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L’amore al cinema, da Via col Vento ad Un Amore senza Fine

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L’amore è sempre stato il centro di tutto, di ogni cosa che riguardi la vita, è il motore che fa muovere il mondo e da lì parte e comincia tutto. L’amore ci fa sentire vivi, speciali, desiderarti, leggeri, ma ci rende anche stupidi, a volte, dannandoci l’anima e facendoci soffrire tremendamente. Esistono vari modi d’amare e diversi titpi d’amore, quello tipicamente romantico, che fa sognare, quello carnale e passionale, quello che sfocia nell’odio quando si viene lasciati o, peggio, quando non si è corrisposti, quello platonico, quello contrastato e maledetto, quello perverso e malato, quello disperato ed immortale. Diverse tipologie d’amore che, spesso, vediamo rappresentate sotto forma di storie proprio sul grande schermo. Da sempre infatti l’amore è stato forse il tema più ricorrente e riproposto nei film, e non solo. Forse sarà perchè, in fondo, siamo tutti degli inguaribili romantici, ma i film d’amore hanno sempre riscosso un grande successo da parte del pubblico, anche quando le storie narrate sono malinconiche o prive di uno scontato lieto fine, storie che spesso ci fanno anche sorridere, altre volte invece piangere, rendendoci vulnerabili a tal punto da avvertire sulla pelle le sensazioni provate dai protagonisti della storia.

cancelloSono in molti però a dire che l’amore così come lo si vede nei film in realtà non esiste e che nella vita reale è tutto ben diverso. Sì, questo è vero, il cinema e la tv ci presentano quasi sempre storie d’amore che nella realtà non potrebbero mai avere un riscontro reale, perchè troppo favolistiche e positive, ottimistiche e meravigliose, ma non sempre è così, perchè a volte capita di assistere a delle storie d’amore che rasentano la realtà, perchè tratte dal reale e che sono talmente coinvolgenti e disperate da spezzare il fiato in gola, perchè, alla fine, in qualunque modo lo si rappresenti, l’amore è e resterà sempre l’unico sentimento in grado di farci emozionare davvero e che vale la pena di essere vissuto. Ma se nella realtà i sentimenti non sono mai spiegabili, scindibili, decifrabili o afferrabili, sul grande schermo invece gli amori appaiono e vengono rappresentati sempre come unici e per questo più intensi di quelli vissuti nella realtà. Potremmo citare e ricordare numerosi film che fanno parte della storia del cinema e che parlano d’amore, partendo dal celeberrimo Romeo e Giulietta, un film del 1968 diretto dal grande Franco Zeffirelli, che potremmo definire la storia d’amore per eccellenza, la più struggente e tormentata che sia mai esistita, per poi passare al classico Via col vento, diretto dal regista Victor Fleming nel 1939 ed interpretato da Clark Gable e da Vivien Leigh. Due pellicole di straordinaria bellezza, riconosciute come le più famose della storia del cinema, anche se ognuna a suo modo e con un diverso stile cinematografico. Due pellicole classicamente romantiche, che mostrano il lato più umano e vero dell’amore, quello disperato e viscerale dei due innamorati di Verona e quello tormentato e non corrisposto dei protagonisti di Via col vento, che si ritrovano ad amare qualcuno che non li ama a loro volta.

