Al Complesso Monumentale del Vittoriano a Roma è possibile ripercorre la vita di uno dei più importanti maestri del XX Secolo: Piet Mondrian. Un’esposizione monografica, con 70 oli e disegni dell’artista, che vuole far rivivere una parabola artistica che portò Mondrian alla sua personale interpretazione del neoplasticismo. La mostra dal titoto “Mondrian. L’armonia perfetta” mette in risalto proprio la strada intrapresa dall’artista olandese e la sua evoluzione: iniziò infatti con la tradizionale Scuola dell’Aia, in uno stile realistico rappresentava paesaggi e scene di vita quotidiana. Ben presto arrivò la prima trasformazione con l’avvicinamento alla Teosofia, una dottrina in bilico tra filosofia, religione e scienza alla quale, tra 1800 e 1900, aderì anche Kandinskij. La prima volta che Mondrian visitò Amsterdam fu influenzato dalle opere cubiste di Picasso e Braque e si sottopose ad una svolta stilistica radicale. Tuttavia la fase cubista, che pure rappresentò il passo più deciso verso l’astrazione, fu di breve durata. La rottura finale con la pittura rappresentativa avvenne in concomitanza con la nascita di un nuovo movimento artistico detto “De Stijl”, attorno al quale molti artisti si raccolsero, tra cui lo stesso Mondrian insieme a Theo van Doesburg. L’artista verso la fine della Prima Guerra Mondiale cercò la possibilità di strutturare l’opera d’arte riducendo via via i suoi elementi fino alla pittura astratta e pubblicò i primi saggi della sua teoria: il Neoplasticismo. Agli elementi espressivi della pittura, come linee, colore e forma, attribuì un valore autonomo. Ridusse gli elementi all’essenziale, solo linee rette, verticali e orizzontali, mai diagonali e solo colori primari, rosso, blu e giallo.

«Costruisco combinazioni di linee e di colori su una superficie piatta, in modo di esprimere una bellezza generale con una somma coscienza. La Natura (o ciò che ne vedo) mi ispira, mi mette, come ogni altro pittore, in uno stato emozionale che mi provoca un’urgenza di fare qualcosa, ma voglio arrivare più vicino possibile alla verità e astrarre ogni cosa da essa, fino a che non raggiungo le fondamenta (anche se solo le fondamenta esteriori!) delle cose… Credo sia possibile che, attraverso linee orizzontali e verticali costruite con coscienza, ma non con calcolo, guidate da un’alta intuizione, e portate all’armonia e al ritmo, queste forme basilari di bellezza, aiutate se necessario da altre linee o curve, possano divenire un’opera d’arte, così forte quanto vera».

Nel corso della mostra è possibile anche conoscere la passione dell’artista per la musica jazz, che ballava spesso con entusiasmo ed che ebbe un ruolo importante nel suo sviluppo artistico, infatti la musica ritmica si traduceva nel ritmo del movimento del quadro. Ne scaturì una delle fasi più affascinanti della storia dell’arte moderna. Le sue opere sono molto conosciute, spesso imitate o banalizzate, ma i quadri di Mondrian sono realizzati con una profonda complessità, sono il risultato di un’evoluzione artistica che avvenne nel giro di trent’anni, sono l’apice di un viaggio concettuale attraverso l’arte moderna. Il suo stile continua ancora oggi ad ispirare il settore della moda, della pubblicità e del design. Le parole di Benno Tempel, curatore della mostra e direttore del Gemeentemuseum dell’Aia, ben esemplificano il titolo della monografia: “Piet Mondrian è uno dei pochi artisti che hanno lasciato una produzione regolare. Pochi come lui hanno saputo rinnovarsi continuamente dall’inizio della loro carriera sino alla morte, mantenendo una tensione costante. In questa produzione, ciò che affascina e desta ammirazione è la ricerca di una pittura armoniosa, dalla quale sarebbe nata l’arte astratta. Per Mondrian l’arte era più che la mera riproduzione della realtà. Con la sua pittura, voleva raggiungere uno scopo più alto. Era alla ricerca dell’armonia, di un’arte universale”. La mostra è visitabile fino al 29 gennaio 2012 al costo di 12 euro.