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Un Natale al Sud conferenza stampa: “Non è un cinepanettone, è un film di Natale”

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A Roma presso la Casa del Cinema a Villa Borghese, si è tenuta la conferenza stampa del nuovo cinepanettone, anche se così non amano definirlo, Un Natale al Sud dal 1 dicembre nei cinema. A presentarlo in sala è giunto tutto il cast, o quasi. Unici assenti il comico Biagio Izzo, la bravissima Debora Villa e la giovane attrice Giulia Penna. Il primo film diretto da Federico Marsicano, racconta la storia di due youtubers, Riccardo Dose e Simone Paciello, che hanno iniziato una relazione virtuale con due bellissime ragazze.

I genitori Peppino e Bianca, rispettivamente Massimo Boldi e Debora Villa per Riccardo e Ambrogio e Celeste, Biagio Izzo con Barbara Tabita, per Simone, vedendo i figli continuare a relazionarsi con le loro fidanzate, rispettivamente Giulia nel ruolo di Giulia Penna e Ludovica nel ruolo di Ludovica Bizzaglia solo con un cellulare, decidono di prendere parte ad una vacanza organizzata dalla chat di incontri Cupido 2.0 e superare il limite tecnologico. I testimonial di questo evento sono Eva, interpretata dalla bellissima Anna Tatangelo e Leo, un sosia perfetto di Gianluca Vacchi, interpretato da Paolo Conticini. In contemporanea, si sviluppa la storia di Enzo Salvi e Loredana De Nardis, entrambi iscritti sulla chat, decidono di prendere parte a questa vacanza, alla ricerca dell’amore. Tra le neo attrici che hanno preso parte al film, anche la “bonas” di Avanti un altro, Paola Caruso e la sua risata inconfondibile, nel ruolo di Andrea, una ballerina di burlesque.

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Perchè la gente dovrebbe vedere questo film?

Massimo Boldi: Non è un cinepanettone, perchè esce circa 15 giorni prima. Direi che è un film di Natale. Questi sono film, sempre molto graditi al pubblico e poi questa è una storia nuova, moderna, attuale e con un ottimo cast.

Prima la musica, poi l’esperienza in televisione come conduttrice ed ora sei arrivata al cinema con un abbigliamento un po’ succinto, cosa ne pensi di tutto questo?

Anna Tatangelo: La priorità nella mia vita è la musica, ma questa prima volta su un set cinematografico è stata una bellissima esperienza. Nel film sono svestita perchè quando abbiamo girato era estate, non si va in giro coperti e non c’era nulla di volgare. Mi auguro che questo sia il primo di una lunga serie di film.

Hai preso nuovamente parte ad un film natalizio, come hai fatto a dar vita al personaggio di Leo, così fissato con i social?

Paolo Conticini: Dopo il successo di Matrimonio al Sud, è stato riproposto lo stesso cast con l’aggiunta di alcuni attori, come i ragazzi. Mi sono cimentato in un  uomo di 40 anni che gioca sui social, e mi sono dovuto informare per cercare una chiave di lettura adatta al personaggio e non pensavo di trovare dei quarantenni fissati con i social. Ma poi ho scoperto che ce ne sono tantissimi ed ho deciso di ispirarmi a Gianluca Vacchi, anche se sono una copia molto povera rispetto all’originale. Comunque è stato un piacere lavorare con Anna Tatangelo, e spero di poterlo fare ancora perchè ha le carte in tavola per poter recitare ancora.

Che potete dirci dei vostri personaggi per farli conoscere maggiormente al pubblico?

Barbara Tabita: Celeste è una donna comune del sud, una 40enne che ha a che fare con i social solo perchè il figlio lo fa come lavoro, aiutando i genitori con i soldi che guadagna attraverso i video. Sposata con un fannullone, Biagio Izzo, intraprende una relazione clandestina solo virtuale con un imprenditore per evadere un po’ dalla monotonia.