Ma ci sono anche film che non raccontano l’amore nel modo classico e convenzionale, quello maggiormente rappresentato al cinema, andando quasi controcorrente, nel tentativo di mostrandocelo da diverse angolazioni e punti di vista. E’ questo il caso di un film diretto dal regista Premio Oscar Paolo Sorrentino, uscito nelle sale nel 2004, che parte da un presupposto molto semplice e chiaro: non bisogna mai innamorarsi per mantenere i propri segreti. Le conseguenze dell’amore, presentato in concorso al 57° Festival di Cannes e plurivincitore ai David di Donatello del 2005, è infatti un film che cerca di capire quali possono essere le conseguenze devastanti che un innamoramento può avere su una persona, perchè, se è vero che la solitudine stanca è anche vero che la coppia innamorata, col passare del tempo, diventa una vera e propria ragnatela, che comincia ad assorbire ogni tipo di confidenza. E se poi, ad un certo punto, decidi di non amare più perchè l’amore finisce? o il giorno in cui l’amore ti stravolgerà completamente facendoti perdere ogni controllo? cosa succederà? Perchè, in realtà, anche nel delirio e nella sofferenza più estrema noi amiamo, amiamo comunque e come folli, amiamo da ammalati, amiamo andando anche incontro a ciò che non ci riporterà mai indietro, amiamo nonostante tutto e anche contro il nostro stesso interesse. Stiamo sprofondando eppure continuiamo ad amare lo stesso e più amiamo la persona sbagliata più sappiamo che questa ci distruggerà con un passo, un soffio, una carezza o un semplice sguardo e noi ci distruggeremo e ci spezzeremo il cuore. È solo questione di tempo. E’ questa la prospettiva dalla quale Sorrentino ci fa vedere l’amore, da un’angolazione diversa da tutte quelle viste fino ad ora.

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Nel film Se mi lasci ti cancello, diretto nel 2004 da Michel Gondry ed interpretato da Jim Carrey e da Kate Winslet, viene presentato invece un altro tipo d’amore. Nonostante il titolo faccia pensare ad una commedia più frivola e leggera, si tratta in realtà di un film pieno di pathos ansiogeno, alternato a momenti di vero dolore, il tutto presentato attraverso una visione quasi onirica. Il punto da cui parte il film è che amare talmente tanto qualcuno e con tale trasporto può condurre, a volte, a desiderarne persino la perdita di ogni ricordo che lo riguardi. Ogni storia finita crea infatti una serie di disagi difficilmente superabili e sicuramente non in modo immediato, ma superato finalmente il trauma della perdita, con il tempo, rimangono i bei ricordi. Secondo Michel Gondry non sempre è così, perchè, a volte, se si rimane testardamente troppo legati al passato, alla realtà di ciò che sarebbe potuto essere e all’idea di un futuro di coppia che in realtà non ci sarà mai, perchè l’amore è ormai finito, in quel caso sarà difficile anche uscirne vivi e come accade nel film, per guarire definitvamente ci si rivolgere addirittura ad un’agenzia per la cancellazione settoriale della memoria e dei ricordi legati a quella storia d’amore difficile da dimenticare. Ma anche in questo caso se ciò che definiamo e consideriamo amore, amore vero, esiste davvero, niente e nessuno potrà mai salvarci dal destino o da una macchina tecnologica, perchè alla fine ci sarà sempre qualcosa, un profumo o una sensazione rimossa, che ci farà tornare nei nostri luoghi del passato, alla nostra vita precendente, facendoci riscoprire così la bellezza di un volto che avremmo voluto invece dimenticare per sempre.

E, infine, come non citare il film per eccellenza, che è al tempo stesso l’esempio più evidente del grande amore che tutto distrugge: Le relazioni pericolose, pellicola del 1988 diretta dal regista Stephen Frears, tratta dall’omonimo romanzo scritto da Choderlos de Laclos e con un cast d’eccezione in cui primeggia, nel ruolo dell’elegante, spudorato e sciupafemmine Visconte di Valmont, un giovane John Malkovich accanto ad una giovanissima Michelle Pfeiffer, che qui interpreta Madame de Tourvel, una donna dall’etica irremovibile e una straordinaria Glenn Close nei panni della Marchesa Isabelle de Merteuil. Il film è ambientato in un contesto pre-rivoluzionario, nella Francia del XVIII secolo, dove regnano il gusto della conquista, gli inganni di corte e una continua e costante noia, che sfocia inevitabilmente nella ricerca di giochi perversi per avere dei diversivi con cui trascorrere le giornate. Forme d’amore estreme, fatte di odio, lussuria, cinismo spregiudicato, passione travolgente, tradimenti, inganni, gelosia spasmodica e atroci vendette messe in atto da una donna per vendicarsi di un abbandono amoroso, quelle rappresentate in questo film meraviglioso nel quale, alla fine, nessuno dei protagonisti si salverà e nessuno vincerà. Un esempio di amore disperato quello provato dalla Marchesa Isabelle de Merteuil, che a causa delle sue assurde e spietate macchinazioni, porterà, alla fine, alla perdita dell’unico uomo di cui fosse veramente innamorata.

