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Interviste

Daniele Monterosi si racconta: “Sono l’unico romano nella grande famiglia di Gomorra 3”

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Lo scorso 17 novembre è cominciata su Sky la terza stagione di Gomorra – La Serie, anticipata da una speciale anteprima dei primi due episodi in numerose sale cinematografiche italiane, a sottolineare la differenza sempre meno netta tra cinema e serialità televisiva. L’attore romano Daniele Monterosi è stato protagonista del secondo episodio di questa nuova stagione nel ruolo di Silvano, premuroso padre di una ragazza di 18 anni ed amante di Gegè, una delle new entry più importanti nell’universo narrativo di Gomorra per il suo legame lavorativo con Genny Savastano. Quella tra Silvano e Gegè è la prima relazione omosessuale della serie ideata da Stefano Sollima e, per questo, riveste un significato ancora più dirompente. Abbiamo chiesto a Daniele Monterosi di raccontarci la sua esperienza sul set e con lui abbiamo chiacchierato sull’attuale stato dell’industria televisiva e cinematografica in Italia.

Inizierei subito chiedendoti come è stato lavorare sul set di Gomorra. Ti sei sentito subito a tuo agio o ci hai messo un po’ di tempo per ambientarti ?

La cosa bella è questa: è un set in cui ogni reparto è talmente attento alla cura dei particolari ed io, che vengo spesso definito un attore maniacale per quanto mi piace curare i personaggi dagli abiti al parrucco, mi sono sentito subito a mio agio in questo senso e mi è sembrato un sogno. Mi preme sottolineare l’assoluta dedizione di tutti i reparti che hanno lavorato per dare il miglior contributo possibile al progetto ed è anche per questo infatti che parliamo di Gomorra come un successo incredibile.

L’orientamento sessuale del tuo personaggio è stato un elemento importante nel pensare alla sua caratterizzazione o la tua preoccupazione era quella di restituire il legame affettivo, indipendentemente dalla omosessualità di Silvano ?

Il fatto che fosse un personaggio omosessuale portava su questo Silvano una serie di sfide importanti: è la prima relazione omosessuale in Gomorra e viene presentata allo spettatore con una dinamica “a schiaffo” attraverso un bacio improvviso. Sicuramente quindi era un elemento da tenere in considerazione, trovando la giusta alchimia per farlo accadere. Però la cosa sulla quale mi sono concentrato non è tanto la realtà omosessuale o meno, ma cercare di rendere veramente credibile una storia d’amore che aveva poi poco spazio narrativo. Il mio impegno, insieme a quello di Edoardo Sorgente che fa Gegé e sotto il coordinamento di Claudio Cupellini, è stato quello di trovare la giusta dimensione ad una storia che doveva essere comunque portatrice di valori importanti in un breve tempo e tra l’altro introdurre la tematica omosessuale. Io mi sono concentrato principalmente sull’essere un buon padre ed un buon amante, a prescindere poi da chi fosse il soggetto amato.

Sembrerebbe che in un mondo come quello della criminalità organizzata, che segue regole precise e codici a cui non si può contravvenire, l’unica cosa che non possa essere imbrigliata sia l’amore. Quale pensi sia la forza, magari anche sovversiva, del tuo personaggio in relazione al contesto nel quale è immerso ?

Il mio personaggio ha uno scopo che è quello di aprire una parte sentimentale nel mondo di Gegè, che è il protagonista di una serie di vicende e di dinamiche. Quindi nell’ambito della sfera amorosa e di quello che fai a casa, ognuno si gestisce i propri affetti a modo suo. Gegè infatti non può parlarne apertamente con quel tipo di realtà per cui lavora e questo è stato un altro aspetto che abbiamo cercato di far passare nei limiti delle scene che avevamo. Questa difficoltà di comunicazione non esiste solo tra Gegè ed il mondo della mala ma anche tra di noi, per questo ho cercato di mettere in scena anche un rapporto molto maturo tra due persone che non vanno ad invadere l’ambiente dell’altro. È un personaggio che sa in quali situazioni e con quali figure Gegè si trova a che fare. Lo sa da tempo e a modo suo cerca di gestire al meglio questa cosa.