Federico Marsicano: Ho lavorato con Massimo per trasformarlo, tanto che dopo averlo visto per la prima volta lo abbiamo definito un film “comico-sentimentale”. Abbiamo fatto un grande lavoro con i giovani e il mondo degli youtubers. Dalla prima visione, le risate più grosse sono state per Enzo Salvi, il cui personaggio abbiamo cercato di rinnovarlo.

Enzo Salvi: Questo è il 12° film di Natale al quale partecipo, ormai siamo una famiglia ed abbiamo fatto un bel lavoro. Andare a vedere Un Natale al Sud, è un modo per evadere dalla crisi che affligge il Paese e per far fare una risata agli italiani.

Gianluca Mech: Per me è stato divertentissimo prendere parte al film. Inizialmente è stato strano, ma per un imprenditore è giusto investire nel cinema, per il prodotto e per il pubblico. Investire nel cinema italiano è molto importante, è un modo per non far perdere la sua identità cinematografica. Il cinema per me è una vera passione.

Simone Paciello: Questa è la mia prima esperienza cinematografica ed è stata bellissima. Ci hanno messo in condizione di poter essere noi stessi, dopo il flop di Game Therapy, avvenuto perchè non abbiamo rappresentato chi siamo veramente. Siamo stati in grado di superare tutti gli ostacoli lavorando insieme.

Riccardo Dose: Prima di tutto vorrei dire “grazie” per questa esperienza. Mi ricordo che il primo giorno di set ero agitatissimo ma Massimo è riuscito a tranquillizzarmi, consigliandomi come comportarmi. Spero non sia l’ultima esperienza al cinema, perchè è un modo che mi affascina molto.

Ludovica Bizzaglia: Anche io ero agitata, però siamo stati in grado di raccontare il distacco generazionale tra noi ragazzi e gli adulti con il sorriso e con leggerezza. In questo modo abbiamo abbattuto ogni tipo di barriera imposta da internet.

Paola Caruso: Ringrazio Massimo e Fabio Boldi per avermi dato questa opportunità, per la prima volta al cinema. Quando arrivai sul set mi ricordo che ero davvero agitata e non sapevo cosa fare. Infatti per tranquillizzarmi di più, il primo ciak è stata la scena dello spogliarello. Ottimo!

Bonaria Decorato: Io sono una ragazza molto timida e trovarmi sul set non è stato semplice. Come Paola anche io ho avuto un primo ciak traumatico: il salto sul letto addosso a Biagio Izzo.

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Da sinistra verso destra: Carlo Rossella, Massimo Boldi, Anna Tatangelo, Paolo Conticini, Paola Caruso, Gianluca Mech, Loredana De Nardis e Bonaria Decorato.

In quarantanni di carriera negli anni, sono cambiati i cinepanettoni? Sono migliorati o peggiorati?

Massimo Boldi: Dai primi cinepanettoni è cambiato tutto. Negli anni ’80 si raccontava un modo di vivere che era pieno di soldi, di lusso. Ora è cambiato, ma in peggio senza però toccare la comicità che, anzi è migliorata notevolmente. I nostri film che in molti definiscono volgari da tutti, abbiamo cercato di modificarli. Ormai sono passati 10 anni da quando ho smesso di lavorare con De Laurentiis e Christian De Sica, ed abbiamo fatto solo matrimoni. Ora facciamo film per i bambini e sono apprezzati da tutta la famiglia. Mi chiedono quando farò un film drammatico, non penso di farlo un’altra volta.

Per te è stata più emozionante la prima volta a Sanremo o il primo ciak sul set?

Anna Tatangelo: Sanremo spaventa, ed è stata l’emozione più grande della mia vita. Avevo 15 anni ed ora sto per compierne 30. Questa esperienza cinematografica ha messo in mostra la mia componente comica, che non viene fuori cantando. Quando sali sul palco, canti la tua canzone per 4 minuti e poi ti fanno 4 domande, 2 delle quali sulla tua vita privata.

Da bambina oltre al canto, sognavi anche di recitare? La scena in lingerie è una citazione della Loren?

