“il creatore” del titolo).

Durante uno di questi raid, Joshua (Washington) perde la moglie (Chan) e anni di lavoro, ritirandosi a vita privata. Ma il suo compito non è ancora finito: essendo l’unico a essersi avvicinato al creatore, viene richiamato in azione per dare una mano al team dell’esercito.

L’appartenenza oltre le differenze

The Creator appartiene in tutto e per tutto al genere della fantascienza, sebbene a costituirne la forza siano soprattutto le relazioni umane che vengono raccontate. Joshua e la piccola Alfie (interpretata da Madeleine Yuna Voyles) stabiliscono un rapporto importante, che cresce piano piano. Ciascuno di loro va a riempire uno spazio vuoto nell’esistenza dell’altro, spingendoli ad allargare la prospettiva.

Il messaggio che emerge alla fine ha a che fare con la pace e con la libertà. Esseri umani e intelligenza artificiale possono convivere e condividere? Le emozioni e i sentimenti sono appannaggio di una sola specie?

In tre capitoli, i protagonisti affrontano un percorso che li cambia. Tra passato, presente e futuro, Joshua e Alfie mostrano quanto “siamo tutti connessi”, sottolineando il valore dell’uguaglianza e del senso di appartenenza.

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Il più bel secolo della mia vita: la ricerca delle proprie origini | Recensione

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Il più bel secolo della mia vita

I protagonisti del film Il più bel secolo della mia vita – NewsCinema.it

Il 7 settembre è uscito nei cinema italiani la commedia Il più bel secolo della mia vita diretta da Alessandro Bardani con protagonisti Sergio Castellitto, Valerio Lundini e Carla Signoris.  Emozioni e risate portate sul grande schermo per mettere in luce l’assurda, crudele ma soprattutto reale, Legge dei 100 anni. 

Il più bel secolo della mia vita | Recensione
4.4 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

Il film Il più bel secolo della mia vita diretto da Alessandro Bardani è tratto dall’omonimo spettacolo teatrale con protagonisti Francesco Montanari e Giorgio Colangeli. Nella versione cinematografica, prodotta da Goon Films, Rai Cinema e Lucky Red, ad interpretare il ruolo del centenario Gustavo è Sergio Castellitto, mentre il personaggio del trentenne Giovanni è stato affidato a Valerio Lundini.

Menzione speciale, per l’attrice Carla Signoris nel ruolo di Gianna, madre di Giovanni. La commedia Il più bel secolo della mia vita presentata in concorso durante la 53^ edizione del Giffoni Film Festival, nella sezione Generator +18, ha visto Bardani ritirare il Gryphon Award come Miglior Film.

Il più bel secolo della mia vita | La trama del film

C’era una volta (e c’è tutt’ora) in Italia, una legge chiamata 184 del 1983. Alcune persone la consideravano una norma come altre, mentre altri, un muro invalicabile alla scoperta delle proprie origini. Secondo la Costituzione Italiana, la cosiddetta Legge dei 100 anni, impedisce ad un figlio non riconosciuto alla nascita di conoscere il nome della madre. Solo al compimento del centesimo anno di età, quest’ultimo potrà scoprirne l’identità. Questa che sembra essere una fiaba assurda e crudele, non è nient’altro che la realtà.

Ed è qui, che inizia l’inedito duo formato dal centenario Gustavo (Sergio Castellitto) e il trentenne Giovanni (Valerio Lundini) uniti da un destino comune, ma vissuto in maniera completamente differente. Il ragazzo appartenente alla FAeGN, acronimo che sta per l’associazione Figli Adottivi e Genitori Naturali, è impegnato nella realizzazione di una nuova Legge che possa abrogare quella dei 100 anni. Per far sì che il nuovo disegno di legge venga preso seriamente in considerazione, è fondamentale la testimonianza dell’unico centenario ancora in vita, ignaro dell’identità della madre.

Il più bel secolo della mia vita

Sergio Castellitto e Valerio Lundini in una scena del film Il più bel secolo della mia vita – Fonte: NewsCinema.it

Partendo da Bassano del Grappa, Giovanni e Gustavo danno vita a questa avventura on the road, diretti verso Roma, alternato da momenti divertenti, ad altri profondi, ad altri di assoluta verità. Per Giovanni, l’unico intento è di dimostrare quanto sia assurdo che un individuo debba aspettare cento anni, per scoprire le proprie origini, grazie alla testimonianza di Gustavo.

