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La Favorita: come sta cambiando il cinema in costume

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Yorgos Lanthimos più di altri registi sembra aver capito come sta cambiando il cinema di massa hollywoodiano, da qualche anno sempre alla ricerca di nuovi paradigmi attraverso i quali declinare le sue figure femminili, cercando ruoli e archetipi inediti per le donne sul grande schermo. Il suo ultimo film, La Favorita, è infatti l’esempio migliore del nuovo cinema americano: sempre più centrato sulle donne, interessato ad ampliare lo spettro dei caratteri e degli atteggiamenti propri delle figure cinematografiche femminili. Pur non rinunciando alle caratteristiche salienti del suo cinema (in primis il disprezzo verso i propri personaggi, in grado di essere percepito dalle stesse attrici che li interpretano), Lanthimos smussa gli spigoli dei suoi precedenti lavori (le lungaggini e l’estetismo esasperato) per mettersi al servizio di una sceneggiatura editorialmente furba (e, per la prima volta, non scritta da lui). Ne La Favorita gli uomini si dilettano con parrucche, pizzi e merletti, mentre alle donne viene affidato il compito di andare a caccia e di sporcarsi (letteralmente) le mani.

Lanthimos fa tutto questo utilizzando il genere del period drama e piegandolo ai propri scopi. Le sue lenti deformanti stavolta filtrano una realtà che è dichiaratamente “falso storico”, in cui i personaggi parlano utilizzando un linguaggio moderno e contemporaneo. L’ambientazione è quella di un palazzo reale che non è stato ricostruito ricercando la fedeltà storica, ma che ci sembra comunque credibile grazie alla luce naturale con la quale è illuminato ed alla messa in scena curata fin nei più piccoli dettagli. Come già la prigione di The Lobster o la villa borghese de Il sacrificio del cervo sacro, il palazzo de La Favorita è il simbolo di un ordine (sociale o politico) che deve essere rovesciato.

L’evoluzione del period drama

Come nel Marie Antoniette di Sofia Coppola, che mostrava un mondo fatto di tradimenti e cattiveria, lontanissimo dalla realtà tanto da accorgersi solo all’ultimo momento della rivoluzione in atto, così ne La Favorita la Regina (Olivia Colman) è troppo presa dai suoi problemi (e dai suoi conigli) per potersi dedicare al governo del regno, di cui si parla tanto, ma le cui sorti in realtà non interessano a nessuno. Ma se la Coppola voleva mettere in scena l’adattamento di un personaggio ad un ambiente dal quale avrebbe preferito invece fuggire, Lanthimos descrive ancora una volta la miseria umana attraverso la cupidigia e il desiderio di prevalere sugli altri.

Se quello del period drama è stato forse il primo genere a mutare per adattarsi ad una nuova sensibilità cinematografica, alla rinnovata necessità di delineare figure femminili complesse, come la Lady Macbeth del film di William Oldroyd, costretta a reprimere la propria sessualità fino a negarla, adesso il cinema in costume è anche il primo a porsi il problema dell’inclusione in fase di casting. Per il recente Maria Regina di Scozia, ad esempio, la regista Josie Rourke ha rifiutato l’accuratezza storica per scegliere strategicamente degli attori in grado di riflettere la complessità della Gran Bretagna moderna, multietnica e multiculturale. Paradossalmente questa aderenza alla società contemporanea (e non a quella del periodo storico di riferimento) rende maggiormente consapevole lo spettatore e lo mette nella condizione di immergersi in un setting che altrimenti percepirebbe come fittizio. Così ad interpretare la consigliera di Elisabetta I d’Inghilterra troveremo Gemma Chan, ex modella britannica di origini cinesi, nei panni dell’ambasciatore Lord Thomas Randolph l’attore di colore Adrian Lester ed infine il portoricano Ismael Cruz Córdova nei panni di un segreto confidente di Maria.

E tu che Regina sei?

Non a caso il personaggio di Elisabetta I nel film della Rourke ricorda da vicino quello di Elisabetta II nella serie tv The Crown, una donna che è chiamata ad accantonare la propria umanità, a smettere di essere una persona per diventare un “ruolo”. La serialità televisiva ha cominciato a reinventare il period drama già da diversi anni, stravolgendo gli obsoleti racconti fatti di pettegolezzi di corte e amori ostacolati dalle istituzioni.

