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Benedetta Porcaroli al Giffoni 2026: dal trauma di “Baby” alla censura de “La Scuola Cattolica” (fino al consiglio segreto di suo padre)

L'attrice romana ha parlato di quanto sia importante raccontare storie che possano far riflette e raccontare momenti storici importanti e, in un clima di profonda incertezza per il futuro, sembra avere le idee molto chiare, anche per quanto riguarda l'Intelligenza Artificiale.

La giovane attrice italiana Benedetta Porcaroli ha conquistato il cuore e gli sguardi dei giurati del Giffoni Film Festival 2026. Un ritorno desiderato e atteso da sei anni, dopo la prima partecipazione al festival per ragazzi, in piena pandemia e lontano dal calore dei fan.

In attesa di vederla nella seconda serie The Gentleman diretta da Guy Ritchie per Netflix, Benedetta Porcaroli ha risposto con grande sincerità, ai giurati italiani e stranieri, che le hanno posto domande mirate, legate alla sua carriera cinematografica.

Arrivata al successo, grazie all’interpretazione di ruoli complessi, che portano alla luce storie di donne che hanno fatto la storia e si sono sacrificate per il bene del prossimo, la Porcaroli ha ammesso che non è mai stato tutto così semplice dentro il set.

Le difficoltà sul set di Benedetta Porcaroli

Ripercorrendo la sua carriera, la serie Baby è stato tra i titoli maggiormente citati dai giurati, chiedendo anche quanto sia stato complicato girare due produzioni, molto complesse umanamente e drammatiche. “Il personaggio di Chiara Alteri in Baby è stato più difficile da interpretare in termine di tempistiche. Mentre quello di Anna del film 18 regali – essendo inventato – mi sono aggrappata all’immaginazione. Con Chiara essendo formata da tre stagioni, è stata un’esperienza più intensa.”

In merito alle tempistiche delle lavorazioni, Benedetta Porcaroli ha dichiarato: “il fatto di non girare in ordine cronologico per noi attori è un po’ una croce, perché dobbiamo sperare di non esserci dimenticati nulla della storia. Diciotto regali è stato un film drammatico da attraversare nella vita, mentre Baby è stato personale, perché sono di Roma e conoscevo le ragazze alle quali è ispirata la serie. Ho sentito la responsabilità di restituire un ritratto dignitoso della storia”.

Benedetta Porcaroli
Benedetta Porcaroli in una scena del film “Il rapimento di Arabella” – Foto: Ufficio stampa Piper Film

L’esperienza sul set de La scuola cattolica

Tra i film più difficili interpretati da Benedetta Porcaroli, c’è senza dubbio il film La Scuola Cattolica del regista Stefano Mordini. Quando venne vietato ai minori di 18 anni, l’attrice si limitò a commentare questa notizia, esprimendo tutto il suo dissenso e dispiacere, per questa censura assurda e oltraggiosa. La vicenda, incentrata sul caso di cronaca de il massacro del Circeo, ha messo in luce una svolta epocale in ambito politico, per le donne ma non solo.

“È stata un’esperienza difficile anche sul set, perché ho dovuto fare un brutto racconto, anche se per finta. Dover raccontare un fatto di cronaca, mi ha fatto  molto preoccupare e mi ha dato questa responsabilità. Ho conosciuto il fratello di Donatella Colasanti e lei, fingendosi morta, è riuscita a sopravvivere e a diventare un punto centrale anche nel femminismo italiano. Fino a quel momento non c’era il reato di stupro contro la persona ma solo contro la morale, poi con la bravissima avvocata sono riuscite a ottenere questo grande risultato”.

La Porcaroli ha continuato affermando: “È stato un punto cruciale anche da un punto di vista storico e devo dire che questa storia è stata brutta anche per noi attori ritrovarci sul set a cercare di restituire fedeltà e verosimiglianza. La definirei la ‘brutalità del male’, quando non c’è sfumatura, poesia. Al cinema ci sono film che raccontano qualcosa di brutto ma che poi trascende in altro, in questo caso no”.

Il cinema visto e vissuto da Benedetta Porcaroli

Nell’incontro in Sala Truffaut, la Porcaroli e i giurati hanno dato vita a uno scambio generazionale e culturale molto interessante. Non solo dettato dai vari ruoli che le hanno permesso di diventare uno dei volti di punta del cinema italiano contemporaneo, ma per gli aspetti legati alla società e a un profondo senso di giustizia, che a volte non è poi così scontato.

“Penso che il cinema abbia una grande utilità pedagogica, consolatoria, di tante nature. È lo strumento che di più riflette la vita e l’essere umano che si muove nella società. Il cinema ha sempre messo in luce quello che ci manca. Forse dovremmo rimettere un po’ l’essere umano al centro e raccontare una vita più semplice, che sia vicina a tutti e non come ce la raccontano. Vorrei vedere un femminile che quasi non esiste. Passiamo dal sacrificarci, al demonizzarci ma non si parla della parte più realistica”.

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L’attrice ha affermato: “A me piacciono i personaggi che raccontano qualcosa di umano e non sono del tutto amabili, simpatici ed empatici. Mi piace che il pubblico, insieme a me, comprende le ragioni di quel personaggio e lo perdoni per le scelte che fa”.

Benedetta Porcaroli
Benedetta Porcaroli (Foto: Ufficio stampa/Fabio Altobello) – Newscinema.it

L’Intelligenza Artificiale e il prezioso consiglio del padre

Un altro argomento caldo in ambito cinematografico e non solo, è l’avvento dell’Intelligenza Artificiale. A tal proposito, la Porcaroli all’idea di poter essere sostituita da un’attrice creata con l’Intelligenza Artificiale, ha dichiarato: “No, assolutamente no. Sono convinta che c’è qualcosa che non si può superare ed è l’essere umano. Non si può arrivare a quella cosa lì. Per me è impossibile. Piu che altro, tanti altri lavori andranno perdendosi perché non ci sarà più bisogno, quello mi spaventa tantissimo. Ma non credo che la macchina possa sostituire l’uomo, non siamo così pazzi”.

Prima di salutare i ragazzi, entusiasti delle sue risposte, Benedetta Porcaroli ha dato un consiglio ai suoi giovani fan, che a sua volta, le venne dato dal padre anni prima. “Mio padre non mi ha mai dato molti consigli, però mi ha detto, quando dai tanto alle persone, qualcosa tienila per te, un 20%. Perché quella piccola cifra, potrebbe essere quella cosa che ti salva, soprattutto quando qualcuno se ne va. Siamo una generazione che non sa cos’è l’amor proprio ed è in questa percentuale, che risiede l’amore per la propria persona”.

Leila Cimarelli
Leila Cimarelli
Il mio amore più grande?! Il cinema. Passione che ho voluto approfondire all’università, conseguendo la laurea magistrale in Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale a Salerno. I miei registi preferiti: Stanley Kubrick, Quentin Tarantino e Mario Monicelli. I film di Ferzan Ozpetek e le serie tv turche sono il mio punto debole.

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