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L’amore al cinema, da Via col Vento ad Un Amore senza Fine

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L’amore è sempre stato il centro di tutto, di ogni cosa che riguardi la vita, è il motore che fa muovere il mondo e da lì parte e comincia tutto. L’amore ci fa sentire vivi, speciali, desiderarti, leggeri, ma ci rende anche stupidi, a volte, dannandoci l’anima e facendoci soffrire tremendamente. Esistono vari modi d’amare e diversi titpi d’amore, quello tipicamente romantico, che fa sognare, quello carnale e passionale, quello che sfocia nell’odio quando si viene lasciati o, peggio, quando non si è corrisposti, quello platonico, quello contrastato e maledetto, quello perverso e malato, quello disperato ed immortale. Diverse tipologie d’amore che, spesso, vediamo rappresentate sotto forma di storie proprio sul grande schermo. Da sempre infatti l’amore è stato forse il tema più ricorrente e riproposto nei film, e non solo. Forse sarà perchè, in fondo, siamo tutti degli inguaribili romantici, ma i film d’amore hanno sempre riscosso un grande successo da parte del pubblico, anche quando le storie narrate sono malinconiche o prive di uno scontato lieto fine, storie che spesso ci fanno anche sorridere, altre volte invece piangere, rendendoci vulnerabili a tal punto da avvertire sulla pelle le sensazioni provate dai protagonisti della storia.

cancelloSono in molti però a dire che l’amore così come lo si vede nei film in realtà non esiste e che nella vita reale è tutto ben diverso. Sì, questo è vero, il cinema e la tv ci presentano quasi sempre storie d’amore che nella realtà non potrebbero mai avere un riscontro reale, perchè troppo favolistiche e positive, ottimistiche e meravigliose, ma non sempre è così, perchè a volte capita di assistere a delle storie d’amore che rasentano la realtà, perchè tratte dal reale e che sono talmente coinvolgenti e disperate da spezzare il fiato in gola, perchè, alla fine, in qualunque modo lo si rappresenti, l’amore è e resterà sempre l’unico sentimento in grado di farci emozionare davvero e che vale la pena di essere vissuto. Ma se nella realtà i sentimenti non sono mai spiegabili, scindibili, decifrabili o afferrabili, sul grande schermo invece gli amori appaiono e vengono rappresentati sempre come unici e per questo più intensi di quelli vissuti nella realtà. Potremmo citare e ricordare numerosi film che fanno parte della storia del cinema e che parlano d’amore, partendo dal celeberrimo Romeo e Giulietta, un film del 1968 diretto dal grande Franco Zeffirelli, che potremmo definire la storia d’amore per eccellenza, la più struggente e tormentata che sia mai esistita, per poi passare al classico Via col vento, diretto dal regista Victor Fleming nel 1939 ed interpretato da Clark Gable e da Vivien Leigh. Due pellicole di straordinaria bellezza, riconosciute come le più famose della storia del cinema, anche se ognuna a suo modo e con un diverso stile cinematografico. Due pellicole classicamente romantiche, che mostrano il lato più umano e vero dell’amore, quello disperato e viscerale dei due innamorati di Verona e quello tormentato e non corrisposto dei protagonisti di Via col vento, che si ritrovano ad amare qualcuno che non li ama a loro volta.

Ma ci sono anche film che non raccontano l’amore nel modo classico e convenzionale, quello maggiormente rappresentato al cinema, andando quasi controcorrente, nel tentativo di mostrandocelo da diverse angolazioni e punti di vista. E’ questo il caso di un film diretto dal regista Premio Oscar Paolo Sorrentino, uscito nelle sale nel 2004, che parte da un presupposto molto semplice e chiaro: non bisogna mai innamorarsi per mantenere i propri segreti. Le conseguenze dell’amore, presentato in concorso al 57° Festival di Cannes e plurivincitore ai David di Donatello del 2005, è infatti un film che cerca di capire quali possono essere le conseguenze devastanti che un innamoramento può avere su una persona, perchè, se è vero che la solitudine stanca è anche vero che la coppia innamorata, col passare del tempo, diventa una vera e propria ragnatela, che comincia ad assorbire ogni tipo di confidenza. E se poi, ad un certo punto, decidi di non amare più perchè l’amore finisce? o il giorno in cui l’amore ti stravolgerà completamente facendoti perdere ogni controllo? cosa succederà? Perchè, in realtà, anche nel delirio e nella sofferenza più estrema noi amiamo, amiamo comunque e come folli, amiamo da ammalati, amiamo andando anche incontro a ciò che non ci riporterà mai indietro, amiamo nonostante tutto e anche contro il nostro stesso interesse. Stiamo sprofondando eppure continuiamo ad amare lo stesso e più amiamo la persona sbagliata più sappiamo che questa ci distruggerà con un passo, un soffio, una carezza o un semplice sguardo e noi ci distruggeremo e ci spezzeremo il cuore. È solo questione di tempo. E’ questa la prospettiva dalla quale Sorrentino ci fa vedere l’amore, da un’angolazione diversa da tutte quelle viste fino ad ora.