Anna Tatangelo: Ho sempre visto Sofia Loren come un’icona di stile e di eleganza. Dopo questa esperienza la guarderò diversamente e vorrei continuare a lavorare in questo mondo. La difficoltà del successo non è farlo ma continuare a mantenerlo. Tornando alla domanda iniziale, non è mai stato il mio sogno, quello di recitare.

La tua famiglia ha visto il film?

Anna Tatangelo: Ho parlato davvero pochissimo del film a casa. Non lo hanno ancora visto, anche perchè ho un ricordo di quando ero piccola di una frase che mia madre mi disse ad uno dei concorsi ai quali partecipavo. Vedendo i miei genitori non applaudirmi mai, una volta le chiesi il perchè. La sua risposta fu semplice:” se ti faccio l’applauso io è scontato, sono tua mamma, l’unico che conta è quello che ti fa la gente che non ti conosce”.

Per Massimo ed Anna, quanto conta per voi internet?

Massimo Boldi: Ah, io smanetto con il cellulare e faccio solo casini.

Anna Tatangelo: Massimo risponde a tutti su Twitter. Io uso i social più famosi e trovo che siano degli ottimi mezzi di comunicazione, soprattutto per dire cose importanti come messaggi contro l’anoressia e la violenza sulle donne collaborando con Michelle Hunziker. Comunque ci sarà sempre qualcuno che avrà da ridire.

Sono volute le citazioni della sedia a rotelle è ispirata a quella de I Mostri, e lo spogliarello di Paola a quello del film 9 settimane e 1/2?

Federico Marsicano: La scena dello spogliarello è stata copiata volutamente, identica all’originale. Mentre la scena della sedia a rotelle, è stata puramente un caso.

Abbiamo visto dei ragazzi molto timidi ed impacciati nel relazionarsi con le proprie ragazze, ma voi youtubers nella vita reale siete davvero così?

Simone Paciello: Io per colpa della mia timidezza ne ho fatte di figuracce. Il web è una corazza che ti da agio di conoscere altre persone. Se fossi nato 40 anni fa, sarei morto vergine. Il web mi ha aiutato molto a relazionarmi con le ragazze. Però, in particolar modo per le ragazze, fate molta attenzione a chi incontrate. A me è capitato di parlare con una ragazza che pensavo avesse 15 anni, ma in realtà poi ho scoperto che si trattava di un 40enne.

I giovani vi hanno aiutato con il mondo dei social?

Paolo Conticini: Personalmente mi hanno rimbambito, a cercare di capire come funzionasse questo mondo social.

Ludovica Bizzaglia: Però è pur vero che una volta ci ha chiamato alle 2 di notte per capire come pubblicare i video sul proprio account. Per questo motivo, durante le riprese abbiamo deciso di lanciare un hashtag durante le riprese, #TeamConticini, su Instagram, il quale lo ha aiutato a far crescere i suoi followers.

 

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Cinema

RFF 13: Isabelle Huppert, conferenza stampa

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Isabelle Huppert, l’immensa attrice francese in occasione del ritiro del premio alla carriera durante la terza giornata della Festa del cinema di Roma, durante la conferenza stampa ha parlato a cuore aperto della sua carriera e del suo modo di approcciarsi alla recitazione. Imperativo da seguire: mai avere paura!

Lei è una fonte di ispirazione per molti attori e attrici, interpretato ruoli importanti e coraggiosi. Dove ha trovato il coraggio per poterlo fare?

Non solo giovani attori mi fanno i complimenti. I ruoli che ho interpretato non mi hanno mai fatto paura, ma sono comunque complessi e coraggiosi. Può far paura avere difficoltà, conflitti nella vita, ma l’unica cosa importante è vivere e lavorare in armonia.

Ultimamente ha lavorato nella serie The Romanoffs, cosa può dirci a riguardo?