Come hai ottenuto il ruolo e cosa ti ha spinto ad accettare la parte ?

Ho fatto un provino, l’ho vinto e quindi ho accettato con gioia un ruolo nella terza stagione di una serie così importante. Per me era una grande occasione far parte di questa grande famiglia e di questo grande successo. Quando ho saputo di aver ottenuto la parte per me è stata una emozione immensa, anche perché Silvano è l’unico personaggio romano che entra in questa storia e quindi c’era solo questa possibilità per me che sono romano, e sono contento che Claudio e tutta la produzione abbiano contato su di me per questo ruolo così delicato.

Quale pensi sia la chiave dello straordinario successo di Gomorra non solo nel nostro Paese ma anche in America, dove è la serie italiana di gran lunga più famosa ?

Il successo è legato a diversi aspetti. Il primo è certamente legato alla qualità che c’è dietro ad un progetto di questo tipo, perché è veramente una serie curata in ogni minimo dettaglio e quando si tratta di mettere insieme una grande orchestra per suonare bene una determinata sinfonia la differenza la fanno proprio i piccoli tasselli. È proprio la qualità che esce fuori ad essere determinante, grazie all’attenzione delle persone che lavorano su quel set. Ho avuto la fortuna di lavorare con Claudio Cupellini che è un regista che cura nel dettaglio le sfumature e questo permette anche agli attori di avere uno spazio, un respiro, una consapevolezza molto più incisiva. Ed è questo il motivo per cui molti attori lavorano così bene, perché supportati da una realtà che nutre ed ispira il loro lavoro.

Il secondo motivo di questo grande successo riguarda proprio la storia, che ruota attorno al classico viaggio dell’eroe dark. E quindi è una sorta di Breaking Bad o House of Cards, naturalmente con le dovute distinzioni. Quello che fa presa in queste storie è la smania di potere e certamente viviamo in un momento storico in cui il pubblico ci dice che c’è questa attrazione. Ho citato tre serie ma potrei farlo con altre mille, perché siamo un po’ tutti affascinati da questi personaggi che sono disposti a fare qualsiasi cosa pur di ottenere quello che vogliono ed in qualche modo questo ci spinge a fare i conti con le nostre reazioni a determinate situazioni. Noi spesso ci fermiamo, loro no. E questo è certamente affascinante. Ma parliamo anche di un viaggio che ruota fondamentalmente attorno a due amici e i personaggi ai quali ci leghiamo di più sono quelli di Ciro e di Genny, che nascono come grandi compagni, per poi combattersi e ritrovarsi. È innegabile che i momenti della serie più alti siano proprio quelli riguardanti loro due.

Tu hai lavorato anche per il grande schermo e quindi vorrei chiederti: sono le serie TV che si stanno avvicinando al cinema, per qualità e profondità, o è il cinema che con la continua serializzazione si sta spostando verso quel tipo di narrazione ?

Il mio punto di vista è molto semplice: le serie TV hanno permesso un grande cambiamento all’interno dell’industria. Le primissime serie erano distanti dalla realtà del grande schermo. Poi si è passato, specialmente in America, ad introdurre nel cast grandi attori e ci siamo un po’ aperti a questa nuova possibilità. La serie TV ti dà la possibilità di ampliare un arco narrativo all’interno di dodici, tredici, venti episodi, che è un viaggio incredibile per gli attori che lo interpretano, perché un conto è sviluppare un personaggio in trenta ore ed un conto è farlo in due ore, ma al tempo stesso permette una grande immedesimazione del pubblico. Ci affezioniamo a quei personaggi proprio perché si sviluppano con un arco narrativo così ampio. Quindi secondo me non si tratta di un avvicinamento della serie TV al cinema ma di un cambiamento di mentalità che ha portato ad un aumento di qualità. Il cinema naturalmente deve analizzare questa realtà, capendo che se una persona va al cinema lo fa per vedere qualcosa di diverso. Questa è la sfida più alta che ci porta ad interrogarci su cosa il cinema può fare e che una serie TV ancora non può fare.

