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Teatro

IL GIORNO PRIMA: Aram Ghasemy, miti e leggende persiane in scena al Teatro EVEREST di Firenze

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Aram-Ghasemy

Un viaggio nel passato dell’antica Persia per riflettere sulle problematiche del presente, tra miti, leggende, tragedie ed eroi. Questo, il filo conduttore dello spettacolo “Il giorno prima”, che l’attrice e regista iraniana Aram Ghasemy porterà in scena il 3 e 4 marzo al teatro Everest d Firenze, con la compagnia teatrale Tarmeh. Liberamente ispirato al poema epico per eccellenza in Iran, lo Shahname di Hakim Abolqasem Ferdousi (935-1020), uno dei più grandi poeti e filosofi persiani, (il nostro Dante Alighieri, per i non addetti ai lavori), lo spettacolo di Aram Ghasemy fa parte di un percorso iniziato dall’attrice con Il potere di Zahhak  e con Rostam e Sohrab confluisce nella trilogia di racconti del poeta che l’artista iraniana sta portando in teatro. E’ la storia di Gord Afarid, guerriera ed eroina, che pur di salvare il suo paese affronta il potentissimo eroe Sohrab in un intreccio di sentimenti contrapposti, amore e odio, che inevitabilmente riconducono le due figure ad una dimensione umana e sofferta.

E’ un teatro arcaico reinterpretato in chiave moderna quello di Aram Ghasemy, realizzato attraverso sperimentazioni drammaturgiche e linguistiche, intriso di simbolismi e caratterizzato dal recupero della figura del cantastorie e dall’utilizzo di varie forme di linguaggio come la danza, la musica e la poesia, espressioni che pur nella loro diversità, confluiscono nel linguaggio universale del teatro e dell’arte in genere. Così, quei temi propri di antiche leggende come il potere, la guerra, la figura dell’eroe, il coraggio femminile, si vestono di attualità e universalità, fornendo numerosi spunti di riflessione allo spettatore. Ed è proprio su questi spunti che si baserà l’incontro dibattito che il 2 marzo, in occasione dello spettacolo, vedrà coinvolta la comunità iraniana che vive a Firenze. Aram Ghasemy, che ha lasciato l’Iran nel 2007 per trasferirsi in Italia, ci introduce nel magico mondo del teatro raccontandoci il suo percorso artistico.

Come è nata la tua passione per il teatro?

A volte me lo chiedo anche io, mi chiedo come mai ho scelto questa strada, e poi comincio a viaggiare e a cercare dentro il mondo della mia memoria. Avevo 6 o 7 anni quando è cominciata la guerra tra Iran e Iraq, e durante tutti gli 8 anni in cui è durata non sono mai andata a Tehran, che era l’unica città dove in quel periodo era possibile vedere un vero spettacolo teatrale, mentre nel resto dell’Iran al massimo si potevano vedere degli spettacoli amatoriali molto poveri da un punto di vista tecnico. Noi bambini non potevamo capire la gravità della guerra, ma per i nostri genitori era molto difficile. Un racconto di mia madre che mi portava sempre nel mondo dei sogni  era il suo ricordo di quando da giovane aveva ballato con un vestito rosso in uno spettacolo teatrale..Invece mio padre mi raccontava di quando aveva visto “Rinoceronte” di Ionesco, o lo “Zio Scarafaggio” di Bahman Mofid che è ancora oggi un punto di riferimento per il teatro iraniano. A 19 anni mi sono trasferita a Tehran, dove mi sono iscritta alla Facoltà di Teatro dell’Università di Arte ed Architettura, e quando per la prima volta sono andata sulla scena ho sentito che la mia passione per il teatro mi riportava ai sogni che i miei genitori non avevano potuto, per diverse ragioni storico-politiche, portare avanti.

Dopo Il Potere di Zahhak, Il Giorno Prima rappresenta il secondo step di un progetto  che confluisce nella trilogia ispirata allo Shahnameh del grande Ferdousi. Puoi descriverci questo progetto che ti vede impegnata nel teatro arcaico e dei cantastorie, tra miti e leggende?