Lost In Translation/L’amore tradotto è un film del 2003, considerato tra i più noti ed amati della regista Sofia Coppola, ed è, al tempo stesso, la storia d’amore meno convenzionale tra quelle narrate al cinema. Tema centrale del racconto è la condivisione dell’alienazione e della solitudine subito dopo la fine di un amore. Un film che mostra il percorso da seguire subito dopo la fine di una storia d’amore, per sfuggire ed aggirare la crisi personale che spesso conduce ad una completa alienazione, suggerendo anche, a tutti coloro che si sentono così fuori dal mondo, le possibili soluzioni da seguire per trovarsi, incontrarsi e risolvere insieme le rispettive solitudini. Ladyhawke è invece un film del 1985, diretto da Richard Donner ed interpretato da Rutger Hauer e Michelle Pfeiffer. Senza dubbio una delle pellicole più belle che siano mai state fatte, in cui l’amore viene rappresentato nella sua forma più alta e più pura. L’amore che non si arrende, che sfida il destino, che dura nel tempo e che va oltre il tempo, oltre gli ostacoli e contro tutto, tenace e testardo, rimanendo quindi eterno ed unico. Una maledizione trasforma infatti i due protagonisti uno in lupo e l’altra in falco, ma solo per metà giornata, lui la notte, lei il giorno. L’unico momento in cui possono incontrarsi è all’alba e al tramonto, quando entrambi si trasformano da animale ad umano e per un attimo, un solo attimo, si sfiorano. Uno dei film più poetici ed emozionanti, che rappresenta la vera essenza dell’amore.

L’ultimo, in ordine di tempo, è la pellicola drammatica e sentimentale Un amore senza fine, in uscita nelle sale proprio in questi giorni, che narra la storia d’amore, molto contrasta, tra due adolescenti innamorati. Il film, diretto dalla regista Shana Feste, ha come protagonisti Alex Pettyfer e Gabriella Wilde ed è l’adattamento cinematografico del romanzo scritto da Scott Spencer, nonchè il remake del dramma romantico dal titolo Endless Love, diretto nel 1981 dal grande Franco Zeffirelli. Una favola romantica quindi, sullo stile di Romeo e Giulietta, con risvolti drammatici ed emozionanti colpi di scena. Un film mai banale, che ha già riscontrato in America un discreto successo e pareri positivi da parte della critica. La pellicola originale, alla quale si è ispirata Shana Feste, era interpretata invece da Brooke Shields e da Martin Hewitt, ed è stata candidata anche ad un Premio Oscar per la miglior canzone originale, dal titolo Endless Love, interpretata da Diana Ross e Lionel Richie, ed ha avuto, tra i suoi protagonisti, anche un esordiente Tom Cruise.

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Cinema

Piccole Donne: le quattro personalità delle sorelle March lo rendono un classico senza tempo

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Le sorelle più famose della letteratura tornano al cinema con l’adattamento cinematografico di Piccole Donne diretto da  Greta Gerwig. Tratto dal famoso romanzo del 1868 nato dalla penna di Louisa May Alcott, il film ripercorre la storia delle sorelle March interpretate da Emma Watson (Meg), Saoirse Ronan (Jo), Eliza Scanlen (Beth) e Florence Pugh (Amy) durante gli anni della Guerra Civile Americana.

In un periodo storico dilaniato dal conflitto che prevede il coinvolgimento di tutti gli uomini al fronte, Piccole Donne mostra una famiglia tipica dell’800, nella quale la mamma (Laura Dern) si trova a dover gestire da sola le sue adorabili figlie. A rompere la solita routine, ci sarà la voglia di emancipazione e ribellione mostrata da Jo, la ragazza che farà di tutto per rompere le catene di una società che concepisce la figura della donna solo come moglie e madre. Il suo desiderio di diventare scrittrice – professione alquanto bislacca in quegli anni per una donna – sarà il primo passo per convincere le sorelle a pensarla come lei. Nel cast ci sono anche l’attore del momento Timothée Chalamet nel ruolo di Theodore ‘Laurie’ Laurence, Meryl Streep come la zia March insieme a Louis Garrel nei panni di Friedrich Bhaer.

