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Festa del Cinema di Roma

L’Industriale, recensione

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Fuori Concorso al Festival Internazionale del Film di Roma è stato presentato il film “L’Industriale” di Giuliano Montaldo. Atteso al cinema nei primi mesi del 2012, questo film racconta la triste vita di Nicola (Pierfrancesco Favino), che eredita dal padre l’azienda Ranieri e si ritrova vittima della crisi generale del paese, avvertendo ogni giorno l’ombra di un imminente fallimento. Sullo sfondo di una Torino grigia e fredda, Nicola si sente soffocare da questa situazione drammatica e apparentemente senza via d’uscita. Il suo rapporto con la moglie, interpretata da Carolina Crescentini, si sta pian piano sgretolando e nessuna banca o finanziaria gli offre un giusto prestito o aiuto per risanare il suo grande debito.

Montaldo cerca di raccontare l’estrema disperazione di uno di quei numerosi imprenditori italiani alle prese con la crisi dei nostri tempi, abbandonandosi forse ad un ritmo lento soprattutto nella prima parte del film. Il freddo grigio utilizzato come filtro della componente visiva di tutto il film sembra soffocare sia i personaggi che la storia, rendendo il tutto troppo piatto e lento, anche a causa di dialoghi scontati, ripetitivi e poveri di originalità. Favino e Crescentini recitano molto bene e sembrano calati nei rispettivi ruoli, ma la struttura narrativa non li sorregge e fa perdere le loro interpretazioni nello stesso grigio che investe la città in cui vivono. Sicuramente “L’Industriale” vuole essere un film che pone l’attenzione su un tema importante, ovvero la terribile crisi economica che ha invaso l’Italia nell’ultimo periodo storico. Migliaia le manifestazioni e i picchetti di fronte alle fabbriche mostrate ogni giorno ai telegiornali e , Montaldo, è partito da questa base di realtà per raccontare la crisi vista e sentita da un singolo individuo. Una crisi intima proiettata sul grande schermo, che però arriva allo spettatore solo nella parte finale in cui senza troppe parole si raggiunge un discreto impatto emotivo. Infatti la crisi non è abbastanza protagonista della storia, ma diventa un leggero contorno che manda solo un messaggio debole, reso sullo schermo soltanto da qualche ripresa fugace di operai accampati davanti ad una fabbrica o qualche bandiera rossa disposta qua e là.

Montaldo ha le giuste intenzioni ma non realizza il film in relazione all’idea. Ne risulta un prodotto sostanzialmente noioso e statico, con un cast notevole, ma poco pericoloso per la società.

 

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Il cinema e la scrittura sono le compagne di viaggio di cui non posso fare a meno. Quando sono in sala, si spengono le luci e il proiettore inizia a girare, sono nella mia dimensione :)! Discepola dell' indimenticabile Nora Ephron, tra i miei registi preferiti posso menzionare Steven Spielberg, Tim Burton, Ferzan Ozpetek, Quentin Tarantino, Hitchcock e Robert Zemeckis. Oltre il cinema, l'altra mia droga? Le serie tv, lo ammetto!

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Festa del Cinema di Roma

Gli occhi di Tammy Faye | la recensione del biopic con Jessica Chastain

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Un inizio davvero di alto livello per la Festa del Cinema di Roma 2021. Ad aprire la kermesse cinematografica è stato il film Gli occhi di Tammy Faye diretto da Michael Showalter con protagonisti Jessica Chastain e Andrew Garfield. Continuate a leggere per scoprire la trame e la recensione, di uno dei film che sicuramente sarà tra i protagonisti della 94^ edizione degli Academy Awards.