Lo spettacolo “Il Giorno Prima” si ispira alla leggenda dell’eroina Gord Afarid. Credo che in questo momento dobbiamo approfondire il significato della parola “eroe”, non perché gli eroi siano spariti nel mondo moderno, anzi non sono lontani da noi. Forse gli eroi erano e sono delle persone normali che nel momento giusto hanno preso una decisione giusta.

La storia di Gord Afarid è esattamente questa: in un momento molto particolare decide di affrontare il guerriero Sohrab. Gord Afarid sa che Sohrab è un guerriero senza rivali, ma lo affronta lo stesso, perché sa che da questo dipende la salvezza del suo popolo. Lo spettacolo comincia con un ricordo di Alice (l’attrice che condivide con me questa avventura teatrale), il ricordo di una storia che ha sentito quando era bambina, e termina di nuovo con lei. In verità lo spettacolo è una sua memoria: Alice sta cercando di capire e di approfondire una storia della sua infanzia, ma questa volta con uno sguardo adulto, nel tentativo di arrivare a qualcosa che oggi le manca. Così capisce che ciò che le manca è arrivare a un senso forte di responsabilità nei confronti delle persone e della società.

Il Giorno Prima ti vede sul palco con Alice Bettinelli. Recitate la stessa storia, quella della guerriera Gord Afarid, ma tu in persiano e lei in italiano, due lingue e due culture diverse che si incrociano e si fondono in una sola espressione. Questa sinergia linguistica è una scelta che risponde ad un progetto preciso? E’ un ritrovarsi comune attraverso le differenze?

Fare sperimentazione vocale e linguistica mi ha sempre interessato, non solo da un punto di vista tecnico ma anche da quello contenutistico. Ne “Il Giorno Prima” cerchiamo di arrivare, utilizzando due lingue differenti, ad un’armonia vocale. Sicuramente arrivare ad un armonia recitando in due lingue diverse non è facile, e presuppone una sperimentazione approfondita da un punto di vista tecnico, ma la mia è stata anche e soprattutto una scelta drammaturgica: la ricerca dell’armonia tra i corpi, le voci, e i linguaggi ci serve ad arrivare a un senso comune nella diversità delle esperienze.

Uno degli spettacoli che hai portato in scena lo scorso anno è Rostam e Sohrab, forse uno dei più famosi dello Shahnameh, nel quale si affronta il tema della guerra e del potere. E’ un modo per far riflettere sui conflitti moderni tra esseri umani, attraverso le leggende persiane del passato?

Dal mio punto di vista le leggende antiche e le storie che raccontano sono spesso paragonabili e vicine a ciò che succede oggi: se guardiamo il mondo con uno sguardo aperto e un orizzonte ampio possiamo vedere e comprendere come la guerra, la ricerca della felicità materiale e spirituale, le grandi o piccole storie d’amore, le vendette e i tradimenti fanno parte della nostra vita quotidiana e sono le stesse storie che troviamo non solo nelle leggende persiane ma anche in quelle greche, indiane e delle altre civiltà antiche. Nella nostra vita quotidiana spesso siamo stanchi di prestare attenzione alle notizie che sentiamo ogni giorno, e la politica moderna cerca di portarci a conclusioni, atteggiamenti e comportamenti prefissati, così le leggende antiche possono aiutarci a ritrovare un metro più distaccato, obiettivo e universale nella comprensione della realtà attuale, aprendoci gli occhi davanti alle cose importanti che abbiamo dimenticato.

Quale opera concluderà la trilogia?

Credo che la conclusione della trilogia sarà “Rostam e Sohrab”, ispirato alla leggenda più famosa dello Shahnameh, che abbiamo presentato nel 2011 in diversi festival in forma di studio. Credo che sia una conclusione giusta e logica: Zahhak parlava del potere, Gord Afarid ci mette alla ricerca di una strada giusta nella vita, e Rostam e Sohrab ci mostrerà come il potere, sulla strada sbagliata della violenza e della guerra ci porterà a conseguenze tragiche.  Poi credo che produrremo qualcosa di diverso, ispirato ad autori della drammaturgia contemporanea.

