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Blade Runner, 3 modi in cui ha influenzato la cultura di oggi

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C’è grande attesa per il debutto di Blade Runner 2049, sequel del grande cult di Ridley Scott, arrivato nelle sale cinematografiche nel 1982. Il 5 ottobre è la data stabilita per far ritorno in quella realtà barocca e decadente che Ridley Scott, quasi 35 anni fa, aveva tratteggiato con cura e abilità. Il secondo capitolo diretto dal visionario regista di Arrival, vede nel cast l’arrivo di Ryan Gosling e il ritorno di Harrison Ford. Sarà ambientato di nuovo a Los Angeles, come accadde per il primo capitolo, e questa volta la posta in gioco sarà ancora più alta dato che, l’intera società post-moderna, rischia il collasso e forse solo l’intervento dell’ex detective Deckhard, può essere necessario per arginare l’ostacolo.

Alla luce dei grandi kolossal che hanno invaso il grande schermo negli ultimi anni e soprattutto dopo che, l’arrivo del digital cinema ha letteralmente rivoluzionato la filiera, il sequel di Blade Runner non è solo una chiara e ben mirata mossa commerciale, non rappresenta solo ed esclusivamente un gioco da parte delle major per riportare in auge un marchio che è ormai un grande cult, è la risposta necessaria a tutto quello che sta accadendo all’interno dell’universo cinematografico e sociale di oggi.

Tutto è cambiato, i gusti del pubblico sono cambiati, eppure la fantascienza moderna non sarebbe stata tale, se l’innesto di Blade Runner non fosse stato così preponderante. La vera rivoluzione è cominciata proprio nel 1982 e quindi, se pure ci approcciamo al racconto di Ridley Scott ora che la tecnologia ha cambiato lo storytelling, Blade Runnner resta nonostante tutto un film contemporaneo. Abbiamo ipotizzato 3 spunti di riflessione che avvalorano la nostra tesi.

3. Un complicato rapporto uomo-macchina

 Era un futuro utopistico quello delineato da Scott nel lontano 1982, dato che era impossibile pensare di poter costruire, di giocare a fare Dio e di realizzare dei robot senzienti con le nostre stesse fattezze. Al giorno d’oggi però questo futuro non è poi così tanto lontano, visto che le macchine in genere stanno pian piano sostituendo la mano e la forza dell’uomo; tutto questo ha scatenato una lunga disquisizione se è opportuno manipolare o permettere alla natura di continuare il suo corso, proprio per questo motivo all’interno dell’ambiente mediale e degli studi di settore, in molti si sono posti il problema di quanto può essere complicato il rapporto uomo-macchina.

Un rapporto che essenzialmente non si basa sulla fiducia, ma che si fonda principalmente sul dipendere e sfruttare, a proprio piacimento, tutte le potenzialità di una macchina senziente. Il regista di Blade Runner, sotto questo punto di vista è stato profetico, e nel raccontare la rivolta delle macchine nei riguardi dell’uomo, ha sottolineato quando può essere sottile la linea che intercorre fra cosa è giusto e cosa è sbagliato, fra realtà e finzione.

2. Vivere in una realtà multi etnica e multi razziale

Il lungometraggio inoltre fotografava una società di massa molto variegata nella quale abbietti e meno abbietti convivevano – quasi – pacificamente, ma soprattutto balzava agli occhi la particolarità che la Los Angeles del 2019, era una società multirazziale e multi etnica, senza barriere, senza muri costruiti da politici scellerati e senza freni inibitori.

Nella nostra contemporaneità poco o nulla è al suo posto, c’è ancora molta discriminazione, eppure si nota come oggigiorno venga rivolto uno sguardo ad altre culture e differenti stili di vita; nonostante i leader politici continuano a farsi guerra e fare promesse che non mantengono, si nota come le differenze di razza, di sesso e di religione, rimangono un punto di riferimento, un argomento caldo (per non dire caldissimo) che anima il substrato sociale dell’Europa e del mondo intero. Chissà se nella Los Angeles del 2019 di Ridley Scott così decadente e fumosa, esisteva la minaccia del terrorismo internazionale.