In America l’industria televisiva è diventata importante quanto quella cinematografica, se non di più. Pensi che questo sia uno scenario probabile anche per la nostra produzione italiana o si parlerà sempre di casi isolati ?

Io sto con quello che vedo e da questo traggo una proiezione. Parliamo di Gomorra, parliamo di Suburra e di 1992 o di In Treatment, quindi di progetti televisivi dalla grandissima qualità, sia di scrittura che di interpretazioni e regia. In questo senso bisogna fare una diversa analisi: quali sono i canali che permettono a queste produzioni di emergere ? Parliamo di Sky e di Netflix. Se facciamo riferimento a queste realtà io sono estremamente fiducioso, perché mirano ad un pubblico giovane ed affamato di storie, che ha già una cultura seriale molto vasta. Se una serie TV esce su Netflix troverà ad attenderla un pubblico che ha già visto i vari Stranger Things ed affini, quindi la qualità deve essere necessariamente alta. Se invece parliamo di altri canali, il viaggio è ancora lungo.

Hai qualche progetto futuro di cui ci puoi parlare ?

È sicuramente un bel momento, ci sono tante cose in ballo e tornerò alla TV con diversi progetti per la Rai e poi anche al cinema con film che abbiamo girato in questi mesi e che arriveranno in sala dal 2018 in poi. Poi ci sarà un ritorno al teatro che è il mio grande amore. Cerco sempre di bilanciare il mio lavoro tra questi tre linguaggi diversi: quello del cinema, della televisione e del palcoscenico teatrale.

Studente presso la facoltà di Medicina e chirurgia dell'Università degli Studi di Bari Aldo Moro. Autore di diversi articoli pubblicati su mensili locali quali Bisceglie in Diretta e Il Biscegliese e siti d’informazione online locali e non. Ha collaborato con siti di informazione videoludica, come GameBack, GamesArmy e gamempire.it. Attualmente è redattore di Bisceglie24 e gestisce il blog cinematografico Strangerthancinema.it.

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Cinema

Green Book, la conferenza stampa

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green book

Green Book è un film che fa bene al cuore. L’amicizia nata nel 1962 tra un uomo di colore e un uomo bianco, sono al centro del film diretto da Peter Farrelly, con Viggo Mortensen e Mahershala Ali. In questi 130 minuti dove a regnare sono le tante risate e i momenti di riflessione, i due protagonisti dimostrano che il sentimento come l’amicizia, non si ferma davanti a differenze di sesso e di razza. Durante la conferenza stampa, l’attore Viggo Mortensen ha stupito l’intera platea ascoltando le domande dei giornalisti in Sala Petrassi totalmente privo di cuffiette per le traduzioni, e risposto in maniera esaustiva alle domande con un italiano a tratti maccheronico.

Questo film è tratto da una storia vera. Come hai reso tuo questo personaggio?

Quando ho letto la sceneggiatura ho capito subito che era tra le più complete che avessi mai ricevuto. Ho trovato una storia vera basata su eventi veri, che fanno ridere e piangere. Io non sono italiano ma ho lavorato con attori italo-americani davvero bravi. L’importante era non farne una caricatura. Mi ha aiutato molto avere a che fare con la famiglia Vallelunga. È stato un film davvero importante. Green Book non ti dice cosa fare, cosa pensare, cosa dire o pensare. È un viaggio che ti fa ridere, piangere e riflettere allo stesso tempo. È una storia del passato che fa riflettere sul presente.

Per la prima volta dirigerai un film. Che tipo di regista sei?

