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Musica

Festa del Cinema di Roma 2016: I 15 film preferiti di Jovanotti, da Taxi Driver a La Città Incantata

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La quarta giornata della Festa del Cinema di Roma 2016 ha ospitato Jovanotti, la star della musica italiana che da poco ha compiuto 50 anni. Insieme ad Antonio Monda abbiamo partecipato ad un viaggio nel cinema amato dal cantante toscano, guardando 15 scene che ha selezionato personalmente e ha commentato tra ricordi e ironia. “Amo tutto il cinema, dal momento in cui si spegne la luce si vive l’ emozione, come accade nei concerti. In questa lista non c’è Kubrick, Sergio Leone, Tim Burton, Terry Gilliam, i film di Bruce Lee, quelli dei supereroi, i capolavori di Benigni, e altri che adoro…Forrest Gump uno dei miei film preferiti, Pretty Woman film strepitoso, i film Pixar, Hitchcock non li ho inclusi nonostante li adori, semplicemente per presentarmi non come un cinefilo ma come un ragazzo che è cresciuto guardando film” ha dichiarato in apertura dell’ incontro affollato all’interno della Sala Sinopoli dell’Auditorio Parco della Musica.

Ed ecco quali sono i suoi 15 film preferiti che hanno segnato in un modo o nell’altro la sua infanzia, formando l’adulto che è oggi e che noi abbiamo imparato a conoscere ed amare nel corso dei suoi numerosi anni di carriera.

1. Blues Brothers – John Landis

La scelta di John Landis di far riflettere il pianoforte negli occhiali di Ray Charles è mitica. Negli anni ’80 mi ha colpito questo film e questa scena per la comunicazione tra l’ interno del negozio e la strada con un elemento surreale e simbolico. Visivamente è un film pieno di dettagli, e la scelta dei costumi è impressionante perché sono perfetti ma non casuali. Landis ha girato anche il video Thriller di Michael Jackson che ha rotto le regole classiche dei video musicali, durava 15 minuti e lui ha inserito una storia oltre la musica. Il film sfruttava la fama dei Blues Brothers in America, e nel film si divertono molto i protagonisti a quanto sembra. Mi piace sempre immaginare che nel cinema ci sia gioia su un set. Penso che questo sia un film datato per certi versi, ho fatto dei test con mia figlia e alcuni reggono il ritmo narrativo, ma questo non funziona per una ragazzina nata nel 1998.

2. La Febbre del Sabato Sera – John Badham

Era vietato ai minori di 14 anni e io ne avevo 12 quando è uscito in Italia, quindi è stato il primo film visto illegalmente, intanto ero alto e sono riuscito ad entrare al cinema lo stesso. Avevo il desiderio feroce di vedere questo film, forse per la musica già famosa in Italia. E’ un’epifania musicale e mi ha fatto innamorare di New York. Era un film in cui non credeva nessuno, ha dentro il sesso, un linguaggio da turpiloquio, il razzismo ed è tutto mischiato con la danza, che all’epoca in America era impensabile. “Improponibile ad un pubblico” diceva la critica all’epoca, ma il pubblico di un paio di cinema off di New York impazzì e il film diventò un fenomeno. Il protagonista è uno sfigato in verità, ma è un piccolo eroe di un piccolo mondo, quello del sabato sera, perché ha il suo momento di gloria solo quando balla.

3. Kill Bill – Quentin Tarantino

Questa scena è un concentrato di idee incredibili, visive e musicali. Mi piace molto Kill Bill, lo penso come un film unico e questa è anche “la prima scena con un calcio alle palle ad una donna“. E’ una storia mascherata come è solito fare Tarantino. Parla di una madre che lotta per riconquistare la figlia che le è stata portata via. E’ un film che ha dentro anche una lettura esoterica. Sono un fan devoto di Tarantino perché è un ladro che dichiara le rapine che fa, mi piace l’idea che un regista mi sequestri in un cinema per tre ore o più. Lui ha una potenza di fuoco e non ha paura di usarla.

4. I 400 Colpi – Francois Truffaut

Questo è un film di una bellezza mostruosa. Il primo film di Truffaut e all’epoca avevo l’età del bambino protagonista, quindi mi identificai in maniera totale, nel suo vagare per le strade di Parigi con un senso infinito di solitudine, il suo costruire bugie per rendere la realtà diversa. Alla fine il momento in cui guarda in camera è lo smarrimento dell’infanzia, racconta l’essere umano.

