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Teatro all’aperto Ettore Scola alla Casa del Cinema di Roma

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La Casa del Cinema presenta “Caleidoscopio” la stagione estiva del Teatro all’aperto Ettore Scola. Il 26 giugno inaugurazione con la festa per Franca Valeri. Dal 27 giugno al 5 settembre 72 serate di cinema a ingresso gratuito.

La Casa del Cinema: omaggio a Franca Valeri

Si parte il 26 giugno con una festa di compleanno. Franca Valeri, la signora dell’ironia compie 98 anni e la Casa del Cinema di Roma, per inaugurare la stagione estiva del Teatro all’aperto Ettore Scola, le dedica un’emozionante e doveroso omaggio. Il tributo alla signora del teatro, della televisione e del cinema italiano è l’inizio della lunga stagione estiva dal titolo “Caleidoscopio”: 72 appuntamenti che accompagneranno le serate di Villa Borghese dal 26 giugno al 5 settembre. Tutte le proiezioni saranno a ingresso gratuito fino a esaurimento posti.
L’offerta sarà articolata secondo il classico schema delle proiezioni giornaliere legate alle rassegne di appartenenza con le intrusioni preziose lungo il percorso di due festival internazionali e tre serate evento. Ogni film verrà proiettato all’aperto o, in caso di pioggia, nella Sala Deluxe.

La Casa del Cinema: un evento che si rinnova

La rassegna sotto le stelle della Casa del Cinema ha rappresentato ogni anno un vero successo
popolare, ma che è anche in qualche modo il manifesto delle scelte di cinema, di cultura e di
intrattenimento che poi si rispecchiano nel resto dell’anno. Sette giorni con percorsi a tema che
si completano, si riflettono, dialogano per disegnare un’idea del cinema che – ogni volta – è
recupero della memoria, scoperta o riscoperta di autori e modi della narrazione e condivisione di
emozioni intense da vivere insieme sotto lo schermo di Villa Borghese.
Quest’anno le 72 serate portano il nome di Caleidoscopio: l’illusione e la fantasia del cinema.
Oltre all’omaggio a Franca Valeri che apre la rassegna, il programma è fitto di ricorrenze e grandi
figure femminili: si festeggerà Francesca Archibugi a 30 anni dal suo folgorante esordio con
Mignon è partita (1988); si saluterà Anna Magnani, che nasceva a Roma nel 1908, con un
viaggio attraverso le sue più grandi interpretazioni fino all’Oscar per La rosa tatuata (1956) in
collaborazione – come ormai è tradizione – con il Centro Sperimentale di Cinematografia –
Cineteca Nazionale. Con Cattleya è stato ricostruito un altro viaggio, vent’anni dopo
l’apparizione di questa originale casa di produzione che ha rivoluzionato le regole del racconto, tra
cinema e televisione, sulla scena italiana. Con 17 (+1) titoli in cartellone Cattleya ripercorre con la
Casa del Cinema le varie tappe di questa progressiva trasformazione ed è anche grazie alla
disponibilità di Netflix e Rai Cinema se questo percorso sarà completato con un’autentica primizia come la presentazione pubblica di Suburra – la serie, una serie Originale Netflix, una produzione Cattleya in collaborazione con Rai Fiction.

Franca Valeri

La Casa del Cinema omaggia Claudio Abbado

Un altro importante anniversario che sarà ricordato nel corso di questa stagione è la nascita, il 26
giugno 1933, di Claudio Abbado, non solo un titano della musica e dell’interpretazione
orchestrale, ma anche un fantastico esempio di vitalità creativa, di curiosità tra i linguaggi,
protagonista di incursioni originalissime anche nel cinema e generoso modello di un’arte al
servizio del pubblico e della passione. Da qualche anno la grande musica occupa uno spazio di
diritto nel programma della estivo della Casa del Cinema, ma in questo caso si può parlare di un
vero e proprio evento, reso possibile dalla collaborazione con l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Rai Teche e la Fondazione Claudio Abbado senza le quali non sarebbe stato possibile recuperare registrazioni storiche e spericolate sperimentazioni del Maestro.
Ancora: due rassegne tematiche pensate per un pubblico curioso nel piacere dello spettacolo: la
prima dà il sottotitolo ideale al programma (L’amore non va in vacanza) ed è il risultato di scelte
e provocazioni che Giorgio Gosetti, direttore della Casa del Cinema, ha condiviso con Angelo
Draicchio, un cinefilo ogni volta capace di sorprendere. La seconda (Paura al Polo) nasce da un
fenomeno esemplare nella scrittura di genere come il noir scandinavo e dall’esperienza di
consolidato successo del Nordic Film Festival che ogni anno appassiona il pubblico di Casa del
Cinema.