The Romanoff è stato un lavoro molto intenso ed ho imparato anche un po’ di russo. Avevo visto Mad Man di Matthew Weiner e ho voluto lavorare fortemente con lui. Spesso si dice che dietro i Romanoff ci sia un mistero. I componenti sono morti, ma Mattew ha pensato bene di speculare su questa storia, creando 8 episodi diversi tra loro. Il mio personaggio è quello di una regista molto nervosa e trovo che nel mio episodio c’e qualcosa di barocco.

Oggi riceverà il premio alla carriera, cosa ha pensato quando le è stato comunicato? Qual è stata la prova più difficile che ha dovuto affrontare nella sua carriera?

Il teatro è una situazione più stressante rispetto al cinema, ma sono contenta di essermi cimentata anche in questo campo. Le difficoltà che si incontrano nel cinema vengono risolte dalla regia. Come attrice pongo molta fiducia nel cinema. Ricevere questo premio per me è una grande soddisfazione. Ricordatevi di non avere mai paura dell’ignoto. Il fatto che in teatro non si riproduce mai la stessa cosa, non mi spaventa, anzi lo trovo una cosa molto stimolante. Negli ultimi tempi il cinema è diventato una finestra sul mondo, per gli spettatori e per me.

Qual è il personaggio alla quale è più legata?

Mi sento vicina e non vicina ai personaggi che interpreto. “Non” mi sento vicina perché quello che accade in scena non mi succede nella vita reale. Invece “mi” sento vicina, perché comunque in tutto quello che rappresento metto una parte di me. Divido le attrici – e non solo – in due categorie: quelle vicino alla realtà e quelle più vicine alla fantasia. Resta il fatto che si tratta comunque di fiction.

Nel corso della sua carriera ha interpretato più di cento film. Come è riuscita a mantenere la sua identità?

È il cinema che permette di farlo. Così come avviene nel teatro è un confronto con se stessi. Non ci sono diverse recitazioni e soprattutto non si deve mai avere paura di quello che si andrà a recitare. Come disse Truffaut in riferimento a quando si gira un film: “ Il treno è partito e il paesaggio scorre”. Dobbiamo sempre essere noi stessi, perché è il cinema che deve raccontare.

Come ben sa, il grande Vittorio Taviani è venuto a mancare qualche mese fa. In merito, cosa ci può raccontare del rapporto con i Fratelli Taviani?

Ho un bellissimo ricordo di loro due, quando abbiamo girato in Toscana. Siamo stati in luoghi bellissimi e ricordo una dolcezza e bravura unica di Paolo e Vittorio.Erano due persone con una sola testa.

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Cinema

RFF13: Il mistero della casa del tempo, conferenza stampa

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Bella come poche attrici al mondo, Cate Blanchett vincitrice per ben due volte del premio Oscar, questa volta si è cimentata in una commedia fantasy per ragazzi dal titolo Il mistero della casa del tempo diretto da Eli Roth. La Blanchett è Mrs. Zimmerman e presenta un look sempre fine ed elegante con capelli grigi sfumati con il viola, ricorda sotto alcuni punti di vista, il personaggio di Mary Poppins. Il film è tratto dal romanzo di John Bellairs, un classico dell’infanzia che in tempi non sospetti, la Blanchett aveva letto quando era bambina. Durante la conferenza stampa incentrata sulla proiezione de Il mistero della casa del tempo, la bellissima attrice ha parlato anche di esperienze personali molto interessanti.

Cosa ha pensato quando ha letto per la prima volta la sceneggiatura?

C’è da dire che ero molto ansiosa di lavorare con un regista come Eli Roth, data la mia passione per il genere horror. Ad incuriosirmi è stato il fatto che questa storia di magia ma ambientata nel mondo reale, era destinata in particolar modo ad un pubblico di ragazzi. Per tanto il film, non doveva avere contenuti troppo pesanti né provocatori, bensì doveva contenere un messaggio giusto: nella vita possiamo cambiare tutto quello che non ci piace, che sia a scuola o all’ università.