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Nel film Se mi lasci ti cancello, diretto nel 2004 da Michel Gondry ed interpretato da Jim Carrey e da Kate Winslet, viene presentato invece un altro tipo d’amore. Nonostante il titolo faccia pensare ad una commedia più frivola e leggera, si tratta in realtà di un film pieno di pathos ansiogeno, alternato a momenti di vero dolore, il tutto presentato attraverso una visione quasi onirica. Il punto da cui parte il film è che amare talmente tanto qualcuno e con tale trasporto può condurre, a volte, a desiderarne persino la perdita di ogni ricordo che lo riguardi. Ogni storia finita crea infatti una serie di disagi difficilmente superabili e sicuramente non in modo immediato, ma superato finalmente il trauma della perdita, con il tempo, rimangono i bei ricordi. Secondo Michel Gondry non sempre è così, perchè, a volte, se si rimane testardamente troppo legati al passato, alla realtà di ciò che sarebbe potuto essere e all’idea di un futuro di coppia che in realtà non ci sarà mai, perchè l’amore è ormai finito, in quel caso sarà difficile anche uscirne vivi e come accade nel film, per guarire definitvamente ci si rivolgere addirittura ad un’agenzia per la cancellazione settoriale della memoria e dei ricordi legati a quella storia d’amore difficile da dimenticare. Ma anche in questo caso se ciò che definiamo e consideriamo amore, amore vero, esiste davvero, niente e nessuno potrà mai salvarci dal destino o da una macchina tecnologica, perchè alla fine ci sarà sempre qualcosa, un profumo o una sensazione rimossa, che ci farà tornare nei nostri luoghi del passato, alla nostra vita precendente, facendoci riscoprire così la bellezza di un volto che avremmo voluto invece dimenticare per sempre.

E, infine, come non citare il film per eccellenza, che è al tempo stesso l’esempio più evidente del grande amore che tutto distrugge: Le relazioni pericolose, pellicola del 1988 diretta dal regista Stephen Frears, tratta dall’omonimo romanzo scritto da Choderlos de Laclos e con un cast d’eccezione in cui primeggia, nel ruolo dell’elegante, spudorato e sciupafemmine Visconte di Valmont, un giovane John Malkovich accanto ad una giovanissima Michelle Pfeiffer, che qui interpreta Madame de Tourvel, una donna dall’etica irremovibile e una straordinaria Glenn Close nei panni della Marchesa Isabelle de Merteuil. Il film è ambientato in un contesto pre-rivoluzionario, nella Francia del XVIII secolo, dove regnano il gusto della conquista, gli inganni di corte e una continua e costante noia, che sfocia inevitabilmente nella ricerca di giochi perversi per avere dei diversivi con cui trascorrere le giornate. Forme d’amore estreme, fatte di odio, lussuria, cinismo spregiudicato, passione travolgente, tradimenti, inganni, gelosia spasmodica e atroci vendette messe in atto da una donna per vendicarsi di un abbandono amoroso, quelle rappresentate in questo film meraviglioso nel quale, alla fine, nessuno dei protagonisti si salverà e nessuno vincerà. Un esempio di amore disperato quello provato dalla Marchesa Isabelle de Merteuil, che a causa delle sue assurde e spietate macchinazioni, porterà, alla fine, alla perdita dell’unico uomo di cui fosse veramente innamorata.

