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Credo che Il Signore degli Anelli: “Il ritorno del Re” sia il titolo perfetto per celebrare il ritorno di Can Yaman in una serie tv. Per chi ha avuto modo di seguire le vicissitudini mediatiche che hanno travolto l’attore turco nell’ultima parte del 2019 sicuramente si troverà d’accordo con alcune considerazioni che troverà nel corso della recensione. Prima che qualcuno possa pensare che questa precisazione possa essere fuori luogo, in realtà, ciò che è andato in onda ieri sera con il primo episodio di Bay Yanlış ha dei punti che meritano una particolare attenzione. In attesa dei sottotitoli in italiano caricati dalla Fox su YouTube potrete leggere tutto quello che è accaduto durante l’episodio. Buona lettura!

Bay Yanlış | Buona la prima!

A partire dalle prime immagini del promo e da alcune indiscrezioni inerenti la trama, avevo intuito che per la prima volta una serie tv made in Turkiye avrebbe offerto ai suoi spettatori un prodotto molto diverso rispetto al passato. E così è stato. Bay Yanlış guidato dall’attore del momento Can Yaman e dalla bravissima Özge Gürel ha portato sul piccolo schermo una ventata di novità, come non si sentiva da molto tempo.

La sceneggiatura scritta da Asli e Banu Zengin è curata nei minimi dettagli. Gli ingranaggi funzionano senza intoppi e rendono scorrevolissime le 2 ore di messa in onda senza pause pubblicitarie. La percezione e il modo con il quale hanno voluto mettere sullo stesso piano la donna e l’uomo, è la prima grande novità di questo progetto prodotto da Faruk Turgut della Gold Film. Addio ai soliti clichè, visti e stravisti, del protagonista in veste di capo dell’azienda e della sua futura fidanzata o moglie, impiegata come assistente o segretaria.

La regia curata da Deniz Yorulmazer in maniera perfetta, dinamica, scattante e coinvolgente, dimostra che Bay Yanlış è stata confezionata per essere venduta all’estero fin da subito. A dire il vero non ha niente da invidiare a quella Hollywoodiana, che in certi momenti è riscontrabile soprattutto con le riprese dall’alto attraverso i droni e le corse in macchina di Özgür.
La veridicità con le quali sono state affrontate le vicende dei protagonisti è la chiave vincente del primo episodio secondo il mio modesto parere. Aver avuto l’impressione di vedere dei frammenti di vita di due persone reali piuttosto che di due personaggi costruiti a tavolino, hanno reso tutto ancora più speciale. Queste considerazioni devono ovviamente essere applicate al contesto culturale turco. Chi non ha mai visto delle serie tv turche difficilmente comprenderà l’importanza di questi cambiamenti.

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Can Yaman e Özge Gürel, squadra vincente non si cambia!

Potrei stare molto tempo a parlare del cast, scelto in maniera minuziosa e con caratteristiche fisiche che rispecchiano le caratteriali, ma per il momento mi focalizzerò su Can Yaman e Özge Gürel e il loro grande ritorno. Se con Bitter Sweet siete rimasti affascinati dalla coppia Ferit e Nazli, sicuramente con Özgür ed Ezgi avrete tutto un altro tipo di sensazione. È palpabile sin dalle prime scene che professionalmente parlando, i due attori sono maturati in maniera esponenziale. Non hanno paura di giocare con il loro corpo, con la mimica facciale e soprattutto sono riusciti a ricostruire quella complicità che avevano avuto ai tempi di Dolunay.

La dolcezza della Gürel e le continue disavventure che le capitano in amore e nel lavoro, portano lo spettatore a volerle dare una carezza e una spalla sulla quale poter piangere. Non mancano i momenti nei quali poter ridere in coppia con Yaman, il quale si è dimostrato essere anche un attore particolarmente affine ai ruoli comici. Sicuramente, ci saranno diverse occasioni nelle quali entrambi dimostreranno che nonostante le differenze, l’amore sarà capace di renderli complementari.

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Can Yaman tra realtà e finzione

Latin Lover incallito, che cambia ragazza con la stessa frequenza con la quale cambia le sue amate canottiere, Yaman si è dimostrato essere perfettamente a suo agio con questo ruolo che sembra essergli stato cucito addosso. Non pensate anche voi, che la maggior parte delle situazioni mostrate durante l’episodio si rifacciano ad alcuni momenti vissuti realmente dall’attore turco negli scorsi mesi? Qualche esempio? La scena nella quale prende il sole nella terrazza del suo lussuosissimo appartamento è un chiaro omaggio alla foto scattata a Napoli la scorsa estate, rimossa da Instagram perché considerata ‘porno’ a seguito di diverse segnalazioni da parte di persone che invece di lavorare sul loro aspetto fisico hanno pensato bene di screditare chi ha lavorato duramente per anni per ottenerlo.

