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Berlinale

Berlinale 2020: annunciato il programma completo del festival

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Oggi 29 Gennaio 2020 si è svolta la conferenza stampa di presentazione della 70° edizione del Festival Internazionale del Cinema di Berlino che si svolgerà dal 20 Febbraio al 1° Marzo 2020. “I film del Concorso raccontano storie intime e sconvolgenti, individuali e collettive che hanno un effetto duraturo e ottengono il loro impatto dall’interazione con il pubblico. Se c’è una predominanza di toni scuri, può essere dovuto al fatto che i film che abbiamo selezionato tendono a guardare al presente senza illusione – non per causare paura, ma perché vogliono aprire gli occhi. La fiducia che il cinema ripone nell’umanità, questi esseri sofferenti, maltrattati e manipolatori, è ininterrotta, così ininterrotta che li vede costantemente come i suoi protagonisti” ha detto il direttore artistico Carlo Chatrian.

Il programma del concorso comprende 18 film provenienti da 18 paesi con 16 anteprime mondiali e un modulo documentario. Anche la line-up dello Special Berlinale è stata completata. Altri quattro titoli sono stati confermati. Di seguito l’elenco completo dei titoli in programma.

sigourney weaver my salinger year ph sigourney weaver 2019 2020

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Competition

Berlin Alexanderplatz
Germany / Netherlands
by Burhan Qurbani
with Welket Bungué, Jella Haase, Albrecht Schuch, Joachim Król, Annabelle Mandeng, Nils Verkooijen, Richard Fouofié Djimeli
World premiere

DAU. Natasha
Germany / Ukraine / United Kingdom / Russian Federation
by Ilya Khrzhanovskiy, Jekaterina Oertel
with Natalia Berezhnaya, Olga Shkabarnya, Vladimir Azhippo, Alexei Blinov, Luc Bigé
World premiere

Domangchin yeoja (The Woman Who Ran)
Republic of Korea
by Hong Sangsoo
with Kim Minhee, Seo Younghwa, Song Seonmi, Kim Saebyuk, Lee Eunmi, Kwon Haehyo, Shin Seokho, Ha Seongguk
World premiere

Effacer l’historique (Delete History)
France / Belgium
by Benoît Delépine, Gustave Kervern
with Blanche Gardin, Denis Podalydès, Corinne Masiero
World premiere

El prófugo (The Intruder)
Argentina / Mexico
by Natalia Meta
with Érica Rivas, Nahuel Pérez Biscayart, Daniel Hendler, Cecilia Roth, Guillermo Arengo, Agustín Rittano, Mirta Busnelli
World premiere

Favolacce (Bad Tales)
Italy / Switzerland
by Damiano & Fabio D’’Innocenzo
with Elio Germano, Barbara Chichiarelli, Lino Musella, Gabriel Montesi, Max Malatesta
World premiere

First Cow
USA
by Kelly Reichardt
with John Magaro, Orion Lee, Toby Jones, Scott Shepherd, Gary Farmer, Lily Gladstone
International premiere

Irradiés (Irradiated)
France / Cambodia
by Rithy Panh
World premiere / Documentary form

Le sel des larmes (The Salt of Tears)
France / Switzerland
by Philippe Garrel
with Logann Antuofermo, Oulaya Amamra, André Wilms, Louise Chevillotte, Souheila Yacoub
World premiere

Never Rarely Sometimes Always
USA
by Eliza Hittman
with Sidney Flanigan, Talia Ryder, Théodore Pellerin, Ryan Eggold, Sharon Van Etten
International premiere

Rizi (Days)
Taiwan
by Tsai Ming-Liang
with Lee Kang-Sheng, Anong Houngheuangsy
World premiere

The Roads Not Taken
United Kingdom
by Sally Potter
with Javier Bardem, Elle Fanning, Salma Hayek, Laura Linney
World premiere

