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Justice League 2: sarà Aquaman il leader della squadra?

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L’incredibile successo di Aquaman al box office, se da una parte è stato accolto con estremo entusiasmo da DCEU, dall’altra sta iniziando a far preoccupare i fan per il prossimo film di Justice League. Visto il modo in cui è stato accolto dal pubblico questo nuovo eroe, con tutta probabilità potrebbe tornare in Justice League 2. Ora tocca alla Warner Bros. rendere Aquaman il leader della squadra.

Ma facciamo un attimo chiarezza. La situazione con Ben Affleck sulla vicenda che lo lega a Batman ancora persiste. Ora più di prima, dato che Henry Cavill potrebbe essere fuori dai giochi. Anche se i due stanno facendo in modo di poter fare un altro film insieme, le probabilità di vederli di nuovo nello stesso film, sono quasi pari a zero. Per continuare con l’attuale percorso della DCEU, la Warner Bros. potrebbe richiamare entrambi e far finta che non sia successo niente, per dare vita a un futuro insieme. O magari potrebbe semplicemente lasciare le cose così come sono. La prima opzione non è l’ideale, naturalmente, e la seconda è uno schiaffo in faccia a tutte le grandi cose che, sia Aquaman sia Wonder Woman hanno compiuto. A meno che non ci possa essere una terza opzione. Non si potrebbe mettere da parte la leadership di Superman e Batman, a favore del comando della squadra di Aquaman? Potrebbe il sovrano di Atlantide dirigere anche uno dei gruppi di supereroi più potenti del mondo?

justice league first image

Almeno per il momento la risposta è no. Ma il successo finanziario a livello mondiale di Aquaman sta cambiando le carte in tavola, tanto che ad Arthur verranno offerte più avventure per perfezionare le sue capacità di leadership. Nel momento in cui il discorso di Justice League 2 dovesse farsi nuovamente avanti, sarebbe necessario mettere due film in cantiere, così da potergli insegnare al meglio le qualità e gli obblighi di un buon leader. Magari potrebbe ancora conservare un po’ della fisicità mostrata in Justice League, ma idealmente maturerà il ruolo di Re.

Vale anche la pena ricordare che in passato Aquaman ha guidato una parte della Justice League che non includeva Batman o Superman. Si occupava di gestire una squadra con Martian Manhunter, Zatanna, Uomo allungato, Vixen, Steel, Vibe e Gypsy. Insieme hanno tenuto il mondo al sicuro, mentre gli eroi di DC, probabilmente i più importanti, erano altrove. Ora non sto dicendo che la Warner Bros. dovrebbe rimanere con quella squadra al di sopra di un team che include Wonder Woman, Flash e Cyborg, ma alcune di queste aggiunte sarebbero interessanti da vedere sul grande schermo. Per non parlare del fatto che un gruppo così, messo insieme per costituire una nuova squadra, potrebbe essere stato scelto proprio dal personaggio di Aquaman interpretato da Jason Momoa. È pur vero che per i fan della DCEU, vedere Justice League senza Batman e Superman sarebbe considerato come un oltraggio, perciò è bene andare cauti con queste affermazioni.

Basta immaginarlo: un film della Justice League in cui Arthur Curry e l’equipaggio affrontano una minaccia che stermina il mondo senza l’aiuto dell’ultimo eroe e maestro tattico della DC. Sarebbe difficile, oltre al fatto che potrebbe creare qualcosa di davvero disordinato e alzare notevolmente la posta in gioco. Gli eroi potrebbero morire e con la squadra che Aquaman ha portato nei fumetti, la DC potrebbe permettersi di perdere solo uno o due di questi per un impatto emotivo. Questa è stata solo una ipotesi, in merito alla leadership di Aquaman in Justice League, solo in virtù del fatto che Ben Affleck e Henry Cavill non faranno parte del progetto quando la Warner Bros. darà il via alle riprese di Justice League 2.

Tale pensiero – circa il coinvolgimento di un nuovo personaggio al comando della Justice League – è saltato fuori dopo aver letto gli incassi di Aquaman, diventato il film di maggior successo della DC. Infatti, sicuramente ci sarà un franchise incentrato su Aquaman per cavalcare questa buona onda il più possibile nel DCEU. Più film significa più continuità, che potrebbe in ultima analisi preparare il terreno per gli eventi che riportano gli eroi di nuovo insieme. Ciò richiederebbe una minaccia legata agli eventi di Aquaman, tanto da pretendere la sua presenza nel ruolo di comando. Alcuni di voi potrebbero chiedere Wonder Woman. Non sarebbe più adatta come leader? Anche se non le si può dire nulla sul controllo del primo film, quasi sicuramente la trama di Justice League 2 farà un salto temporale, rendendo tutto più complicato. Aquaman è l’eroe giusto per questa nuova avventura, dato che si svolge nel presente, perfetto per contrastare le future minacce della Terra.