Che caratterino le sorelle March!

In occasione dell’uscita al cinema di Piccole Donne è stato ideato un test della personalità per scoprire a quale delle quattro sorelle March siete più affini. Meg è la più responsabile; Jo è quella più ardente e ambiziosa; Beth la più timida e sensibile mentre Amy è quella più aperta alla vita sociale. Il lettore spesso ama identificarsi con la figura di Jo, trattandosi del personaggio più combattivo del romanzo. Per ricollegarsi alla psicologia greca si può prendere in prestito la teoria dei quattro temperamenti: sanguigno, collerico, malinconico e flemmatico. Nel caso di Piccole Donne è possibile sintetizzarli come: socievole (sanguigno), ambizioso (collerico), sensibile (malinconico) e pacifico (flemmatico).

Conoscendo la storia di Piccole Donne e il temperamento di ognuna è un gioco da ragazzi associare ogni caratterista elencata al personaggio di riferimento: Amy è sanguigna, Jo è colerica, Beth è malinconica e Meg è flemmatica. Jo è la leader delle sorelle, quella più ambiziosa ed indipendente che cerca di coinvolgere le ragazze in ogni iniziativa artistica che le passa per la mente. Amy al contrario, è la più socievole e quella più attaccata al tessuto sociale dell’epoca. Beth rappresenta la coscienza morale delle sorelle March, la più profonda delle sorelle e infine Meg, cerca di fare da moderatrice e paciere nelle dispute tipiche tra sorelle, vista la mancanza di una figura paterna all’interno della famiglia.

piccole donne

Questa differenza caratteriale non è motivo di giudizi da parte delle ragazze. Questo pensiero è dimostrato in una battuta detta da Amy verso Jo nella quale dice: “Solo perché i miei sogni sono diversi dai tuoi, non significa che non siano importanti“, la quale aveva preferito convolare a nozze e crearsi una famiglia, piuttosto che vivere in nome del teatro e della libertà.

Verso l’età adulta

Le quattro sorelle raccontate dalla Alcott riescono a mostrare il passaggio tra l’infanzia e l’età adulta della donna e la regista Greta Gerwig riesce a mostrarlo in maniera assolutamente convincente anche in questo adattamento cinematografico. Nel romanzo viene mostrato quanto sia dura la consapevolezza che crescere inevitabilmente porta con sé scelte da dover prendere, a volte anche dolorose, difficili e apparentemente impossibili. La Alcott svela cosa significa diventare adulti.

Quando Meg, la più grande delle sorelle March decide di sposarsi, dall’altro lato c’è Jo che decide di andare a vivere a New York per inseguire i suoi sogni, stessa cosa che farà anche Amy andando in Europa ed infine, l’unica a rimanere a casa sarà Beth per motivi di salute. Così come svanisce l’infanzia per far posto all’età adulta, anche il gruppo affiatato delle sorelle March si sgretola per cercare di vivere una vita appagata e in linea con il proprio temperamento.

La differenza tra la versione letteraria della Alcott e quella cinematografica della Gerwig è il modo con il quale ha rappresentato le loro quattro diversità comportamentali, mostrando al contempo, come sia possibile tenere insieme tutti questi temperamenti in un unico abbraccio.

 

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Perchè un animale fa bene alla salute

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beethoven cast

Gli animali giocano un ruolo primordiale nella vita di tutti i giorni degli esseri umani. Per dimostrarlo, Wamiz ha analizzato per voi i risultati di alcuni studi scientifici e vi riassume tutti i benefici degli animali da compagnia attraverso un’infografica. Dalla nascita sino all’età avanzata, i nostri piccoli amici ci apportano tanto in termini di benessere fisico o psichico, ma anche da un punto di vista sociale. I cani e i gatti sono dei veri alleati della salute! Gli animali da compagnia, dei veri alleati per la salute di tutta la famiglia