Un altro tassello che merita di essere citato, è l’argomento ‘libido’ sulla quale per mesi si è parlato senza cognizione di causa ma solo in nome di un pudore che magicamente scompare di fronte al film 365 giorni on Michele Morrone, tanto da essere al primo posto tra i film più visti in Turchia. Davvero curioso tutto questo. Il personaggio di Özgür racconta semplicemente quello che avviene nella vita reale di chi è un bellissimo ragazzo a prescindere dal grado di popolarità. Ammettiamolo, se Can Yaman fosse un impiegato qualunque, un macellaio o un postino, tutte si fermerebbero a guardarlo per il suo aspetto esteriore e rimarrebbero felicemente sorprese, nello scoprire che la materia grigia nel suo cervello è direttamente proporzionale ai suoi muscoli.

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Cosa è accaduto nel primo episodio di Bay Yanlış con Can Yaman e Özge Gürel?

La meravigliosa metropoli di Istanbul, quella dove il rosso del tramonto si bacia con il blu del mare, è la città che farà incontrare, pardon, scontrare i due protagonisti. Ezgi Inal è una dolce ragazza profondamente innamorata del suo fidanzato Soner Seckin, con il quale convive da tre anni. In occasione del compleanno del ragazzo, Ezgi decide di organizzare una festa a sorpresa addobbando il loro nido d’amore con festoni e preparando manicaretti per gli invitati. Peccato che la sorpresa, sarà proprio lei a riceverla, visto che Soner ‘lo schifoso’ si presenta a casa con la sua amante.

Özgür Atasoy, bello, proprietario di un ristorante e bar molto cool di Istanbul, nel suo locale si divide tra il bancone dei cocktail e la consolle da dj con il quale anima le serate dei suoi clienti e individua la preda da portare a casa. Profondamente allergico alle relazioni serie, pur di far andare via le ragazze conquistate la sera prima è pronto a inventare qualsiasi scusa. Unica presenza fissa nella sua vita, il suo adorabile Australian Shepherd,Tesla.

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Bay Yanlış | Le continue delusioni di Ezgi

Costretta a prendere un taxi per andare a lavoro, casualmente, si imbatte in Özgür salito a bordo della vettura, convinto che fosse vuoto. Dopo alcuni botta e risposta, i due convinti che non si vedranno più divideranno la corsa. Ecco pronta l’ennesima batosta per la povera Ezgi. A lavoro, la tanto sospirata promozione che aspettava da tempo è andata a un’altra ragazza dell’ufficio, portando il suo capo addirittura a licenziarla. Camminando con lo scatolone pieno di oggetti personali e dopo aver ricevuto la chiamata dell’ex fidanzato che le pregava di lasciare la loro casa, viene investita da una macchina. Ed ecco che forse la vita ha iniziato a sorriderle nuovamente,visto che il colpevole dell’incidente è l’affascinante dottore Serdar Öztürk.

Accorse al capezzale di Ezgi, la cugina Cansu Akman, responsabile della comunicazione dell’ospedale nella quale si trova e la migliore amica avvocato Deniz Koparan. Entrambe, dopo essersi rese conto dell’interesse reciproco tra i due, decidono di spingere Ezgi a frequentare un ‘signore giusto’ come lui ed evitare categoricamente l’ennesimo ‘signor sbagliato’.

Leggi anche: Bay Yanlış | il trailer in italiano della nuova serie con Can Yaman e Özge Gürel

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Bay Yanlış | Il bacio inaspettato tra Özgür ed Ezgi

Per trascorrere una serata spensierate decidono di trascorrere una serata in un noto locale di Istanbul, “La Gabbia” . A causa di impegni improvvisi nessuna si presenta all’appuntamento, lasciando Ezgi da sola ad assistere a uno spettacolo atroce: la proposta di matrimonio del suo ex fidanzato all’attuale ragazza dopo 3 mesi. Distrutta più che mai e costretta a lasciare il tavolo, va verso il bancone dove trova proprio Özgür in veste di barman. Tra un drink e un altro, sarà proprio lui a prendersi cura della povera ragazza. Dopo un fugace bacio dato da Ezgi in un momento di sconforto a seguito di due o tre apprezzamenti gentili di lui, finiscono per addormentarsi. Terminata la doccia, per la prima volta, avviene qualcosa di insolito: non solo lei se ne va prima che si possano dire ‘buongiorno’, ma lui ci resta male per il suo comportamento, tanto da dire ‘non ha detto neanche grazie’.