Forse solo Stephen Frears, regista britannico che aveva mosso i suoi primi passi all’interno del cinema punk underground, aveva capito già da tempo come i drammi in costume potessero essere usati per narrare altro. E così da The Queen fino a Victoria & Abdul, il suo cinema ha sfruttato il period drama per declinare un unico concetto, quello della ribellione contro l’ordine costituito. Adesso Frears non è più solo e il cinema in costume non è più il genere a cui affidarsi quando non si vuole rischiare, ma il campo di prova per un nuovo modello di cinema commerciale e al passo coi tempi.

Studente presso la facoltà di Medicina e chirurgia dell'Università degli Studi di Bari Aldo Moro. Autore di diversi articoli pubblicati su mensili locali quali Bisceglie in Diretta e Il Biscegliese e siti d’informazione online locali e non. Ha collaborato con siti di informazione videoludica, come GameBack, GamesArmy e gamempire.it. Attualmente è redattore di Bisceglie24 e gestisce il blog cinematografico Strangerthancinema.it.

Cinema

Caso Harvey Weinstein: cruciale la testimonianza dell’attrice Gwyneth Paltrow 

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Gwyneth Paltrow è stata nominata come figura chiave nella storia del New York Times che per prima ha sporto una serie di accuse di molestie sessuali contro Harvey Weinstein e ha portato al licenziamento del produttore cinematografico dalla sua stessa compagnia e al conseguente procedimento giudiziario.

In un nuovo libro intitolato She Said: Breaking the Sexual Wassment Story That Helped Ignite a Movement di Jodi Kantor e Megan Twohey – i reporter del New York Times la cui storia il 5 ottobre 2017 ha scatenato la caduta di Weinstein – riporta che Paltrow sia stata “spaventata di andare a denunciare, ma poi è diventata ben presto una testimone cruciale, condividendo il suo racconto di molestie sessuali e cercando di reclutare altre attrici per farle parlare”.  In un’apparizione al Today Show , Kantor e Twohey hanno dichiarato: “Gwyneth [Paltrow] è stata in realtà una delle prime persone a mettersi al telefono, ed è stata determinata ad aiutare questa indagine anche quando Harvey Weinstein si è presentato a una festa da lei e fu costretta a nascondersi in bagno [mentre parlava con i giornalisti]. “

Paltrow, che ha recitato in numerosi film sostenuti da Weinstein tra cui Shakespeare in Love, è stata successivamente citata da Kantor e Rachel Abrams , accusando Weinstein di molestie sessuali. “Ero una bambina, ero pietrificata”. Dopo Brad Pitt, all’epoca suo fidanzato, decise di affrontare Weinstein, e disse: “Pensavo che mi avrebbe licenziata”.

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Weinstein, che sarà presto processato per stupro e abuso sessuale, nega tutte le accuse di attività sessuale non consensuale. In una dichiarazione a Deadline , un rappresentante di Weinstein ha messo in dubbio l’affermazione della Paltrow secondo cui “è in gioco il suo lavoro”“Gwyneth Paltrow proviene dalla regalità di Hollywood … Suo padre era un grande produttore, sua madre un’attrice famosa, suo padrino è Steven Spielberg. Non aveva bisogno di fare film con Harvey Weinstein; lo voleva, e ha vinto i premi più importanti ed è stata l’attrice femminile più pagata per quasi un decennio, con Weinstein.”

Kantor e Twohey descrivono anche le attività dell’avvocato di alto profilo Lisa Bloom, che ha agito per conto di Weinstein. Un memo che Bloom ha scritto nel 2016 è citato nel libro. Il memo di Bloom ha delineato un piano per minare le accuse di Rose McGowan , citando la sua esperienza come rappresentante delle vittime. In un’intervista a Variety, McGowan ha dichiarato: “Ciò che queste persone hanno fatto alla mia posizione nel mondo è stato sistematico – è stato malvagio …” La Bloom si è scusata con i social media , scrivendo: “Mentre soffro, imparo molto di più dai miei errori che dai miei successi. A coloro che hanno perso le mie scuse del 2017, e in particolare alle donne: mi dispiace. ”

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Ravenna Nightmare Film Fest 2019: ospite d’onore la regista Liliana Cavani

