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Cinema

I film preferiti di 20 personaggi famosi

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Mente su Facebook continua il gioco per cui gli utenti condividono la loro top 10 di film preferiti, abbiamo curiosato sul web per scoprire quali sono i film preferiti degli “addetti al lavori”. Dalle commedie classiche ai western, le celebrità hanno dei gusti non sempre prevedibili. L’avresti mai detto che il film preferito di Vin Diesel fosse Via col Vento?

Ecco di seguito alcuni dei film preferiti di politici, musicisti, attori, registi e altri personaggi famosi.

Barack Obama:  Il Padrino e Il Padrino: Parte II 
Quando Katie Couric chiese all’allora candidato presidenziale Barack Obama quale fosse il suo film preferito, egli replicò: “Il Padrino uno e due, il tre non così tanto“.

George Harrison: The Producers (1968)
Harrison, a quanto si dice, amava così tanto questo film che lo ha spinto a diventare lui stesso produttore.

John Travolta: A Man and the Woman (1966)
IMDb riporta che il film preferito di Travolta è A Man And A Woman, sottolineando anche il fatto che era parente dello Yankee Doodle Dandy (1946) da bambino.

Il Mago di Oz

Heath Ledger: Il Mago di Oz (1939)
Ledger preferiva un film classico perché, ha dichiarato, “è stato l’unico film che i miei genitori mi hanno permesso di vedere da bambino”.

Tom Hanks: 2001 Odissea nello Spazio (1968)
Hanks ha spesso discusso del suo amore per il classico di Kubrick, incluso in un forum per il 40° anniversario del film, in cui ha detto del film: “Puoi guardarlo più e più volte e meditare sul suo significato“. Secondo un sito di fan di Tom Hanks, l’attore lo ha visto circa 40 volte.

Bill Paxton: Splendore nell’erba (1961) e Harold and Maude (1971)
In un’intervista del 2006 con TV Guide, Paxton ha detto: “Devi capire qualcosa su di me e sulla mia carriera: sono un romantico nella filosofia della vita, nel modo in cui guardo il mondo, la bellezza della natura, delle relazioni. Ma non sono mai riuscito a fare quei ruoli, quando avevo 20 anni volevo essere in Splendore nell’Erba“.

Salma Hayek: Willy Wonka e La Fabbrica di Cioccolato (1971)
A 6 anni, fu colpita dalla recitazione dopo aver visto Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato” riportava un’intervista all’attrice di qualche anno fa.

Luci della Città

Vin Diesel: Via col Vento (1939)
Nel 2006 ELLE ha chiesto a Diesel: “Hai mai visto un film e ti sei identificato con un personaggio in modo romantico?” L’attore ha replicato: “Clark Gable in Via col vento. Ecco un tizio che dice: ‘Posso essere duro, ma sono l’uomo migliore per te“. E ha elencato il film come il suo preferito.

Antonio Banderas: Il Tocco del Diavolo (1958) e L’Orgoglio degli Amberson (1942)
Banderas è un fan di Orson Welles. Ha elencato Il Tocco del Diavolo come uno dei suoi cinque film preferiti (così come il famosissimo Lawrence d’Arabia e Il Padrino) per Rotten Tomatoes, insieme ad un altro film di Welles, L’Orgoglio degli Amberson.

Julianne Moore: Rosemary’s Baby (1968)
Questo è il primo film che mi è venuto in mente quando ho pensato a ciò che volevo vedere” e “Wow, adoro l’inizio di questo film. ” ha detto l’attrice a New York durante un incontro con il pubblico.

Charlize Theron:  Ombre sul Palcoscenico (1963)
La Theron ha detto a Pearlman che Ombre sul Palcoscenico è “il miglior film che abbia mai visto” e poi ha detto due volte: “È il mio film preferito di tutti i tempi”.

Richard Here: Professione Reporter (1975)
Gere ha detto a Pearlman che questo film è sempre stato uno dei suoi preferiti.

West Side Story

Uma Thurman: Il letto racconta… (1959)
Uma Thurman ha rivelato il suo film preferito, spiegando: “Per tutta la vita ho voluto essere Doris Day. Uno dei miei preferiti è Il letto racconta… È una commedia leggera e fresca, un film così divertente da guardare. E amo il fatto che Doris non abbia recitato se stessa nei suoi film”.

Reese Whiterspoon: Una Coppia alla Deriva (1987)
Witherspoon ha rivelato questa passione per questo film con Goldie Hawn durante l’84a edizione degli Oscar nel 2012.