Schwesterlein (My Little Sister)
Switzerland
by Stéphanie Chuat, Véronique Reymond
with Nina Hoss, Lars Eidinger, Marthe Keller, Jens Albinus, Thomas Ostermeier, Linne-Lu Lungershausen, Noah Tscharland, Isabelle Caillat, Moritz Gottwald, Urs Jucker
World premiere

Sheytan vojud nadarad (There Is No Evil)
Germany / Czech Republic / Iran
by Mohammad Rasoulof
World premiere

Siberia
Italy / Germany / Mexico
by Abel Ferrara
with Willem Dafoe, Dounia Sichov, Simon McBurney, Cristina Chiriac
World premiere

Todos os mortos (All the Dead Ones)
Brazil / France
by Caetano Gotardo, Marco Dutra
with Mawusi Tulani, Clarissa Kiste, Carolina Bianchi, Thaia Perez, Alaíde Costa, Leonor Silveira, Agyei Augusto, Rogério Brito, Thomás Aquino, Andrea Marquee
World premiere

Undine
Germany / France
by Christian Petzold
with Paula Beer, Franz Rogowski, Maryam Zaree, Jacob Matschenz
World premiere

Volevo nascondermi (Hidden Away)
Italy
by Giorgio Diritti
with Elio Germano
World premiere

Berlinale Special Gala at Berlinale Palast

Onward
USA
by Dan Scanlon
with the voices of Tom Holland, Chris Pratt, Julia-Louis Dreyfus, Octavia Spencer, Mel Rodriguez, Kyle Bornheimer, Lena Waithe, Ali Wong
International premiere / Animation

Berlinale Special Gala at Friedrichstadt-Palast

Curveball
Germany
by Johannes Naber
with Sebastian Blomberg, Dar Salim, Virginia Kull, Michael Wittenborn, Thorsten Merten, Franziska Brandmeier
World premiere

Berlinale Special at Haus der Berliner Festspiele

DAU. Degeneratsia (DAU. Degeneration)
Germany / Ukraine / United Kingdom / Russian Federation
by Ilya Khrzhanovskiy, Ilya Permyakov
World premiere / Documentary form

Speer Goes to Hollywood
Israel
by Vanessa Lapa
World premiere / Documentary form

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Good Luck to You, Leo Grande: Emma Thompson in una commedia intima e coraggiosa

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Direttamente dal Festival Cinematografico Internazionale di Berlino 2022, esce Good Luck to you, Leo Grande, una commedia di 1 ora e 37 minuti che arriverà prossimamente nelle nostre sale grazie a BIM distribuzione.

Il paese d’origine è la Gran Bretagna, la regia è affidata a Sophie Hyde e la sceneggiatura a Katy Brand. Un progetto tutto al femminile dunque, supportato anche dalla star protagonista Emma Thompson.

Good luck to you, Leo Grande: sinossi

Una vedova di 55 anni, ancora affascinante e piena di vita, cerca di mettersi in gioco affittando un “toy boy” che soddisfi la sua curiosità sessuale. Il suo matrimonio è stato all’insegna della routine e suo marito era egoista e meccanico nei rapporti, senza passione o fantasia. Il confronto con questo giovane gigolò, tuttavia, si rivela anche un modo per comprendere di più se stessa e sbloccare qualcosa di irrisolto, a livello fisico ma anche psicologico.

Good Luck to you, Leo Grande: recensione

Divertente e leggera nella sua semplicità, questa commedia trova ampio spazio anche per una sfera drammatica da non sottovalutare.

Si parte con una chiave spensierata, intrisa di doppi sensi, battutine e frivolezze, ma nel suo dispiegarsi il film trova un ottimo utilizzo di escamotage narrativi per arrivare a toccarti in modo inaspettato.

Svolta tutta all’interno di un’unica stanza, la pellicola non vince in regia che anzi risulta molto statica e banale quanto più nella scrittura, grazie a scambi intelligenti tra Nancy (Emma Thompson) e Leo (Daryl McCormack) e a messaggi sociali e umani non così ampiamente trattati solitamente.