Mentre per il centenario, andare a Roma, vuol dire tornare nei luoghi della sua giovinezza, nell’unica casa che ha mai conosciuto, il Jacki O’. Tra confronti accesi e scambi di opinioni, i due fratelli di culla, si troveranno a fare i conti con alcune zone buie del loro passato mai raccontate a nessuno.

La recensione del film diretto da Alessandro Bardani

Sergio Castellitto durante l’incontro con i giurati del Giffoni Film Festival, ha invitato i ragazzi a cercare e parlare ciò che è piaciuto del film e di evitare di citare ciò che non è piaciuto. Nel film Il più bel secolo della mia vita è davvero difficile trovare qualcosa di poco gradito. Avere due artisti come il grandioso Sergio Castellitto e il sorprendente Valerio Lundini alla guida di questo film, è stata sicuramente una scommessa vinta. La bravura di Alessandro Bardani alla direzione della sua opera prima è stata quella di aver trovato la giusta chiave di lettura, per far sì che le loro differenze si riuscissero a fondere in una cosa sola.

La sceneggiatura scritta da Alessandro Bardani, Luigi Di Capua, Maddalena Ravagli e Leonardo Fasoli, tenendo conto dell’omonimo spettacolo teatrale, rappresenta le fondamenta di questa storia, che ruota intorno alla Legge dei 100 anni. I botta e risposta tra Giovanni e Gustavo esaltano le loro differenze caratteriali, soprattutto nel modo diverso di concepire la vita. Se Gustavo è un centenario dall’animo giovane, che ha vissuto sempre da solo e ha provato le sofferenze della vita; Giovanni è un trentenne dall’animo vecchio, che sebbene abbia l’amore della madre, non si è mai goduto la vita, non ha mai fatto nulla di particolare, restando sempre dentro certi schemi.

Per l’arzillo centenario, andare a Roma significa evadere dall’ospizio nel quale vive da oltre dieci anni, per poter tornare – finalmente – nella sua amata Roma. Una città che non ha mai dimenticato, che ha custodito sempre nei suoi ricordi, anche solo attraverso un fazzoletto di tela con l’impronta delle labbra del suo grande amore conosciuto al Jackie ‘O: la diva della Dolce Vita, Rita Hayworth. Per quanto Gustavo sembra essere un uomo forte, nel momento in cui tira fuori questo pezzo di stoffa, custodito lontano da occhi indiscreti, viene fuori la sua parte più fragile.

Gustavo nel film Il più bel secolo della mia vita

Sergio Castellitto come Gustavo nel film Il più bel secolo della mia vita – Fonte: NewsCinema.it

La potenza delle parole in una vita di silenzi

Ad unire questi due uomini, soprannominati ‘fratelli di culla’, è la presenza di Gianna, mamma di Giovanni interpretata amabilmente da Carla Signoris. Lei è l’anello di congiunzione tra loro due. Il suo istinto materno, dai modi dolci e affabili, come solo una mamma sa essere, si riversano sul modo di rapportarsi con Giovanni e poi con Gustavo. Grazie a lei, la comunicazione tra loro porta la fine delle ‘parole non dette’ per anni, portando di conseguenza, tutti a mettersi in discussione e a dire la verità per la prima volta nella vita.

Concetti come i figli sono di chi li cresce e non di chi li fa, è una grande verità che detta ad alta voce, lascia il segno nelle persone che lo sentono dire da un centenario, a un passo dallo scoprire l’identità della madre biologica. L’ironia delle battute in romanesco dette da Gustavo cercano di colmare le ferite inferte dalla vita, fin da quando era solo un ragazzino. La colonna sonora de Il più bel secolo della mia vita è l’elemento in più, di cui il film aveva bisogno, portando lo spettatore ad emozionarsi ancora di più. La scelta di inserire il brano La vita com’è scritto e interpretato da Brunori Sas all’inizio del lungometraggio di Bardani, introduce ciò che lo spettatore andrà a vedere nei prossimi 80 minuti: “Avere vent’anni o cento non cambia poi mica tanto se non riesci a vivere la vita com’è.