Dennis Quaid: Lawrence d’Arabia (1962)
In un’intervista con US Weekly, Quaid ha dichiarato: “Lawrence of Arabia è, per me, un film perfetto“.

Seth MacFarlane: Tutti Insieme Appassionatamente (1964)
Quando è stato intervistato da IGN nel 2003, a MacFarlane è stato chiesto qual è il suo film preferito. La sua risposta: “Devo dare ‘Tutti insieme Appassionatamente’, mi dispiace, so che è una risposta particolare, ma sono fottutamente innamorato di quel film. Non è un oscuro film indipendente, c’è chi si aspetterebbe che dica ‘Palla da Golf’, che è al secondo posto“.

Orson Welles: Luci della Città (1931)
Del film di Chaplin, una volta Welles disse: “…devi vedere le luci della città… vedrai il vero Chaplin”.

Steven Spielberg: Lawrence d’Arabia (1962)
Spielberg ha contribuito a ripristinare Lawrence d’ Arabia per una versione di 2000 in dvd; nel documentario di accompagnamento, “Una conversazione con Steven Spielberg“, il regista racconta l’impatto che il film ha avuto sulla sua vita e perché è il suo film preferito.

Justine Bieber: Fratellastri a 40 Anni (2008)
Nel 2010 Bieber ha fornito US Weekly una lista di “25 cose che non sai su di me”. E la numero 17 è scritto: “Step Brothers è il mio film preferito.”

Jennifer Lopez: West Side Story (1961)
Durante un servizio fotografico a tema West Side Story per Vanity Fair nel 2009, Lopez ha rivelato di aver visto il classico musical 37 volte. Si identifica con Anita, spiegando: “Non ho mai voluto essere Maria … Volevo essere Anita, che ballava sul tetto.”

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Cinema

La Vita in un Attimo, la recensione del dramma con Oscar Isaac e Olivia Wilde

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Dan Fogelman, già creatore della serie televisiva This Is Us e sceneggiatore di film d’animazione come Cars 2, cerca, con il suo secondo film da regista, di imbastire una complicatissima rete nella quale intrecciare i destini di diversi personaggi, vittime di una vita (Life Itself è il titolo originale) indecifrabile e imprevedibile. A ogni morte corrisponde una nascita (o una rinascita), per ogni scelta che si compie ce n’è un’altra possibile che si decide di ignorare (e dalla quale potrebbe invece nascere un’altra vita ancora, con le gioie e le sofferenze che questa comporta).

Il problema del film di Fogelman sta però nella maniera grossolana in cui tratta i temi (difficili da analizzare al cinema) al centro del racconto, gridando allo spettatore ciò che vorrebbe dire e sottolineando le proprie metafore, come se non credesse nella capacità di chi guarda, di comprenderle. Non a caso la protagonista Abby, interpretata da Olivia Wilde, spiega al pubblico che la vita è in realtà il narratore inaffidabiledefinitivo e tutto il film cerca quindi di dimostrare questa sua tesi.

La Vita in un Attimo: un immenso cliché

Fogelman utilizza in maniera metodica e quasi scientifica tutti i cliché a cui è possibile pensare quando si parla di drammi famigliari, storie d’amore che finiscono, vite che si spezzano. Il regista cerca di imporre allo spettatore il proprio punto di vista sulle storie che mette in scena. Non lo conduce ad aderire progressivamente alla sua visione delle cose, ma gli chiede di accettarla come se fosse l’unica condivisibile. Persino quelle che dovrebbero essere le influenze nascoste (l’album Time out of mind di Bob Dylan) non vengono citate in maniera sottile (ad esempio basando la colonna sonora sulle tracce di quell’album, di cui invece compare solo Make you feel my love), ma vengono dichiarate dagli stessi personaggi attraverso i loro dialoghi intellettualoidi e pretenziosi.

Il film, diviso in due parti, comincia come un piccolo film indipendente newyorchese e finisce come un melodramma dai colori caldi della Spagna. Gli attori (sulla carta stellari) sono lasciati senza controllo, così da far emergere i loro principali difetti, i vezzi in alcuni casi storici e le loro debolezze nell’elaborare determinate situazioni che la sceneggiatura non pone in maniera convincente fin dal principio.