Se la Warner Bros. lo faccia o meno, è la parte che preoccupa tutti. Questo perchè James Wan ha detto più volte che è importante mostrare Aquaman in film indipendenti senza ‘distrazioni’. Resta da vedere se si è trattato di un accordo una tantum o se sarà valido anche per il sequel. Dopotutto, quello che sembra davvero essere importante per il pubblico è ricevere la conferma che Aquaman possa guidare la squadra. Le chance aumentano se il franchise continua a sfornare film di successo, aumentando di conseguenza, arrivando anche al punto di implorare la Warner Bros. di fargli assumere il comando da parte dei fan.

 

Il mio amore più grande?! Il cinema. Passione che ho voluto approfondire all’università, conseguendo la laurea magistrale in Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale a Salerno. I miei registi preferiti: Stanley Kubrick, Quentin Tarantino e Mario Monicelli. I film di Ferzan Ozpetek e le serie tv turche sono il mio punto debole.

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Spider-Man: No Way Home | la recensione (senza spoiler) del nuovo film con Tom Holland

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Spider-Man: No Way Home | la recensione (senza spoiler) del nuovo film con Tom Holland
3.6 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

Il terzo film di Spider-Man con Tom Holland non è sicuramente quello sceneggiato meglio: molte svolte di No Way Home non resisterebbero ad una seconda visione più attenta e lo stesso pretesto con cui prende il via la trama non è tra i più credibili e appassionanti. Nonostante ciò, il suo ritmo trascinante, tipico dei film di animazione, riesce a far immediatamente dimenticare i problemi e le possibili incongruenze del racconto.

Il riferimento al cinema d’animazione non è casuale. Già il precedente Spider-Man: Far From Home rendeva evidente il debito di Jon Watts rispetto al modello aureo dei film Pixar. Molto, in quel caso, lo si doveva alla scelta del villain, il Mysterio di Jake Gyllenhaal: un nemico che non avrebbe sfigurato in un capitolo de Gli Incredibili, che utilizzava l’inganno, l’illusione e la messa in scena per esercitare il proprio potere sul pubblico.

Per queste ragioni è abbastanza facile e intuitivo paragonare il nuovo No Way Home, summa di vent’anni di storie cinematografiche, fuori e dentro il Marvel Cinematic Universe, a quel piccolo fenomeno animato che è stato Spider-Man: Un nuovo universo, che aveva anticipato in maniera assolutamente originale (e metacinematografica) il tema del multiverso. Del cinema Pixar, il terzo capitolo della trilogia con Tom Holland riprende un tipo di narrazione molto lineare, che procede spedita, senza badare eccessivamente alla raffinatezza delle proprie trovate, verso un finale che ha le idee chiarissime sul messaggio che vuole veicolare e sul punto di caduta.

Spider-Man: No Way Home | la summa di vent’anni di storie

La trama del film, già spiegata in pochissimi secondi nei trailer che ne hanno anticipato l’uscita, è semplicissima: tutti ormai conoscono la vera identità dell’Uomo Ragno (rivelata da Mysterio alla fine Far From Home). La perdita dell’anonimato causa ovviamente enormi problemi non solo a lui, ma anche alle persone cui tiene, a cui vengono negate determinate possibilità solo perché conoscenti di Peter Parker. Per questa ragione, Spider-Man chiede a Doctor Strange di cancellare dalla mente di tutti il ricordo di sé.

È una richiesta che potrebbe cambiare gli equilibri del mondo, ma che – come sempre nei film sul personaggio – è mossa da motivazioni esclusivamente domestiche e personali. Non è mai la sopravvivenza di milioni di persone ad interessare il giovane protagonista, ma il benessere dei suoi cari. Ovviamente la cosa non andrà come deve andare, finendo per creare problemi molto più grandi e far arrivare nemici dalle dimensioni parallele. Peter Parker non li conosce, noi invece sì: sono i villain degli altri film di Spider-Man.

Tra azione e sentimentalismo

Se i due precedenti capitoli della trilogia seguivano i classici paradigmi da “teen movie” americano (i primi amori, le amicizie, i professori, i compagni di classe odiosi), questo No Way Home ha un respiro molto più ampio, senza però riuscire quasi mai a rendere davvero avvincente l’azione e a costruire uno spettacolo all’altezza. Nonostante i grandi passi in avanti fatti da Homecoming, la regia di Watts manca ancora di quella inventiva che caratterizza le produzioni Marvel migliori. Quelle in grado di utilizzare le coreografie dei personaggi per raccontare una storia, di rivelare qualcosa sui protagonisti solo attraverso il modo in cui questi si muovono sullo schermo. Nelle grandi battaglie di Infinity War e Endgame, ad esempio, era il modo in cui gli oggetti e le armi passavano di mano tra i personaggi a spiegare le relazioni tra di loro e il diverso peso di ciascuno nel gruppo. Sul finale, No Way Home cerca di fare la stessa cosa, ma il risultato è evidentemente più blando e approssimativo.