Rafforzano la salute dei più piccoli

La presenza di un quattro zampe in casa è benefica per tutta la famiglia. Avere un cane o un gatto aiuta i bambini ad essere responsabili; inoltre, un animale domestico è anche un buon amico che gli insegna a credere in sé. E non solo. Anche i neonati hanno dei riscontri positivi: secondo uno studio svedese, restando in contatto giornalmente con un animale, i bebè hanno il 33% di rischio in meno di sviluppare allergie, il 30% di rischio in meno di soffrire di infezioni respiratorie e il 15% di rischio in meno di soffrire d’asmaOvviamente, se il bambino soffre già di allergie, l’adozione di un animale non cambierà nulla e non è una soluzione.

Gli animali proteggono il vostro cuore

Secondo uno studio dell’American Heart Association, che ha esplorato la relazione tra il fatto di avere un animale e il MCV (Mean Cell Volume, il volume cellulare medio), avere un cane riduce i rischi di morte prematura del 33% e i rischi di avere una malattia cardiovascolare dell’11%. Un’ottima notizia per gli italiani dato che, secondo i dati IStat, le malattie del sistema circolatorio sono la prima causa di morte in Italia (specialmente per le donne). Questo perché avere un animale, e soprattutto un cane, ci rende più attivi (30 minuti in più rispetto alle persone che non posseggono un quattro zampe) e ciò ha un impatto positivo sulla nostra salute fisica. I proprietari fanno più esercizio fisico, portano a passeggio il cane, giocano con lui e alcuni si danno anche al canicross (in Italia il Campionato Nazionale arriva a 130 iscritti, ma l’attenzione verso questo sport è in crescita!).

Inoltre lo studio, oltre all’aumento dell’attività fisica, ha rivelato diversi benefici cardiovascolari dell’avere un animale, tra cui tra cui:

  • una pressione del sangue più bassa;
  • un miglioramento del tono muscolare;
  • una diminuzione dello stress.

Gli animali mantengono giovani i più anziani

La compagnia di un cane aiuterebbe anche le persone di più di 65 anni a ringiovanire di 10 anni! Secondo uno studio inglese, infatti, i proprietari di cani di più di 65 anni hanno dimostrato di essere il 12% più attivi di chi non possiede un amico a quattro zampe. Questo perché avere un animale da compagnia porta ad un livello di attività fisica più elevato, dato che le persone anziane devono portare a passeggio regolarmente il loro cane, occuparsene, lanciargli la pallina… E in questo modo tutto il corpo è sollecitato a fare degli sforzi quotidiani, senza che se ne rendano conto. La loro forma fisica sarebbe così equivalente a quella di una persona di 10 anni più giovane (i problemi cardiaci, ossei e muscolari sono ridotti). Avere un animale sarebbe, quindi, un buon rimedio per prevenire le malattie.

infografica versione desktop

Il compagno ideale di tutti gli incontri

Avere un cane (ma anche un gatto, anche se in minor misura) agevola e crea dei rapporti sociali. L’80% dei proprietari incontra altre persone del quartiere grazie al proprio animale. E questo semplicemente perché, passeggiando con Fido, si è più facilitati ad incontrare il vicinato. Almeno il 37% dei proprietari ha già fatto un incontro romantico grazie ad una passeggiata con il proprio cane! Ma ciò è successo anche al 20% dei proprietari di gatti! Anche il gatto, anche se in modo minore, facilita gli incontri e non è raro che un vicino si occupi di dargli da mangiare durante le vacanze dei suoi proprietari.

Avere un animale da compagnia fa bene al morale                                                                                                     

Il 68% delle persone anziane si sente meglio mentalmente e fisicamente grazie al proprio animale da compagnia. La presenza dell’animale come mediatore sociale nelle case di riposo è sempre più frequente. La Pet Therapy, che sta prendendo piede progressivamente anche in Italia, aiuta a ridurre i problemi mentali, fisici o sociali, riducendo lo stress e dando affetto alle persone che si sentono più sole. Quando accarezzano il proprio animale, gli umani producono ossitocina, che gli permette di essere più rilassati e, quindi, di provare una sensazione di benessere. Secondo uno studio recente francese, il 40% dei proprietari intervistati afferma di aver preso un animale per sentirsi meno stressato.

