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Festival

Cinè 2018: i prossimi film Universal Pictures tra umorismo, azione e brivido

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Universal Pictures ha inaugurato il Cinè 2018 con un listino ricco di azione, umorismo e animazione, oltre alla confermata collaborazione con Lucky Red che continua a regalare titoli interessanti. “Il mercato ha bisogno di un cambiamento radicale” ha detto l’amministratore delegato Peter Borg prima di lasciare spazio alla presentazione ufficiale del listino 2018 della celebre casa di distribuzione. 

L’unico film italiano targato Universal è quello che ha suscitato più curiosità tra il pubblico di esercenti presenti a Riccione, con una Paola Cortellesi nei panni dell’amata Befana nostrana. Il film si intitola La Befana vien di Notte e sarà al cinema dal 1° Gennaio 2019 per la regia di Michele Soavi e la sceneggiatura di Nicola Guaglianone. Le prime immagini proiettate al Cinè 2018 fanno intuire l’idea di raccontare una figura mitica come la Befana. Una maestra di giorno e Befana di notte distribuisce i doni il 6 Gennaio come da tradizione, ma in passato ha dimenticato un bambino tra le consegne e quest’ultimo, ormai cresciuto, vuole vendicarsi. Così la rapisce e si sostituisce a lei per la distribuzione dei regali, ma dovrà vedersela con un gruppo di bambini agguerriti. “Ci sono molti effetti speciali che occupano circa mille inquadrature” ha sottolineato  il Direttore marketing Massimo Proietti.      

Paola Cortellesi in La Befana vien di Notte

Universal Pictures action

Per un pubblico alla continua ricerca della sua dose di adrenalina Universal propone tre titoli che promettono molte scene di azione e una tensione pungente. Del resto quando è coinvolto Dwayne The Rock Johnson, il divertimento e l’azione sono assicurate e il trailer del nuovo Skyscraper non smentisce questa realtà. L’attore è un ex agente dell’FBI che ha perso una gamba in seguito ad un incidente. Si occupa della sicurezza di un grattacelo a Hong Kong, all’interno del quale scoppia un incendio che minaccia l’incolumità della sua famiglia. Atteso in sala il 19 Luglio, Skyscraper ricorda cult come Die Hard – Trappola di Cristallo e Inferno di Cristallo. A scatenare il caos ci pensa anche Mark Wahlberg al fianco di John Malkovich in Miles 22, il film diretto da Peter Berg che racconta l’avventura di un agente sul campo della CIA e un agente di polizia indonesiano obbligati a lavorare insieme per un caso di violenza legato alla corruzione politica.

Ma l’azione si tinge anche di rosa con Peppermint – L’Angelo della Vendetta di Pierre Morel al cinema a Novembre 2018. Jennifer Gardner è una madre affettuosa che perde la figlia piccola in seguito ad un atto criminale  apparentemente inspiegabile. Quando si risveglia in ospedale realizza la tragica verità, ma non trova alleati tra polizia e rappresentati della legge. Così si allena duramente per cinque anni e comincia a farsi giustizia da sola, seminando il panico nel mondo del cartello della droga.

I film horror Universal Pictures 

Al cinema dal 5 Luglio 2018 è La prima notte del giudizio, l’atteso prequel dell’inquietante saga prodotta da Jason Blum che immagina un “giorno dello sfogo” in cui ogni crimine è giustificato per 12 ore. Diretto da Gerard McMurray questo nuovo film fa luce sulla genesi dell’idea dietro la violenta e macabra tradizione, iniziata come un esperimento.

Halloween

Ma la tensione cresce per il ritorno di Michael Myers nel nuovo Halloween diretto da David Gordon Green che sarà nelle sale il prossimo Ottobre 2018. Come suggerisce il trailer ufficiale il celebre sadico serial killer è rinchiuso nel penitenziario di massimo sicurezza ma, durante il trasferimento di alcuni detenuti, riesce ad evadere. La sorella interpretata ancora una volta da Jamie Lee Curtis è decisa ad approfittare di questa occasione per uccidere Michael una volta per tutte. Ci riuscirà?

Ridere con Universal, tra grandi ritorni e novità

Dalle prime immagini di Johnny English Colpisce Ancora sembra da non perdere il ritorno dell’agente speciale più imprevedibile e comico di sempre, interpretato dal mitico Rowan Atkinson (indimenticabile Mr. Bean). In questa nuova avventura tutta da ridere gli strumenti digitali non funzionano più come dovrebbero ed è necessario richiamare in azione un ex agente in pensione che ha ricevuto un addestramento analogico. I pochi minuti in anteprima in cui egli sperimenta la realtà virtuale in un suo personalissimo modo, regala un divertimento genuino ed efficace.