Nella mia carriera ho trovato dei grandissimi registi. Tutti hanno delle tecniche di regia diverse, ma l’importante è fare lavoro di squadra. Non voglio fingere di fare tutto, ma voglio fare questo film ed ho bisogno dell’aiuto di tutta la squadra. Infatti ho detto al mio staff che se hanno idee per il film, devono parlarmene, senza avere paura di farlo. Potrebbe sembrare una storia noiosa il viaggio di due persone in una macchina, ma con il lavoro di squadra si è trasformato in qualcosa di formidabile.

Questo è un film importante, soprattutto per gli ultimi tempi. Cosa ne pensi?

Onestamente questo film non è importante solo per questi tempi. Storie come questa, aiutano ad essere meno ignoranti. Non è un problema che riguarda solo l’Italia o l’America ma tutto il resto del mondo. La cosa peggiore è che ci sono leader politici che dovrebbero essere informati ma in realtà, spesso sono quelli più ignoranti o a volte fingono di esserlo per restare al potere. Per questo ci si chiede: ma cosa votiamo a fare, se non abbiamo voce in capitolo per cambiare le cose? Basta poco anche uno “scusa” per avere un po’ di umanità verso il prossimo. Questa è una storia che ti invita a riflettere ed è un esempio per i giovani.

Per interpretere Tony Lip hai dovuto ingrassare e parlare italiano. Che tipo di preparazione hai effettuato?

Ho preso 20kg per questo ruolo. È stato più facile ingrassare che dimagrire, in questo anno, soprattutto per la mia età. Per quanto riguarda l’italiano, è una lingua che conosco e quando sul copione era scritto di parlarci, improvvisavo. Stando a contatto con la famiglia Vallelonga ho scoperto un mix tra italiano e dialetto calabrese. D’altronde si capisce che la famiglia appartiene al sud Italia. Divertente è stato l’aneddoto al ristorante della famiglia di Tony Lip, dove il figlio del protagonista ha iniziato a portarmi portate diverse, come quattro piatti di pasta che ho dovuto mangiare per non offenderli, entrando nel mood della tipica famiglia italiana. Il cibo mi ha schiacciato, ma per me è stata una sfida. Ho anche fatto delle ricerche sulla loro famiglia.

Visto che conosci l’italiano, ti piacerebbe lavorare con un regista italiano?

Sarebbe una bella sfida. Ho fatto una volta un film con un regista francese pur non conoscendo approfonditamente la lingua. Conosco anche l’arabo. Il cinema italiano ha ottimi registi. Da quando sono qui ho conosciuto solo Tornatore, ma nonostante questo, non mi sento di fare un nome con la quale lavorare. Vedremo…

 

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Cinema

RomaFF13, Sigourney Weaver: “Per un regista io non sono una scelta logica, ma un’intuizione”

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Sigourney Weaver

Sigourney Weaver è ospite alla 13° edizione della Festa del Cinema di Roma per ricordare alcuni dei suoi successi sul grande schermo, da Ghostbusters al cult di fantascienza Alien, che hanno plasmato la sua carriera di attrice all’insegna della versatilità. Prima di essere protagonista di un Incontro Ravvicinato con il Direttore artistico Antonio Monda, la star di Hollywood ha incontrato la stampa. “La cosa interessante per me è sempre la storia. Ghostbusters è stata una fantasia sui fantasmi e poi tutto si è spostato verso la fantascienza, un genere sofisticato adesso che affronta alcune grandi domande sull’esistenza (chi siamo?, dove andiamo?, cosa succede al nostro pianeta?) In America abbiamo grandi scrittori di fantascienza” ha affermato, continuando poi a condividere la sue esperienza dentro e fuori dal set sorridente e disponibile.

I suoi genitori sono entrambi attori. Ha imparato qualche lezione importante da loro?