C’è un altro spettacolo di successo che ti ha visto protagonista recentemente, Mela rossa, lupo nero, ispirato a un’antica favola iraniana, estremamente originale anche per l’uso di maschere che tu stessa hai realizzato e per i simbolismi che lo caratterizzano, come  la mela che rappresenta l’affetto che unisce  la coppia e il lupo che identifica invece la paura del corpo. Simbolismi e immagini che sembrano quasi sostituire la parola, ma lo scopo finale è comunque quello di indagare sugli attuali mali della società, partendo, anche in questo caso, dal passato?

Lo spettacolo “Mela Rossa Lupo Nero” si ispira a una fiaba popolare iraniana. Nella storia originale un lupo dipinto si materializzava e mangiava una giovane sposa nella notte delle sue nozze.  Nella nostra scelta drammaturgica il lupo simbolizza la paura e l’incomprensione tra gli uomini e le donne originate dalle sovrastrutture sociali. Ma mentre nella trilogia di Ferdousi partiamo da avvenimenti che, pur nella trasposizione moderna, appartengono al passato, in “Mela Rossa Lupo Nero” raccontiamo una storia che è al di fuori del tempo, una caratteristica del resto già presente all’origine nella forma di molte fiabe popolari, che in questo si differenziano dalle leggende epiche. In questo caso usiamo la storia per chiarire una situazione attuale, sociale e psicologica, separata dal tempo.

Sei un artista poliedrica,  passi con facilità dal teatro di figura alla danza,  dipingi e anche con successo, sei regista, scenografa, doppiatrice, realizzi maschere teatrali. Quale di queste espressioni artistiche ti rappresenta di più?

Credo che il realizzare opere con linguaggi e tecniche artistiche diverse sia dovuto da una parte alle esigenze e alle caratteristiche delle opere stesse e dall’altra alla soddisfazione di una necessità interiore. Per esempio se per rappresentare un personaggio sento che è meglio farlo attraverso una maschera, allora uso quella tecnica e quel linguaggio. Invece il doppiaggio dei pupazzi in teatro e televisione, mi ha aiutato a scoprire e soddisfare il mio interesse per il mondo dei bambini. Soprattutto mi piace comunicare ed esprimere il mio pensiero, questo per me è la cosa più importante, la comunicazione può avvenire attraverso diversi linguaggi come la danza, la recitazione, la scelta registica ecc., quindi per arrivare a una comunicazione profonda sono disposta a fare diverse esperienze.

Ci racconti la tua esperienza con gli attori diversamente abili?

Nel 1999, in occasione della Giornata Internazionale dell’Infanzia, sono stata invitata, insieme a una collega che lavorava con me in TV, a portare i nostri pupazzi dei serial televisivi in un centro educativo per persone diversamente abili per fare uno spettacolo. Tra gli spettatori c’era una ragazza che stava male, ma ad un certo punto dello spettacolo, quando ha cominciato a instaurarsi una comunicazione tra noi e i presenti, la ragazza ha cominciato a giocare e a interagire anche lei con i nostri personaggi, dimenticando il suo malessere di poco prima.

Per me questo ha rappresentato una forma di comunicazione vera, cioè quello che secondo me bisogna ottenere da uno spettacolo teatrale. E’ da qui che è cominciato il mio lavoro con i diversamente abili, nei diversi centri educativi pubblici e privati, mettendo in scena molti spettacoli e fondando la Compagnia Teatrale Tarmeh. E’ un lavoro pieno di difficoltà, soprattutto quella di farsi capire, non solo dalla gente o dalle istituzioni, ma anche dagli altri artisti. Gli ultimi anni in cui ho vissuto in Iran ho comiciato a lavorare sulla mixability, e questa forma di scambio di esperienze devo dire che ha migliorato di molto la qualità del nostro lavoro.

La Compagnia teatrale Tarmeh, che hai fondato in Iran nel 2000, è diventata anche un’associazione culturale. Che tipo di attività svolgete, oltre al teatro naturalmente, e quali obiettivi vi proponete?