La Vita in un Attimo: la difficoltà del dramma corale

Il film di Fogelman crolla quindi sotto il peso delle sue stesse ambizioni. La Vita in un Attimo, nella sua cronica incapacità di gestire una storia corale con tantissime voci diverse, ricorda altri fallimenti cinematografici recenti come il Collateral Beauty di David Frankel o il Third Person di Paul Haggis: cinema vecchissimo che si avventura nel terreno dello sperimentale senza averne le possibilità. La progressiva cascata di tragedie che coinvolge i protagonisti si trasforma ben presto in farsa, nel momento esatto in cui lo spettatore, messo davanti a svolte narrative sempre meno credibili, perde qualsiasi interesse nelle vicende dei personaggi e nelle loro sorti cinematografiche.

La Vita in un Attimo, la recensione del dramma con Oscar Isaac e Olivia Wilde
2 Punteggio
Pro
Colonna Sonora
Contro
Attori allo sbando, svolte narrative mai credibili
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

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Cinema

Addio a Bruno Ganz, l’angelo caduto

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bruno ganz

Bruno Ganz, l’attore svizzero noto per aver interpretato gli ultimi giorni di Adolf Hitler nel 2004 con Downfall, è morto. Aveva 77 anni. Ganz è morto nella sua casa di Zurigo venerdì, come hanno riferito ai media i suoi agenti. Secondo quanto riferito la causa della morte è stata il cancro del colon contro cui l’attore combatteva da tempo.

Oltre a consegnare uno dei ritratti cinematografici definitivi di Hitler, Ganz ha interpretato un angelo che rinuncia all’immortalità per sperimentare i piaceri terreni nel film classico di Wim Wenders Il Cielo sopra Berlino del 1987. Riprese quel ruolo nel seguito di Wenders nel 1993, Faraway, So Close! La sua esibizione celeste è stata così memorabile che Ganz ha raccontato una volta come la gente gli attribuisse poteri speciali quando lo riconosceva in pubblico.

Le persone sull’aereo mi hanno detto: ‘Ah, non c’è bisogno di avere paura, perché ci sei tu qui con noi, non può accadere nulla. Ora siamo al sicuro“, ha raccontato Ganz alla rivista cinematografica danese P.O.V. “E una volta una madre disse al suo bambino: ‘Guarda, c’è il tuo angelo custode’ E non stava scherzando.” Altri ruoli degni di nota sono stati The Reader (2008) di Stephen Daldry, Nosferatu di Werner Herzog (1979), il remake di Jonathan Demme The Manchurian Candidate (2004) e The Boys from di Franklin J. Schaffner.

Ganz ha anche avuto una carriera teatrale di successo, esibendosi in opere come “The Homecoming” di Harold Pinter e “Faust” di Goethe. Tra i lavori più recenti la commedia sociale britannica di Sally PotterThe Party“, in concorso al Festival di Berlino, e un altro titolo della Berlinale di quell’anno, il dramma d’ensemble di Matti GeschonneckIn Times of Fading Light“, basato su un romanzo bestseller su una famiglia nella Germania dell’Est comunista. L’ultima apparizione sul grande schermo di Ganz è stata in La Casa di Jack di Lars von Trier, che è stata presentata l’anno scorso a Cannes.
Membro attivo della comunità cinematografica tedesca, Ganz è stato presidente della German Film Academy insieme all’attrice Iris Berben dal 2010 al 2013. Nel 2010 ha ricevuto un European Film Award per la carriera.

Fonte: Variety

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Oscar: gli attori che si sono spinti oltre i limiti per vincere

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La Notte degli Oscar 2019 è vicina. È difficile dire con certezza che cosa spinga alcuni attori ad accettare determinati ruoli. Molto probabilmente la maggior parte degli interpreti decidono di avventurarsi in queste imprese un po’ folli, pensando di poter vincere – almeno una volta nella vita – il Premio Oscar. Spingere il corpo al limite, per assomigliare il più possibile a personaggi sconvenienti e pericolosi, cercando di portarli sul grande schermo nel modo più verosimile possibile, dimostra che questi attori hanno davvero una marcia in più e sono tutti meritevoli della prestigiosa statuetta d’oro.

Daniel-Day Lewis (My Left Foot)

Daniel Day-Lewis è il maestro dei folli sacrifici in nome della recitazione. Lo dimostrano i tre premi Oscar che è riuscito a vincere nel corso della sua carriera. Ha dimostrato di essere un grande attore già alla sua prima performance che gli è valsa un Oscar, nei panni di un malato paralizzato cerebralmente di nome Christy Brown. Sul set l’attore ha rifiutato di lasciare la sedia a rotelle e ha chiesto ai membri dello staff di mangiare con un cucchiaio, mantenendo una posizione che alla fine gli ha procurato la rottura di due costole.