 1. Un futuro incerto per noi stessi e i Replicanti

E quindi in una realtà dove c’è una congestione di razze, usi e costumi, in un mondo dove uomini e macchine si fanno guerra senza reclusione di colpi, il regista ha voluto lanciare il suo messaggio, un messaggio che di convesso si può leggere anche se contestualizzato nella realtà di oggi. Non c’è futuro per una convivenza pacifica fra tutte queste diversità, non c’è modo che le macchine o gli uomini possano condividere lo stesso universo, l’una deve prevaricare sull’altra. E la corsa forsennata per uccidere i Replicanti ribelli, coloro che si pongono le domande sulla propria natura, diventa il dissacrante leitmotiv sia della società tratteggiata da Ridley Scott che la fotografia pungente della società  in cui viviamo.

Ci sono guerre, tumulti, rivolte sociali e politiche, tutte con un fine ultimo: guadagnare la libertà e il benessere. Ma verso cosa ci rivoltiamo se non contro il nostro stesso libero arbitrio e contro il modo in cui, nel corso del tempo, abbiamo cresciuto il nostro pianeta?

 

Carlo è un trent’enne con un cuore che batte per il cinema, le serie TV, i romanzi fantasy e la musica anni ’90. È un Maveliano D.O.C. ed è #TeamCap per scelta. Si è laureato in Giurisprudenza ma non è un avvocato, sogna di vivere a Londra e di intervistare David Tennant.

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Cinema

Animali fantastici: I crimini di Grindelwald, rilasciata una nuova interessante featurette

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Milioni e milioni di fan sparsi in tutto il mondo, non vedono l’ora di tornare nel mondo della magia con il secondo capitolo di Animali Fantastici. Warner Bros. Pictures ha deciso di rilasciare una nuovissima featurette in vista dell’imminente uscita nelle sale del sequel fantasy  Animali fantastici: I crimini di Grindelwald. All’interno della clip potrete ascoltare le interviste all’autrice JK Rowling e ad alcuni componenti del cast che parlano di Johnny Depp e dei personaggi di Ezra Miller rispettivamente come Grindelwald e Credence .

Animali fantastici: I crimini di Grindelwald è la seconda delle cinque nuove avventure nel mondo magico ideato e scritto da JK Rowling. Il film vedrà nuovamente la partecipazione di Eddie Redmayne nei panni di Newt Scamandar e di Katherine Waterston, Dan Fogler, Alison Sudol e Ezra Miller. Altri grandi nomi sono quelli di Claudia Kim, Zoe Kravitz, Callum Turner, con Jude Law nei panni di Silente e Johnny Depp nel ruolo di Grindelwald.

Johnny Depp nel ruolo di Grindelwald

Come molti di voi ricorderanno, alla fine del primo film, il potente mago oscuro Gellert Grindelwald (Depp) era stato catturato dal MACUSA (Magical Congress of the United States of America), con l’aiuto di Newt Scamander (Redmayne). Ma, facendo leva sulla sua minaccia, Grindelwald era riuscito a sfuggito alla custodia con l’intento di iniziare a radunare diversi seguaci, il punto centrale della sua agenda: portare al potere i maghi purosangue per governare su tutti gli esseri non-magici.
Nel tentativo di contrastare i piani di Grindelwald, Albus Silente (Law) arruola il suo ex studente Newt Scamander, che accetta di aiutare, ignaro dei pericoli che lo attenderanno. Le linee guida da seguire ovviamente sono quelle dell’amore e della lealtà, anche tra gli amici e la famiglia più veri, in un mondo magico sempre più diviso.

Animali fantastici: I crimini di Grindelwald  è stato diretto da David Yates, ideato da una sceneggiatura di JK Rowling e prodotto da David Heyman, JK Rowling, Steve Kloves e Lionel Wigram.

Animali fantastici: I crimini di Grindelwald arriverà nelle sale italiane il 16 novembre 2018.