Amy Schumer invece è protagonista di Come ti divento Bella, una commedia al femminile sulla bellezza intesa come una qualità importante per la società in cui viviamo. Ma è più importante essere belle o sentirsi belle? Il film gioca su questo concetto seguendo una giovane donna che, in seguito d un incidente, si sente bene con se stessa e si vede perfetta allo specchio, quando in realtà è un po’ sovrappeso e non rispecchia i canoni classici della bellezza moderna. Da Cannes Universal porta al cinema BlackKklansan, il nuovo film di Spike Lee che racconta la storia del primo agente infiltrato nel KKK, un’organizzazione razzista, nonostante fosse afro americano. Mentre Melissa McCarthy deve vedersela con dei pupazzi irriverenti, ironici e provocatori in Pupazzi senza Gloria, film che ha dovuto cedere in parte alla censura. Nella versione italiana presente la voce di Maccio Capatonda.

Ma l’attesa è grande soprattutto per Mamma Mia! Ci Risiamo, il film che segue il precedente Mamma Mia! dopo dieci anni. In sala dal 6 Settembre 2018 questo ci svela la storia originale che il personaggio di Meryl Streep accenna nel primo film, raccontando quell’estate del 1979 in Grecia.

Infine per le risate animate Universal ha confermato Il Grinch con la voce di Alessandro Gassman, al cinema dal 19 Novembre 2018 e Dragon Trainer 3 – Il Mondo Nascosto per Dreamworks Animation.

In campo grandi nomi per i film drammatici di Universal Pictures

Peter Jackson produce Macchine Mortali, un film di fantascienza diretto da Christian Rivers ispirato al romanzo fantasy di Philip Reeve. Molti anni dopo la “Guerra dei Sessanta Minuti” la Terra appare come una sterminata landa desertica, percorsa da gigantesche metropoli su ruote che attaccano e depredano le piccole città rimaste, eliminando le risorse. Tom, un giovane orfano, viene lanciato nel mondo esterno, abbandonando la sua macchina mortale, e la realtà che incontra è ostile e spaventosa.

Joel Edgerton scrive, dirige e interpreta Boy Erased, un film drammatico ed emozionante sull’identità di genere di un giovane ragazzo interpretato da Lucas Hedges. Nei panni dei suoi genitori Nicole Kidman e Russell Crowe. Dopo il successo di La La Land c’è grande attesa per Il Primo Uomo del regista Damien Chazelle con Ryan Gosling nei panni di Neil Armstrong, il primo uomo sulla Luna. Il film arriva al cinema il 31 Ottobre celebrando i 50 anni dell’allunaggio dell’Apollo 11. Infine il curioso Benvenuti a Marwen di Robert Zemeckis con protagonista Steve Carrell nei panni di Mark, vittima di una violenza che lo segna per sempre.

Non ricorda più niente di se stesso e della sua vita prima di quell’evento e comincia a costruire modellini in miniatura di un villaggio belga di nome Marwencol all’epoca della Seconda Guerra Mondiale. Le prime immagini del trailer suggeriscono una commistione di generi tra realtà e fantasia per un film sicuramente originale.

E come sorpresa finale la conferma che il prossimo Bond 25 con il ritorno di Daniel Craig nei panni dell’agente 007 sarà distribuito da Universal Pictures, anche se ancora non si hanno ulteriori dettagli sulla trama, cast o altro.

Il cinema e la scrittura sono le compagne di viaggio di cui non posso fare a meno. Quando sono in sala, si spengono le luci e il proiettore inizia a girare, sono nella mia dimensione :)! Discepola dell' indimenticabile Nora Ephron, tra i miei registi preferiti posso menzionare Steven Spielberg, Tim Burton, Ferzan Ozpetek, Quentin Tarantino, Hitchcock e Robert Zemeckis. Oltre il cinema, l'altra mia droga? Le serie tv, lo ammetto!

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Berlinale 71: Natural Light, la recensione del film premiato per la regia

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natural light berlinale

Pellicola che ha debuttato il 2 marzo 2021 in World Premiere alla Berlinale 71, Natural Light è diretto da Dénes Nagy. Durata 103 minuti. Una produzione realizzata con la collaborazione di Ungheria, Francia, Germania e Lettonia, che ha vinto l’Orso d’Argento per la Miglior Regia.