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Conversazioni con altre donne: il miglior cinema italiano in un remake | La recensione

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conversazioni con altre donne

La locandina di Conversazioni con altre donne

Dal 31 agosto 2023 nelle sale, distribuito da Adler Entertainment, Conversazioni con altre donne porta in scena una delle coppie più affiatate e affascinanti del cinema italiano: Valentina Lodovini e Francesco Scianna.

Conversazioni con altre donne: il miglior cinema italiano in un remake | La recensione
4.1 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

La pellicola, scritta e diretta da Filippo Conz – che torna al lungometraggio dopo circa vent’anni – è il remake dell’americano Conversazioni con altre donne (2005) di Hans Canosa. Gabrielle Zevin, compagna di Canosa, ne firmava soggetto e sceneggiatura, e Olivia Wilde aveva un piccolo ruolo come damigella d’onore.

Una scena di Conversazioni con altre donne – Fonte Foto: VelvetMag

Il punto di forza di opere come queste è, senza dubbio, la scrittura: la necessità di una base solida permette agli attori di esprimersi al loro meglio. Valentina Lodovini Francesco Scianna rappresentano quel cinema italiano di sostanza, che sa cosa e come raccontare, riuscendo a passare senza problemi dalla commedia al dramma.

Ecco perché, in questo incontro di professionalità e sensibilità, ne viene fuori un film ben composto, elegante, strutturato e piacevole. Se le riflessioni sollevate dalla narrazione possono risultare sin troppo semplici, le emozioni arrivano comunque forti e dirette. In tanti troveranno il modo o lo spunto per immedesimarsi, lasciandosi trascinare dalle azioni dei personaggi.

Conversazioni con altre donne concentra, in meno di 90 minuti, tutta una serie di suggestioni, che hanno a che fare con le storie d’amore, di quelle che cambiano la vita, indelebili e straordinarie.

Conversazioni con altre donne | La trama del film con Francesco Scianna e Valentina Lodovini

Siamo a Tropea, con una bellissima vista sul mare, durante un ricevimento di nozze. Il clima è disteso e aleggia un profumo d’estate, spensieratezza ed eccitazione per quello che verrà. Le damigelle indossano un abito rosa shocking, non adatto a tutti i fisici. Tra di loro, ne spunta una (Lodovini), sulla quarantina, dalla bellezza mediterranea e l’aria malinconica.

conversazioni con altre donne

Una scena di Conversazioni con altre donne – Fonte Foto: Filmitalia

La donna è seduta a un tavolino, sorseggia un drink e fuma una sigaretta, quando le si avvicina un uomo (Scianna) che inizia a conversare con lei. Tra i due c’è una chimica palpabile, che non nascondono e con cui, anzi, giocano apertamente. Al momento del lancio del bouquet, la coppia si allontana e si concede una danza solitaria, molto intima.

Man mano che la serata prosegue, emergono i trascorsi tra i due. Il loro primo incontro risale, infatti, ad anni prima. Ma, nel frattempo, tante, troppe cose, sono cambiate. Loro stessi sono cresciuti, maturati, impegnati.

Un amore oltre i confini che fa riflettere e immedesimare

La Lodovini e Scianna tornano a dividere la scena ed è un vero e proprio spettacolo, non solo per gli occhi. Il fascino e il carisma dei due interpreti monopolizzano quasi tutta l’attenzione, sebbene siano gli scambi di battute a dare forma e vita alle loro vicende sullo schermo. I protagonisti simboleggiano ciò che chiamiamo “anime gemelle”. Ma esisteranno davvero?

L’amore di cui si parla è qualcosa che trascende i confini del tempo e dello spazio, qualcosa che sembra non poter scemare nonostante tutto. Convivere con il dolore della separazione, con rimorsi e rimpianti, con la sensazione di aver perso, o forse sprecato, la propria occasione, costringe a fare i conti con se stessi.

Conversazioni con altre donne è un concentrato di sensazioni ed emozioni, in cui chiunque può riconoscersi e da cui può trarre ispirazione. La confezione offertaci da Conz è sempliemente perfetta, priva di sbavature e facili sentimentalismi, onesta e appassionata. E, sebbene si avverta sempre più spesso la mancanza di nuove idee, fa piacere notare come, a volte, il cinema italiano sia in grado di rinfrescare anche quelle già sfruttate.

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