Lost In Translation/L’amore tradotto è un film del 2003, considerato tra i più noti ed amati della regista Sofia Coppola, ed è, al tempo stesso, la storia d’amore meno convenzionale tra quelle narrate al cinema. Tema centrale del racconto è la condivisione dell’alienazione e della solitudine subito dopo la fine di un amore. Un film che mostra il percorso da seguire subito dopo la fine di una storia d’amore, per sfuggire ed aggirare la crisi personale che spesso conduce ad una completa alienazione, suggerendo anche, a tutti coloro che si sentono così fuori dal mondo, le possibili soluzioni da seguire per trovarsi, incontrarsi e risolvere insieme le rispettive solitudini. Ladyhawke è invece un film del 1985, diretto da Richard Donner ed interpretato da Rutger Hauer e Michelle Pfeiffer. Senza dubbio una delle pellicole più belle che siano mai state fatte, in cui l’amore viene rappresentato nella sua forma più alta e più pura. L’amore che non si arrende, che sfida il destino, che dura nel tempo e che va oltre il tempo, oltre gli ostacoli e contro tutto, tenace e testardo, rimanendo quindi eterno ed unico. Una maledizione trasforma infatti i due protagonisti uno in lupo e l’altra in falco, ma solo per metà giornata, lui la notte, lei il giorno. L’unico momento in cui possono incontrarsi è all’alba e al tramonto, quando entrambi si trasformano da animale ad umano e per un attimo, un solo attimo, si sfiorano. Uno dei film più poetici ed emozionanti, che rappresenta la vera essenza dell’amore.

L’ultimo, in ordine di tempo, è la pellicola drammatica e sentimentale Un amore senza fine, in uscita nelle sale proprio in questi giorni, che narra la storia d’amore, molto contrasta, tra due adolescenti innamorati. Il film, diretto dalla regista Shana Feste, ha come protagonisti Alex Pettyfer e Gabriella Wilde ed è l’adattamento cinematografico del romanzo scritto da Scott Spencer, nonchè il remake del dramma romantico dal titolo Endless Love, diretto nel 1981 dal grande Franco Zeffirelli. Una favola romantica quindi, sullo stile di Romeo e Giulietta, con risvolti drammatici ed emozionanti colpi di scena. Un film mai banale, che ha già riscontrato in America un discreto successo e pareri positivi da parte della critica. La pellicola originale, alla quale si è ispirata Shana Feste, era interpretata invece da Brooke Shields e da Martin Hewitt, ed è stata candidata anche ad un Premio Oscar per la miglior canzone originale, dal titolo Endless Love, interpretata da Diana Ross e Lionel Richie, ed ha avuto, tra i suoi protagonisti, anche un esordiente Tom Cruise.

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Il Sanremo dei cinefili 2023: un film per ognuna delle 28 canzoni in gara

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Sanremo 2023 canzoni film

Sanremo 2023 per cinefili – NewsCinema.it

(in collaborazione con Letizia Rogolino)

Dal 7 all’11 Febbraio 2023 si svolge Sanremo 2023 su Rai 1 e, da inguaribili cinefili, abbiamo pensato di abbinare un film a ognuna delle 28 canzoni in gara. Potete annotarvi i titoli e recuperarli durante o a fine festival se vi va.

Il festival della canzone italiana promette grandi emozioni e tanta musica anche quest’anno. Condotto da Amadeus in compagnia di Chiara Ferragni, Francesca Fagnani, Paola Enogu e Chiara Francini, Sanremo 2023 andrà in onda dal 7 all’11 Febbraio in prima serata su Rai 1.

28 le canzoni in gara che il pubblico e la stampa non vedono l’ora di ascoltare, ma noi amanti del cinema – che della musica in fondo non può fare a meno – abbiamo deciso di vivere Sanremo a modo nostro. In questo articolo, pertanto, abbiamo provato ad abbinare un film al titolo di ognuna delle canzoni dei big che si esibiranno sul palco dell’Ariston quest’anno.

Un film per ogni canzone di Sanremo 2023

Un collegamento immediato, senza tenere conto di tutto il testo della canzone. Abbiamo letto ogni titolo e abbiamo scelto il primo film che ci è venuto in mente per una sorta di associazioni di idee che condividiamo con voi in poche righe.

Potete segnarvi i titoli come consigli di visione, e magari recuperarli o rivederli durante o dopo il festival, se vi va. Quindi che il Sanremo dei cinefili abbia inizio…dirige il regista, canta la celluloide!