5. Lo Chiamavano Trinità 

Un omaggio ad una presenza fondamentale della mia formazione, Bud Spencer. Nella sala parrocchiale che faceva tutti i suoi film passavamo tutto il pomeriggio. E’ un film che nega tutte le dottrine del bravo regista ma c’è una grande energia, e poi mi piacciono le scene di distruzione nel cinema perché è come il rock o la musica techno che serve per liberare quella parte connessa con l’infanzia, in cui hai voglia di sfasciare tutto. La vita è un processo di costruzione, ma il cinema rappresenta la distruzione in maniera poetica. Poi Bud Spencer assomigliava a mio padre fisicamente e così mi permetteva di guardarlo con un altro occhio, come se avesse un potenziale di simpatia anche lui.

6. Stand by Me – Rob Reiner

Questo film era tratto da The Body di Stephen King. E’ uno di quei film che mia figlia non ha trattato come datato, ma anzi, è diventato uno dei suoi preferiti. La grande domanda al centro di questo film è “perché il mondo è così ingiusto?” Esiste una casualità nel destino che è struggente e ti si ripropone continuamente.

7. Yuppi Du – Adriano Celentano

Sono un fan di Adriano da sempre. Qui la carica erotica e la religiosità convivono in un modo originale.

8. Un Sogno lungo un Giorno – Francis Ford Coppola

Quando una donna entra nella vita di un uomo accende la luce come alla fine di questa scena di questo film. Il mio film di Coppola preferito è Apocalypse Now ma qui l’attore è illuminato come Marlon Brando alla fine di Apocalypse Now e le scene sono sovrapponibili. Dall’ orrore all’ amore, da un film all’altro.

9. Timbuktu – Abderrahmane Sissako

L’ho amato molto e sono uscito dal cinema emozionato e convinto che fosse il primo film che affronta i temi dei nostri giorni raccontando la verità.

10. La Città Incantata – Hyao Miyazaki

Uno dei grandi geni del cinema, ogni suo film è un capolavoro. Ho scelto questo perché il mio preferito, spesso lui mette al centro delle eroine ragazzine. Questa è una grande storia di formazione. Sono stato nel museo Ghibli a Tokyo che è solo una piccola stanza, ma scopri il lavoro artigianale dello studio Ghibli. Il nostro linguaggio tra me e mia figlia è Miyazaki.

11. Io, Chiara e lo Scuro – Francesco Nuti

Ho amato molto i suoi film per tante ragioni. L’ho conosciuto mentre facevo Fantastico con Pippo Baudo, aveva l’aria di essere molto sicuro di sè. Il suo cinema è stato importante per una generazione.

12. Andrej Rublev – Andrei Tarkovsky

Di questo regista mi piace il tentativo di creare poesia con il cinema, il suo è un girare in versi. Il suo cinema sono poemi per immagini. Mi piace la sua idea dell’uomo come potenziale inespresso e infinito e la sua idea di Dio.

13. Taxi Driver – Martin Scorsese

Film trasgressivo con lui che si è emancipato da lei. All’inizio mi ha colpito la violenza, lui è un punk che agisce contro l’establishment, mentre lei gestisce la campagna di un politico. E poi è un film pieno di meme che segnano momenti che ti si stampano nel cervello. E ‘ un film innamorato di New York e bisogna ringraziare Scorsese comunque per tutto il suo lavoro, perché ha una libertà espressiva totale. Anche i suoi documentari sul blues sono stupendi.

14. Mad Max: Fury Road – George Miller

Classico esempio di un cinema di puro intrattenimento che non è meno dell’arte. Anche nella musica noi prima progettiamo una canzone per capire come funziona, e in questo film non c’è una narrazione ma iniziano ad inseguirsi continuamente e c’è l’eccitazione dell’occhio nel vedere qualcosa fatto molto bene.