La nostra è un’associazione indipendente che nel suo piccolo cerca di avere una visione aperta sul mondo, e questo tentativo può portarci a mettere in scena  uno spettacolo come a organizzare la presentazione di un libro o di un evento culturale, oppure a realizzare un’opera d’arte. Il nostro desiderio è di non isolarci, di non concentrarci su un solo argomento o paese, ma di essere aperti di fronte all’arte o alla cultura in generale.

In occasione del tuo spettacolo, si terrà anche un dibattito confronto con la comunità iraniana che vive a Firenze. Il dibattito verterà esclusivamente su temi artistici oppure affronterà anche il tema dei diritti umani in Iran e la questione politica?

Il 2 marzo parteciperemo a un’evento collaterale agli spettacoli del 3 e 4 marzo al Teatro Everest che ha come tema la tradizione dei Naqqal, i cantastorie tradizionali persiani (che l’UNESCO ha appena inserito nella lista dei beni immateriali dell’umanità), e le figure femminili nello Shahnameh. All’iniziativa, che si terrà nella Biblioteca Nazionale dove è custodita una delle copie più antiche dello Shahnameh, parteciperanno alcune donne della comunità iraniana di Firenze che leggeranno brani dallo Shahnameh, oltre a me, Alice Bettinelli, Laura Croce (regista e direttrice artistica dell’Everest), e Felicetta Ferraro (ex addetta culturale dell’ambasciata italiana a Tehran ed esperta di cultura persiana).

Io reciterò come cantastorie (nella forma moderna che mi è familiare), perchè l’arte è il mio modo di comunicare…

Vivere in Italia e recitare in persiano. E’ un modo per sentirsi meno sradicati?

Nel maggio 2007, dopo appena 20 giorni che ero arrivata in Italia, ho messo in scena lo spettacolo “Mela Rossa Lupo Nero” recitando in inglese: non potevo parlare l’italiano. L’unica cosa che per me era importante era continuare la mia attività nel teatro, e così ho recitato anche in persiano, che è la mia lingua originale. Quindi, recitare in persiano era un’esigenza più che una scelta, ma questa condizione mi ha aiutato a capire molte cose, ad esempio il grande poeta e filosofo persiano Rumi dice: “L’amicizia del cuore è più preziosa dell’amicizia della lingua…”Bisogna poi considerare che la recitazione è composta da una serie di elementi come sguardo, senso, tono di voce, corpo, parola, lingua… quando manca uno di questi elementi si può sostituire con gli altri. Ma ormai da tempo ho cominciato a recitare anche in italiano, e lo stesso spettacolo “Rostam e Sohrab”, ad esempio, è quasi completamente in lingua italiana. Sperimentare e misurarmi in teatro anche con la lingua italiana per me è un piacere.

 

 

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Priscilla La Regina del Deserto: energia, paillettes e tante risate al Teatro Brancaccio dal 12 al 15 Dicembre 2019

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priscilla teatro Brancaccio

Tratto dall’indimenticabile film del 1994 di Stephan Elliott con Hugo Weaving, Guy Pearce e Terence Stamp, il musical Priscilla La Regina del Deserto torna a grande richiesta al Teatro Brancaccio dal 12 al 15 Dicembre 2019. La prima si è conclusa con una lunga standing ovation, a conferma dell’ottimo lavoro fatto dal regista Matteo Gastaldo e gli interpreti principali. Simone Leonardi nei panni di Bernadette guida lo spettacolo con battute esilaranti e un sarcasmo assolutamente irresistibile, mentre Cristian Ruiz come Tick/Mitzi regala una performance carismatica insieme al frizzante Pedro Antonio Batista Gonzalez che porta sul palco una versione eccentrica e briosa di Adam/Felicia.