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Bay Yanlış | L’intervista al ‘Signor Sbagliato’

Intanto, Özgür viene intervistato da una giornalista che vuole dedicargli una copertina e un articolo incentrato sul segreto del suo successo tra carriera e vita privata, intitolandolo ” Bay Mükemmel” ovvero Signor Meraviglioso. Dopo aver trascorso la serata, al risveglio il bel ristoratore ha solo un pensiero in testa: far uscire di casa prima di subito la giornalista. Ed è qui, che avviene il punto di non ritorno. Impossibilitato ad aprire la porta di casa, la ragazza decide di andare lei, senza sapere di trovarsi di fronte, un’ennesima vittima del bell’Atasoy. Cacciata di casa dalla rivale con addosso solo la canottiera del ragazzo, per vendicarsi del trattamento ricevuto, decide di cambiare il titolo del pezzo in “Bay Yanlış” ovvero Signor Sbagliato.

Leggi anche: Can Yaman: le similitudini tra la storia di Hercules e la vita dell’attore turco

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Bay Yanlış | Le prima presentazione ufficiale

Özgür con soli i jeans addosso si rifugia nella casa accanto, dove scopre che la sua vicina, è proprio Ezgi. Implorandola di aiutarlo in quella situazione imbarazzante, i due iniziano a parlare, nonostante siano due persone caratterialmente completamente diverse, opposte. La sera tra una soda e quattro chiacchiere avviene la prima vera presentazione ufficiale. La cugina e l’amica terrorizzate  la mettono in guardia, esortandola a stare alla larga dal Signor Sbagliato e a concentrarsi sul dottore.

Cansu decide per questo motivo di portare la cugina a un ricevimento al quale avrebbero partecipato tutti i medici dell’ospedale. Fasciata in un bellissimo abito rosso, Ezgi in attesa dell’ascensore sorprende favorevolmente anche Özgür uscito fuori di casa con l’asciugamano per controllare come mai fosse finita l’acqua nella doccia. Il party iniziato discretamente bene, alla fine si rivelerà – momentaneamente – un buco nell’acqua.

Leggi anche: Can Yaman: l’invisibile e inconsapevole ‘fil rouge’ che colora la sua vita

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Bay Yanlış | L’insolito patto tra Özgür ed Ezgi

Özgür intanto riceve l’ennesima telefonata da parte della madre, apprensiva più che mai per la vita troppo libertina che conduce il figlio. Tanto è il suo dispiacere da incolparsi per avergli scelto un nome che ha seguito alla lettera: Özgür vuol dire libero. Dopo aver letto l’articolo uscito su di lui, si fa sempre più insistente la richiesta della mamma di diventare nonna e di vederlo sposato. Il ragazzo per prendere tempo e tranquillizzarla le dice che verrà al matrimonio e non sarà solo…

Tornata a casa e ormai convinta che morirà da sola, decide di andare a trovare Özgür e Tesla. Dopo aver ricevuto una pallina in testa, per errore, i due a grande sorpresa stringeranno un patto. Özgür sarà il suo maestro nell’arte della seduzione per cercare di conquistare il suo bel dottorino. Ezgi invece dovrà fingere di essere la sua fidanzata durante il matrimonio, tranquillizzando di conseguenza la madre.

Bay Yanlış | Il trailer del secondo episodio

Cosa accadrà adesso tra i due vicini di casa? Come penseranno di mettere in pratica i rispettivi insegnamenti? Riuscirà Özgür a rendere più sicura Ezgi e riuscire a conquistare il bel dottore? Ma soprattutto lui riuscirà ad approcciarsi leggermente più aperto all’amore visto che a breve dovrà fingere di essere fidanzato con lei? Per scoprirlo vi ricordiamo, che il prossimo appuntamento è per venerdì 4 luglio alle 19.00 sul canale Fox Turkiye.

Il mio amore più grande?! Il cinema. Passione che ho voluto approfondire all’università, conseguendo la laurea magistrale in Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale a Salerno. I miei registi preferiti: Stanley Kubrick, Quentin Tarantino e Mario Monicelli. I film di Ferzan Ozpetek e le serie tv turche sono il mio punto debole.