Il loro effetto sulla nostra salute è evidente: ci danno affetto e sono capaci di capire quando qualcosa va storto e ci confortano. Sempre di buon umore, fanno le feste al padrone quando torna a casa da lavoro. Un beneficio per la salute, ma anche un beneficio per il benessere interiore! Con tutto l’affetto e i benefici che ci donano, non deve stupire, dunque, che il 62% dei proprietari di animali dichiara di aver preso un amico a quattro zampe perché rende più felici.

Non si può negare il sostegno psicologico di un animale da compagnia! Un quattro zampe aiuta, inoltre, anche le persone in difficoltà a non chiudersi in se stesse. Avere un animale significa avere un essere vivente a proprio carico: bisogna occuparsi di lui, portarlo fuori, dargli affetto. Rende i proprietari più responsabili, li valorizza e dà un senso alle loro vite, il che aiuta a lottare contro la solitudine e la depressione.

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Cinema

Nicole Kidman, i 10 migliori ruoli della bravissima attrice australiana

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L’estate è il periodo dell’anno in cui i divi di Hollywood scelgono come meta delle loro vacanze il nostro bel Paese. Sia che vengano per puro divertimento (con famiglia annessa) o come ospiti dei più prestigiosi festival cinematografici italiani, ciò che conta è che l’Italia è senza dubbio tra i luoghi più amati. Lo sa bene la bellissima attrice australiana Nicole Kidman, la quale sarà una degli ospiti più attesi della 65esima edizione del Taormina Film Festival. La Kidman insieme a Octavia Spencer, Julia Ormond e Bruce Beresford il prossimo 30 giugno presenteranno il film d’apertura Ladies in Black.

Tra gli ultimi film che hanno visto l’attrice australiana come protagonista, Boy Erased merita una citazione speciale, per diverse ragioni. Per la tematica affrontata, per il modo di imporsi di una donna apparentemente frivola ma in grado di poter salvare il figlio omosessuale da una terapia per farlo “guarire” da questa malattia. Tuttavia a breve la ritroveremo anche sul piccolo schermo per la nuova stagione di Big Little Lies. Intanto ricordiamo dieci suoi ruoli che ci hanno fatto innamorare di lei.

CUORI RIBELLI (1992) di Ron Howard. Una giovanissima Nicole Kidman insieme a un altrettanto giovane Tom Cruise sono due immigranti irlandesi che cercano di trovare fortuna in America nel 1890 prendendo parte alla Corsa alla terra del 1893. Cruise è Joseph Donnelly, un ragazzo che a causa di gravi problemi economici perde la casa in un incendio appiccato proprio dal padrone, per non aver pagato gli affitti arretrati. Il giovane determinato a farsi giustizia incontra Shannon Christie, la figlia del padrone con la quale deciderà di scappare in America. Tra avventure, sentimenti non dichiarati e un amore che fa sempre più fatica a restare segreto, i due ragazzi fuggono in Oklahoma per prendere il loro appezzamento di terra. Quando sembra tutto perduto, l’amore sarà in grado di vincere su tutto e tutti.

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Nicole Kidman e Tom Cruise nel film Eyes wide shut

EYES WIDE SHUT (1999) di Stanley Kubrick. Oltre ad essere l’ultimo film diretto dal grande regista, è anche l’ultima volta – almeno per ora – che Kidman e Cruise condividono il set. I protagonisti del film sono Bill (Cruise) e Alice (Kidman), una coppia sposata che partecipa ad un’ apparentemente festa prenatalizia. Lui è un avvenente medico, il quale viene chiamato da due ragazze per salvare la vita a un giovane in overdose, mentre Alice viene corteggiata in maniera insistente e fastidiosa da un uomo maturo ed ambiguo. I due tornati a casa, iniziando a discutere sotto uso di marijuana, parlano di fiducia, di gelosie e di fantasie con altre persone, come quella di Alice per un giovane ufficiale di marina. Bill, turbato dalle parole della moglie decide di uscire di casa. Bill viene raggiunto telefonicamente dalla figlia di un paziente deceduto. Il medico turbato dalla serata, improvvisamente si troverà in una serata bizzarra in una villa, dove tutti sono nudi ma hanno il volto coperto. Nonostante l’esperienza vissuta al di fuori del matrimonio, i due ritroveranno quella serenità e fiducia che fino a quel momento li aveva abbandonati.