Ariete – Mare di guai: Un giorno di Ordinaria Follia (1993)

Ritrovarsi immerso in un mare di guai, dallo stress del traffico cittadino agli imprevisti di una giornata storta che ti divora e ti risputa fuori, mettendo alla prova la tua salute mentale.

La Forma dell'Acqua

La Forma dell’Acqua – Newscinema.it

Gianmaria – Mostro: La Forma dell’Acqua (2017)

La creatura anfibia nata dalla mente di Guillermo Del Toro, è da molti ritenuta ingiustamente mostruosa in quanto limitati alla forma, a differenza di una donna che se ne innamora superando facilmente gli ostacoli di genere.

Anna Oxa – Sali (Canto dell’anima): Sette Anni in Tibet (1997)

Nel film del 1987 di Jean-Jacques Annaud, Brad Pitt è un giovane scalatore tedesco che, mentre sfida l’altezza sfidando le montagne dell’Himalaya, vive una crescita personale e spirituale.

Sette anni in Tibet

Sette Anni in Tibet – Newscinema.it

Giorgia – Parole dette male: Frankenstein Junior (1974)

Tutti ormai conoscono le iconiche sequenze e le geniali battute del capolavoro di Mel Brooks co-sceneggiato insieme al protagonista Gene Wilder, che tra versi e parole indecifrabili segnano un classico della storia del cinema. “Lupo ululà e castello ululì”.

I Cugini di Campagna – Lettera 22: Ladro di Orchidee (2002)

Tra lettere e metacinema si dirama la storia di uno sceneggiatore, a metà tra un blocco creativo ed esistenziale, che involontariamente dà vita a un suggestivo e intricato thriller dal sapore drammatico.

Lazza – Cenere: Firestarter (2022)

Remake del cult datato 1984 con protagonista una giovanissima Drew Barrymore, riadatta una storia fatta di fuoco e superpoteri, con una bimba capace di incenerire ogni obiettivo le si metta davanti, minando la sua quiete e lasciando spazio alla cieca rabbia.

Leo Gassmann – Terzo cuore: La La Land (2016)

Due cuori innamorati che condividono però un terzo amore, quello per l’arte. Un amore intenso che invade l’anima a tal punto da arrivare a sacrificare l’istinto per la ragione. Questo è il capolavoro di Damien Chazelle.

Levante – Vivo: La vita è meravigliosa (1946)

Uno dei lungometraggi più caldi e avvolgenti della storia del cinema spesso associato al Natale, di certo non può scindere il legame innato con la vita, come inno alla positività e alla voglia di trovare l’ottimismo ovunque.

Madame – Il bene nel male: The Departed (2006)

Oltre ad essere il sottotitolo in italiano, ‘il bene e il male’ segna il binomio alla base di questo Scorsese-Movie, dove intrecci thriller e un cast esagerato, pongono l’asticella qualitativa a livelli sorprendenti.

Mara Sattei – Duemilaminuti: Zack Snyder’s Justice League (2021)

Non proprio 2000 ma 242 sono i minuti che sigillano la personale visione della Justice League da parte di Zack Snyder. Un ritmo dilatato e lungaggini evitabili segnano un altro titolo di un autore privo del dono di sintesi.

Barbarian

Barbarian – Newscinema.it

Modà – Lasciami: Barbarian (2022)

Un po’ ironicamente, l’associazione con la sorpresa horror dello scorso anno con questa canzone nasce dal legame morboso tra l’inquietante creatura e la protagonista. La prima non può fare a meno di sentirsi come una madre impossibilitata a lasciare la figlia e la perseguita senza sosta.

Mr. Rain – Supereroi: The Avengers (2012)

I supereroi tra i supereroi, il gruppo che cinematograficamente ha aperto la strada nel 2012 a ciò che oggi è normalità. Il film di Joss Whedon accomuna diversi eroi Marvel già introdotti e ne fa un’esplosiva formula vincente.

Olly – Polvere: Dune (2021)

Di polvere ce n’è da vendere nell’ultimo lavoro di Denis Villeneuve, dove tra deserti e vermoni giganti che li abitano, si delinea un racconto di dinastie capitanato dalla più effervescente tra le giovani star di Hollywood, Timothée Chalamet.