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2 Comments

2 Comments

  1. Cristiana La Falce

    27 Giugno 2020 at 11:40

    Leila Cimarelli sei fantastica, hai scritto ogni cosa accaduta senza tralasciare alcun dettaglio… Complimentoni????????????????
    Per la serie Bay Yanlış dico che è strepitosaaaa, sia Can Yaman che Özge Gürel sono cresciuti tantissimo professionalmente ed entrambi sono stati bravissimi… Li adoro, non vedo l’ora di vedere il proseguo e concordo con te Leila in tutto ciò che hai descritto????????????
    I love Bay Yanlis❤️❤️❤️

  2. Fiorella

    9 Luglio 2020 at 23:14

    Signora Cimarelli,
    complimenti per il pezzo di cui sopra!.
    Bello, chiaro, ben scritto, non esagerato nell’enfasi “giornalistica”.
    Grazie per questo pezzo informativo, semplice e al tempo stesso elaborato.
    Ancora complimenti!
    La leggo sempre con piacere perchè non scade mai nel sensazionismo delle notizie!
    Fiorella

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Non così vicino: recensione | Tom Hanks e le regole del buon vicinato

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non così vicino

Tom Hanks e Mariana Treviño in Non così vicino

Non così vicino: Tom Hanks e le regole del buon vicinato | Recensione
4 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

In sala dal 16 febbraio 2023, distribuito da Warner Bros. Entertainment Italia, Non così vicino prende ispirazione dal bestseller di Fredrick Backman, L’uomo che metteva in ordine il mondo, già adattato per lo schermo nel 2015 dallo svedese Hannes Holm.

In cabina di regia, Marc Forster dirige un’opera a metà tra la commedia e il dramma, riuscendo a bilanciare perfettamente le due correnti. Il risultato è uno di quei film capaci di passare in rassegna tutta la gamma delle emozioni.

non così vicino

Tom Hanks nei panni di Otto Anderson

La storia di Otto Anderson – nessuno meglio di Tom Hanks poteva prestargli il volto – è, al tempo stesso, commovente ed esemplare. L’impegno dell’attore americano è, evidentemente, totale. Non a caso ha vestito anche i panni di produttore della pellicola, insieme alla moglie Rita Wilson.

Non così vicino mette in scena una vita come tante, fatta di romanticismo, sogni e difficoltà. Nella sua esistenza, Otto ha incontrato persone che ne hanno cambiato il corso, conducendo lui stesso a modificare il suo sguardo sul mondo. Il ragazzo appassionato e amorevole – interpretato da uno dei figli di Hanks, Truman – lascia il posto a un uomo diffidente e pieno di risentimento.

L’incontro con Marisol (Mariana Treviño) e con la sua vivace famiglia spinge Otto a uscire dal guscio che si è creato. Così, si apre di nuovo agli altri, non senza una buona dose di resistenza, e ritorna, in qualche modo, a vivere.

Una grande storia d’amore al centro di Non così vicino

Una grande storia d’amore, come di quelle che esistono solo nei film, è al centro di Non così vicino – in originale A Man Called OttoAttraverso i vari flashback, ne veniamo a conoscenza e ne percepiamo il valore. La poesia, che permea la pellicola, prende ovviamente linfa dalla storia di Otto e Sonya (Rachel Keller).

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Mariana Treviño e Tom Hanks in una scena di Non così vicino

La vita ha concesso loro momenti di straordinaria bellezza, ma anche di estrema sofferenza. Perché, in fondo, ogni esistenza si compone di tutto ciò, di alti e di bassi. La forza risiede nel saperli affrontare con il giusto spirito, senza lasciarsi sopraffare.

Ma, per farlo, c’è bisogno di avere accanto qualcuno che sappia comprendere o, senon altro, ascoltare. In simile discorso si inserisce la figura di Marisol e del resto dei vicini di Otto. Tutti, a modo loro, contribuiscono a colorare le giornate gli uni degli altri, contornandole di sfumature semplici, ma necessarie.

Il filtro della commedia per parlare di vita

Attraverso il filtro della commediaNon così vicino affronta questioni delicate e difficili, quali, per esempio, la malattia, l’arrivisimo, la superficialità. Numerose sono le scene nelle quali appare evidente la critica alla società odierna e ai meccanismi che la muovono. L’umanità sembra andare verso la perdizione, così come i valori di un tempo.

