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Cinema

Ritorno al futuro | 5 curiosità sulla timeline e i viaggi nel tempo di Doc

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Tutti conosciamo Marty McFly (Michael J. Fox) come il personaggio principale della trilogia di Ritorno al futuro, ma bisogna ammettere che invece il vero protagonista è Emmett “Doc” Brown ( Christopher Lloyd ). Sarà merito suo, se McFly riuscirà ad avere una bella avventura, che inizia prima di Marty e continua a lungo dopo. In effetti, nessuno dei giochi di Marty avrebbero avuto spazio senza la curiosità scientifica di Doc, da sempre affascinato per i viaggi nel tempo.

Sebbene Doc Brown non sia mai il fulcro centrale di Ritorno al futuro , le sue azioni spesso guidano la storia e il suo viaggio mentre passa da un’epoca all’altra nel tempo. Senza contare dei rapporti interpersonali che vengono a crearsi, come l’innamoramento e la paura di avere figli alla morte.
Mentre la sequenza temporale di Doc si sovrappone un po ‘con quella di Marty, indaghiamo su 5 curiosità che riguardano la timeline dello scienziato e il resto del cast.

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Doc Brown ha l’idea del viaggio nel tempo

Non ci sarebbe la trilogia di Ritorno al futuro senza l’invenzione del viaggio nel tempo, e non ci sarebbe nessuna invenzione senza un apposito orologio. Il 5 novembre 1955, Doc Brown decise di appendere un orologio sul water nel suo bagno, e il resto – come ben sapete – è storia. Mentre era in equilibrio sul water, Doc cadde e colpisce la testa, a tal punto da perdere i sensi. Quando si riprende si mette subito all’opera per creare un dispositivo (chiamato condensatore di flusso) per rende possibile il viaggio nel tempo.

Non sappiamo quanto tempo abbia impiegato Doc a tradurre la sua visione in realtà, ma nei successivi 30 anni è riuscito a crearne uno perfettamente funzionante, che poi ha inserito all’interno della DeLorean. Nel frattempo, il 12 novembre, una settimana dopo essere caduto dal suo bagno, durante un temporale, viene colpita la torre dell’orologio del tribunale di Hill Valley….

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Doc incontra il suo destino

Tre decenni dopo aver inventato il condensatore di flusso, Doc finisce la sua macchina del tempo, ma c’è solo un piccolo intoppo nel testarlo. Per funzionare, la sua macchina richiede 1,21 gigawatt di potenza, e per questo motivo cerca di optare per una soluzione alternativa. La soluzione di Doc? Basta ricaricare la macchina con un po ‘di plutonio.

Ovviamente, come fa notare Marty, il plutonio non è certo qualcosa che si può comprare nei negozi, ma Doc ha una risposta anche per questo. In un piano totalmente infallibile, Doc fa un accordo con un gruppo di terroristi libici per costruire loro una bomba, ruba il loro plutonio e dà loro un involucro di bombe pieno di parti di flipper usate. Cosa potrebbe andare storto?

Nell’ottobre 1985, Doc chiede a Marty di aiutarlo a documentare il primo test della sua macchina del tempo nel parcheggio del Twin Pines Mall. Peccato che non appena ha condotto con successo un test con il suo cane, Einstein, i libici si presentano, irritati più che mai con Doc per aver rubato loro il putonio. ato il loro plutonio. Marty si nasconde, ma Doc sa che è stato trovato e si prepara al suo destino. Abbastanza sicuro, i terroristi aprono il fuoco e uccidono Doc mentre un Marty traumatizzato guarda tutta la scena. Marty cerca quindi di scappare nella DeLorean, ancora programmata da Doc per il giorno in cui inventò il viaggio nel tempo, riportandolo al 5 novembre 1955.

Leggi anche: Ritorno al Futuro | I 35 anni di un classico

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Marty incontra Doc Brown nel 1955

Non molto tempo dopo aver ricevuto la sua visione del condensatore di flusso e fasciato il bernoccolo sulla sua testa, Doc Brown ha appena deciso di testare la sua ultima invenzione per leggere la mente delle persone che bussano alla sua porta. Quando lo apre, un ragazzo di nome Marty è lì, affermando di essere arrivato dal futuro e chiedendo l’aiuto di Doc per tornare al 1985.

All’inizio, lo scienziato non gli crede, ma non solo Marty sa come Doc ha avuto il bernoccolo la sua testa. È bastato mostrare una VHS che mostra una versione più in là di Doc mentre era intento a usare la macchina del tempo. ma sta portando una videocassetta che mostra una versione molto più vecchia di Doc stesso, presumibilmente testando una macchina del tempo.