La trama del film Gli occhi di Tammy Faye

A ridosso degli anni ’50, la piccola Tammy Faye è una ragazzina proveniente da una famiglia profondamente credente. Nata dal precedente matrimonio della madre concluso con un divorzio – atto non consentito dalla legge cristiana – la ragazzina era costretta a vivere nell’ombra per far in modo che la gente di International Falls, in Minnesota non la considerasse negativamente. Crescendo fisicamente, aumenta in lei la vocazione per la religione a tal punto da iscriversi all’università in un corso dedicato alla parola di Dio. Durante una di queste lezioni, incontra Jim Bakker, anche lui profondo conoscitore della Bibbia e del Vangelo. I due iniziano una relazione, consacrata con il vincolo del matrimonio, per essere liberi di poter vivere il loro amore a 360 gradi.

Decisi a portare in giro per l’America la parola di Dio, iniziano ad andare in giro per gli Stati americani con poche valigie, i libri sacri e il pupazzo Susie Muppet creato da Tammy per avvicinare i più piccoli alla religione. All’indomani di uno dei loro incontri con i fedeli, vengono avvicinati da un uomo che si scoprirà essere il proprietario dell’emittente televisiva più famosa d’America dedicata alla religione.

Jim Bakker (Andrew Garfield) e Jessica Chastain (Tammy Faye) in una scena del film

A partire da questo momento, la loro vita cambierà radicalmente. Jim diventerà da fan a rivale, dello storico predicatore televisivo Pat Robertson. Una lotta silenziosa, che lo porterà ad annunciare in diretta la creazione di un nuovo programma tv The 700 Club. E più accresceva la loro notorietà, più aumentavano i loro sostenitori o per meglio dire, partner in affari. Peccato che le continue donazioni effettuate a scopo benefico iniziano a essere dirottate sui conti di Jim e su un sistema di costruzioni di lusso. Grandi parchi, case per ragazze madri e giovani in difficoltà sono solo lo specchietto per i continui associati della coppia, che si trovano ad aumentare con la creazione della loro tv PTL.

Lo scintillio dei gioielli, le pellicce e la villa con piscina riescono ad offuscare l’obiettivo principale della coppia: divulgare le parole e l’amore di Dio. Mentre Jim continua a predicare la religione evangelista facendo leva sull’amore delle persone per l’Altissimo, Tammy si dedica alla musica incidendo canzoni incentrate su Dio. Ma non è tutto oro quello che luccica. I coniugi Bakker dopo aver messo al mondo due figli, iniziano ad avere problemi legati anche al mondo della politica. Le notizie relative a truffe ai danni dei sostenitori, gli orientamenti sessuali discutibili e i tradimenti iniziano a pesare come macigni nella vita di Jim e di Tammy, fino al definitivo punto di rottura che li catapulterà dritti all’Inferno.

Leggi anche: Jessica Chastain e Andrew Garfield nel biopic The Eyes of Tammy Faye

Leggi anche: The eyes of Tammy Faye | La conferenza stampa con Jessica Chastain

La recensione del film

Gli Occhi di Tammy Faye è un biopic incentrato sulla vita dei coniugi Bakker a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 del Novecento. Il titolo racchiude il segno distintivo della protagonista interpretato il maniera magistrale da Jessica Chastain, che sta vivendo un momento d’oro per la sua carriera. La possibilità di vedere il film in lingua originale permette di cogliere le inflessioni nel parlare compresa la sua risata, nella voce dell’attrice statunitense.

L’evoluzione del suo personaggio non si manifesta solo con i cambi di look, composto da colori sgargianti tipici degli anni ’80, ma anche dal make up incentrato principalmente sul suo taglio di occhi azzurri e dalle pettinature cotonate, replicate fedelmente a quelle della vera Tammy Faye.
La scelta di inserire la parola “occhi” nel titolo è sicuramente una scelta vincente.

Quelli azzurri della Chastain hanno mostrato emozioni contrastanti durante la storia. Passando dalla gioia del matrimonio, all’emozione per la nascita dei figli, alle lacrime per un addio improvviso e per concludere con i guai giudiziari del marito. Tra l’altro tutti eventi felici e dolorosi spiattellati in diretta tv, solo per poter avere più donazioni possibili da parte dei loro sostenitori. Mostrarsi fragili, umani, agli occhi dei fedeli, o meglio, del loro pubblico li ha portati a costruire un impero.

