È stato presentato in occasione della 29° edizione del Torino Film Festival il nuovo film del regista tedesco Werner Herzog: Into the Abyss. Più che un film si tratta in questo caso di un documentario sviluppato sulla ultima settimana di vita del condannato a morte Michael Perry, incriminato nell’ottobre 2001 per il triplice omicidio di Sandra Stotler, Adam Stotler e Jeremy Richardson. Tutto era nato per derubare la signora Stotler della sua Camaro ma alla fine le cose erano precipitate nel peggiore dei modi con l’uccisione della donna, di suo figlio sedicenne e di un altro giovane ragazzo. Michael Perry, all’epoca ancora minorenne, era accompagnato durante l’assassinio dal suo amico Jason Burkett. Burkett, a differenza di Perry non era stato condannato a morte grazie all’intervento di suo padre che era riuscito a convincere la giuria della presunta innocenza del figlio, una innocenza scalfita dalla costante assenza di un padre perennemente dietro le sbarre.

Oltre alle interessanti interviste dedicate a Michael Perry e a Jason Burkett, Herzog concentra la prima parte del documentario sulla attenta ricostruzione del delitto avvenuto a Montgomery. La telecamera si muove tra le schiaccianti prove dei due giovani e impacciati delinquenti per riprendere le macchie di sangue della signora Stotler, sparse in modo poco uniforme per tutta la dimora e simbolo della atrocità del delitto commesso. Herzog sofferma gran parte del documentario anche sulle interviste fatte alla figlia della signora Stotler, una giovane donna privata in una sola notte di sua madre e di suo fratello, per andare a concludere l’opera con i pareri delle varie persone presenti durante l’esecuzione del giovanissimo Michael Perry.

Into the Abyss è un documentario di stampo tradizionale, molto simile alla gran parte dei documentari trasmessi da Sky o TV7, con l’unica differenza che nello sviluppo di questo lungometraggio si vede e si sente il tocco di Herzog. Il regista, pur essendo assente visivamente, tocca lo spettatore con le sue domande forti ed audaci, riuscendo ad ottenere delle interviste sincere che inevitabilmente commuovono lo spettatore. La posizione di Herzog sulla pena di morte è chiara sin dalla prima intervista a Michael Perry, in cui espone chiaramente che pur non apprezzandolo come uomo lo rispetta come essere vivente, un essere vivente che nessuno può permettersi di giudicare se deve vivere o morire. Di intervista in intervista Herzog costruisce un documentario semplice ma sincero, senza una chiara o scontata presa di posizione: il film si apre con la ricostruzione dell’omicidio e di fronte alle atrocità commesse è impossibile non provare odio per i realizzatori di un tale scempio; ma poi il regista ci mostra il volto del presunto assassino, Michael Perry, un ragazzo intelligente dagli occhi accesi e pieni di vita. Un ragazzo disposto a parlare e a scherzare a soli otto giorni dalla sua sentenza di morte. E qui lo spettatore è costretto a riflettere.

 E se Perry fosse innocente? Oppure, anche se fosse lui l’omicida, merita di finire a meno di trenta anni avvelenato per un delitto commesso giovanissimo e presumibilmente sotto sostanze stupefacenti? Nessuno può rispondere ad una domanda come questa. Herzog sostiene chiaramente nel documentario che la condanna a morte del giovane Perry non restituirà nessuna delle persone uccise, contribuendo a incrementare ancor di più il dolore di una vicenda a dir poco tragica. Herzog analizza con la freddezza di un documentarista e con il calore di un regista d’eccezione una vicenda tragica tanto unica quanto tristemente consueta, riuscendo a commuovere lo spettatore attraverso una perfetta e inedita caratterizzazione degli omicidi e delle vittime. È impossibile quanto ingiusto prendere chiaramente una parte e questo dal documentario si avverte e si comprende perfettamente. Oltre a testimoniare un terribile evento avvenuto un po’ sotto voce Herzog costruisce un’opera composta da sei capitoli terribilmente efficace ed emozionante, che arriva allo spettatore grazie alla sua ampia struttura polifonica, una struttura che permette al regista di dare voce a tutti i protagonisti di questa triste vicenda. In conclusione Into the Abyss si afferma come una delle opere più interessanti di questa 29 edizione del Torino Film Festival.