Nel film c’è una frase che viene ripetuta spesso: “la magia è dentro di te”. Lei come intende questo concetto legato alla magia interiore? Cosa e quanto ama questo genere di film?

Di questo genere mi piacciono le scenografie e i costumi. Nel film mi piace vedere come la magia riesca ad entrare in azione nel mondo reale. Un mondo che viene trasformato in qualcosa di migliore, proprio attraverso la magia. In questo film, la magia è da intendersi come una metafora del cambiamento, come una necessità dell’evoluzione, di cambiare opinione.

Quando si trova a girare un film sente il dovere di lanciare un messaggio importante ai giovani e in primis ai propri bambini?

Secondo me c’è un messaggio positivo rivolto ai giovani e alle loro famiglie. Non bisogna lasciarsi condizionare dalle etichette che spesso vengono date in luoghi come le scuole e le università. Questo non è un film pesante, non ci sono sermoni destinati ai ragazzi. Ci sono solo tre personaggi stravaganti che attraverso l’utilizzo della magia rendono tutto più incantevole.

 

Lei è madre di quattro figli, una dei quali è stata adottata. Quanto ha messo della sua vita privata in questo film, visto che c’è una storia che parla di adozione?

Il film parli di tre persone rimaste in orfane perché Jonathan se n’è andato di casa. Il mio personaggio ha perso il marito e la propria figlia nello sterminio nazista. Alla fine, si cerca di creare una nuova famiglia con i cocci rotti delle precedenti. Le famiglie si formano in tanti modi, è sempre stato, anche se non sempre viene accettato. Per quanto riguarda la mia vita privata, non c’è alcuna differenza tra l’amore che nutro per mia figlia adottiva e i miei tre figli biologici.

Nel film viene citato l’aggettivo “indomito”. È un termine che sente vicino alla sua persona, magari legato al suo successo?

I fallimenti hanno un valore importantissimo nella vita di un essere umano, perché attraverso questi passi falsi si costruisce il proprio successo. Per quanto mi riguarda, sono stati proprio gli insuccessi che ho avuto nel corso della mia carriera a rendermi “indomita”.

In questo film la magia è la protagonista. Se potesse avere un super potere, quale vorrebbe?

“Bella domanda. Vorrei tanto avere quel potere che faccia andare tutti a votare, in particolar modo i giovani. Le elezioni sono lo strumento democratico di un Paese e  possono avere conseguenze importanti su tutto il mondo”.

 

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Cinema

RFF13: Il vizio della speranza, conferenza stampa

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Un film giustamente etichettato come “femminile” . Il nuovo film di Edoardo De Angelis è dedicato alle donne, alla forza che hanno quando tutto ciò che le circonda, sembra schiacciarle al pavimento e lasciarle morire, senza avere la possibilità di reagire. Il vizio della speranza oltre ad essere il titolo della sua pellicola, è anche un modo efficace per descrivere il vizio, il pensiero fisso che la protagonista Maria mostra nei 97 minuti. Presenti alla conferenza stampa il regista Edoardo De Angelis, con i produttori Pierpaolo Verga, Attilio De Razza e il distributore Giampaolo Letta, lo sceneggiatore Umberto Contarello, il compositore Enzo Avitabile e il cast composto da Pina Turco, Cristina Donadio,  Marina Confalone, Massimiliano Rossi.

Come è nata l’idea del film?

Edoardo De Angelis: Il centro del film è uno: vince chi resiste all’inverno, chi decide di fare qualcosa per cambiare il proprio destino. Chi si ribella all’imperativo “servire” e decide di usare la parola “agire” per uscirne fuori.

Solitamente quando fai i tuoi film, sembra che racconti sempre la solita realtà dura e feroce. In questo caso però c’e qualcosa in più, ci sono diversi registri innovativi come tenerezza, dolcezza. Come fai a mostrare sempre qualcosa di diverso?

