Presentato in anteprima alla 12° edizione della Festa del Cinema di Roma Detroit conferma nuovamente il talento di Kathryn Bigelow dietro la macchina da presa. Dopo The Hurt Locker e Zero Dark Thirty, la regista americana torna a raccontare una storia in prima linea, spostando l’azione dalle zone di guerra al quartiere afroamericano della città di Detroit che, per cinque giorni nel Luglio del 1967, è stata il principale scenario di una violenta guerriglia urbana.

Scene di guerriglia urbana

Negozi incendiati, saccheggi, sparatorie e scontri corpo a corpo, hanno riempito ore piene di sangue, dolore e violenza, in seguito alle tensioni razziali che hanno incoraggiato l’abuso di potere da parte della polizia del Near West Side. Detroit, nelle sale italiane dal 26 Novembre distribuito da Eagle Pictures, racconta quello che è accaduto in quel preciso momento storico, attraverso l’intreccio di diverse linee narrative che seguono i personaggi coinvolti. Melvin Dismukes, interpretato da John Boyega, è una guardia privata impegnata nel garantire la sicurezza di un negozio di alimentari, mentre Larry Reed è un cantante dei Dramatics, un gruppo musicale emergente che si ferma in un motel per rispettare il coprifuoco.

La prima parte del film si limita a descrivere il clima teso di una città sempre in costante bilico tra crisi e rinascita, con scene realistiche che sembrano riprese da un documentario. I movimenti di camera sono veloci e serrati, la regia dinamica prepara il terreno per quello che sta per accadere.

La rivolta di Detroit

Il violento abuso di potere al motel Algier

Una notte come tante la polizia e l’esercito sono in strada per il giro di pattuglia, sulle tracce di eventuali sciacalli che seminano il terrore in quella parte della città. Quando si avvertono degli spari, le forze dell’ordine pensano subito ad un cecchino appostato in un palazzo nelle vicinanze, e finiscono con l’irrompere nel motel Algier, dove si consuma la tragedia. La polizia prende in ostaggio un gruppo di afroamericani e due ragazze bianche, e, tenendoli faccia al muro, li interroga sull’ubicazione di una ipotetica arma che ha sparato i colpi poco prima nella loro direzione.

La situazione in breve tempo degenera, in particolare per il temperamento dell’agente Philip Kraus, interpretato da un bravissimo Will Poulter. Razzista e dal grilletto facile, quest’ultimo utilizza metodi poco ortodossi per avere le informazioni dai ragazzi, calpestando i loro diritti di fronte agli occhi di tutti. Persino la Guardia Nazionale e l’esercito non vogliono prendersi la responsabilità di fermare la polizia locale prima che sia troppo tardi. E la seconda parte del film resta prigioniera di queste quattro mura opprimenti e claustrofobiche, coinvolgendo lo spettatore che si sente faccia al muro come gli sfortunati protagonisti.

Anthony Mackie e Will Poulter in Detroit

Un film corale potente e realistico

La sceneggiatura scritta da Mark Boal aiuta a costruire una storia corale con diversi punti di vista, dando il giusto spazio ad ogni personaggio, ognuno con la sua storia, i suoi sentimenti e le sue paure. La tensione guida l’azione, anche grazie ad un montaggio preciso e attento ad ogni dettaglio. Detroit è un film emozionante e coinvolgente che lascia l’amaro in bocca e sferra un pugno nello stomaco, lasciando da parte la speranza. Non è stato facile per la Bigelow reperire materiale e testimonianze di quelle buie giornate della storia americana, ma è riuscita comunque a portare sullo schermo una storia verosimile, precisa ed emotivamente potente, con un ritmo perfetto che non fa avvertire i 143 minuti di durata.

John Boyega in Detroit

Nel cast anche Anthony Mackie e Jason Mitchell, che insieme a Poulter e Boyega, regalano interpretazioni misurate e convincenti di questi giovani destini incrociati, vittime di un’epoca in fermento e di un tumulto politico e sociale spietato. La Bigelow non si preoccupa di rassicurare il pubblico, ma vuole scuoterlo bruscamente, per far aprire gli occhi su quello che gli esseri umani sono in grado di fare. Detroit è un film di denuncia e rivoluzione che punta tutto sul dramma e una inquietudine emotiva, da non perdere.