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Guida tv

Stasera in tv: i film da non perdere il 26 settembre

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io che amo solo te

Se la vostra serata prevede divano e popcorn siete nel posto giusto. Per evitare di perdere tempo facendo zapping senza sapere cosa vedere, ecco alcuni consigli per scegliere un film tra quelli previsti stasera in tv per questo 26 settembre.

Film in tv 26 settembre 2018

1) Io che amo solo te in onda su Rai 1 alle 21.25 di Marco Ponti con Riccardo Scamarcio, Laura Chiatti, Maria Pia Calzone, Eugenio Franceschini, Michele Placido, Luciana Littizzetto, Eva Riccobono, Dario Bandiera, Enzo Salvi, Dino Abbrescia, Alessandra Amoroso.

Trama: Polignano a Mare. Ninella, una vedova 50enne considerata la più bella sarta del paese, è da sempre innamorata di don Mimi’, ma non ha mai potuto coronare il suo sogno d’amore con lui. Il destino, però, le riserva una sorpresa inaspettata: sua figlia Chiara, infatti, sposerà Damiano, proprio il figlio di don Mimi’. Il matrimonio tra i due ragazzi, vero e proprio evento nell’arroccato paesino, richiederà una lunga ed estenuante preparazione supervisionata dalla “First Lady”, moglie di Mimi’ e futura suocera di Chiara, a cui risulterà tutt’altro che semplice tenere tutto sotto controllo. Soprattutto suo marito…

2) Cars 2 in onda su Rai 2 alle 21.20 di Brad Lewis, John Lasseter.

Trama: Saetta McQueen insieme al suo amico Cricchetto partecipa a una corsa automobilistica indetta per promuovere un tipo di carburante ecologico. Alcune auto russe cercano di screditare il nuovo carburante, ma l’agente McMissile e Holley Shiftewell sono sulle loro tracce.

Cars 2

Cars 2

3) Nel centro del mirino onda su Rai Movie alle 21.10 di Wolfgang Petersen con Clint Eastwood, John Malkovich, Rene Russo, Dylan McDermott.

Trama: Dal giorno in cui hanno ucciso Kennedy a Dallas, Frank Horrigan, un agente dei servizi segreti degli Stati Uniti, non si è più ripreso. Oggi Horrigan è a un passo dalla pensione ma è ancora li’ a badare alla sicurezza dell’attuale Presidente. Un giorno inizia a farsi vivo un aspirante attentatore. L’uomo si fa chiamare Booth – come l’assassino di Abramo Lincoln – e dimostra di essere al corrente delle ossessioni di Horrigan. Inizia cosi’ un duello a distanza tra il misterioso personaggio e l’agente.

4) Caccia a Ottobre Rosso in onda su La 7 alle 21.15 di John McTiernan con Sean Connery, Scott Glenn, Alec Baldwin, Joss Ackland, Tim Curry.

Trama: Nel 1984, Ottobre Rosso, il più sofisticato sottomarino atomico dell’Urss, parte per una missione di cui gli americani riescono a decifrare il significato. Finche’ Jack Ryan, della CIA, intuisce che il comandante Ramius intende disertare e consegnare il sommergibile agli americani. Ma anche i sovietici hanno intuito il progetto e si mettono sulle tracce di Ottobre Rosso per distruggerlo. Ryan si fa calare con un elicottero nell’unita’ subacquea Dallas, comandata da Bart Mancuso, e l’inseguimento comincia. Ramius però è troppo bravo per farsi prendere.

Caccia a Ottobre Rosso

Caccia a Ottobre Rosso

5) 58 minuti per morire – Die Harder in onda su Iris alle 21.00 di Renny Harlin con Bruce Willis, Bonnie Bedelia, Franco Nero, William Sadler.

Trama: Il tenente di polizia John McClane si reca all’aeroporto ad aspettare la moglie. Ma l’aeroporto viene “sequestrato” da un gruppo di terroristi, capeggiati da un ex ufficiale dei corpi speciali, che non esita ad abbattere un aereo pieno di passeggeri per perseguire il suo scopo: fare atterrare e prelevare, salvandolo cosi’ dal meritato processo, un dittatore sudamericano. McClane risolve la situazione.