Ettore Scola

La Casa del Cinema: Le ricette della casa

“Alcuni eventi speciali, a cominciare dalla serata–omaggio a Franca Valeri con cui inauguriamo il
26 giugno, e due festival internazionali (Festival del cinema bulgaro e RomAfrica Film Festival)
che aggiungono il senso della scoperta al nostro progetto per l’estate – afferma il direttore Giorgio
Gosetti – completano il Caleidoscopio 2018. Per il quale mi sento di ringraziare l’eccezionale
impegno della squadra di Casa del Cinema e di tutta Zètema, i molti produttori e distributori che
con la consueta generosità hanno aderito alla nostra richiesta, le istituzioni pubbliche che ci
affiancano nella convinzione che questo è uno spazio pubblico, voluto dalla città di Roma per chi
fa il cinema e per chi lo ama: per questo il suo Teatro all’Aperto deve offrire – ogni estate –
quell’intelligenza popolare dello spettacolo che è sempre appartenuta a Ettore Scola,
indissolubilmente legato a questo luogo e a quest’idea della cultura.
In quest’ultimo anno – prosegue Gosetti – più di una volta ci si è interrogati sulla funzione e le
prospettive di Casa del Cinema e dell’Audiovisivo. Ogni volta mi sono risposto che la ragione sta
nel nome (una Casa appunto) e che il suo orizzonte deve abbracciare passato e futuro
dell’immagine in movimento, deve essere presidio della memoria e luogo della scoperta, punto di
ritrovo della comunità cinematografica e approdo per chi attraverso lo sguardo degli artisti allena il suo sguardo sulla realtà. La partecipazione alla nostra vita quotidiana (365 giorni ininterrotti di
proiezioni, eventi, incontri) da parte di tutte le associazioni di categoria, la scelta dei nostri schermi da parte di moltissime istituzioni e accademie straniere, la rete di collaborazioni in continuo sviluppo, testimoniano a favore di questo progetto. Ma siamo ancora lontani dal traguardo di far percepire quest’isola felice nel cuore di uno dei luoghi più belli di Roma come una vera casa comune. Troppi non ci conoscono, tanti cercano alternative quando sarebbe più semplice rimboccarsi le maniche insieme per migliorare ciò che abbiamo, alcuni additano modelli altri quando il modello tutto romano delle case ci è invidiato e copiato non solo in Italia.
Anche per questi abbiamo il dovere di migliorare la nostra offerta, di amplificare i segnali che qui
ogni giorno ci vengono regalati da registi, attori, tecnici, scrittori, musicisti, produttori, distributori, televisioni e operatori di cultura che sono i veri protagonisti del nostro programma lungo tutto l’anno”.

E, infatti, la Casa del Cinema non si ferma e continua a rinnovarsi a partire dalla riqualificazione
delle sale, specie quelle idealmente dedicate alla cultura cinematografica (Sala Kodak e Sala
Volontè): da settembre riapriranno con un’immagine e una tecnologia finalmente all’avanguardia
che aumenterà il numero e la qualità dell’offerta. Grazie alla collaborazione con Vyta sono stati
avviati una serie di appuntamenti con l’editoria per proseguire il percorso di dialogo tra le arti,
già consolidato con la musica e la video arte. Va nello stesso senso la collaborazione con la Festa
del Cinema, i Nastri d’Argento e il David di Donatello e – da quest’anno – con VideoCittà. E
saranno ancora una volta i grandi festival stranieri d’autunno il migliore biglietto da visita per
un’idea del cinema che fa di questo luogo un osservatorio sul mondo, l’unica agenzia di viaggi che
fa viaggiare gratuitamente i nostri occhi da un capo all’altro della terra.