Natural Light: sinossi

Il caporale István Semetka, prima semplice contadino ungherese, si trova in una situazione più grande di lui e contro la sua volontà. Facente parte di un’unità speciale il cui scopo è cacciare partigiani nell’Unione Sovietica ai tempi della Seconda Guerra Mondiale, dovrà fare i conti con il susseguirsi degli eventi, in una morsa che procede per inerzia, tra paure ed impotenza.

Natural Light: recensione

Un war movie che basa la sua funzione primaria non tanto nello scontro, quanto nell’elaborazione personale di un semplice uomo. Il regista ungherese vince meritatamente l’Orso d’Argento proprio per la sua precisa e maniacale direzione. Scenografie accurate, location immersive ed un’attenzione alla ricostruzione storica con l’ausilio esemplare di costumi d’epoca, collaborano all’unisono per dipanare una vicenda che si imprime negli occhi dello spettatore principalmente per goduria visiva. Tecnicamente grandioso, forte di un’estetica calamitica, vive di luci naturali proprio come il titolo suggerisce.

natural light film recensione

Quasi unicamente girato senza l’aiuto di artificiosità, fa della fotografia un enorme punto di forza, spesso sono i focolai, gli incendi, il fuoco stesso l’unica fonte di luce ed è inutile sottolineare la magia che si crea nell’infrangersi sui volti e su ogni superficie, rispecchiando colori impossibili da replicare in modo costruito. Perfetto nel creare un’atmosfera quasi disturbante nella sua sensazionale bellezza, disegna ambientazioni naturali, panoramiche, albe, tramonti che sono quasi un vero e proprio personaggio.

In tutto questo troviamo un dramma, fatto di paure, del superamento di esse e talvolta di immagini qua e là inquietanti, utili a rafforzare ciò che già è potente di suo. Silenzi, sospiri, l’ampio spazio ceduto agli sguardi e ai primissimi piani, che identificano una struttura quasi in sottrazione, in cui la narrazione risulta una rincorsa a vivere il film invece che osservarlo.

Il sonoro in generale è bilanciato accuratamente ed accompagna questi volti consumati, stanchi, sporchi, privati di qualcosa in un percorso visivo cupo e desaturato, in cui la tavolozza sembra avere solo tonalità verdastre, giallognole e marroni. Sbalorditivo dunque principalmente a livello tecnico e per l’essenza che trasmette grazie alla maestria scrupolosa, nel catturare lo spettatore senza alcuna riserva, inutile dire che sul grande schermo ovviamente sarebbe stato superlativo.

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Berlinale

Berlinale 71: Guzen To Sozo (Wheel of Fortune and Fantasy) la recensione

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Guzen To Sozo (Wheel of Fortune and Fantasy) è stato presentato in anteprima mondiale alla Berlinale 71 il 4 marzo 2021. Diretto e scritto da Ryusuke Hamaguchi, il film giapponese della durata di 121 minuti ha vinto l’Orso d’Argento Gran Premio della Giuria.

Guzen To Sozo (Wheel of Fortune and Fantasy) Sinossi

Diviso in tre differenti archi narrativi autonomi, il film racconta personaggi femminili in diverse circostanze: il primo Magic si basa su un triangolo amoroso, il secondo Door Wide Open si incentra su una seduzione fallita ed infine il terzo, Once Again, narra di un incontro inaspettato. 

Guzen-to-sozo-Wheel-of-Fortune-and-Fantasy-recensione

Guzen To Sozo (Wheel of Fortune and Fantasy), la recensione

Interessante e ben delineato, il film di Ryusuke Hamaguchi tende a farci assaporare diversi sentimenti, dettati da personalità femminili, ma allo stesso tempo caratteristici di un’identità singola. Queste tre storie partono tutte con la stessa idea di base: raccontare il punto di vista femminile in situazioni totalmente divergenti.

Con questi presupposti però, ciò che si può notare è appunto come tre donne che non condividono alcuna circostanza e calate in contesti differenti, risultino allo stesso modo delicate e riservate nell’elaborazione del caso. Il tempo poi è ben scandito in ognuna delle vicende, è presente una parte introduttiva per poi metterci di fronte ad un doveroso sbalzo temporale ed infine riagganciarsi dopo mesi o anni, con le conseguenze che tutto ciò ha comportato.