Ho ammirato molto entrambi. Mio padre mi ha fatto innamorare di questo mondo e di questa arte. Faceva soprattutto programmi televisivi e quando tornava la sera a casa si capiva che si era divertito. Per questo mi ha fatto sviluppare una inclinazione verso questo mondo. Mia madre invece non parlava mai della sua carriera che ha dovuto abbandonare quando ha sposato mio padre. Non l’ha mai superata, e mi diceva sempre che è un mondo corrotto e di starne lontana, perché tutti volevano solo portarti a letto e approfittarsi di te.

Agganciandoci al consiglio di sua madre, cosa ne pensa del recente scandalo molestie con Harvey Weinstein e tutto quello che ne è derivato? E crede che per le donne qualcosa sta cambiando nell’industria cinematografica?

Era ora direi. E’ stato un passo fondamentale nella lotta per la qualità sul posto di lavoro. Queste donne coraggiose che hanno parlato hanno iniziato una rivoluzione, però l’industria che io conosco, delle troupe, dei registi, volevano che le cose cambiassero da molto tempo e che il cinema fosse più aperto alle donne. Credo che ci sia ancora molto da fare, ma siamo sulla strada giusta per un cambiamento, la parità e l’uguaglianza.

Il regista migliore con cui ha lavorato? 

Ho lavorato con registi molto diversi, ma tutti meravigliosi. James Cameron ha intuito in modo sottile come potevo lavorare, mentre ad Ang Lee, mentre giravamo Tempesta di Ghiaccio, bastava uno sguardo per capire cosa dovevo o non dovevo fare.

Conosce il cinema italiano?

Ho incontrato Luca Guadagnino e mi ha chiesto di essere in un paio di suoi film, ma uno poi non lo ha mai girato e un altro io non l’ho potuto fare. Però tutti sappiamo l’importanza del cinema italiano. In particolare ho visto e amato Roma di Fellini. 

Come ha vissuto l’esperienza di Alien? Si immaginava il successo che è arrivato dopo aver fatto quel film?

Ridley Scott aveva fatto I Duellanti e questo era il suo secondo film. C’era molta improvvisazione sul set e, venendo dal teatro questo un po’ mi spaventava, ma in fondo adoro farmi trasportare un po’ da tutte le parti quando faccio il mio lavoro. Alien è stata una grande sfida e poi sono passati due anni per fare un altro film. Lo ricordo come un film fantastico e innovatore semanticamente, ne sono molto orgogliosa. 

Non le hanno mai proposto il ruolo di una fidanzata o una moglie?

Quando parlavo con i produttori si volevano subito sedere perchè ero troppo alta. Appena mi vedevano non riuscivano a considerarmi una potenziale fidanzata di qualcuno perchè li mettevo in soggezione per la mia fisicità. Un anno vissuto pericolosamente forse è stato l’unico ruolo di quel tipo. Ma nella mia carriera sono stata ingaggiata da registi molto fantasiosi, perché la mia scelta non era mai logica ma solo l’intuizione di qualcuno.

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Alice nella Città

Skam Italia 2: intervista esclusiva ai protagonisti e qualche anticipazione

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skam italia 2

Casa Alice ha ospitato il cast di Skam Italia, la serie creata da Julie Andem, portata al successo in Italia dal regista Ludovico Bessegato per TimVision. Skam Italia è il remake dell’omonima serie norvegese iniziata nel 2015 e terminata nel 2017, che ha ottenuto ottimi risultati a livello mondiale. La versione italiana fa parte di un progetto internazionale a cui molti Paesi hanno deciso di contribuire con le proprie caratteristiche territoriali e sociali, pur rimanendo fedeli all’idea originale. Per la versione nostrana è stata scelta Roma. La città eterna è l’ambiente all’interno della quale i giovani studenti di un liceo romano narrano le proprie vicende, mostrando carattere, debolezze, primi amori e dubbi sulla propria identità sessuale.