Riesce a rendere divertente il sesso, a mettere in scena sequenze molto carine, balli fatti di tenerezza e sincero feeling e momenti delicati che porteranno a trovare fiducia nel proprio corpo, nell’accettazione di ciò che si è, fino ad arrivare a una chiusura perfetta e d’impatto.

Grazie soprattutto alla maestosa bravura e naturalezza della Thompson si sviluppa questo contesto ben strutturato, in cui l’attrice trova il proprio ambiente confortevole per mettersi a nudo, in senso figurato ma anche letterale, e diramare profonde questioni riservate.

In conferenza stampa si è detto proprio questo, Emma (con la solita simpatia che la contraddistingue) come la regista, la sceneggiatrice e Daryl, hanno confermato la volontà di voler mettere in scena un progetto che sapesse di femminilità, ma anche di vita, di sessualità e di intima umanità.

Il rapporto col proprio corpo, la ricerca di un benessere interiore, la necessità di trovare un equilibrio con sé stessi prima d’inseguire la felicità all’esterno o negli altri.

Snocciolando ed elaborando queste tematiche il film finisce per manovrare le prospettive, partendo da quella che sembrerebbe essere soltanto una commedia da sabato sera e finendo per donarti molto di più, una di quelle riflessioni che ti porti a casa e che se non lasci scappar via ma provi ad elaborarle facendone tesoro, potranno arricchirti sensibilmente.

Questo a dire il vero è il ruolo del cinema tra le altre cose, uno scambio interattivo tra noi e lui, e quando è fatto con criterio e tutto ciò riesce, la nostra capacità cognitiva e di giudizio evolverà, evitando di immagazzinare semplicemente immagini in maniera passiva.

Lasciando a voi gustare e giudicare il film quando uscirà, è giusto però chiudere con le parole che Emma ha espresso in conferenza, alzandosi in piedi verso tutti i presenti: “Provate a mettervi davanti allo specchio nudi, senza muovervi, senza tirare indietro la pancia o sistemare la postura…questo è vedere la realtà.”

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Berlinale 2022: The Outfit, la recensione del film con Mark Rylance

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The Outfit è stato presentato in anteprima alla 72° edizione della Berlinale, ma non ha ancora una distribuzione italiana ufficiale.

Si tratta di un thriller drammatico di 105 minuti diretto da Graham Moore (al suo debutto registico) e scritto dallo stesso a quattro mani con Johnathan McClain.

Moore è colui che ha firmato nel 2014 la sceneggiatura di The Imitation Game, per la quale si è aggiudicato anche l’Oscar nel 2015.

The Outfit, la sinossi

Un sarto di nome Leonard all’apparenza molto meticoloso e calmo, si dedica con maniacale puntigliosità al proprio lavoro, in una pericolosa Chicago governata dalla criminalità gangster. 

Tutto sembra avere una sorta di inaspettato ed abitudinario equilibrio fino a quando, per una catena di eventi repentini e smisurati, le cose si metteranno male e sarà il momento di prendere decisioni tutt’altro che pacate.

The Outfit, commento

Molto elegante e apparentemente strutturato con cura e senza sbavature, questo thriller sa quasi di presa in giro.

Non tanto perché è un completo disastro, al contrario. Ti affascina, ti cattura e riesce a darti quel senso di gran bel lavoro, ma poi se ci si sofferma un tantino sul contenuto tutto crolla.

Risulta un po’ troppo pretenzioso, riempiendo di dettagli, simboli, oggetti e maestosa pomposità, un impianto narrativo che purtroppo finisce per non avere il mordente sperato, giungendo a non giustificare né sostenere l’enorme lavoro scenografico e dei costumi.

Ottimo quindi sul piano estetico, determinato anche da una fotografia cupa racchiusa in un contesto quasi familiare, che ti coccola e ti fa sentire al sicuro nella sua bolla di calma piatta.