L’interpretazione della Chastain domina completamente la scena, accanto a una buona interpretazione di Andrew Garfield nel ruolo del predicatore evangelista Jim Bakker. Il ritratto della protagonista che esce fuori dalla sceneggiatura scritta da Abe Sylvia, mostra una donna fragile ma allo stesso tempo forte, quando ce n’è bisogno. Determinata a farsi rispettare come donna di spettacolo e non solo come madre, non ci pensa due volte a sedersi al tavolo dei predicatori impegnati in un discorso di politica.

Il programma di successo condotto Tammy e Jim era nato anche con lei e per tanto aveva tutto il diritto di accomodarsi. Se c’è un momento nel quale è possibile vedere il fuoco negli occhi della Faye avviene durante la conversazione con il Reverendo Jerry Falwell ( Vincent D’Onofrio) parlando di omosessualità. Questo tema – non a caso – sarà uno dei motivi che porteranno il Reverendo a voltare le spalle a Jim Bakker, durante il momento più buio della sua vita.

Ma far traboccare la goccia dal vaso, l’invito di Tammy nel suo programma, a un ragazzo omosessuale malato di AIDS. Sebbene la religione invita ad amare tutti gli esseri umani, questa intervista lascerà da soli i coniugi Bakker, rimasti senza un dollaro, sostenitori e casa. Ennesima dimostrazione di quanto la politica e la religione siano due facce della stessa medaglia e interferiscano l’una con l’altra. Ed infine, quanto il Dio Denaro a volte possa avere il sopravvento sulla parola di Dio.

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Alice nella Città

Ghostbusters – Legacy | In anteprima l’eccezionale versione di Reitman Jr.

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Presentato in anteprima europea alla XIX edizione di Alice nella città, Ghostbusters – Legacy di Jason Reitman è uno dei titoli più attesi della kermesse capitolina. Per l’occasione, il red carpet ha visto sfilare anche la storica Ecto-1, automobile “di servizio” degli Acchiappafantasmi.

Ghostbusters – Legacy | La trama

Phoebe (la sorprendente Mckenna Grace di Gifted e Malignant) ama la scienza, di cui vuole conosce ogni più microscopico dettaglio, a scapito di una socialità che le va evidentemente stretta. D’altro canto il fratello maggiore Trevor (il Finn Wolfhard di Stranger Things) è uno che vive col naso attaccato al cellulare.

Leggi anche: La Casa di Carta 5: la fine è vicina | il teaser trailer dell’ultima stagione

Quando alla mamma, Callie (Carrie Coon), viene notificato lo sfratto, i tre sono costretti a piantare baracca e burattini, e a trasferirsi a Summerville, in Oklahoma. Ad attenderli, una casa fatiscente e dall’aspetto sinistro, lasciata in eredità dal nonno materno, il celebre Egon Spengler (Harold Ramis).

Tra strane scosse di terremoto, un professore (Paul Rudd) tutt’altro che dedito all’insegnamento e una nuova esistenza di provincia, la famiglia Spengler scoprirà cose importanti sulle sue origini. Non prima però di aver affrontato qualche sana minaccia spettrale…

Paul Rudd in una scena del film

Un intrattenimento sano e genuino

Parlare della trama di Ghostbusters – Legacy ha davvero poco senso, dal momento che è un viaggio da sperimentare e da cui lasciarsi conquistare. Incredibilmente emozionante per i fan dei primi film degli anni Ottanta, ma impeccabile anche per i nuovi “adepti”, la pellicola ha il sapore dell’intrattenimento più bello e genuino.

In apertura il tanto noto tema musicale si incarica di dare il benvenuto. Ed è una delle migliori accoglienze di sempre. Lo spirito del passato, di quei film pensati per divertire e senza alcun tipo di pretenziosità, rivive in ogni fibra dell’opera di Reitman Jr.