Edoardo De Angelis: La tentazione di rifare qualcosa che mi è venuta bene, è tanta. Ma avere nella propria vita, una moglie e un produttore folli, non mi consente di andare verso la comodità. Mi spingono sempre a sperimentare, a battere nuove strade. Questo è doveroso per chi racconta storie, usando nuove forme di linguaggio.

Come è stato lavorare con un regista come Edoardo De Angelis?

Enzo Avitabile: Lavorare con un regista come Edoardo è stato molto facile, perché con lui è un piacere collaborare. Gli elementi di cui abbiamo tenuto conto nella composizione delle musiche e delle canzoni sono tre. Il primo è il modo di dire “I‘ ccà ce sent”, creando composizioni adatte al momento raccontato. Il secondo è la musica come esigenza dell’anima, senza aver alcun tipo di limitazioni. Il terzo è stato avere dei temi senza un vestito fisso, lasciare che la musica fosse un elemento di racconto durante il film, nei momenti di silenzio, rispondendo alle frasi “I’ song” e “I‘ sacce”.

Il vizio della speranza è uno dei vizi più belli che si possa avere. Inizialmente non è una cosa che appartiene a Maria, ma tutto cambia quando c’e un motivo per il quale combattere, per la quale sperare in un futuro migliore. Come ti sei rapportata a questo personaggio e tu, in prima persona, sei una persona che spera?

Pina Turco: La speranza ha dentro di se il seme della fiducia, della fede, serve per scrivere il proprio destino. La nascita di un bambino è la cosa più bella che possa accadere nella vita di un essere umano, sopratutto quando si è una donna. Per quanto riguarda la speranza e la mia persona, posso dire che quando ho accettato di fare questo film, mio marito non era convinto fossi pronta per interpretare un ruolo così complesso, per questo motivo dimostrargli che invece si stava sbagliando, è diventato il mio vizio della speranza.

Come hai fatto ad interpretare un personaggio così spietato?

Marina Confalone: Solitamente, sono abituata a lavorare sempre da sola. Ma ho capito che per poter interpretare nel migliore dei modi il ruolo spietato di Marì, era necessario l’aiuto di Edoardo. In particolar modo, sono stata molto a contatto con Pina, così da creare un rapporto più complice, in un set nel quale è stato bellissimo lavorare, in totale armonia.

Come è stato scrivere la sceneggiatura di un film totalmente al femminile e solo con tre uomini?

Umberto Contarello: Edoardo ha fatto una cosa molto difficile. Volevamo fare un film lirico ma immerso in un mondo nemico della lirica. Il film è nato da un’idea esplicitamente cristiana. Vedendo il film, mi è sembrato lampante l’associazione con l’andamento di una parabola. Per poter parlare di attualità si deve attingere al mondo arcaico. In questo film, viene sfatato il concetto che i bambini si fanno solo in relazione al luogo nel quale si fanno.

Quando hai interpretato il ruolo di Chanel in Gomorra ti sei ispirata ad una donna boss della periferia di Napoli, invece per il ruolo di Alba, da chi hai tratto ispirazione?

Cristina Donadio: Alba, la mamma di Maria è una donna affetta da una catatonia esistenziale. Lei non si rende conto di quello che la figlia sta vivendo e patendo. Sostanzialmente è stato fatto un lavoro di sottrazione nel caratterizzare Alba.

Il personaggio di Carlo Pengue è molto interessante. Come ti sei rapportato a questo ruolo?

Massimiliano Rossi: Ogni volta che mi trovo a lavorare con Edoardo, i personaggi che mi vengono assegnati mi sembrano sempre sconosciuti. Sono concreti solo in forma di pensiero, ma restano comunque inarrivabili. Solitamente, a causa del mio aspetto, vengo preso per interpretare ruolo da cattivo, ma forse per la prima volta, mi trovo nel ruolo di un bravo uomo, esiliato ingiustamente. Carlo Pengue è un essere umano, forse l’unico del film. Uno degli aspetti più belli è il legame tra Carlo e Maria, presente all’inizio e alla fine del film.

 

 

 

 

 

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