La particolarità di Skam Italia è il rapporto che si viene a creare tra il personaggio e lo spettatore, riuscendo a condividere messaggi di WhatsApp e aggiornamenti sui social network dei protagonisti, proprio come avviene quotidianamente nella realtà. In questo modo si ha la possibilità di conoscere segreti e indagare su alcune situazioni poco chiare che portano avanti la storia. Nel corso della prima stagione, sul sito web di Skam Italia, ogni giorno vengono rilasciate delle clip che compongono un episodio. L’incredibile successo derivato da questa serie, seguita e amata da milioni di adolescenti in tutta Italia, ha creato un grandissimo richiamo di interesse e approvazione. L’entusiasmo dimostrato dal pubblico e della critica è stata la scintilla che ha convinto i produttori e il regista a confermare l’inizio delle riprese di una terza stagione di Skam Italia.

La domanda che tutti si sono posti dopo l’ultimo episodio della prima stagione è stata: “Cosa ci riserveranno i prossimi episodi?” NewsCinema.it prova a svelarvi qualche curiosità su quello che vedrete nella seconda stagione, offrendovi l’intervista esclusiva con i protagonisti della serie, durante la presentazione delle prime due clip del terzo episodio all’interno della 16° edizione di Alice nella città. Presente all’evento il regista e sceneggiatore Ludovico Bessegato e tutto il cast composto della prima stagione più una new entry: Ludovica Martino (Eva Brighi), Ludovico Tersigni (Giovanni Garau), Benedetta Gargari (Eleonora Sava), Federico Cesari (Martino Rametta), Beatrice Bruschi (Sana Allagui), Greta Ragusa (Silvia Mirabella), Martina Lelio (Federica Cacciotti), Giancarlo Commare (Edoardo Incanti), Luca Grispini (Federico Canegallo), Rocco Fasano (Niccolò Fare), Francesco Centorame (Elia Santini) e Pietro Turano (Filippo Sava).

Beatrice Bruschi! Federico Cesari e Pietro Turano.

SKAM Italia e il tema dell’integrazione

Il personaggio di Sana affronta una delle tematiche più scottanti presente nel nostro Paese: l’integrazione. L’attrice che interpreta Sana, parlando del suo personaggio ha detto: “Sicuramente è molto importante il discorso dell’integrazione in Italia. In qualche modo mi sento ambasciatrice di questa situazione. Riscontro una grande responsabilità su questo tema, tanto che ho ricevuto anche molte critiche perché non sono veramente musulmana. Premetto che sto studiando molto questa religione, che mi affascina moltissimo e oggi posso dire di conoscerla bene e chiaramente sto cercando di far fare al mio personaggio un percorso di crescita attraverso l’andamento delle stagioni. Credo che sia importante mandare un messaggio. Per quanto Skam sia una serie semplice, senza pretese, che racconta la quotidianità di giovani ragazzi, un messaggio c’è sempre. Inoltre spero che l’ integrazione, come fa Sana – perché alla fine è cmq integrata, riesce a crearsi a costruirsi un gruppo di amiche ed amici – riesca a realizzarsi e a concretizzarsi anche nella vita reale. Spero che tutte le persone che si sentono emarginate possano trovare la forza di essere se stessi. Come infatti fa Sana. Lei è se stessa. Lei non si preoccupa di dirti che un vestito non ti sta bene. Lei te lo dice, se ne frega di tutto perché lei è fatta così.”