Infine – conclude Gosetti – grazie alla disponibilità di tutte le associazioni di categoria e del nostro
Comitato di indirizzo (che voglio pubblicamente ringraziare perché testimonia la nostra
vocazione ad essere terminale privilegiato di chi lavora nel cinema) abbiamo avviato un progetto di attività formativa dello spettatore, un’educazione condivisa al vedere che vorremmo aperta alle
più diverse fasce d’età, fino alla sperimentazione d’eccellenza sui nuovi linguaggi della visione.
Ed è con orgoglio che rivendichiamo di essere un modello virtuoso d’esercizio condiviso della
cultura. Nasciamo come struttura di servizio e operiamo con il sostegno di Zètema: ma non
graviamo sulle finanze dell’Amministrazione, non attingiamo alle tasche dei cittadini e siamo oggi
capaci di autofinanziare la nostra attività per merito dell’intera comunità cinematografica di questa straordinaria Città del Cinema.
Tutto questo ci rende liberi di sperimentare, osare, aprirci sempre di più alla città e non solo in
estate.

A Life in Movies! Affamato di Cinema e serie TV. Blogger e Social Media Strategist. Amo particolarmente la pizza e i LEGO!

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Cinema

Passing: la recensione del debutto alla regia di Rebecca Hall

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Passing
3 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

Presentato durante la 16esima edizione della Festa del Cinema di Roma, dopo essere sbarcato in anteprima al Sundance Film Festival il 30 gennaio 2021, godrà di una distribuzione targata Netflix arrivando il 10 novembre sulla piattaforma.

Passing è il titolo (probabilmente ‘Due donne’ diventerà nella versione italiana) e si tratta del debutto alla regia di Rebecca Hall che, oltre a dirigerlo, ne firma la sceneggiatura, adattandolo dall’omonimo romanzo del 1929 di Nella Larsen.

Della durata di 98” è stato prodotto in società da diversi investitori, ma poi assorbito dal leader dello streaming che ha acquisito i diritti distributivi per 15,75 milioni di dollari. 

Passing: la sinossi del film

New York, fine anni Venti, due donne all’apparenza simili ma completamente agli opposti come ruolo e posizione all’interno della comunità, si uniranno e scontreranno tra desideri e crudeltà. Irene da una parte, Clare dall’altra, nostalgia del passato, vecchi ricordi, nuovi dissapori e intrecci che porteranno a dinamiche sempre più contorte.

Rapporti familiari ed amorosi messi a dura prova, giungeranno a spiacevoli conseguenze all’interno di una società razzista, sconvolgendo gli apparenti sani e idilliaci equilibri.

PASSING – (Pictured) RUTH NEGGA as CLARE. Cr: Netflix © 2021

Passing: la recensione del film

Rebecca Hall come tanti attori prima di lei, sceglie il 2021 come anno di debutto per il suo primo lungometraggio da regista, sviluppando immediatamente un occhio intrigante nei confronti delle tematiche sociali e del design fotografico.

Con questo bianco e nero avvolgente e d’atmosfera, ma non così funzionale nel caso di Passing, la Hall trova una strada di certo sofisticata per raccontare una delicata storia al femminile, mettendo in scena escamotage furbamente ben posizionati. La mancanza di colori della pellicola va a distogliere l’attenzione dal poco realismo nello scegliere una protagonista come Tessa Thompson, che non riuscirebbe facilmente a passare inosservata in una società così razzista, quando prova a passare per donna caucasica.

La probabile esigenza di casting a favore di una star in ascesa, non è appunto corrispondente a quanto la trama racconta, al contrario Ruth Negga è molto più calzante nel ruolo, oltre che a livello estetico anche di gran lunga migliore sotto la sfera interpretativa.

La pellicola si propone quasi come un doppelganger, ogni situazione è doppia, con una parte contrapposta all’altra. Due amiche, due scelte di vita differenti, due modi per essere falsamente felici ed infine due luoghi vicini ma opposti, Harlem da un lato e la New York più benestante dall’altro.

La storia che la regista (e il romanzo prima di lei) vuole raccontarci, si focalizza sulle vite di queste due ragazze nere, calate in una società razzista e retrograda, vittime di abituali discriminazioni tramite anche “soltanto” una dialettica dispregiativa, che passa senza troppi problemi per essere giustificata e perfettamente incorniciata in quel deprimente contesto. 

Pragmatiche conversazione su persone di colore, caricate di un disprezzo tale da sembrare una specie animale vista in un documentario, pazzesche risate rabbiose inquietano lo spettatore, mentre cerca di divincolarsi tra l’odio razziale ed i pregiudizi di personaggi privi di dignità morale.