Mad Max: Fury Road

Mad Max: Fury Road – Newscinema.it

Paola & Chiara – Furore: Mad Max Fury Road (2015)

Un’esplosione eccitante e fumosa tra corse in auto e azione tensiva, che vive grazie a una cura tecnica ai limiti della perfezione. Ecco tutto il furore che emana il 6 volte premio Oscar ideato da George Miller.

Rosa Chemical – Made in Italy: House of Gucci (2021)

Cosa c’è di più Made in Italy della moda? Ridley Scott sembra averlo intuito. Servendosi di volti noti come Adam Driver, Lady Gaga, Al Pacino e Jared Leto, ci racconta gli intrighi che sussurrano tra le pareti di casa Gucci.

Sethu – Cause perse: Accattone (1961)

Tragedia e poetica si fondono nel film d’esordio registico di Pier Paolo Pasolini. Una storia di sopravvivenza dove il dramma e l’ironia disegnano il ritratto di un uomo che vaga senza meta, sprecando la propria esistenza fino all’epilogo.

Shari – Egoista: Il Diavolo veste Prada (2006)

Una Meryl Streep calzante come al solito, dipinge i tratti severi di Miranda Priestley, l’iconica direttrice della rivista di moda Runway. Egoismo, tirannia e polso fermo sono linee guida per la crudele e influente donna di successo.

Via Col Vento

Via Vol Vento – Newscinema.it

Articolo 31 – Un bel viaggio: Nomadland (2020)

“Un bel viaggio” che ci ha regalato negli ultimi tempi il cinema è senza dubbio Nomadland di Chloe Zhao con Frances McDormand nei panni di una donna che, dopo aver perso il marito e il lavoro, sperimenta la vita nomade in viaggio da sola per l’America.

Colapesce Dimartino – Splash: Splash – Una Sirena a Manhattan (1984)

Beh, questo collegamento era facile. Il film di Ron Howard con Tom Hanks e Daryl Hannah racconta una storia d’amore impossibile e romantica tra un essere umano e una sirena che lascia l’oceano per amore, scatenando l’isterica curiosità di scienziati e media.

Colla Zio – Non mi va: Il Grande Lebowski (1998)

Il personaggio più pigro del grande schermo che incarna l’espressione “Non mi va” per noi è sicuramente il “Drugo”, lo scapolo fannullone, interpretato da Jeff Bridges nel film dei fratelli Coen, che passa le sue giornate in vestaglia, fumando spinelli e giocando a bowling.

Coma_Cose – L’addio: COCO (2017)

Il dolore e la malinconia dell’addio è il cuore del film d’animazione che trae ispirazione dalla tradizione messicana, affrontando il tema della perdita tra le musiche e i colori del folkloristico e spirituale Dìa de Muertos. Preparate i fazzoletti!

Elodie – Due: CAROL (2015)

Due è un titolo che suggerisce tante storie, ma noi abbiamo associato da subito una storia d’amore. Tra le tante che hanno animato il grande schermo abbiamo scelto quella appassionata e tormentata tra le intense Rooney Mara e Cate Blanchett nel film di Todd Haynes.

Gianluca Grignani – Quando ti manca il fiato: BURIED – Sepolto (2010)

A Ryan Reynolds manca decisamente il fiato nel thriller claustrofobico di Rodrigo Cortes. Un’avventura ad alta tensione di un uomo che si risveglia in una cassa di legno con un accendino e un Blackberry.

LDA – Se poi domani: Via Col Vento (1939)

Domani è un altro giorno” diceva Rossella O’Hara nell’epico ed emozionante kolossal con Viven Leigh e Clarke Gable. Il maggiore incasso nella storia per più di un quarto di secolo e vincitore di ben 10 premi Oscar nel 1940.

Marco Mengoni – Due vite: Face Off (1997)

Nicolas Cage e John Travolta, un terrorista e un agente dell’FBI che si scambiano l’identità per un action movie ad alta tensione diretto da John Woo. Assurdo ma geniale ed è diventato ormai un vero cult.

Tananai – Tango: Ultimo Tango a Parigi (1972)

Sensualità, provocazione, dramma nel film discusso e amato di Bernardo Bertolucci con Marlon Brando e Maria Schneider. Un uomo d’affari americano di mezza età incontra una giovane donna di Parigi e tra i due esplode una travolgente relazione sessuale sullo sfondo della romantica capitale francese.