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Cinema

Venezia 75, perché ROMA di Alfonso Cuarón ha vinto il Leone d’Oro

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Alla fine il Leone d’oro della 75esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia è andato al film che tutti (critica e pubblico del festival) consideravano il più quotato: Roma di Alfonso Cuarón. Non c’è quindi alcuna dietrologia che tenga: la decisione della giuria presieduta da Guillermo Del Toro non deve essere letta alla luce del dibattito su Netflix (c’è chi parla di scelta simbolica nel premiare un film prodotto dal colosso americano) né alla luce della decennale amicizia che lega i due registi messicani.

Persino la qualità effettiva del film (che non è in discussione) ricopre una importanza marginale nelle logiche festivaliere, nonostante quello di Cuarón venisse considerato da molti non solo il film con più possibilità di vincere ma anche il più bel film in concorso, cosa non affatto banale. Ogni premio assegnato dalla giuria è frutto di un lavoro di continua mediazione, che è la ragione per la quale dai palmarès dei festival più rinomati vengono storicamente esclusi i film più controversi ed audaci (è successo anche quest’anno a Venezia con Killing di Shin’ya Tsukamoto, un’opera senza dubbio bellissima ma complessa e di difficile accesso). 

Roma è invece un film poco spendibile commercialmente (in un concorso invece molto improntato al mainstream) perché denso e sofisticato, ma allo stesso tempo abbastanza classico (le citazioni a Federico Fellini si sprecano) da riuscire ad incontrare il gusto di tutti i giurati. Non fatichiamo quindi a credere alle parole di Del Toro, il quale ha dichiarato che la decisione di assegnare il Leone d’oro al film di Cuarón è stata presa all’unanimità con nove voti a favore e zero contrari. Quello del regista messicano è un amarcord che rielabora fatti della sua biografia ed avvenimenti storici in una epopea personale che è tanto reale quanto idealistica. Le vicende di una famiglia medioborghese si intrecciano con quelle della domestica messicana che si prende cura di loro (e che a sua volta sarà accudita nei momenti di difficoltà dalla “padrona di casa”) in una visione interclassista della società (sperata e non realistica) non così diversa da quella che già emergeva in Y tu mamá también. 

Nell’assegnazione dei premi, la giuria di Venezia 75 non ha nascosto la volontà di veicolare un messaggio sociale attraverso le proprie decisioni, come testimoniano i riconoscimenti assegnati a The Nightingale, film per nulla memorabile ma dalla chiara connotazione politica e femminista. Anche in questa ottica il film di Cuarón sembra essere la scelta migliore: come già in Gravity, anche nel suo nuovo lavoro il cineasta messicano rende evidente la propria predilezione verso il genere femminile, il solo in grado di accudire e proteggere, che in ogni modo deve difendersi da quello maschile, distruttivo e mai in grado di unire ma solo di dividere. Se è vero infatti che il concorso di Venezia è stato caratterizzato dalla quasi totale assenza di registe (solo una donna in concorso, Jennifer Kent, l’autrice di The Nightingale, appunto) è anche impossibile non accorgersi dei tanti film in programma in grado di parlare di donne sia direttamente (The Favourite, altro grande trionfatore) che indirettamente (The Sisters Brothers, con un cast tutto maschile ma in cui lo stereotipo della virilità viene deriso e ribaltato). 

Paradossalmente quest’anno il film vincitore della Mostra del Cinema rischia di non arrivare in sala o di arrivarci solo per un passaggio fugace (che poi è quello che è avvenuto, per ragioni differenti, con tanti altri Leoni d’oro degli anni passati). Eppure il film di Cuarón, con lunghi piani sequenza, con il suo bianco e nero in 65mm e con l’uso incredibile che fa del sonoro, sembra essere uno di quei prodotti impossibili da fruire in maniera ottimale in un luogo che non sia la sala cinematografica. Ma c’è anche l’altro lato della medaglia: per la prima volta un film che non vuole essere a tutti i costi appetibile al grande pubblico non sarà destinato all’oblio, ma arriverà su di una piattaforma in grado di garantirne la massima diffusione. E sarà forse questo il grande merito del 75esimo Leone d’oro.

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