Ci si illude di intraprendere la strada più giusta, ma come insito nell’animo umano, alla fine ci si ritrova ad essere invidiosi o desideranti della scelta altrui. Clare si prende quello che vuole, prima una vita da bianca poi quella dell’amica, senza scrupoli né troppi complimenti, arrivando ad un finale inatteso ma anche debole sulla chiusura.

Purtroppo gli appena 98 minuti risultano spesso piatti, si salvano quasi solamente in resa visiva, grazie a giochi di focus e di sguardi, a tonalità che spaziano tra scale di grigi ma soprattutto esponendo molto il contrasto luce/buio. Il film si avvale di questo bianco e nero per disegnare sagome scure, immerse in oceaniche luci cristalline, sugellando il tutto con suggestivi silenzi, pause, respiri, attimi sospesi. 

Una pellicola di certo non priva di morali interessanti, quali una sorta di rassegnazione che diviene quasi inconsapevole realtà e questa ostinata volontà nel voler “passare per bianca”, come fosse l’obiettivo per trovare un’accettazione ed un equilibrio, sperando in un miraggio di libertà o in un’utopistica parità, al fine d’inserirsi nella comunità dell’epoca, calandosi in un’idea che di idilliaco ha ben poco. 

Non ci resta che procrastinare ad una seconda opera il giudizio nei confronti della Hall in veste di direttrice, in quanto questo primo tuffo nel mondo registico non è di certo da buttar via, ma decisamente da migliorare.

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Cinema

Caro Evan Hansen: la recensione del musical che non ci fa sentire soli

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Caro Evan Hansen
4.1 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

Presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, Caro Evan Hansen uscirà il 2 dicembre nelle nostre sale. Il musical diretto da Stephen Chbosky, sceneggiato da Steven Levenson e della durata di 2h 17min, si propone ai nostri occhi come un adattamento dell’omonimo spettacolo teatrale di Broadway, da cui la Universal Pictures ha acquisito i diritti nel 2018, per poter realizzare un film.

Caro Evan Hansen: la sinossi

Evan Hansen è un adolescente emarginato, molto solo, senza amicizie. Un giorno viene coinvolto in dinamiche inaspettate e si ritrova catapultato in qualcosa di più grande di lui, che lo porterà a fare scelte istintive, via via più intricate. Preda di un vortice di eventi, il ragazzo si renderà involontariamente popolare agli occhi di tutti, ma allo stesso tempo schiavo di un indomabile senso di colpa.

Julianne Moore in Caro Evan Hansen

Caro Evan Hansen: la recensione del film

Per cominciare credo sia doveroso seppur scontato chiarire che essendo un musical, è essenziale tenersi pronti a più di due ore di canzoni e personaggi che prendono a cantare senza un motivo apparente. E’ il genere che lo richiede e questo deve essere messo in conto fin da subito.

Se si è preparati a questo, allora di certo ci si calerà nella storia, ci si farà coinvolgere, divertire, commuovere e perchè no anche rapire nei giorni seguenti dalle musiche furbamente orecchiabili. Lo stile è quello classico per questo genere, ma le tinte attuali e la drammaticità che influenzano il contenuto donano frizzantezza e spontaneità, determinando un buon risultato finale.

Tutto è decisamente ben orchestrato per arrivare alla lacrimuccia (o agli Oscar che dir si voglia), ma questo non pesa nè tantomeno viene avvertito come volontario. Al contrario i messaggi sociali come bullismo, emarginazione e accettazione personale, sono esposti con delicatezza, finendo per emozionare senza calcare la mano.

Purtroppo qualche nota sgradevole non manca, a cominciare dal potenzialmente interessante carattere di Evan. La sua fobia sociale pare fortissima all’inizio, ci viene presentato come un ragazzo estremamente problematico, da non riuscire neanche a ordinare la cena per paura di parlare con l’impiegato, ma poi tutto svanisce già poche scene più tardi, facendoci intendere sia “soltanto” molto asociale ma non così estremo.

Ben Platt in Caro Evan Hansen

Ben Platt (figlio del produttore del film) interpreta il protagonista Evan Hansen e, oltre ad essere un magistrale cantante, stupisce anche a livello attoriale, finendo per rubare completamente la scena in più di un’occasione. Grazie al suo carisma conquista sia l’obiettivo della macchina da presa, sia noi spettatori, empatizzando a tal punto da diventare quasi nostro amico.