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Doc rimanda Marty nel futuro

Nel corso della prossima settimana (6-12 novembre 1955), Doc trascorre gran parte del suo tempo a creare modelli della città e mettere a punto il suo piano per sfruttare un fulmine nel condensatore di flusso. A causa della scadenza ravvicinata e con suo grande dispiacere, Doc non ha il tempo di dipingere il suo modello o di renderlo completamente in scala, ma in qualche modo riesce a cavarsela.

Mentre sta cercando di assicurarsi che tutti i pezzi siano a posto per riportare il giovane ragazzo nel futuro, una chiave inglese viene gettata nei suoi piani accuratamente predisposti quando si rende conto che Marty ha accidentalmente sbagliato la sequenza temporale, impedendo ai suoi genitori di innamorarsi. Inorridito dalle implicazioni temporali di ciò che ha fatto Marty, Doc lo aiuta per l’ennesima volta, prima che la sua esistenza venga cancellata dalla storia.

Dopo aver fatto incontrare i suoi genitori, Doc e Marty si preparano a incanalare l’imminente fulmine nella DeLorean, ma prima che Marty salga in macchina, cerca di dare a Doc una lettera che predice il suo futuro. Furioso per i possibili effetti che la conoscenza del proprio futuro potrebbe avere, Doc si rifiuta di leggere la lettera e la strappa. Marty è chiaramente turbato, ma non ha tempo per discutere. Colpiscono i fulmini, il piano di Doc ha successo e Marty scompare nella DeLorean.

Leggi anche: Ritorno al Futuro, 5 miti da sfatare in cui i fan hanno creduto

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La nota di Marty salva la giornata

Non sappiamo per quanto tempo Doc si sia portato nei vari viaggi, la lettera strappata di Marty sul futuro. È pur vero però, che la curiosità di leggere qualcosa è più forte di qualsiasi altra cosa al mondo. A suo rischio e pericolo. Quando lo fa, apprende la notizia riguardante la morte di Doc per mano dei terroristi. Se questo dovesse verificarsi ancora oggi, sarebbe un problema per tutti.

Essendo sopravvissuto al suo precedente incontro fatale con i terroristi, Doc decide che il suo prossimo viaggio nella macchina del tempo si sarebbe svolto nel futuro, precisamente nel mese di ottobre del 2015.

Il mio amore più grande?! Il cinema. Passione che ho voluto approfondire all’università, conseguendo la laurea magistrale in Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale a Salerno. I miei registi preferiti: Stanley Kubrick, Quentin Tarantino e Mario Monicelli. I film di Ferzan Ozpetek e le serie tv turche sono il mio punto debole.

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Mission Impossible 7 | le riprese con Tom Cruise continuano a Venezia

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Continuano senza stop le riprese del settimo capitolo del film Mission Impossible con protagonista Tom Cruise nuovamente nei panni dell’agente Ethan Hunt. Grazie agli scatti che potrete vedere al centro della pagina, avvenuti a opera di Stefano Mazzola, l’attore rigorosamente con la mascherina durante i momenti di pausa, ha salutato tutte le persone accorse lì per lui.

Tom Cruise e le riprese a Roma

Come vi abbiamo mostrato qualche settimana fa, la squadra di Mission Impossible 7 è tornata in Italia, per riprendere a girare a Roma, dopo lo stop forzato del marzo scorso a causa del coronavirus. Cruise diretto dal regista Christopher McQuarrie e dal resto del cast per alcune settimane ha ‘bloccato’ il cuore di Roma, girando molte sequenze d’azione nel Rione Monti e ai Fori Imperiali.

Tra un inseguimento e un altro per le vie del centro, tutta la squadra si è mossa verso il nord Italia, per approdare nella suggestiva Venezia, come viene mostrato in questi scatti.

Leggi anche: Mission Impossible 7 | video dal set a Roma in esclusiva per NewsCinema

Leggi anche: Tom Cruise nello spazio per il prossimo film | svelata la data di partenza

Mission Impossible 7 direzione Venezia

Come era stato preannunciato mesi e mesi fa, nonostante il periodo delicato che il nostro Paese sta attraverso a causa del COVID-19, tutta l’equipe si è spostata a Venezia. Tom Cruise insieme a Pom Klementieff, Hayley Atwell e Simon Pegg, in questi giorni saranno presenti nei tipici canali della città lagunare, per girare le ultime sequenze d’azione, prima di tornare negli Stati Uniti.

Il debutto nelle sale americane del settimo film è previsto per il 19 novembre del 2021. Di conseguenza, l’ottavo già in programma, dovrebbe arrivare agli spettatori di tutto il mondo dal 4 novembre del 2022.