La solidarietà senza porre condizioni, l’amore e il rispetto per il prossimo, la passione portata avanti nonostante le avversità, il senso della famiglia. La scrittura di David Magee riesce a costruire un quadro quanto più realistico e sfaccettato, mentre la mano di Marc Forster ne carpisce il cuore e lo spirito.

La tragicomicità la fa da padrona, rendendo la fruizione assolutamente piacevole ed emozionante. Merito anche della splendida colonna sonora, arricchita dalla canzone Til Your Home, scritta dalla stessa Wilson, che la canta insieme a Sebastián Yatra, una delle grandi escluse dalla cinquina agli Oscar 2023.

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Recensioni

Till | un film struggente, utile e importante sorretto da un grande cast

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Till | un film struggente, utile e importante sorretto da un grande cast
3.3 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora
Locandina del film Till (fonte: IMBD)

Locandina del film Till (fonte: IMBD)



Till, il nuovo film di Chinonye Chukwu, racconta la storia dell’omicidio di Emmett Till e dell’attivismo di sua madre per tenere viva la memoria di quell’atto brutale.

Mamie Till è diventata educatrice e attivista nel Movimento per i diritti civili degli afroamericani dopo la morte del figlio di 14 anni, Emmett, che, nel 1955, fu picchiato ed ucciso a colpi di arma da fuoco e poi gettato nel fiume Tallahatchie da suprematisti bianchi.

La signora Till insistette affinché la bara contenente il corpo di suo figlio fosse lasciata aperta per mostrare al mondo cosa gli avevano fatto.

Una scena del film Till (fonte: IMBD)

Una scena del film Till (fonte: IMBD)

Quella di Chukwu è la seconda trasposizione di questa storia nel corso di pochi mesi, dopo la miniserie della ABC dello scorso gennaio dal titolo Women of the Movement. Si potrebbe pensare che due versioni filmate della stessa storia in così poco tempo possano essere eccessive, ma i recenti fatti di cronaca (ad esempio il memoriale dedicato a Till a Sumner, Mississippi, crivellato da colpi di pistola) suggeriscono il contrario.

Chwuku mantiene per tutto il film la promessa iniziale di non rappresentare graficamente alcuna violenza contro i suoi personaggi sullo schermo, ma ugualmente indugia in maniera controversa sui corpi ormai senza più vita, sul dolore di chi, inevitabilmente, resta in un mondo che ha strappato a forza i loro affetti più cari.

Il modo in cui il film mostra la signora Till-Mobley con il corpo di Emmett sarà sicuramente oggetto di polemiche: Chukwu non inquadra subito il corpo, quando sua madre entra per la prima volta nella stanza, ma pian piano la macchina da presa si solleva in modo da poter far percepire allo spettatore tutto il peso (letteralmente) di quanto successo.

Chiunque abbia visto Clemency il lungometraggio di Chukwu del 2019 con Alfre Woodard, riconoscerà il suo amore per i volti dei propri attori e per i silenzi ambigui che punteggiano le loro performance. Chukwu ottiene un ottimo lavoro da tutti i suoi interpreti, incluso il sempre bravo Frankie Faison nel ruolo del padre di Mamie.

Goldberg è memorabile nelle sue poche scene e Hall riesce a far empatizzare lo spettatore con il giovane Till grazie al suo minimalismo e al naturalismo della sua prova attoriale. Ma è Danielle Deadwyler a spiccare su tutti, specialmente nelle scene ambientate in tribunale.

Till, un film che la cronaca rende utile e importante

Till è un film giusto, ben fatto, sorretto da un buon cast e mosso da insindacabili buone intenzioni. Ma è anche un film, come ormai capita sempre più di frequente con il cinema americano, fin troppo programmatico nel suo essere l’ennesimo tentativo di riparazione che l’industria cinematografica statunitense mette in campo dopo anni di distrazione o di diverse priorità.

Una scena del film Till (fonte: IMBD)

Una scena del film Till (fonte: IMBD)

Ed è per questo che l’intento pedagogico e di sensibilizzazione del film prende il sopravvento sul resto. Conseguentemente, il giudizio su di esso non può limitarsi agli aspetti tecnici e formali dell’opera cinematografica, ma deve considerare le possibili ricadute nella realtà.

Una delle tante battaglie per cui il movimento per i diritti civili ha lottato duramente è stata quella per ottenere una legge federale contro il linciaggio. Nel 2022, una legge del genere è stata finalmente approvata dopo decenni di tentativi falliti e prende il nome proprio da Emmett Till.

