Venezia 80 | El Conde, la satira feroce di Pablo Larraín trasforma Pinochet in un vampiro

Venezia 80 | El Conde, la satira feroce di Pablo Larraín trasforma Pinochet in un vampiro
3.5 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora
Una immagine da El Conde (fonte: Biennale)
Una immagine da El Conde (fonte: Biennale)

Pablo Larraín torna a Venezia con El Conde: commedia nera dalle venature horror, con qualche ammiccamento stilistico alla Trilogia del Potere di Aleksandr Sokurov e all’espressionismo tedesco degli anni Venti. Su Netflix dal prossimo 15 settembre.

Trasformare Pinochet in un vampiro: allegoria di un male che non finisce, che morde ancora il presente e si trasforma diventando sempre più potente, spietato, radicato. È questa l’idea alla base di El Conde, nuovo film di Pablo Larraín che riprende il discorso sul Cile contemporaneo interrotto qualche anno fa, attraverso due elementi chiave: il sangue e il suolo. Il vampiro diventa così l’immagine più nitida di un nazionalismo violento e oppressivo, figura archetipica che agevola la satira di Larraín, concedendogli possibilità narrative pressoché sconfinate (e di cui non sempre viene fatto buon uso).

Quella che all’inizio sembra una commedia nera attorno all’eredità di Pinochet – non solo politica, ma anche e soprattutto monetaria – diventa ben presto una favola gotica grandguignolesca tagliata di netto dalla lama della ghigliottina, con più di un riferimento alla Rivoluzione Francese da cui la storia prende il via, immaginando un giovanissimo orfano di nome Claude Pinoche, già soldato di Luigi XVI (non a caso il termine “succhiasangue” compare anche nel Manifesto degli Enragés). Stavolta Pinochet non è, come in passato, sfondo e sottotesto invisibile del cinema di Larraín, ma protagonista assoluto, frontale, di una gigantesca metafora fatta film che il regista approfondisce, arricchisce con improbabili backstory, villain e poi, in un grande colpo di scena, anche con una geniale genealogia che ribalta il senso della storia contemporanea.

Una immagine da El Conde (fonte: Biennale)
Una immagine da El Conde (fonte: Biennale)

El Conde | il potere logora chi non ce l’ha

Nonostante ciò, sarebbe difficile dire che Pinochet sia il protagonista unico e assoluto di questo film. Lo sono infatti ancora più di lui i suoi famigliari e i suoi eredi, vittime di costanti umiliazioni: personaggi mai esistiti che vengono messi davanti a crudeltà realmente commesse, che aspettano di raccogliere senza sforzo alcuno la ricca eredità, bagnata di sangue, che il loro padre ha accumulato quando era al potere. Elemento terzo, inizialmente estraneo ai fatti e semplice osservatore, è quello di Paula Luchsinger (già nel cast di Ema): attrice straordinaria e dal volto insolito, allo stesso tempo gentile e feroce, che riesce a caratterizzare benissimo questa candida suora di campagna che arriva in casa di Pinochet con la scusa di mettere ordine tra le diverse carte e che dimostra in ogni occasione tutta l’eccitazione che prova ad interrogare, provocare, stuzzicare, i suoi malcapitati interlocutori.

A lei è affidata una frase che sembra sintetizzare moltissimi dei personaggi che hanno affollato la filmografia di Larraín in questi anni: persone che vogliono “vivere con il diavolo, toccarlo e farsi toccare, per poterlo umiliare di fronte ai suoi occhi”. È lei uno dei personaggi più terrificanti di un film che gioca, forse anche troppo facilmente, sul rendere la figura dell’anziano dittatore meno sgradevole di tutta la cerchia di gente che gli ruota attorno, ognuno con diverse ma ugualmente deprecabili intenzioni.

Articolo a cura di Leonardo Moretti.