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Cinema

Matthew McConaughey rivela di essere stato vittima di abusi

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L’attore Matthew McConaughey affida al suo libro «Greenlights» il racconto di alcune drammatiche esperienze passate che fino a questo momento non aveva rivelato. “A 18 anni fui molestato da un uomo mentre avevo perso i sensi nel retro di un furgone”, racconta l’attore tra le pagine del libro autobiografico.

Le rivelazioni di McConaughey

L’attore premio Oscar grazie alla sua interpretazione in Dallas Buyers Club ha scritto di non essersi “mai sentito una vittima”, ma anzi di “aver avuto molte prove che il mondo stesse cospirando per rendermi felice”. L’attore racconta anche di un altro episodio di cui fu vittima da ragazzo: “Fui ricattato per fare sesso per la prima volta a 15 anni. Ero certo che sarei andato all’inferno per questo rapporto prematrimoniale. Oggi spero davvero che non sia così”.

Il rapporto con il padre

Tutto il suo vissuto doloroso è stato raccontato nelle pagine di «Greenlights», libro in cui McConaughey, oggi sposato con la modella Camila Alves, da cui ha avuto tre figli, racconta anche del matrimonio burrascoso fra i genitori e del difficile rapporto con il padre James. L’attore definisce la figura paterna “burbera e rigida, ma mi ha insegnato come essere un uomo”. Dal 2016 Matthew McConaughey è uno dei sostenitori del programma contro gli abusi sessuali messo in piedi dall’Università del Texas. 

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Rebecca | la recensione del remake Netflix con Lily James

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Rebecca – La prima moglieè stato il solo film del leggendario Alfred Hitchcock a vincere un Oscar per il Miglior film (un dato incredibile se si considera la lunghissima filmografia del cineasta britannico). Il capolavoro hitchcockiano fu ispirato dal celebre classico della letteratura scritto da Daphne du Maurier nel 1938. Nel corso degli anni quella storia ha subito diversi adattamenti: uno radiofonico a cura di Orson Welles, film e miniserie televisive (con interpreti del calibro di James Mason, Jeremy Brett, Charles Dance e Diana Rigg). Degli oltre 15 romanzi che la scrittrice ha prodotto nei suoi 40 anni di carriera, nessuno è stati più amato di Rebecca, la prima moglie.

Adesso tocca a Ben Wheatley, enfant terrible del cinema indipendente a cui si devono film come Kill List e A Field in England, mettere mano a quel racconto. 

Rebecca | il remake di Ben Wheatley

Se gli appassionati della filmografia di Wheatley faticheranno a riconoscere la sua mano, le sue trovate visive (ad esclusione di qualche digressione onirica francamente evitabile) e la sua voglia di scardinare i meccanismi che governano il cinema di genere, è facile capire cosa abbia spinto il regista britannico ad accettare di dirigere la sceneggiatura scritta a sei mani da Jane Goldman, Joe Shrapnel e Anna Waterhouse. Scegliendo di non fare un remake del precedente adattamento hitchcockiano, ma rimanendo invece fedele al romanzo originale, Wheatley “inganna” il suo pubblico proponendo un film dalla risoluzione della vicenda solo apparentemente più lieta, ma invece caratterizzata da un profondo pessimismo.

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Il personaggio di Maxim (interpretato da Armie Hammer) è infatti un altolocato “white man”, manipolatore e abituato a non pagare mai per i propri misfatti. Nonostante quindi lo sguardo decisamente più benevolo riservato al personaggio femminile di Lily James, le sue scelte sembrano sempre il frutto dell’influenza negativa esercitata da Maxim (le cui parole vengono qui messe costantemente in discussione, a differenza di molti adattamenti precedenti).

Un film diviso in due

Il film è rigidamente diviso in due sezioni: la prima, ambientata a Monte Carlo, costruita come un melodramma in costume, la seconda, che si svolge nella tenuta della Cornovaglia di Manderley, che guarda invece al thriller gotico. Wheatley sceglie quindi di adottare un approccio diverso per ciascuna delle due sezioni. Se le scene in Francia sono presentate con colori vivaci e uno sfondo lussureggiante, quelle inglesi sono più cupe e orrorifiche (atmosfere rispetto alle quali il regista si sente chiaramente più a suo agio). 

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Cambiare il senso del racconto

Come già aveva fatto Sofia Coppola con il suo adattamento del romanzo A Painted Devil del 1966, costruendo un period drama in costume impeccabile ed inserendo solo alla fine l’inquadratura in grado di cambiare completamente il senso del racconto rispetto al precedente adattamento cinematografico (La notte brava del soldato Jonathan del 1971 diretto da Don Siegel), così Wheatley trova proprio nel finale la chiave di lettura per attualizzare il romanzo di Daphne du Maurier. E lo fa rendendo evidente allo spettatore la natura fasulla di una serenità che non è tale.

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