Hilary Swank (Boys Do not Cry)

Per interpretare in modo convincente il trans Brandon Teena, la bellissima Hilary Swank ha trascorso diversi mesi a cercare di modulare la propria voce verso tonalità baritonali, in grado di assomigliare al suono tipico della voce maschile. Dal punto di vista della fisicità si è servita di alcune bende per occultare il seno, presentandosi come suo fratello James.

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Charlize Theron nel film Monster

Charlize Theron (Monster)

Se c’è una persona che è distante anni luce – in primis per l’aspetto esteriore – ad Aileen Wuornos, la protagonista del film Monster, è proprio l’attrice che l’ha interpretata: Charlize Theron. La sua trasformazione è stata tra quelle più incredibili e uniche nella storia del cinema. Grazie all’ausilio di denti protesici, a qualche spericolata rasatura delle sopracciglia e molti sacchetti di patatine per aumentare di peso, la Theron ha effettuato una vera e propria trasformazione.

Adrien Brody (Il pianista)

Per catturare la disperazione del nullatenente Wladyslaw Szpilman, il protagonista del film Il pianista, l’attore Adrien Brody decise di spogliarsi di ogni struttura e confronto per entrare ancora di più nel ruolo. Prima di imbarcarsi su un volo per l’Europa, prese la decisione di lasciare tutte le sue cose e portare con se solo un paio di borse e una tastiera.

Jamie Foxx (Ray)

L’Academy è stata chiaramente impressionata dalla convincente interpretazione di Jamie Foxx in Ray,  nell’aver portato al cinema il musicista non vedente Ray Charles. A quanto pare, Fox non ha dovuto fingere molto perché ha potuto fare affidamento su un paio di palpebre protesiche. La sensazione provata dall’attore è stata indescrivibile, perché doveva avere gli occhi incollati, chiusi, per ben quattordici ore al giorno.

Natalie Portman (Black Swan)

Probabilmente ci sarebbero molti più ballerini al mondo se questa forma d’arte non fosse così estenuante. Natalie Portman lo sa bene che cosa significa essere una ballerina, quando si è preparata per mesi al ruolo da protagonista nel film Black Swan. L’attrice ricorda ancora che la sua dieta e il suo regime di allenamento sono stati così crudeli da farle temere qualche collasso e addirittura ripercussioni nel tempo per la sua salute.

Anne Hathaway (Les Misérables)

Grazie alla collaborazione di un nutrizionista, Anne Hathaway, già magrissima fuori dal set, è riuscita a perdere la bellezza di 25 chili per interpretare l’indifesa Fantine nel film Les Misérables . La parte peggiore? Ha perso più della metà di quel peso durante le riprese, grazie a un digiuno durato 13 giorni.

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Jared Leto nei panni di Rayon

Jared Leto (Dallas Buyers Club)

L’anno seguente il cast del film Dallas Buyers Club sembrava determinato a superare il drastico calo di peso della Hathaway. Per interpretare Rayon, la donna transessuale malata di HIV, il cantante e attore Jared Leto è diventato a dir poco scheletrico, dopo aver perso più di 30 chili.

Matthew McConaughey (Dallas Buyers Club)

Poiché Matthew McConaughey è la stella del Dallas Buyers Club, è giusto che abbia superato Leto in questo record. Secondo l’attore, è riuscito a perdere qualcosa come 47 chili, finendo in uno stato che potremmo paragonare a quello di un uccellino appena nato con la bocca aperta che grida: ‘nutrimi, nutrimi’.

Kate Winslet (The Reader)

Per alcuni mesi bui, nel 2008, Kate Winslet è stata consumata da questo personaggio desolante, tanto che i racconti della buonanotte per i  suoi figli avevano preso una piega davvero deprimente.

Leonardo DiCaprio (The Revenant)

Dopo anni di nomination e di statuette date per certe, Leonardo DiCaprio è riuscito a vincere il suo primo premio Oscar con il film The Revenant. Grazie a questo personaggio è riuscito a spingere se stesso oltre ogni limite, nuotando in acque gelide, dormendo in una carcassa di animali e mangiando fegato di bisonte crudo.

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Febbraio, 2019

21Feb00:00Copia Originale

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