Uno scorrere del tempo dunque per valutare gli effetti delle scelte fatte in precedenza. Compromessi, false illusioni, rimpianti, tutti aspetti che sono oltre che femminili, propri di ogni essere umano, perciò è come se il regista avesse voluto metterci davanti semplicemente alla vita stessa, a ciò che può accadere a tutti noi.

Se ci si fa caso ogni mini storia concepisce gli attimi inaspettati, ossia getta le sue fondamenta sul concetto di qualcosa che è involontario, non programmato, succede e basta. Degna di merito la scelta di voler dettare delle linee guida similari per poi ramificarsi in elaborazioni singole, si percepisce in maniera chiara l’intento e questo grazie ad una narrazione fluida e corposa.

Inquadrature spesso statiche, senza bisogno di grandi evoluzioni, riescono a farti empatizzare con i personaggi, la macchina da presa scompare quasi nella totalità del minutaggio, un grande pregio per un genere di film che fa del suo vanto l’immersione dello spettatore nel racconto. Concludendo ciò che si può trovare in questa pellicola è poesia, stupore, sensibilità e tutto questo espresso ai nostri occhi con una morbidezza che non è affatto da tutti.

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Cinema

TFF 38: Fried Barry, la recensione del delirante film di Ryan Kruger

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Diretto, prodotto e sceneggiato da Ryan Kruger, approda al Torino Film Festival edizione n.38, una  commedia fantascientifica intitolata Fried Barry. Il Sud Africa è il paese d’origine e Gary Green il suo protagonista.

Un uomo tossicodipendente e già di suo alquanto svalvolato, almeno all’apparenza, un giorno di punto in bianco viene scelto  dagli extraterrestri come cavia. L’alieno dentro di lui vuole provare dunque ogni tipo di esperienza umana e così come un’ameba l’uomo/alieno inizia a muoversi per inerzia in giro per la città, facendo ogni cosa e lasciandosi trasportare dagli eventi senza capacità di giudizio, finchè l’ospite avrà finito con questo inutile involucro.

Un film assurdo, con poca possibilità di percezione positiva. Tutta colpa o merito (dipende dal personale gradimento) di Ryan Kruger, visto il suo coinvolgimento nell’opera, avendo ricoperto i ruoli di regista, produttore e sceneggiatore. La scrittura come la messa in scena, peccano di banalità e troppo semplicismo; al nostro protagonista succedono cose davvero incredibili, ma non per spettacolarità quanto più per scadente plausibilità, come se ad ogni angolo della strada ci fosse qualcuno che aspetta proprio lui, per fare sesso o regalargli droghe o chissà cos’altro.

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Situazioni impensabili, personaggi strambi e poca cura per le performance attoriali come per il realismo delle azioni che compiono, con errori riconducibili ad un principiante alle prime armi.
Una nota positiva risiede invece nella fotografia, contraddistinta da un tono quasi finto patinato, mediante un uso accurato di luci e colori, che senz’altro esaltano il film perlomeno visivamente. 

Se si volesse provare a fare una sovralettura con l’intento di trovare un significato recondito e strettamente ispirato, si potrebbe parlare del corpo umano come semplice involucro, che viaggia parallelamente all’animo, all’essenza, a ciò che costituisce la coscienza e la volontà di agire.
Oltre a questo, noi umani abbiamo anche limiti dettati dalla nostra fragilità e dall’essere mortali, che gli alieni (almeno quelli di questo film) non sembrano avere. Pertanto da un lato ci si trova di fronte a limiti fisici, dall’altro ad emozioni che invece sono solo nostre, come l’amore, che per un alieno provare potrebbe voler dire godere di autenticità, un potere sconsiderato ed inaspettato agli occhi di un essere superiore.

Sicuramente il protagonista ha un impatto visivo peculiare, sottolineato da questo sguardo sempre allucinato che vanta una valenza macchiettistica, anche forte dell’aspetto fisico stesso dell’attore Gary Green. Detto questo, credo di aver voluto cercare un qualche messaggio un po’ troppo sofisticato per un prodotto delirante che si rivela essere caratterizzato da un potenziale interessante, ma realizzato davvero male, che non credo rimarrà nell’immaginario comune o meglio ci resterà saldo, ma per essere d’esempio quando ci si riferirà a prodotti di qualità infinitamente bassa.

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