Scemo e più Scemo

Scemo e più Scemo – Newscinema.it

Ultimo – Alba: La città verrà distrutta all’alba (2010)

In un attimo la pacifica cittadina di Odgen Marsh si trasforma in un inferno di sangue e violenza. I cittadini sembrano infettati da un virus che li fa esplodere di rabbia. Adrenalina pura in questo horror di fantascienza con
Timothy Olyphant.

Will – Stupido: Scemo e già scemo (1995)

Jim Carrey e Jeff Daniels sono due folli senza freni in questa commedia diretta da Peter Farrelly. Gag, imprevisti e una comicità vulcanica in perfetto stile anni ’90.

 

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Decision to Leave: la spiegazione del finale | Assumersi le proprie responsabilità

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Una scena di Decision to Leave (fonte: IMDB)

Una scena di Decision to Leave (fonte: IMDB)

Decision to Leave, l’ultimo film di Park Chan-wook (Old Boy, Lady Vendetta) è da pochissimo uscito nelle sale italiane, dopo aver conquistato il pubblico di Cannes. Il suo nuovo film, a metà tra thriller e melodramma, ha lasciato però molti spettatori con diverse domande inevase. Cerchiamo di dare una risposta con l’aiuto dello stesso Park Chan-wook.

Park Chan-wook è un regista che, a differenza di quelli che preferiscono mantenere il mistero attorno alle proprie opere, parla sempre volentieri dei suoi film, offrendo spunti di riflessioni o nuove angolazioni da cui osservare le intricate storie che coinvolgono i personaggi.

È anche il caso di Decision to Leave, nuovissimo thriller che si muove avanti e indietro nel tempo e sceglie molto spesso l’ambiguità anziché la chiarezza. Lo avete già visto in sala e avete alcune domande sul finale? Cerchiamo di dare una risposta insieme allo stesso regista.

Una scena di Decision to Leave (fonte: IMDB)

Una scena di Decision to Leave (fonte: IMDB)

Dopo aver ucciso il suo secondo marito, Seo-Rae si reca su di una spiaggia, scava una fossa nella sabbia e ci si cala dentro, aspettando che la marea la ricopra, così da annegare.

È questa la sua definitiva “decisione di andarsene”. Hae-Jun, dopo aver seguito con attenzione tutti gli indizi, arriva finalmente su quella stessa spiaggia, ma trova soltanto l’auto vuota di Seo-Rae e il suo cellulare. Di lei nessuna traccia.

Seo-rae si uccide perché si è innamorata di Hae-jun – lo dice nel suo messaggio – ma capisce che non potranno mai stare insieme, essendo lei colpevole di omicidio. Allo stesso tempo, però, conoscendo la sua ossessione per i casi irrisolti, decide di lasciarlo con un mistero che non sarà mai in grado di svelare: scoprire esattamente cosa è successo a lei e al suo corpo.

A detta di Park Chan-wook, il suicidio di Seo-Rae è un modo di riconoscere la sua responsabilità come assassina. Il solo agire nei confronti di uno sbaglio che si è commesso assume per Park Chan-wook, quindi per Seo-Rae, una dimensione sacrale. Con l’assassinio del secondo marito, la donna ha protetto la reputazione dell’amato Hae-Jun, e quindi gli unici conti in sospeso da chiudere sono quelli che ha con se stessa.

Il finale di Decision to Leave secondo Park Chan-wook

“I personaggi dei miei film si assumono sempre la responsabilità delle loro azioni, che non sono sempre encomiabili. E per farlo sono disposti a gesti estremi, che qualcuno giudicherebbe anche eccessivi. Ma è proprio quella volontà ad agire nonostante tutto che può essere considerata sacra” ha spiegato Park Chan-wook in una recente intervista.

Una scena di Decision to Leave (fonte: IMDB)

Una scena di Decision to Leave (fonte: IMDB)

Il modo in cui Seo-rae sceglie di espiare la colpa dei suoi omicidi attraverso il suicidio può lasciare gli spettatori malinconici o indispettiti, ma secondo il regista non è tanto il modo in cui il personaggio sceglie di accettare i propri errori ad essere cruciale, bensì il fatto che questo senta una necessità inderogabile su di sé, che non gli permetterebbe ugualmente di vivere.

Nel finale di Decision to Leave, secondo Park Chan-wook, emerge tutta la “differenza tra accettare la responsabilità delle proprie scelte e agire effettivamente in base a tale accettazione”.