Tutte queste carenze sono però compensate da un grandissimo lavoro di tutto il cast, che gioca sempre su due livelli narrativi, in modo che il pubblico provi qualcosa in più che i personaggi non possono provare (non conoscendosi tra loro perché provenienti da universi differenti). Un senso di nostalgia e di passaggio del tempo che può provare solo chi ha visto tutti i film che hanno avuto come protagonista l’Uomo Ragno dal 2001 ad oggi. Abbiamo sempre l’impressione che i personaggi dicano qualcosa a noi e solo a noi del pubblico, che ci parlino anche del tempo che passa. Di come siamo e di come eravamo.

Ad ogni personaggio del film è data una seconda possibilità, viene concessa l’occasione per riparare qualcosa del proprio passato. Ogni personaggio ha quindi la propria scena cardine. Tutto funziona abbastanza bene, ma sembra esserci una ostentata programmaticità che depotenzia anche i passaggi scritti meglio. Stavolta il trucco sembra più evidente del solito.

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I film della Marvel sono pre-approvati dal Pentagono? La risposta di James Gunn

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Non è un segreto che il cinema americano abbia, da sempre, una relazione molto stretta con le Forze Armate statunitensi. Un rapporto che, ovviamente, coinvolge anche i Marvel Studios, oggi tra gli studi di produzione più grandi ed importanti dell’industria. Basta andare sul sito ufficiale del Dipartimento della Difesa americano per capire le implicazioni e le ragioni di questo costante confronto.

Questo però non impedisce la diffusione di leggende metropolitane come quella che, in occasione dell’uscita di Eternals, ha fatto il giro del web. A causa di un passaggio del film che vede coinvolti gli Eterni in alcuni avvenimenti della Seconda Guerra Mondiale, il conduttore di podcast Jesse Hawken ha affermato su Twitter che tutti gli script della divisione cinematografica della Marvel sono preapprovati dal Pentagono, quartier generale del Dipartimento della difesa degli Stati Uniti d’America. 

LEGGI ANCHE -> Eternals | i nuovi supereroi Marvel per salvare il mondo dai Devianti

Affermazione che ha spinto James Gunn, regista dei due film dedicati ai Guardiani della Galassia, ad intervenire sulla questione: “Gli script dei Marvel Studios non sono tutti approvati dal Pentagono. Da dove tira fuori queste cose senza senso la gente?. Quando un film usa degli asset militari gratuitamente, quei copioni specifici devono ricevere l’approvazione dei militari che si devono assicurare che l’esercito non venga denigrato. Si tratta di pochissimi film e, da quanto so, sono anche piuttosto elastici a riguardo”.

“Questa cosa è molto stupida”, aggiunge Gunn. “Un tizio ha detto che tutti i film Marvel sono pre approvati dai militari. E non è vero. Dire che alcuni film di Hollywood ricevono approvazione in cambio di risorse non rende meno vera la cosa. Non ho mai dovuto far approvare un mio film dai militari”.

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Justice League | la versione di Zack Snyder merita 4 ore del vostro tempo?

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Nella versione di Justice League del 2017 montata da Joss Whedon, la sequenza in cui Jason Momoa abbandona il villaggio in cui si era rifugiato per immergersi nelle profondità dell’oceano (quella che tutti hanno preso in giro per l’eccessiva somiglianza estetica con le pubblicità dei profumi) è accompagnata da Icky Thump dei White Stripes. Quella stessa scena, leggermente modificata, nella nuova versione estesa di Zack Snyder, è accompagnata da There is a Kingdom di Nick Cave: This day so sweet, it will never come again, so the world appears through this mist of tears.

Un cambiamento apparentemente insignificante che invece dice tutto. Joss Whedon aveva infilato nel film di Snyder non solo l’umorismo, ma soprattutto la gioia di essere supereroi, che è poi il tema principale di quasi tutta la produzione Marvel, che ruota proprio attorno all’eccitazione del potere e alla coolness di essere super. Nella visione di Zack Snyder non è mai bello né cool essere eroi. È una cosa faticosa, fondata sul sacrificio.