15. Amarcord – Federico Fellini

Ho scritto la canzone “Le tasche piene di sassi” e mi sono ispirato alla scena dello zio Teo, Ciccio Ingrassia nel film. Quando ho visto questo film da bambino mi ha colpito la scena dei sassi nelle tasche di questo personaggio. Anche a me piacciono i sassi perché sono belli e misteriosi. Teo vuol dire Dio, Fellini non era religioso ma usava l’estetica della religione in un modo fondamentale. Lui si chiama Teo ed è matto quindi ci dice che Dio è matto perché non procede con i nostri meccanismi razionali. Da bambino sono cresciuto con mia zia, che aveva una sindrome dalla nascita per cui è stata una bambina per tutta la vita, ed era un elemento di destabilizzazione totale nella mia famiglia anche se tutti le volevano bene. La presenza dell’irragionevole nella famiglia è un dono di Dio perché io l’ho interpretato come se noi fossimo tutti un po’ matti e Fellini ha messo ordine in quelle mie emozioni e fa parte del mio personale Amarcord.

 

 

 

 

Il cinema e la scrittura sono le compagne di viaggio di cui non posso fare a meno. Quando sono in sala, si spengono le luci e il proiettore inizia a girare, sono nella mia dimensione :)! Discepola dell' indimenticabile Nora Ephron, tra i miei registi preferiti posso menzionare Steven Spielberg, Tim Burton, Ferzan Ozpetek, Quentin Tarantino, Hitchcock e Robert Zemeckis. Oltre il cinema, l'altra mia droga? Le serie tv, lo ammetto!

Cinema

5 biopic musicali da rivedere dopo il successo di Rocketman e Bohemian Rhapsody

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I biopic musicali sono ufficialmente diventati la nuova tendenza di Hollywood. Complice il successo planetario di Bohemian Rhapsody e di Rocketman, le biografie di tantissime pop e rock star stanno allettando i maggiori studios americani. Nei prossimi mesi, infatti, sono in arrivo numerosi film dedicati alla carriera (o a stralci di essa) di grandi musicisti o cantanti: Baz Luhrmann affronterà Elvis e nel frattempo anche David Bowie (dopo Velvet Goldmine) subirà il trattamento cinematografico con Stardust, film sulla nascita del concept album The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars e dell’alter ego più celebre del glam rock (Ziggy Stardust). Ma già in passato questo genere cinematografico ha stuzzicato l’interesse di parecchi registi. Ecco cinque biopic musicali da recuperare. O, nel caso, da rivedere.

Io non sono qui – Todd Haynes

Per il suo atipico biopic su Bob Dylan, Todd Haynes sceglie uno stile di regia differente per ogni direttrice della carriera del poliedrico menestrello (e ovviamente anche interpreti differenti). Si passa dalla prospettiva delirante che richiama Otto e Mezzo (che viene citato anche esplicitamente nella scena di Cate Blanchett sospesa in aria appesa ad una corda) a quella più sfacciatamente melò che ricorda gli esordi del regista con Lontano dal Paradiso, passando per momenti più intimi ed introspettivi che ricordano Truffaut (la psicologa de I 400 Colpi). Ogni momento della carriera di Dylan sembra essere un film a sé, girato da troupe differenti e con idee diverse di cinema e fotografia. Invece sono frutto di una sola, instancabile, immaginazione: quella di Todd Haynes (di cui vale la pena recuperare anche Velvet Goldmine su David Bowie, citato in apertura).

Leggi anche: 5 curiosità su Cate Blanchett

Jersey Boys – Clint Eastwood

Il classicismo elegante e minimalista di Clint Eastwood messo al servizio di un film che narra della corsa al successo del jazzista Valli e del suo gruppo come se fosse la scalata al potere di gangster e dei suoi scagnozzi. In Jersey Boys emerge chiaramente una componente del cinema di Eastwood spesso taciuta: la sua vitalità. Una vitalità che emerge anche nei momenti più crepuscolari, che risuona in piccoli balli e in velocissimi brindisi. Come nel suo più recente Attacco al Treno, anche i protagonisti di Jersey Boys sono dei predestinati. E come in Flags of our fathers, anche i musicisti del biopic firmato Eastwood sono costretti a ripetere incessantemente uno stesso gesto. Un gesto che non si svilisce nella reiterazione, ma mantiene inalterata la propria purezza.

