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Wormwood

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Wormwood racconta la storia di Frank Olson, un chimico precipitato da un grattacielo negli anni Cinquanta. Etichettata come suicidio, la morte di Olson apre la ricerca del figlio che, ancora oggi, tenta di dimostrare l’omicidio del padre.

Segnato da un amore incondizionato per la settima arte, cresciuto a pane e cinema e sopravvissuto ai Festival Internazionali di Venezia, Berlino e Cannes. Sono sufficienti poche parole per classificare il mio lavoro, diviso tra l’attenta redazione di approfondimenti su cinema, tv e musica e interviste a grandi personalità come Robert Downey Jr., Hugh Laurie, Tom Hiddleston e tanti altri.

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E noi come stronzi rimanemmo a guardare | il geniale film diretto da Pif

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Il regista Pierfrancesco Diliberto, noto come al pubblico come Pif è tornato dietro la macchina da presa dopo il successo In guerra per amore del 2016. Il titolo scelto per il terzo lungometraggio, E noi come stronzi rimanemmo a guardare si è rivelato terreno fertile per discussioni riguardanti il rapporto che ognuno di noi ha con la tecnologia e le condizioni lavorative degli italiani. A condividere questo viaggio cinematografico, nei cinema il 25-26-27 ottobre, insieme a Pif ci sono Fabio De Luigi, Ilenia Pastorelli e Valeria Solarino.

La trama del film E noi come stronzi rimanemmo a guardare

In un mondo dove i social hanno il controllo delle nostre vite, non c’è da stupirsi nello scoprire che un algoritmo decida di assumere una persona in base all’età, ignorandone gli anni di esperienza. Parole come reputazione e posizione, una volta erano associati alla conoscenza tra persone che erano solite guardarsi negli occhi per comunicare. Ora questi termini hanno subito una mutazione, legata al mondo della tecnologia, riducendo tutto a degli algoritmi predefiniti.

Questa nuova condizione sociale la conosce bene il povero Arturo (Fabio De Luigi) un manager con grande esperienza che di punto in bianco viene licenziato alla ‘veneranda’ età di 48 anni proprio a causa di un algoritmo. Peccato che ad averlo introdotto nell’azienda sia stato proprio lui, per cercare di evitare sprechi economici e cacciare via le persone più anziane e quindi meno utili.

La necessità di avere uno stipendio fisso per vivere dopo aver tentato di inviare curriculum in ogni dove, alla fine si vedrà costretto ad accettare l’offerta della società Fuuber. Convinto si trattasse di un impiego simile al precedente, al termine del colloquio scoprirà di essere stato assunto come rider. Questo vuol dire, paga misera, orari disumani, consegne da effettuare rigorosamente in bicicletta con uno zaino quadrato sulle spalle e un orologio al polso. Regola base: accettare gli ordini e portarli nel tempo prestabilito per acquisire feedback positivi.

In una situazione di profonda tristezza e solitudine, causalmente arriva nella sua vita Raffaello (Pif). Un professore di filologia romanza, che per arrotondare svolge il lavoro di hater o lover a seconda delle commissioni sui social. Entrambi single e in cerca di compagnia, decidono di scaricare un app dell’azienda Fuuber, in grado di far palesare l’ anima gemella. Unico inconveniente? La persona in questione sarà un ologramma con la o il quale poter dialogare e andare in giro ma senza avere la possibilità di toccarsi.

Nella vita di Arturo entrerà come un uragano la dolce Stella (Ilenia Pastorelli), con la quale inizierà un rapporto di amicizia sempre più intenso. Nonostante i problemi sul lavoro, Stella riesce a dargli un motivo per sorridere e per vedere il mondo con occhi diversi. Ben presto però, questa felicità lascerà il posto alla disperazione, quando scadrà il periodo di prova gratuita dell’applicazione. Il costo esoso per riavere Stella nella sua vita, lo porterà a trovare una strada alternativa, dove gli algoritmi non hanno voce in capitolo quando si parla di amore.