Certo, una grande mano non può che venire dal lavoro svolto in precedenza dal padre, ma si vede che il cineasta di Juno e Tra le nuvole (giusto per citarne un paio) respira arte sin dalla tenera età, e conosce bene il fatto suo.

Gli anni Ottanta come fonte di ricchezza

Tra i numerosi rimandi ai primi Acchiappafantasmi , disseminati nel corso della narrazione – così da instaurare un vero e prorpio gioco con il suo pubblico – e quelli legati a tutta una poetica filmografica anni Ottanta – da I Goonies a Super8, passando per Stephen King e Stranger ThingsGhostbusters – Legacy mostra una ricchezza tale da poter essere studiato inquadratura per inquadratura.

Mckenna Grace e Finn Wolfhard in una scena del film

Eppure le vicende dei giovani Spengler si svolgono nel 2021, anno in cui il nonno aveva previsto un evento sovrannaturale alquanto pericoloso. Da qui derivano tutte le decisioni, con le rispettive conseguenze, che hanno condizionato l’esistenza di ognuno dei protagonisti.

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Il passato, il valore affettivo, sono qualcosa di inestimabile, e solo quando ci si deve fare i conti se ne ha la reale percezione. Al tempo stesso il sacrificio assume importanza quando lo si osserva dalla giusta prospettiva. Una figlia, una nipote, in contrasto per l’idea che ognuna ha dell’uomo che le ha abbandonate.

In tal modo Ghostbusters – Legacy arricchisce la fruizione con tematiche fondamentali, tra cui l’amicizia, la solitudine, l’identità. Eccezionale il lavoro del casting, che ha saputo trovare il volto perfetto per ogni nuovo (e di sicuro giàmemorabile) personaggio. Un’ultima esaltante lode all’invasione di Marshmellow.

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Festa del Cinema di Roma

The eyes of Tammy Faye | La conferenza stampa con Jessica Chastain

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La prima conferenza della 16esima Festa del Cinema di Roma ha visto l’avvicendarsi sul palcoscenico di due tra i più grandi e attesi ospiti di questa edizione: Jessica Chastain e Vincent D’Onofrio. I due sono protagonisti del film di apertura The eyes of Tammy Faye.

Chi era davvero Tammy Faye?

Entrata in contatto, all’epoca, con la storia di Tammy e del marito Jim Bakker (interpretato da Andrew Garfield) attraverso lo scandalo e i gossip, ha deciso di comprarne i diritti e di farne una pellicola – di cui è anche produttrice – per tentare di mostrare il dietro della facciata.

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L’intento era quello di riesaminare le tappe che hanno portato all’evento mediatico, interrogandosi su chi fosse realmente Tammy Faye. Quando, dopo numerose ricerche, ha iniziato a venire a galla la verità, il messaggio, il gioco era ormai fatto.

Tammy credeva realmente in quello che professava, secondo la Chastain, motivo per cui lei ha lavorato da questa prospettiva, senza giudicare in alcun modo.

L’incontro con i figli

Aiutata dall’incontro con i figli di Tammy, dai quali ha potuto scoprire il colore preferito della mamma e il profumo che amava indossare, l’attrice ha inoltre studiato con un dialect coach per acquisire la parlata della Faye.

Tra le cose del personaggio che ha amato di più, annovera la sua apertura, la connessione con le persone, il credere che tutti fossero uguali. D’altro canto questo suo essere priva di confini, così inconsapevole talvolta e ingenua, ha rappresentato la difficoltà maggiore nell’interpretarla, perché si sentiva esposta e vulnerabile.

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I ricordi di Vincent D’Onofrio

Anche D’Onofrio ricorda del suo primo approccio a Tammy e Jim, attraverso le immagini nella televisione di un amico. E sottolinea come l’America fosse già divisa allora, seppur meno di adesso.

Eppure da parte sua non c’è mai stato un giudizio nei confronti di chi la pensava diversamente. In quanto attore, ha spiegato che il suo compito è tenere sempre la mente aperta e servire la storia in ogni suo aspetto.

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