Summer – Kirill Serebrennikov

I punk rivoluzionari e sovversivi di Kirill Serebrennikov, costretti a suonare clandestinamente per sfuggire alla censura dell’Unione Sovietica, non fanno mai nulla di davvero eclatante o pericoloso. Lontani dalle esagerazioni dei loro idoli occidentali (Lou Reed, Iggy Pop, David Bowie) eppure ugualmente coraggiosi nei loro concerti “silenziati”, nelle loro esibizioni fatte con il freno a mano per evitare che qualcuno si accorga di loro. Summer è il racconto più o meno biografico dell’esordio di un artista (Viktor Coj) grazie ad un amico che lo ha valorizzato, spinto e aiutato (Mike Naumenko). Ma la vera intuizione del film sta nelle sue continue fughe dalla realtà, nelle sue digressioni oniriche: momenti che sarebbero normalissimi in un qualsiasi altro film musicale, ma che nella Leningrado di Serebrennikov possono esistere solo in forma di fantasie irrealizzabili.

Last Days – Gus Van Sant

Gus Van Sant mette in scena Kurt Cobain (e i suoi ultimi giorni di vita) attraverso l’alter ego Blake interpretato da Michael Pitt (è sul suo corpo che il film comincia e si chiude). Ma Last Days è anche il capitolo conclusivo di una ideale trilogia sulla morte di Van Sant, cominciata con Gerry, che narrava il viaggio senza punti di riferimento di due giovani perduti nel deserto, e proseguita poi con Elephant, che esponeva in tutta la sua tragedia il gesto feroce di due studenti stragisti alla Columbine High School. Quindi come già in Gerry ed Elephant, anche in Last Days lo spazio filmico è unico: la casa, dopo il deserto e la scuola. È un film “disabitato”, in cui le immagini sembrano sempre vuote ed impossibilitate a comunicare qualcosa. Un film che come pochi altri trasmette con efficacia la frustrazione data dalla mancanza di qualcosa o di qualcuno.

A Proposito di Davis – Joel ed Ethan Coen

Pur non essendo propriamente un biopic musicale (il film si ispira solo parzialmente alla vita del cantante folk Dave Van Ronk, attivo a New York negli anni sessanta), A Proposito di Davis è, come il precedente A serious man, l’ennesima odissea coeniana di un pover’uomo (un cantante folk nella New York degli anni ’60, per l’appunto) sopraffatto dagli eventi. Una storia priva di qualsivoglia intreccio ma colma comunque di eventi clamorosi (eppure messi in scena con un tranquillità disarmante). A Proposito di Davis è il manifesto del cinema dei fratelli Coen, quello che meglio sintetizza la loro filosofia secondo cui non si può fuggire dall’indeterminabilità del vivere e dalla mancanza di senso che “conduce” le nostre esistenze. A Proposito di Davis parla di tutto questo attraverso un complesso, quanto invisibile, lavoro sulle immagini (come sempre avviene con i Coen) e attraverso la musica, che risuona attraverso il mezzo filmico di emozioni sempre più contrastanti grazie soprattutto alla voce di Oscar Isaac.

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Festival

Giffoni Film Festival 2019: al via le candidature per il GiffoniRapContest

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Dopo il successo dello scorso anno, ritorna il GiffoniRapContest, lo spin off dedicato alla musica urban del Giffoni Film Festival che si svolgerà dal 19 al 27 Luglio presso la Giffoni Music Arenadi Piazza F.lli Lumière di Giffoni Valle Piana (Sa). Una vera e propria RapCall, l’unica del genere in Italia, con l’obiettivo di selezionare  tre artisti campani e tre artisti nazionali da inserire nel programma ufficiale del Giffoni Music Concept – Vivo Giffoni, i concerti e appuntamenti musicali che saranno parte integrante della 49esima edizione del Giffoni Film Festival. Oltre ai già annunciati Anastasio e Mahmood, il programma musicale completo del Giffoni Film Festival 2019, che vede la partnership di Radio105 e Rockolsarà reso noto nelle prossime settimane.

Quest’anno la giuria del GiffoniRapContest avrà, oltre ai padri del contest Don Joe (tra i più importanti produttori e Dj in Italia) e Max Brigante (Radio 105), tre giovani artisti come AnastasioShade e Junior Cally a dare ancora più prestigio al concorso. Un segnale di grande attenzione che il più importante festival per ragazzi del mondo offre alle realtà creative giovanili del territorio regionale e nazionale con l’intento di valorizzare i fermenti artistici emergenti offrendo loro uno dei palchi più qualificati per la nuova scena musicale italiana. La RapCall è rivolta esclusivamente ai musicisti e cantanti di estrazione Urban, Rap e Trap di età compresa tra i 18 e i 40 anni che possono proporsi sia in formazione che da solisti. L’invio delle candidature potrà avvenire da oggi fino alla mezzanotte del 4 luglio. Il 10 luglio verranno annunciati i nomi dei sei artisti selezionati che, durante il Giffoni Music Concept, si esibiranno nel contest. A giudicarli una commissione composta da professionisti del settore, giornalisti e i partecipanti alla Masterclass MUSIC&RADIO 2019.

