Tra le proposte più particolari dell’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia c’è stato anche Musk, il monumentale documentario dedicato a Elon Musk e diretto dal premio Oscar Alex Gibney. Alla base del progetto non può che esserci una domanda improrogabile: come si può raccontare una personalità considerata al tempo stesso geniale e folle, visionaria e pericolosamente imprevedibile? Semplice, realizzando un’opera altrettanto ambiziosa e fuori dagli schemi.
Presentato nella sezione Venice Open – Fuori Concorso, Musk dura ben 225 minuti. Un’estensione utilizzata per condurre una lucida indagine sul mito del più celebre “imprenditore-inventore” al mondo. Ne emerge il ritratto di un uomo capace di influenzare la tecnologia, la politica e la nostra vita di tutti i giorni, ma soprattutto di costruire intorno a sé una narrazione così potente da risultare quasi indistinguibile dalla realtà.
Musk: dall’infanzia all’ascesa dell’imprenditore miliardario
Musk ripercorre la vita dell’imprenditore partendo dall’infanzia trascorsa in Sudafrica, segnata da un ambiente familiare difficile e dal controverso rapporto con il padre Errol.
Da qui il documentario ricostruisce la sua ascesa, dagli esordi durante l’espansione delle aziende digitali fino alla guida di Tesla e SpaceX, soffermandosi sulla capacità di trasformare progetti tecnologici estremamente ambiziosi in una narrazione fondata sul progresso, sulla conquista dello spazio e sulla sopravvivenza dell’umanità.
Il racconto, dunque, si sposta gradualmente dal talento imprenditoriale alla concentrazione di un potere sempre più esteso (o incontrollabile). L’acquisizione di Twitter, poi ribattezzato X, il controllo esercitato sulla circolazione delle informazioni, la vicinanza a Donald Trump e il sostegno offerto a movimenti politici di destra internazionali diventano così elementi di una più ampia riflessione sull’influenza raggiunta da un singolo individuo.
A ricostruire questo percorso sono l’ex moglie Justine Musk, l’ex compagna Ashley St. Clair, lo stesso padre Errol, il cofondatore di Tesla Martin Eberhard, giornalisti ed ex collaboratori. E dato che Musk, invece, ha rifiutato di partecipare, Gibney ne ha ricreato un avatar digitale, facendogli pronunciare attraverso l’intelligenza artificiale dichiarazioni – spesso folli – realmente rilasciate nel corso degli anni.
Dietro il mito più controverso del magnate della tecnologia
Le quasi quattro ore di Musk servono quasi a smontare con pazienza la mitologia edificata intorno al suo protagonista. Gibney parte dall’immagine del moderno Leonardo da Vinci, genio instancabilmente al lavoro per salvare il pianeta e trasformare l’uomo in una specie multiplanetaria, per mostrare progressivamente ciò che resta fuori da questa rappresentazione.
Le promesse, le contraddizioni, le assurdità e gli abusi di potere si accumulano fino a delineare un personaggio molto meno infallibile di quello celebrato dai suoi sostenitori.

L’escamotage più riuscito è proprio il Musk digitale, sistemato su una poltrona da gamer all’interno di uno scenario dai colori cyberpunk. L’uso dell’intelligenza artificiale, paradossalmente, sovverte il linguaggio tecnologico prediletto dall’imprenditore e trasforma le sue stesse parole in strumenti d’indagine.
Materiali d’archivio, citazioni, testimonianze e dichiarazioni pubbliche si rincorrono in un montaggio fitto, accompagnato dalla colonna sonora di Daniel Pemberton e dalla canzone di David Byrne Let Me Sell You a Dream, costruita a partire dalle frasi di Musk.
Gibney stesso ha raccontato di aver adottato la prospettiva di Toto, il cagnolino del Mago di Oz: non ha osservato il volto gigantesco del mago, ma ha piuttosto scostato il sipario per mostrarne leve e ingranaggi.
Il risultato è un documentario eccessivo anche nella durata, a tratti inevitabilmente ridondante, ma coerente con la smisuratezza del proprio protagonista. Più che spiegare chi sia davvero Elon Musk, l’opera mostra dunque come un singolo uomo sia riuscito a trasformarsi in un mito e a convincere milioni di persone a credere nella sua leggenda.