Tutti e tre alternano una recitazione misurata con numeri di ballo e canto che coinvolgono il pubblico in modo naturale e divertente. Merito anche della colonna sonora che comprende successi internazionali come I Will Survive, Family, It’s Raining Man, per cui è impossibile tenere fermi mani e piedi. Fin dalla prima scena il pubblico viene trascinato in un vortice di colori, luci, paillettes e lustrini per vivere l’avventura dei tre protagonisti in perfetto stile drag queen. A bordo dello sgangherato Priscilla, un vecchio bus rosa, Adam, Tick e Bernadette viaggiano lungo l’outback australiano alla ricerca di amore e amicizia, e finiscono per trovare molto di più di quello che avevano immaginato.

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I 500 costumi sfavillanti mostrano una grande cura in ogni piccolo dettaglio e conquistano la scena con tacchi alti, ampi copricapo assolutamente originali, gonne che sfidano le leggi della gravità e un make up da competizione. Priscilla La Regina del Deserto è un esempio di intrattenimento intelligente che offre alcune ore di sano divertimento, spensieratezza e condivisione.

Il teatro si trasforma da subito in un luogo di festa in cui il pubblico si sente come una grande famiglia sulle note di successi dance che tutti conoscono e sono in grado di canticchiare mentre seguono la storia che, comunque, offre anche importanti spunti di riflessione sulla discriminazione e l’intolleranza. Il pregiudizio che ruota intorno al mondo delle drag queen e in generale della comunità LGBTQ è sempre vivo, ahimè, e spettacoli come questo possono aiutare a ricordare ancora una volta che l’amore ha molte sfumature ma è comunque universale.

Priscilla Queen Of The Desert the Musical, è il musical australiano di maggior successo visto in tutto il mondo da oltre 6 milioni di spettatori. Vincitore di 2 TONY Awards Priscilla torna trionfalmente in Italia da dicembre 2019 a febbraio 2020.

Biglietti in vendita su www.priscillailmusical.it

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Musical

Balliamo sul mondo, il musical con le musiche di Ligabue

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Prodotto e organizzato da Live On Stage, dal 26 settembre al 27 ottobre andrà in scena al Teatro Nazionale CheBanca! di Milano il musical Balliamo sul mondo, con testo originale e regia di Chiara Noschese e i più grandi successi di Luciano Ligabue.

Protagonisti 13 giovani che in 2 atti e lungo 19 canzoni storiche del Liga si raccontano (e cantano) nell’arco di un decennio da un Capodanno all’altro, da quello alla soglia della maggiore età a quello della maturità 10 anni dopo. Uno spettacolo musicale tutto italiano, una storia inedita e originale, un gruppo di grandi voci, una storia che fa battere il cuore: questo è Balliamo sul mondo. “La scrittura e la regia di Balliamo sul mondo, sono stati uno dei ‘viaggi’ più belli della mia vita: mentre scrivevo mi batteva forte il cuore per le sorti dei 13 protagonisti – afferma Chiara Noschese  – La musica di Luciano traghetta, con decisione, nell’emozione… l’emozione di una storia semplice, una storia di tutti e per tutti.”

L’alba del secondo millennio, raccontata da un gruppo di giovani di provincia. Capodanno 1990: una comitiva di amici si riunisce, come ogni giorno, al Bar Mario per festeggiare l’arrivo del primo anno da maggiorenni. Progetti, speranze, amori, passioni ma anche incertezze, paure e vecchi rancori, s’incrociano sullo sfondo della grande festa.

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La promessa di ritrovarsi 10 anni dopo nello stesso giorno è l’unico modo per rendere meno tragica e dolorosa la consapevolezza che niente dopo quella notte resterà uguale. È il momento di diventare adulti… Il decennio che segue cambierà la vita di ognuno, riservando a ciascuno di loro percorsi e realtà inaspettate. Malgrado tutto, la promessa viene mantenuta.

Capodanno 2000: sarà difficile per il gruppo rimettere insieme i pezzi, eppure, ritrovarsi e ricostruire insieme, diventa inaspettatamente l’unica salvezza per tutti… “Perché dopotutto, nella vita, non è obbligatorio essere eroi.” Le vite dei 13 protagonisti s’intrecciano, scandite dai più grandi successi di Luciano Ligabue, da Certe Notti a Non è tempo per noi, da Tra palco e realtà a Urlando contro il cielo e tante altre… tra cui ovviamente “Balliamo sul mondo”, la storica hit del Liga che dà il titolo al musical!