Tramite la propria voce restituisce l’emozione che il personaggio prova e rende in maniera esaustiva e funzionale i complessi da cui è attanagliato ed il suo disagio interiore. Julianne Moore e gli altri satelliti attorno a Platt, possono soltanto fare del proprio meglio per esaltarlo ancora di più, tramite dialoghi canori o parlati ma sempre coesi a favore del protagonista.

Il feeling del cast risulta ottimo dando l’impressione che il tutto sia omogeneo e che proceda come per inerzia. Molteplici sono le tematiche che lancia la pellicola, morali costruttive ed essenziali affrontate come non accade spesso. Dalla depressione giovanile all’istinto suicida, fino a prediligere una chiave di lettura realista nell’evitare di elogiare persone defunte come fossero Santi, quando invece erano tutt’altro.

Inoltre viene ottimamente rappresentata anche la modernità, i social, gli smarthphone che possono rivelarsi un’arma a doppio taglio, da un lato condividendo emozioni e messaggi positivi, dall’altro divenendo fonte offensiva con lo scopo di deridere e schernire esseri umani. 

Caratterizzato da un ritmo dinamico, ben cadenzato e brioso non ti lascia un’istante avvolgendoti nel suo tessuto narrativo. Spesso molto emozionante si focalizza su precise sequenze in maniera polarizzante, come quando Evan parte a raccontare di un’amicizia che noi spettatori sappiamo essere inventata, ma che tramite le sue parole lui stesso inizia a sognare, credendoci talmente tanto da convincersi sia reale.

La speranza è di certo una ed essenziale, che del film non venga doppiato il cantato, sia per la qualità canora di Platt sia perchè ne perderebbe in musicalità e scorrevolezza uditiva, arrivando sino ad un ipotetico ed involontario malcontento.

Tirando le fila, si puó giungere alla conclusione che questo non è di certo un film che puó abbracciare il favore di tutti, ma al contrario gode peró di tanto cuore e di sti tempi un’iniezione di positività credo faccia bene a chiunque.

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Festival

A Castel Volturno torna il Festival del Cinema dal 25 al 30 ottobre

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festival castel volturno

Si tiene dal 25 al 30 ottobre 2021 la quarta edizione del Festival del Cinema di Castel Volturno. Una kermesse nata nel 2018 e diretta da Daniela Cenciotti, in collaborazione con Titania Paola Esposito e Emanuela De Marco.

Una particolare attenzione è riservata al cinema indipendente, ma non solo. Dietro c’è la volontà, da parte del team tutto al femminile, di valorizzare la storia e la cultura del territorio attraverso un percorso cinematografico assolutamente unico e degno di nota. Basti pensare che opere come L’imbalsamatore e Indivisibili hanno sfruttato alcune delle location offerte da Castel Volturno,

Festival del Cinema di Castel Volturno | 5 giornate piene di cinema e di appuntamenti

Gli appuntamenti culturali, promossi durante il 2021, si concludono in 5 giornate immersive (25-30 ottobre) ricche di proiezioni, workshop, anteprime di lungometraggi e un’esclusiva experience sul territorio.

Leggi anche: Hotel Paradiso: il primo albergo cinema del mondo, a Parigi (video)

L’evento comprende:
25 cortometraggi in concorso
5 film “amici” per le proiezioni serali
1 giornata dedicata all’animazione (il 28 ottobre ), in occasione della giornata internazionale dell’animazione
1 experience (il 30 ottobre) alla scoperta dei luoghi del cinema a Castel Volturno, una location a cielo aperto scelta da grandi registi come Matteo Garrone ed Edoardo DeAngelis
workshop e incontri per i ragazzi del territorio 

Nancy Brilli chiude la serata in attesa dei premi

In chiusura, il 30 ottobre, la madrina del festival, Nancy Brilli, è protagonista di un incontro con pubblico e giurie, nella speciale serata di Gala, durante la quale vengono assegnati i riconoscimenti ai cortometraggi e il prestigioso Premio Carlo Croccolo alla talentuosa Hildegard De Stefano. Tre giurie – una young, composta di giovani dai 14 ai 20 anni – si occupano di determinare i vincitori, in una giornata che promette sorprese e scoperte.

Leggi anche: Matera Film Festival | David Cronenberg: “Sogno un film in Italia da quando ho visto La Dolce Vita”

Per il programma dettagliato c’è ancora qualche giorno da attendere, ma di certo non mancheranno le grandi emozioni…

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