Premio per il vincitore il supporto al suo progetto discografico con la pubblicazione di un singolo in digitale con la produzione di Don Joe, l’ufficio stampa di MN Italia, ed un passaggio radiofonico su Radio 105 nella trasmissione 105 Mi Casa di Max Brigante. A vincere la prima edizione del #GiffoniRapContest il cantante potentino OloHoma, che ha superato i finalisti salernitani Mikesueg, Young Henry e i trentini Paradise. Oltre ad essersi esibito sul palco del Giffoni Music Concept, l’artista ha avuto la pubblicazione del suo singolo in digitale ed è stato ospite del programma Mi Casa.

Sarà possibile inviare le candidature da oggi fino alla mezzanotte del 4 luglio.

Ecco le modalità di iscrizione:

Inviare email con oggetto “nome della band/artista + RapCall” a musica@giffonifilmfestival.it con:

–       Una breve descrizione del progetto

–       Un brano tramite mp3 o un link (YouTube, Spotify, Soundcloud, Bandcamp)

–       Numero di telefono

–       Scheda tecnica

–       Due fotografie

Ulteriori informazioni saranno disponibili sul sito www.giffonifilmfestival.it

Giffoni è da sempre aperto alle novità del mondo musicale con l’intento di offrire ai ragazzi esperienze uniche e dirette con i grandi nomi del panorama nazionale ed internazionale: nel corso degli anni personaggi come Patti Smith, Pino Daniele, Gianna Nannini, Franco Battiato, Andrea Bocelli, Negramaro, Jovanotti, Shaggy, Ligabue, Giovanni Allevi, Carmen Consoli, Max Gazzè, Elio e le Storie Tese, Fedez, Enzo Avitabile, Giorgia, Club Dogo, Coez, Emis Killa, Clementino,  Rocco Hunt e molti altri si sono confrontati con i ragazzi di Giffoni.

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Musica

Elisa, il 7 giugno esce il nuovo album Secret Diaries

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La cantante Elisa non si ferma e dopo aver annunciato un nuovo tour nei palasport per il prossimo autunno, regala un’altra sorpresa a tutti i fan: un EP con 5 brani inediti in inglese dal titolo Secret Diaries, in uscita in digitale il prossimo 7 giugno per Island Records. L’annuncio è arrivato ieri sera alla presenza di un gruppo di fan radunati da Spotify per un appuntamento al “buio”, un esperimento di secret listening a sorpresa.

L’artista torna così alla lingua inglese con un EP che mostra un’urgenza e una voglia di continuare un rapporto diretto con il suo pubblico. I testi, infatti, anche se in inglese, restano personali e onesti nel loro linguaggio e gli arrangiamenti caldi e quasi da demo, disegnano le atmosfere del miglior pop internazionale. Quattro brani sono totalmente inediti, mentre uno, Feeling this way, quello che apre il disco, è la versione originale di Con te mi sento così, poi riscritta in italiano per Diari Aperti (Disco di Platino).

È un lavoro a cui tengo moltissimo – ha detto Elisa durante l’ascolto con i fan – ho deciso di tenere le primissime registrazioni perché mi piace quel sapore quasi “da provino”. C’è aria di casa, sono proprio io. C’è intimità, femminismo, l’idea di un America come un’isola che non c’è“. Secret Diaries, oltre che in digitale, sarà disponibile anche in edizione limitata e numerata in vinile, in preorder da venerdì 7 giugno. L’Ep anticipa la tournée internazionale dell’artista, prevista per il prossimo luglio, che toccherà le principali città del Nord Europa.

Con il lancio di Secret Diaries Elisa inaugurerà un nuovo modo di veicolare la propria musica tramite una personale playlist “in divenire” su Spotify nella quale caricherà brani inediti e provini, non necessariamente legati a pubblicazioni ufficiali.  Di seguito potrete leggere la Tracklist di Secret Diaries.

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TRACKLIST

1. Felling this way 

2. You don’t love me like I do

3. I don’t do neverminds

4. My America 

5. A parallel world

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