Luciano Ligabue ha contribuito al testo con Chiara Noschese, la produzione e gli arrangiamenti musicali sono di Luciano Luisi. Se siete curiosi di scoprire la scaletta delle canzoni di Ligabue:

Primo atto

HO MESSO VIA

UNA VITA DA MEDIANO

LIBERA NOS A MALO

NON È TEMPO PER NOI

PICCOLA STELLA SENZA CIELO

CERTE DONNE BRILLANO

CERTE NOTTI

VOGLIO VOLERE

BALLIAMO SUL MONDO

Secondo Atto

TU CHE CONOSCI IL CIELO

IL GIORNO DI DOLORE CHE UNO HA

SI VIENE E SI VA

POLVERE DI STELLE

L’AMORE CONTA

IL MEGLIO DEVE ANCORA VENIRE

NIENTE PAURA

TU SEI LEI

TRA PALCO E REALTÀ

URLANDO CONTRO IL CIELO

 

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Teatro

Cenerentola on Ice incanta il teatro Brancaccio

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cenerentola on ice

Dal 15 al 20 Gennaio 2019 Cenerentola e il Principe Azzurro indossano i pattini sul ghiaccio al Teatro Brancaccio per lo spettacolo Cenerentola on Ice, ideato e coreografato da Tony Mercer. Fin dalla prima performance si resta incantati dai costumi di Albina Gabueva e dalla scenografia di Eamon D’Arcy, anche se il cuore pulsante dello show sono i protagonisti, una compagnia composta da ben 24 campioni olimpici che brillano per un talento fuori dal comune.

Cenerentola on Ice 2019

Cenerentola on Ice al Teatro Brancaccio

Il Teatro Brancaccio si trasforma in una pista di pattinaggio per accogliere la grande produzione The Imperial Ice Stars che emoziona e diverte con una versione della famosa fiaba di Cenerentola a cui è impossibile resistere. Il balletto classico incontra il pattinaggio artistico più sofisticato per proporre delle coreografie che lasciano senza fiato, sfidando la gravità e sottolineando le infinite possibilità di un corpo umano allenato e forte. Olga Sharutenko nei panni di Cenerentola si muove leggera e sinuosa sul palco, librandosi più volte nell’aria, appesa a un cavo di acciaio. La coordinazione generale a livello tecnico è puntuale e curata in ogni dettaglio, per un risultato armonioso che coinvolge lo spettatore dall’inizio alla fine. Sergei Lysev come padre di Cenerentola/orologiaio è il vero deus ex machina della prima parte dello spettacolo, danzando ininterrottamente con più partner e collezionando salti, piroette e prese multiple oltre i limiti. Affascinante la sua leggerezza e la fluidità dei movimenti nonostante una presenza fisica che potrebbe suggerire la definizione di “Terminator sul ghiaccio”.

cenerentola on ice

La carrozza di Cenerentola On Ice

Quando entra in scena Bogdan Berezenko nei panni del Principe Azzurro, tuttavia, Cenerentola on Ice trova nuova linfa. L’artista conquista il palco con eleganza e passione, regalando romantici passi a due e performance da solista in cui alterna passi di danza classica con richiami a danze tradizionali irlandesi o russe. I piedi sembrano andare da soli, senza arrendersi al più piccolo errore. Si resta ipnotizzati da tale bravura, vivendo un’esperienza positiva e travolgente che trasforma una semplice favola per bambini in un viaggio strabiliante tra lustrini, colori, musica e sentimenti. Alcuni momenti del spettacolo ricordano le atmosfere sognanti di Peter Pan e Mary Poppins. Tra le scene più belle la chiusura del primo atto con la composizione live dei una carrozza luminosa e il suggestivo rintocco della mezzanotte con un balletto di tanti elementi e una coppia impegnata in una coreografia acrobatica tra cielo e terra impeccabile.

 

 

 

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