THE OTHERS (2001) di Alejandro Amenàbar. La Kidman si cimenta nel genere horror con un film ambientato durante la fine della seconda guerra mondiale. Grace Stewart (Kidman) è madre di due figli, Anne e Nicolas e sposata con Charles, imprenditore e soldato volontario. I due bambini affetti da uno xeroderma pigmentoso, non gli permetteva di esporsi al sole e per tanto Grace cercava di imporre loro delle regole per proteggerli. Una delle regole e frasi cardine del film è “Nessuna porta deve essere aperta prima che l’ultima sia stata chiusa”. Strane presenze, disegni dei bambini inquietanti dove vengono rappresentate quattro persone viste dalla piccola Anne. Attraverso la frase “a volete il mondo dei morti si mescola a quello dei vivi” la sottile linea tra realtà e immaginazione non è poi così netta.

MOULIN ROUGE! (2001) di Baz Luhrmann. Chi non ha visto questo meraviglioso concentrato di musica pop, stile bohemien e ricco d’amore? È senza dubbio uno dei film di maggiore successo della Kidman la quale interpreta la ballerina del noto locale parigino. La storia tra la sensuale étoile Satine e lo scrittore squattrinato Christian (Ewan McGregor) fa da sfondo nella bellissima Parigi del 1899, precisamente nel locale notturno del Moulin Rouge, nel quale ogni notte uomini borghesi e nobili di tutte le età prendevano parte agli spettacoli organizzati da Harold Zidler (Jim Broadbent), il capocomico e la sua colombella Satine. Le cose si complicano quando gli occhi del potente e determinato Duca inizia a posarsi sulla ragazza, scatenando la gelosia del povero ma onesto Christian. Ad aggiungere ancora più dramma, c’è la diagnosi di tubercolosi ai danni di Satine. È un film che vi farà cantare ed emozionare dal primo all’ultimo minuto con le canzoni dei Nirvana, dei Queen, Madonna, Elton John e tanti altri.

THE HOURS(2002) di Stephen Daldry. Finalmente per la bella attrice australiana arriva l’ambito Premio Oscar come migliore attrice per aver interpretato il difficile ruolo di Virginia Woolf. La nota scrittrice inglese, a causa di una grave forma di depressione, decide di porre fine alla sua vita annegandosi nel fiume Ouse. Da questo momento, la storia si divide in tre parti. La prima è la storia di un giorno nella vita di Virginia nel 1923, la quale era ormai soffocata dalla vita lontana da Londra motivo che la spingeva a trattare male anche il marito Leonard. Proprio in quei giorni, scrisse uno dei romanzi più noti, La signora Dalloway. Dopo pochi giorni dall’incontro con la sorella Vanessa e i suoi tre figli, la scrittrice riesce a convincere il marito a tornare a Londra, in cambio della sua salvezza.

DOGVILLE (2001) di Lars Von Trier. Dogville è un villaggio sulle Montagne Rocciose che si trova accanto a una miniera d’argento e abitato solo da 15 persone. Lo scrittore Tom Edison Jr. (Paul Bettany) intento a voler convincere gli abitanti ad un riarmamento morale. Il primo incontro fu con Grace Mulligan (Nicole Kidman) una giovane ragazza inseguita da diversi gangster, la quale riesce a trovare aiuto proprio nel ragazzo. Per ringraziarlo decide di rendersi utile, riuscendo a conquistare il rispetto di tutta la piccola comunità. Quando la polizia giunge a Dogville alla ricerca di Grace, colpevole di aver preso parte ad una rapina in banca, tutti gli abitanti sono pronti a difenderla e lasciarla lì, a patto che lavori di più e per un minore salario. La donna accetta per non far dispiacere Tom, portandola però allo stremo delle forze fisiche e psicologiche. Il ragazzo si rende conto che così non può andare avanti ed attua un piano per farla scappare. Purtroppo la fuga viene interrotta bruscamente, portando la donna ad accettare il suo destino di figlia del boss, decidendo di radere al suolo la cittadina e vendicarsi di chi la aveva sfruttata. Tom colpevole per averla manipolata, non viene risparmiato e anzi proprio Grace porrà fine alla sua vita.