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La recensione di E noi come stronzi rimanemmo a guardare

Il terzo lungometraggio diretto da Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, fa riflettere sotto molti punti di vista ma senza perdere il sorriso. Da anni il connubio uomo e tecnologia è al centro di molte discussioni, soprattutto per l’utilizzo dei social. Siamo arrivati in un momento storico dove non è ben chiaro se siamo noi a comandare la tecnologia o sia lei a condizionare la nostra esistenza. Chiaramente, se dovessimo rispondere a questa domanda, tenendo conto della storia narrata nel film, risulta ovvia la risposta: la tecnologia governa le nostre scelte e la nostra vita.

Come è possibile decidere se sia giusto stare con una persona, in base al risultato di un algoritmo? Dove sono finite le emozioni, le farfalle nello stomaco? Dov’è finito il cuore? La vicenda accaduta ad Arturo, a partire dal trovarsi senza un lavoro a 48 anni (età fuori mercato in Italia nonostante le potenzialità), alla scelta della fidanzata Lisa di lasciarlo a causa di un test negativo sull’affinità di coppia e il lavoro precario come rider, rappresentano la fotografia di molti italiani che vivono una realtà del genere.

La coppia De Luigi – Pif funziona molto bene. Il loro continuo scambio di battute porta allegria alla storia, strappando spesso risate di gusto. Si percepisce quanto sia stato fondamentale scrivere una sceneggiatura che non lasciasse spazio all’improvvisazione e che affrontasse temi importanti come la disoccupazione in età avanzata. Tutte le vicende si incastrano magnificamente, come fossero parte di un grande puzzle. Simpatica e ben inserita nella narrazione, anche Ilenia Pastorelli nel ruolo di Stella, ologramma che per la prima volta inizia a provare dei sentimenti per un cliente che esiste realmente.

Geniale l’idea di scegliere un titolo che potesse dirci in poche parole quello che stiamo facendo ormai da molto tempo: E noi come stronzi rimanemmo a guardare. Qui stiamo parlando di un film, di finzione, qualcuno ha azzardato di fantascienza, ma per me di finto e surreale c’è ben poco. La passività con la quale vediamo svolgere gli eventi senza battere ciglio, senza prendere il coraggio di ribellarci a condizioni che non ci stanno bene, ci porta solo a parlare, a guardare e a restare fermi.

Arturo è un eroe nel suo piccolo, nonostante le continue battute di arresto, ha saputo prendere forza dalle sue debolezze. Chi ha detto che il principe azzurro debba avere per forza l’armatura e il cavallo bianco? In questo caso è bastata una felpa arancione, pantaloncini blu, uno zaino quadrato con le lucette e una bicicletta per salvare la principessa dalla torre. Arturo dimostra che arrendersi ai poteri più grandi non è la scelta giusta, anche se la più facile.

La follia che Jobs citò in un famoso discorso per incentivare i giovani ad essere più intraprendenti nella vita, ora si può rintracciare nei poveri lavoratori costretti ad accettare proposte folli e con stipendi imbarazzanti di avere qualche soldo in tasca. La caparbietà di Arturo nonostante si sia messo contro un sistema che tenta continuamente di schiacciarlo, ha dimostrato che non si deve mai smettere di credere nell’amore. A lui non gli frega niente degli algoritmi, di seguire le regole e di perdere quel minimo di stipendio. Di fronte all’amore non c’è algoritmo che tenga.

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Festa del Cinema di Roma

Eternals | conferenza stampa con il cast stellare del nuovo film della Marvel

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Per chiudere in bellezza questa edizione della Festa del Cinema di Roma, che ha simboleggiato la rinascita del mondo del cinema dopo la pandemia, è stato presentato in anteprima il film Eternals.
Il 25° capolavoro della Marvel, in uscita il 3 novembre, ha goduto della presenza di molte stelle di Hollywood, a partire dalla regista Chloé Zhao e gli interpreti Angelina Jolie, Richard Madden, Gemma Chan e Kit Harington.

