Mettiamo una bella, civile e laboriosa città del Nord Est, della quale oltretutto non è stato fatto volontariamente il nome. Mettiamo che questa città abbia una percentuale alta di lavoratori immigrati, tutti in regola e ben inseriti, come in fondo è la maggioranza dei lavoratori extra-comunitari al Nord Italia, per quanto lo si voglia negare. E mettiamo, per esempio, che un buontempone d’industriale, Golfetto (Diego Abatantuomo), proprietario di diverse fabbriche e di una rete televisiva della quale si occupa direttamente (ogni riferimento è puramente casuale) si diverta a mettere quotidianamente in scena un teatrino razzista: invettive, giochi di parole, battute sarcastiche ma dirette, tutte, ma proprio tutte, così politicamente scorrette ed eccessive da risultare esilaranti per quanto grottesche. “Prendete i cammelli e tornate a casa”, minaccia con toni apocalittici Abatantuomo. Mettiamo che un giorno il teatrino si faccia realtà, che gli immigrati, invitati a sloggiare, tolgano il disturbo. Per sempre. Non è solo satira o riproduzione iperbolica della realtà, c’è una provocazione di fondo: che cosa accadrebbe se un giorno gli extracomunitari sparissero dall’Italia?

Nel film Cose dell’Altro Mondo, presentato alla 68esima Mostra del Cinema di Venezia nella Sezione Controcampo Italiano, il regista Francesco Patierno fa accadere esattamente questo ed i protagonisti si ritrovano in una situazione a dir poco surreale.  Il concetto del film riprende la storia narrata nel lungometraggio del messicano Sergio Arau “A Day Without a Mexican” del 2004 e si rifà anche a fatti di cronaca realmente accaduti in Italia qualche anno fa, in cui gli extra-comunitari scioperarono all’unisono proprio per contestare le pessime condizioni di lavoro nel quale si trovavano a lavorare. Ma cosa accadrebbe se si verificasse su larga scala una cosa del genere? I tre protagonisti del film ci dimostrano come il risultato di una bizzarria del genere potrebbe mettere in crisi un’intera città. L’imprenditore nordico (Abatantuomo), che faceva andare avanti le proprie fabbriche praticamente solo con lavoratori immigrati si ritrova con la produzione bloccata e i pochi operai italiani rimasti, oberati di lavoro. Il cinico poliziotto romano, Ariele (Valerio Mastandrea) si vede costretto a soccorrere l’anziana madre, affidata alle cure di una badante straniera, scomparsa anche lei, nell’intento di non lasciarla abbandonata a sè stessa. Ed infine la giovane maestra elementare, Laura (Valentina Lodovini), ed apparentemente di mente aperta in quanto incinta di un ragazzo di colore, si dispera (neanche più di tanto in fondo) nel vedersi scomparire misteriosamente il compagno insieme a tutti gli altri immigrati (prontamente rimpiazzato da Ariele). Quello descritto è un mondo che ha completamente perduto il buon senso e si ritrova in bilico in una situazione assolutamente incomprensibile.

Ce lo ricorda anche Simone Cristicchi, compositore della colonna sonora ufficiale, che specialmente nel brano portante, Cose dell’altro Mondo, inserito al momento dei titoli di coda recita: “Gli immigrati sbarcano mentre i bambini abbattono la moschea, Gesù cristo è immobile, sembra impassibile sulla croce con il marchio Ikea”. La denuncia è tutta verso l’indifferenza della società a fatti gravi come il disprezzo e il razzismo.

È la prima volta che un film italiano affronta le tematiche dell’immigrazione e del razzismo seguendo la linea della comicità, col tentativo di smuovere qualcosa nelle coscienze degli italiani, oramai intorpidite a causa della sola ed unica campana televisiva che recita la stessa cantilena ogni giorno. E che fosse la prima volta si è visto dalla reazione dei leghisti veneti, addirittura offesi, a detta loro, dal modo in cui il film ha trattato l’argomento, arrivando addirittura a fatti quali il sindaco di Treviso, Gian Paolo Gobbo della Lega Nord che ha negato i permessi per girare nella “sua” città il film o la dilagante polemica che impazza sul web, con i molti insulti verso regista e attori, arma a doppio taglio però perché il film, in sala dal 3 settembre, sta registrando un buon successo proprio grazie alla risonanza mediatica che ha ottenuto.