Se pensiamo al Fascismo come una pagina nera della storia italiana, l’accostamento tra le barbarie perpetrate dal regime di Mussolini, gli scempi messi in atto in quel periodo, non sono poi tanto distanti da uno tra i più macabri film dell’orrore. Dall’aspetto a tratti horror è il nuovo film-documentario di Fabrizio Laurenti, Il Corpo del Duce, presentato in anteprima nella sezione Festa Mobile – Figure Nel Paesaggio, del Torino Film Festival e tratto dall’omonimo libro di Sergio Luzzato, edito da Einaudi. Il 29 aprile 1945 i partigiani ed il popolo di Milano si ritrovarono in piazzale Loreto per celebrare la morte dell’odiato Duce, allo stesso tempo tanto temuto e venerato. Appeso per i piedi, il cadavere di Benito Mussolini appare un simbolo della Resistenza vittoriosa ma quel corpo straziato, vera e propria icona del regime, incarna allo stesso tempo, l’orrore della guerra civile. La salma fu al centro di un vero e proprio caso, prima esposta alla folla inferocita, poi sepolta in segreto a Musocco, quindi trafugata da Leccisi ed altri neofascisti nel 1946, poi ritrovata in una cassa di sapone, nascosta per anni a Cerro Maggiore fino alla decisione di restituirla alla famiglia nel 1957, che decise di seppellirla nella tomba di Predappio.

Alternandosi tra interviste a testimoni d’eccezione (tra cui lo stesso Leccisi e Luzzatto) e materiale audiovisivo piuttosto raro, Laurenti affida alle immagini scioccanti (come quella del cadavere preso d’assalto a Milano e massacrato dalla gente, o quelle del corpo accartocciato ritrovato nel 1946) il proposito di far nascere nuove domande e tanti interrogativi su di un passato che non è ancora stato realmente elaborato nella memoria del Paese.

Attraverso quindi fotografie e brevi spezzoni di riprese dell’epoca, il regista, aiutato dal montaggio, rivela una certa esperienza con il genere noir, non avremo difficoltà infatti a ritrovare nella sua filmografia, pellicole di genere horror, girate in larga parte in America, accostate alla famigliarità con il fascismo, con il quale il regista romano si era già cimentato ne “Il segreto di Mussolini”, un altro documentario, realizzato per Raitre. Anche in questo caso, il produttore, Rete Quattro (oltre che Cinecittà Luce), manderà in onda il filmato anche se le perplessità su questa scelta restano molte, comprese quelle dello stesso regista, proprio a causa della crudezza di determinate immagini, alcune inedite fino ad oggi.

Ogni anno, a Predappio, migliaia di nostalgici rendono omaggio alla salma di Mussolini, “Un corpo che anche da morto rimane ingombrante, perché troppi lo hanno adorato da vivo“, come afferma l’autore del libro e per quanto sia una triste realtà, per certi aspetti anche preoccupante, resta un dato di fatto da non trascurare.