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Ashton Kutcher attore part-time | Lui vuole così o Hollywood lo snobba?

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ashton kutcher newscinema

Ashton Kutcher – Newscinema.it

Ashton Kutcher un tempo era uno degli attori più richiesti di Hollywood. Da alcuni anni, però, non lavora più tanto come prima. Come mai?

Anche se è ancora molto famoso Ashton Kutcher non compare più al cinema o in televisione come faceva diverso tempo fa.

Ha ottenuto un’enorme popolarità interpretando il ruolo di Michael Kelso nella serie tv That 70’s Show e poco dopo ha iniziato a lavorare sempre di più nel mondo dello spettacolo. Da diverso tempo, però, non lo si vede più così spesso. Che cos’è successo? Ecco qualche teoria.

Ashton Kutcher in That’s 70’s Show

Anche se eravate più team Hyde che team Kelso, non si può non riconoscere che Ashton Kutcher fece un ottimo lavoro con il suo personaggio in That 70’s Show, serie andata in onda dal 1998 al 2006.

All’epoca l’attore era appena ventenne, ma lo show – soprattutto negli Stati Uniti – ebbe un successo enorme e presto lui diventò uno degli artisti più richiesti e apprezzati.

Da un giorno all’altro, quindi, il ragazzo cambiò totalmente vita, entrando in un mondo completamente diverso da quello a cui era abituato.

Anche dopo la cancellazione della serie, ha continuato a recitare, in tv e al cinema, ma la sua carriera ha avuto diversi alti e bassi.

Ashton Kutcher, gli errori nel mondo dello spettacolo

Ashton Kutcher sembrava essere destinato a diventare uno dei più grandi attori di sempre, ma curiosamente non è stato così.

Se in televisione non aveva fatto fatica ad affermarsi, al cinema è stata tutta un’altra storia. I suoi primi film – Fatti, strafatti e strafighe o Oggi sposi…niente sesso – piacquero abbastanza al pubblico, ma presto questo successo si arrestò.

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Ashton Kutcher in Due uomini e mezzo – Newscinema.it

A partire da The Butterfly Effect nel 2004 quasi tutti i suoi film hanno ricevuto poco consenso. Inoltre, sembra che il pubblico ormai si fosse abituao a vederlo in un ruolo “sempliciotto”, adatto solo a commedie o film leggeri.

Per questo, non ha avuto modo di far evolvere la sua carriera in quel senso, verso parti più impegnative e complesse. Si è visto in Jobs, nel 2013, dove interpretava appunto Steve Jobs e in Annie – La felicità è contagiosa, nel 2014, film che proprio non è piaciuto.

Neanche il suo ritorno in tv è stato particolarmente trionfante. Nel 2011 ha sostituito Charlie Sheen in Due uomini e mezzo, ma gli spettatori non hanno particolarmente apprezzato la sua performance.

Con The Ranch, sembrava che la sua carriera sarebbe tornata a decollare, ma le accuse di violenza sessuale che ha ricevuto nel 2017 da parte di numerose donne l’hanno di nuovo arrestata.

Inoltre, tra il 2011 e il 2017 ha commesso diverse gaffe con il suo comportamento sui social – la difesa di Joe Paterno, per esempio – che probabilmente non lo hanno reso molto attraente agli occhi di probabili registi o produttori. In più, è stato accusato di aver “un brutto carattere” dopo la sua reazione durante un’intervista con Sharon Osbourne, dopo che lei pronunciò male il suo nome.

Ashton Kutcher imprenditore e filantropo

Proprio perché la sua presenza nel mondo dello spettacolo iniziava a diminuire, Ashton Kutcher ha iniziato una nuova carriera nella tecnologia. Ha finanziato diversi progetti nella Silicon Valley e si dice che abbia aumentato il fatturato di aziende come Uber, Airbnb e Spotify.

Nel frattempo, ha anche fondato un’organizzazione con l’ex moglie Demi Moore per aiutare i bambini vittime di traffico sessuale. Queste due attività lo hanno tenuto lontano dai set negli ultimi anni.

Nel 2023 l’attore è tornato a recitare nella commedia Netflix Da me o da te, al fianco di Reese Whiterspoon: riuscirà a riconquistare i fan e a tornare sulle scene con più regolarità?

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