SKAM Italia e la comunità LGBT

Un’altra tematica molto cara ai più giovani è l’orientamento sessuale. Durante la seconda stagione cambierà il rapporto tra Martino e Filippo dal momento che Martino avrà una storia sentimentale con Niccolò? Parlando del mondo delle comunità gay, è stato chiesto a Federico Cesari quali sono le differenze tra Isak, la sua trasposizione norvegese e quella italiana di Martino e se pensa che in un Paese bigotto – sotto certi aspetti – come l’Italia, questa serie possa aiutare a comprendere che l’amore tra due uomini è una cosa naturale, perché  l’amore è universale e non fa alcun tipo di distinzioni sessuali. “Rispetto al personaggio di Isak le tematiche e gli sviluppi vengono riprese dalla versione norvegese, così come anche le dinamiche rimangono invariate. Per quanto mi riguarda io ho cercato di attenermi alle versione norvegese, ma rendendo mio questo personaggio. Nella versione originale Isak è interpretato da un attore bravissimo e sinceramente copiare il suo modo di recitare sarebbe stato paragonato a quello di una “brutta copia” dell’originale. Per questo motivo ho cercato di italianizzare Martino, visto che le mie radici sono ben radicate nella cultura italiana. Per quanto riguarda la speranza che questa serie possa far comprendere, soprattutto agli adulti, che essere gay non vuol dire avere dei problemi, spero vivamente che questa produzione possa simboleggiare un punto di svolta nel nostro Paese. Come ben sappiamo Skam Italia nasce come serie e pertanto ha il potenziale limitato di una serie. Nonostante questo vedo che comunque molti mi scrivono, confidandomi che dopo averla vista sono riusciti a trovare la forza di fare determinate cose. Questo tipo di messaggi rappresentano la mia idea di complimento. Trovo che leggere messaggi come:’Skam mi da la forza di fare questo’ sia una cosa bellissima. Speriamo vivamente di normalizzare la tematica dell’omosessualità, raccontando una normale storia d’amore tra due ragazzi, che viene vissuta in maniera serena, tenendo conto degli sviluppi introspettivi dei personaggi. Noi abbiamo cercato di normalizzarla il più possibile.”

Il nuovo personaggio di SKAM Italia

Agganciandoci alle dichiarazioni rilasciate dall’attore che interpreta Martino, abbiamo scambiato quattro chiacchiere anche con la new entry del gruppo, Filippo Sava, il fratello di Eleonora. Il suo personaggio nella seconda stagione darà una bella scossa alla trama e alla vita di Martino. “Filippo è un personaggio molto ironico che si permette con una sottile ironia, di dire ed essere ciò che vuole. Riesce a mostrare ciò che è realmente, esprimendosi in maniera libera, proprio grazie a questa sua ironia simpatica, semplice e molto onesta. Trovo che questo personaggio sia onesto, profondamente sensibile  – e che come fanno molte persone – cerca di difendersi con il sarcasmo e con un po’ di cinismo, senza perdere mai la sua sensibilità. Questo aspetto emerge proprio nel rapporto con Martino, con il quale cerca fin dall’inizio un contatto per poterlo aiutare, ponendosi come punto di riferimento nella sua vita. Poi con sua sorella ce ne saranno delle belle, ma questo lo vedremo più tardi.”

C’è la speranza che questa serie possa aiutare gli adulti a comprendere il mondo omosessuale durante il periodo dell’adolescenza? Pietro Turano ha risposto: ” Sono convinto che questa storia tra Filippo e Martino, possa aiutare a comprendere che l’amore non ha sesso. Sono anni che io faccio attivismo LGBT e negli anni mi sono reso conto che spesso i giovani si sentono soli. Quando i punti di riferimento non ci sono sul territorio bisogna fare quel passo in più per andarli a cercare. Sempre più spesso ci sono storie come questa raccontata nella serie. Skam è molto vicina alla realtà dei giovani, essendo un prodotto fatto da giovani e per i giovani, con l’auspicio che magari li possa aiutare a compiere quel famoso passo di coraggio, per andare a cercare qualcuno con cui confrontarsi. È vero che siamo in un Paese un po’ bigotto, un po’ difficile, ma Roma non è una città omofoba. Certo, c’è un po’ di tutto in giro e spesso ci si sente soli, ma non bisogna pensare tutto in negativo. Le persone con cui confrontarsi esistono, non si è mai veramente soli e anche l’Italia è un Paese ricco di opportunità, di conoscenza, di confronto, di dialogo, di condivisione. Sono profondamente sicuro che Skam aiuterà i giovanissimi a trovare il coraggio di essere se stessi”.

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