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Liliana Cavani ha confermato la sua presenza alla XVIIa edizione del Ravenna Nightmare Film Fest, lo storico festival della città di Ravenna dedicato al lato oscuro del cinema. La regista sarà al Palazzo dei Congressi sabato 2 novembre, poco prima della conclusione del Festival (30 ottobre-3 novembre), per incontrare il pubblico e presentare il suo film più famoso, Il Portiere di Notte, nella copia restaurata dal Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale, in lingua originale con sottotitoli in italiano. Una copia preziosissima in quanto il restauro è stato realizzato nel 2018 da CSC-Cineteca Nazionale e Istituto Luce-Cinecittà a partire dal negativo originale 35 mm, con la supervisione della regista Liliana Cavani. Questo film s’inserisce a pieno nel nuovo percorso di inclusione che abbiamo intrapreso, che abbraccia il cinema in tutte le sue declinazioni con la barra ben diretta verso il lato oscuro del cinema. Questa libertà di azione ci ha aperto infinite porte, ci ha mostrato infiniti scenari ed è in questo percorso che s’inserisce la presenza di una delle registe più autorevoli, che ha lavorato negli anni con una coerenza ammirevole e che ha sondato, indagato, scandagliato, investigato, analizzato, il lato oscuro del cinema, ma forse ancor più il lato oscuro del vivere umano. Le sarà consegnato un riconoscimento al valore del lavoro svolto e a lei sarà anche dedicato il manifesto ufficiale del Festival.

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Liliana Cavani, conosciuta in tutto il mondo anche per le sue regie teatrali, ha scandagliato l’animo umano attraverso la sua intera produzione senza risparmiarsi. Ha infatti creato maschere e feticci che ancora oggi ritroviamo nella moda e nel sociale, ma, ancora di più, ha indagato tematiche scomode come il razzismo, il sadomaso, l’omosessualità, il fanatismo e la violenza, portando alla luce la natura umana di tabù che si credevano indecifrabili. “Ci sono tante cose belle e tante tremende nell’individuo. Ignorarle sarebbe da sciocchi, ci sono tutte e due. Eppure l’uomo ha potenzialmente tutto in sé dall’alfa all’omega, intendo l’uomo che pensa, che immagina, che approfondisce, che cerca…”. Liliana Cavani mantiene la sua verve incontenibile e continua a muoversi in vari campi artistici: nel 2019 infatti ha firmato la regia de La Traviata a Milano e ha presenziato al Festival di Berlino per consegnare l’Orso d’oro alla carriera all’attrice Charlotte Rampling.

Con Il Portiere di Notte (1973), Liliana Cavani scardina lo schema tradizionale del racconto cinematografico, scegliendo come protagonista un “eroe del male”: un ex nazista, diventato portiere d’albergo, che ritrova casualmente una donna sopravvissuta all’olocausto, con la quale aveva avuto una relazione sadomasochista. II rapporto riprende, ma la donna nel frattempo è diventata una testimone pericolosa della quale altri nazisti vogliono liberarsi. Il film ha provocato polemiche infinite in Francia, per la scelta di un nazista come protagonista, mentre in Italia il motivo dello scandalo è stato incentrato su17 questioni sessuali, nonostante il film avesse ricevuto il plauso della critica. Il Portiere di Notte indaga l’ambiguità della natura umana e in particolare il misterioso rapporto tra vittima e carnefice. Nel cast spiccano Dirk Bogarde, Charlotte Rampling, Philippe Leroy e Gabriele Ferzetti.

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Last Christmas, il trailer italiano della commedia romantica natalizia con Emilia Clarke

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Una nuova commedia romantica dal tema natalizio sta per arrivare nelle sale cinematografiche italiane. Si tratta del film Last Christmas e – per gli appassionati di musica, è facile collegare il titolo con una delle canzoni più celebri degli Wham!. Questo film che vede il ritorno sul grande schermo della famosa Regina dei Draghi, Emilia Clarke, sarà accompagnato dalle musiche della band degli anni ’80 e dall’indimenticabile voce di George Michael, tristemente scomparso il giorno di Natale del 2017.

Kate, giovane abbonata alle scelte sbagliate, accetta un impiego come aiutante di Babbo Natale in un grande magazzino. Qui conosce Tom, e la sua vita compie una improvvisa svolta grazie a lui. L’amore riuscirà a trionfare? Il cast di Last Christmas vede la presenza di Emilia ClarkeHenry GoldingMichelle Yeoh ed  Emma Thompson. Last Christmas arriverà nei cinema italiani a partire dal 14 novembre 2019.

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