Justice League | la versione di Snyder

Il gioco di fare il paragone tra la Justice League (la versione passata al cinema) e la Snyder Cut è appassionante e ci sarà chi ci spenderà le ore, ma il punto è che i due film sono talmente diversi che si può godere di questa nuova versione allungata anche senza aver visto quella precedente. Sulle quattro ore totali di film, poco più di una sessantina di minuti sono effettivamente coincidenti con la versione del 2017: moltissimo è stato aggiunto e adesso tutta la trama ha (finalmente) un senso. Non solo quella che possiamo vedere oggi (su Sky Cinema) è esattamente la versione che aveva in mente Zack Snyder, ma è anche una versione senza compromessi, come testimonia la scelta del formato 4:3 (cioè non il solito formato orizzontale, ma quello quadrato del cinema classico).

I ricavi andranno tutti in beneficenza ad associazioni che contrastano il dilagante fenomeno del suicidio adolescenziale (e non a caso il film è dedicato ad Autmun, la figlia del regista che si è tolta la vita proprio durante la lavorazione della precedente versione).

Un film diverso

Snyder ha riempito il suo Justice League di tutta la roba che gli piaceva, esagerando, ma almeno lo ha fatto avendo bene in testa la storia che voleva raccontare e il modo per tenere sempre alta l’attenzione dello spettatore. Come tutti i film di supereroi con un cast così numeroso, anche questo soffre della necessità di dover dare spazio a tutti i personaggi, ma Snyder sa quando deve alzare il ritmo anche solo per cinque minuti e mettere in circolo dell’adrenalina per bilanciare un precedente (o successivo) momento poetico/riflessivo con colonna sonora eterea. In questo senso, Zack Snyder si riconferma il regista che già conoscevamo: uno senza il senso della misura e senza senso del ridicolo. Quindi, per farsi coinvolgere fino in fondo da Justice League, bisogna anche saper accettare qualche momento orgogliosamente kitsch (come la scena dolaniana con Song To The Siren dei This Mortal Coil in sottofondo, tutta colori freddi e slo-mo, in cui Flash si ferma a raccogliere una salsiccia che fluttua per aria). 

Prendersi il tempo che serve: i flashback

La nuova versione di Justice League non ci offre solo un breve accenno alle origini di Steppenwolf, magari recuperando alcuni momenti dell’antica battaglia che lo ha bandito e dopo la quale le “mother boxes” sono rimaste sulla Terra, ma ci porta indietro nel tempo, proprio nel bel mezzo di quella lotta, e senza alcuna fretta di tornare al presente. Questo tipo di viaggio nel passato accade più volte nel corso del film ed evidenzia una rinnovata enfasi sui flashback come mezzo per completare la storia e approfondire quelle motivazioni che erano state invece solamente abbozzate nella versione cinematografica. Ciò non sempre contribuisce a gettare una nuova luce sulle azioni dei protagonisti, ma è indispensabile a rendere credibile la vasta mitologia sulla quale si basano gli avvenimenti nel presente.

Questo emerge chiaramente nella sottotrama di Cyborg: il personaggio che aveva sicuramente ricevuto il trattamento peggiore nella precedente versione. Adesso i flashback dei suoi giorni di scuola come promessa del calcio, così come le sequenze che raccontano il legame con sua madre (e la relazione conflittuale con suo padre), rendono coerente il suo personale slancio eroico che culmina sul finale del film. Si tratta di un arco finalmente completo per un personaggio inizialmente relegato a cameo, che spiega non solo le sue tensioni emotive, ma che giustifica la sua presenza nella squadra della Justice League, rendendo evidente il motivo per cui Batman lo consideri una risorsa cruciale nella sua battaglia.

Una questione di sfumature

Il cambiamento immediatamente evidente nel combattimento finale tra la Justice League e Steppenwolf e il suo esercito di parademoni riguarda la color correction: ciò che prima si svolgeva durante il giorno, ora si svolge “con il favore delle tenebre”. La seconda riguarda il luogo: mentre prima il salvataggio dei civili innocenti catturati nelle vicinanze della base operativa di Steppenwolf era fondamentale per i protagonisti, nel rendering di Snyder la battaglia si svolge nel luogo di un precedente incidente nucleare, completamente privo di qualsiasi altra creatura senziente. Al di là di questo, la sequenza del lungo combattimento finale è forse una di quelle che meno sono state alterate rispetto al montaggio originale: nonostante ciò, proprio il cambio di tonalità e la differente location ce la rendono una scena completamente nuova. Accadono (più o meno) le stesse cose che abbiamo già visto, ma la nostra percezione delle stesse è totalmente differente.

Quello della Snyder Cut è un progetto totalmente assurdo e fuori dai canoni, che probabilmente esiste davvero solo perché il resto del cinema è fermo causa pandemia. Su quattro ore di girato ce ne sono almeno due che vanno senza dubbio tra le migliori cose mai girate da Snyder. Armatevi di coraggio e date una possibilità a questa versione: potrà non piacervi, ma difficilmente vi lascerà indifferenti.

Justice League | la versione di Zack Snyder merita 4 ore del vostro tempo?
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