Che ci sia voluto così tanto tempo e il fatto che una legge del genere sia stata accolta anche da scetticismo e polemiche, basta a sottolineare perché Till sia, al netto di tutto, un film importante.

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Recensioni

The Son: recensione in anteprima | Come gestire un figlio depresso?

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Hugh Jackman in The Son

The Son: recensione in anteprima | Come gestire un figlio depresso?
3.3 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

In sala da giovedì 9 febbraio 2023, The Son è il nuovo film firmato Florian Zeller, adattamento cinematografico della piece teatrale Le fils (2018), scritta dallo stesso Zeller. Hugh Jackman, Laura Dern e Vanessa Kirby sono i protagonisti dell’intensa pellicola.

Passato anche in concorso alla 79esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il film è incentrato sulle vicende di una famiglia, alle prese con un figlio affetto da una depressione acuta. The Son fa parte del progetto di una trilogia firmata da Florian Zeller, e arriva a distanza di due anni da The Father – Nulla è come sembra.

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Zen McGrath, Laura Dern e Hugh Jackman in una scena di The Son

Il cineasta francese torna a parlare di famiglia, scegliendo, anche in questa occasione, un particolare punto di vista. Se nella precedente opera, era quello della figlia (Olivia Colman) di un uomo affetto da Alzheimer (Anthony Hopkins), qui entriamo nei panni di due genitori (Jackman e Dern) con un figlio adolescente che ha perso la voglia di vivere.

Nicholas (interpretato dal bravissimo Zen McGrath) ha 17 anni e un malessere perpetuo, che non gli permette di godere della sua età, e delle possibilità a essa legate. La scuola non gli fornisce gli stimoli giusti, così come i suoi coetanei. Preferisce quindi trascorrere le giornate passeggiando per le vie di New York e, talvolta, procurarsi delle ferite per mandar via il dolore.

Sì, perché in realtà, Nicholas non fa che convivere con un dolore attanagliante. Intrappolato nei suoi pensieri e impossibilitato a liberarsene, cerca aiuto dove e come può. Ma nessuno, nemmeno i suoi stessi genitori, riesce a comprendere sino in fondo la sua situazione.

The Son | Tra strazio e frustrazione

Replicando il punto di partenza di The Father – per cui chiama di nuovo al suo fianco il co-sceneggiatore Christopher Hampton – Zeller realizza un’opera di grande impegno e sensibilitàThe Son porta lo spettatore a vivere un momento esistenziale emotivamente spaventoso e frustrante. Per oltre due ore, si ha la sensazione di essere dentro una bolla, sempre sul punto di scoppiare.

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Hugh Jackman in una scena di The Son

Una ninna nanna ci introduce alle vicende, cullandoci nell’idea (e nell’immagine) di una famiglia felice, serena, appagata. Passa qualche minuto e tutto viene svelato. Di mezzo c’è un divorzio, di cui ne ha fatto le spese maggiori il figlio, ormai adolescente, cresciuto nella convinzione di essere stato abbandonato dal padre.

Il bisogno di una figura maschile accanto, oltre alla stima nei confronti del genitore che non è mai venuta bene, hanno reso il ragazzo fragile, insicuro e insoddisfatto. Se, in apparenza, la questione può sembrare banale, a uno sguardo più attento emerge, prorompente e inarrestabile, quanto sia complicata.

Quando l’amore non è abbastanza

Il tema della depressione dilaga e avvolge ogni aspetto della narrazione, gettando tutti – personaggi e pubblico – nel buio più totale. Gli attimi, centellinati e dotati di una straordinaria bellezza, in cui le cose sembrano andare per il verso giusto, concedono un attimo di respiro prima che si venga risucchiati nuovamente. Per sempre.

La famiglia protagonista affronta qualcosa di inatteso e inimmaginabile, qualcosa che lascerà segni su ognuno di loro. Sensi di colpa e recriminazioni tengono lontana la possibilità di dialogo. Per quanto sia fondamentale, non esiste un vero canale di comunicazione tra padre e figlio. Non perché entrambi non lo desiderino, ma per la distanza che li separa, fatalmente.

L’amore non è, purtroppo, sufficiente a colmarla. Non esiste una spiegazione razionale, nè un rimedio semplice. Ed è così che Zeller mette in luce una situazione tanto comune, quanto terrificante, spingendo a riflettere e a porsi delle domande. Ma quali saranno le nostre risposte?

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