Piero Cannizzaro

Piero Cannizzaro

Ossigeno” è la storia di un cambiamento. Una vita estrema, feroce, drammatica, sfociata nella poesia, nella scrittura, nella  pittura. Per la regia di Piero Cannizzaro, che ne ha curato anche la fotografia, il film segue la storia di Agrippino Costa. Figlio di un finanziere, orfano all’età di quattro anni,  suo padre si risposa. Con la famiglia emigra nella Torino operaia negli anni ’50. E’ artefice di mille mestieri, dal fornaio, all’operaio, alla catena di montaggio. Dall’età di 13 anni coltiva la passione della poesia. Parte per la Francia. Nel ’68 è a Marsiglia dove per sopravvivere fa il buttafuori in un bordello. Diventa ladro d’opere d’arte, tra le quali la Venere di Botticelli, ma è anche rapinatore di banche. Viene rinchiuso nelle prigioni francesi, svizzere e italiane. In carcere diventa militante dei NAP e poi delle Brigate Rosse senza però mai smettere di scrivere poesie e dipingere quadri.

Per le sue follie legate ai continui tentativi di fuga ha scontato vent’anni di prigione fra cui dodici trascorsi nelle carceri speciali. Non ha mai ucciso, ne ferito nessuno. Ha tentato l’evasione una dozzina di volte nei modi più disparati… Viene rinchiuso anche in un manicomio criminale. Lo salva  dalla pazzia un appello di Franca Rame e Dario Fo. Questa in sintesi la vita di Agrippino. Un percorso che parte da Mineo (Catania) dove Agrippino nasce nel 1942 e che dopo innumerevoli e tragiche esperienze, approda ad un riconoscimento del Ministero dei Beni Culturali per la sua poesia. Questa è la storia di una trasformazione reale, possibile. Un caso limite, certo, ma metafora del cambiamento che porta Agrippino Costa a dire: “Bisogna morire al passato e rinascere al presente”. Oggi Agrippino vive tra Roma e Lecce vicino alla moglie Lucia e ai numerosi figli, due dei quali sono ballerini classici  affermati.

Presentato in anteprima il 1 marzo scorso, all’interno del carcere di Rebibbia a Roma, il regista ha proiettato il suo film, esclusivamente per i detenuti.