Al contrario invece prova a spargere briciole con l’intenzione di destabilizzarti e stupirti tramite risvolti di trama finali sorprendenti, ma anche qui finisce per essere un buco nell’acqua, servendoti sul piatto twist prevedibili e di poca creatività.

Tenta di agganciare lo spettatore con un Mark Rylance presentato fin da subito come un calcolatore razionale e molto passivo, che medita e lavora senza sosta, insomma impossibile da odiare.

Dopo di lui poi subentrano svariati comprimari da Zoey Deutch a Dylan O’Brien, da Johnny Flynn a Nikki Amuka-Bird, che uno dopo l’altro provano a scalfire questo pudore innato, creando dinamiche potenzialmente intriganti ma non molto avvincenti.

In conclusione si può facilmente ammettere che questa precisione estrema che il personaggio di Leonard attua in ogni sua operazione quotidiana, Moore prova a simularla in sceneggiatura, ma a differenza del suo esemplare The imitation game, qui sembra proprio soltanto un gioco d’imitazione.

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Berlinale 71: Natural Light, la recensione del film premiato per la regia

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natural light berlinale

Pellicola che ha debuttato il 2 marzo 2021 in World Premiere alla Berlinale 71, Natural Light è diretto da Dénes Nagy. Durata 103 minuti. Una produzione realizzata con la collaborazione di Ungheria, Francia, Germania e Lettonia, che ha vinto l’Orso d’Argento per la Miglior Regia.

Natural Light: sinossi

Il caporale István Semetka, prima semplice contadino ungherese, si trova in una situazione più grande di lui e contro la sua volontà. Facente parte di un’unità speciale il cui scopo è cacciare partigiani nell’Unione Sovietica ai tempi della Seconda Guerra Mondiale, dovrà fare i conti con il susseguirsi degli eventi, in una morsa che procede per inerzia, tra paure ed impotenza.

Natural Light: recensione

Un war movie che basa la sua funzione primaria non tanto nello scontro, quanto nell’elaborazione personale di un semplice uomo. Il regista ungherese vince meritatamente l’Orso d’Argento proprio per la sua precisa e maniacale direzione. Scenografie accurate, location immersive ed un’attenzione alla ricostruzione storica con l’ausilio esemplare di costumi d’epoca, collaborano all’unisono per dipanare una vicenda che si imprime negli occhi dello spettatore principalmente per goduria visiva. Tecnicamente grandioso, forte di un’estetica calamitica, vive di luci naturali proprio come il titolo suggerisce.

natural light film recensione

Quasi unicamente girato senza l’aiuto di artificiosità, fa della fotografia un enorme punto di forza, spesso sono i focolai, gli incendi, il fuoco stesso l’unica fonte di luce ed è inutile sottolineare la magia che si crea nell’infrangersi sui volti e su ogni superficie, rispecchiando colori impossibili da replicare in modo costruito. Perfetto nel creare un’atmosfera quasi disturbante nella sua sensazionale bellezza, disegna ambientazioni naturali, panoramiche, albe, tramonti che sono quasi un vero e proprio personaggio.

In tutto questo troviamo un dramma, fatto di paure, del superamento di esse e talvolta di immagini qua e là inquietanti, utili a rafforzare ciò che già è potente di suo. Silenzi, sospiri, l’ampio spazio ceduto agli sguardi e ai primissimi piani, che identificano una struttura quasi in sottrazione, in cui la narrazione risulta una rincorsa a vivere il film invece che osservarlo.

Il sonoro in generale è bilanciato accuratamente ed accompagna questi volti consumati, stanchi, sporchi, privati di qualcosa in un percorso visivo cupo e desaturato, in cui la tavolozza sembra avere solo tonalità verdastre, giallognole e marroni. Sbalorditivo dunque principalmente a livello tecnico e per l’essenza che trasmette grazie alla maestria scrupolosa, nel catturare lo spettatore senza alcuna riserva, inutile dire che sul grande schermo ovviamente sarebbe stato superlativo.

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