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Nicole Kidman e Jude Law nel film Ritorno a Could Mountain

RITORNO A COLD MOUNTAIN (2003) di Anthony Minghella. Ambientato nel 1861 W.P. Inman Balis (Jude Law) un giovane falegname del villaggio Cold Mountain, durante la costruzione di una chiesa incontra casualmente Ada Monroe (Nicole Kidman) la figlia del reverendo. Un’ improvvisa passione e amore scoppia tra i due giovani fino a quando il ragazzo viene chiamato dall’esercito confederato per prendere parte alla guerra di secessione. La donna dopo trent’anni, rimasta sola, continua a provare un forte sentimento per l’uomo, il quale cerca di tornare a casa evitando di venire ucciso dalla Guardia Nazionale. Dopo vari incontri e peripezie, Inman riesce a tornare a casa e ad incontrare Ada, con la quale trascorre la loro prima notte d’amore. Purtroppo, l’ex falegname viene trovato dai soldati del tenente Bosie, con l’accusa di essere disertore. I due soldati si feriscono mortalmente a vicenda e quando Ada giunge da lui purtroppo è troppo tardi. Dopo sette anni, Ada festeggia la Pasqua con la sua bimba Grace, nata dopo la loro unica notte di passione con Inman.

BIRTH – IO SONO SEAN (2004) di Jonathan Glazer. La bella Anna (Nicole Kidman) dopo 10 anni dalla morte del marito Sean, è finalmente pronta a sposarsi nuovamente con Joseph. Poco prima delle nozze, un ragazzino si reca da Anna, affermando di essere l’incarnazione del marito Sean cercando di convincerla a non sposarsi con il neo fidanzato. Nonostante la situazione surreale e anche scomoda, dato che si tratta di un rapporto tra una donna adulta e un bambino, quest’ultimo sembra essere davvero il marito Sean. Grazie all’intervento di Clara, amante di Sean quando era in vita, riesce a dimostrare che il bambino era riuscito a sapere tutte quelle informazioni, grazie a delle lettere che Anna aveva scritto per il marito, il quale non aveva mai aperto, perché non era mai stato veramente innamorato della moglie. Quando Anna scopre la verità, tenta di suicidarsi ma fortunatamente viene salvata da Joseph.

AUSTRALIA(2008) di Baz Luhrmann. Ambientato nella seconda guerra mondiale, Sarah Ashley (Nicole Kidman) va in Australia a trovare il marito per vedere il bestiame. Quando arriva alla città di Darwin, viene scortata da Drover (Hugh Jackman), il migliore amico del marito. All’arrivo a Faraway Downs, Sarah e Dover trovano il marito della donna privo di vita, ucciso da una lancia. L’accusa di omicidio ricade sullo stregone King George. L’amore tra Sarah e Drover cerca di sopravvivere ai bombardamenti della città di Darwin, con la speranza di non perdere la vita.

THE PAPERBOY (2011) di Lee Daniels. Un film che portò la Kidman ad interpretare Charlotte Bless, una ninfomane che cercò di aiutare con tutte le sue forze, il compagno Hillary Van Wetter (John Cusack), in attesa di essere giustiziato per aver ucciso uno sceriffo e ben 16 persone per ragioni di odio razziale. La donna per richiamare attenzione sul caso scrive al Miami Times. Il giornale capendo il richiamo mediatico di quella storia, incarica Ward Jansen (Matthew McConaughey) e il collega Yardley Acheman di indagare. Al duo viene aggiunto anche il fratello minore di Ward, Jack Jansen (Zac Efron), il quale finisce per innamorarsi di Charlotte.

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