Vivere per sempre? No, grazie

Prendendo spunto dal titolo, Gli Eterni, che rapporto hanno con l’eternità i protagonisti della nuova squadra di supereroi della Marvel?

R. Madden: “Onestamente non mi piacerebbe essere eterno. Sarei felice di arrivare a 80 anni, non mi piace pensare all’infinito”.
A. Jolie: “Anche io la penso come lui. Dobbiamo sempre guardare quello che abbiamo e quello abbiamo perso.”
K. Harington: “La vita eterna è bella, ma in fondo nessuno vuole vivere per sempre. Questi personaggi infatti soffrono proprio questo aspetto. “
G. Chan: “Tutte le cose belle devono finire prima o poi”.
C. Zhao: “Io invece vorrei vivere per sempre”.

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Eternals e la grande famiglia della Marvel

Per alcuni di loro è stata la prima esperienza nella famiglia Marvel, mentre per Gemma Chan ha simboleggiato un gradito ritorno dopo il film Captain Marvel. Ecco cosa hanno dichiarato a riguardo.

G.Chan: Sono fortunatissima di aver preso parte a un altro film della Marvel”.
K. Harington: “Per me è stata la prima volta. In passato ho preso parte a una serie tv, ma partecipare a un film dell’Universo Marvel è qualcosa di straordinario.”
A. Jolie: “Chi non vorrebbe farne parte. Mi sento una privilegiata in questo. Amo molto questa storia, fatta di diversità, di inclusioni e di questo gruppo che è una grande famiglia. Spero che queste diversità diventino normali e spero che il pubblico possa riconoscersi nelle loro storie.
R. Madden: “Io sono un fan della Marvel. Per me è stato straordinario anche citare delle battute su Thor”.

Rispetto ai soliti film della Marvel, in Eternals ci sono dei supereroi poco conosciuti alla maggior parte del pubblico, come avete vissuto questo aspetto?

A. Jolie: ” Io sono una fan della Marvel. Solitamente i personaggi partono singolarmente, c’è in loro un’evoluzione e poi diventano una squadra. Qui invece siamo già un gruppo, siamo come una grande famiglia, ed è una delle cose particolari di questo film che mi piacciono di più.”

K. Harington: “Per quanto mi riguarda, io non sono un supereroe in questo film, diciamo che rappresento l’umanità. Ma non dovrebbe mai essere sottovalutata la troppa bontà. Se c’è una cosa che mi affascina dei supereroi è il processo che si crea tra il conflitto e il suo superamento attraverso i poteri”.

Il peso dei ricordi e la forza a non arrendersi mai

Tra gli argomenti cardine del film Eternals, il tema del danno, della sofferenza è presente in vari personaggi. La stessa Angelina Jolie ha dichiarato: “Fare ruoli diversi è bello. Tutti abbiamo dei segni dovuti a dei danni, dei traumi. Anche io li ho. Il mio personaggio soffre molto, ma Chloé è riuscita a fare un lavoro molto preciso, riuscendo a parlare del danno causato dal trauma, per dimostrare che chi ha problematiche mentali può comunque essere forte e speciale. Mi auguro che molti giovani lo vedano.”

Un’altra domanda molto interessante sempre rivolta all’attrice, che nel film interpreta il ruolo di Thena, con un look molto sofisticato ed elegante nonostante le scene di azione, ha parlato del suo rapporto con i ricordi. “I ricordi possono essere un peso, ma sono questi che ci formano umanamente. Non credo nei rimpianti, perché tutte le esperienze, le memorie ti formano e questo deve farci sempre riflettere.”

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L’amore è ‘Eternals’ finché dura

A completare la conferenza stampa, non poteva mancare la domanda sulla storia d’amore tra Ikaris (Richard Madden) e Sersei (Gemma Chan).

G. Chan: “Sicuramente aiuta molto il fatto che ci conosciamo da più di 10 anni, perciò so come farlo ridere e come farlo arrabbiare. Una storia d’amore lunga 7000 anni ti fa riflettere e chiedere su cosa ti porta ad amarlo così tanto.”

R. Madden: “Abbiamo cercato di avere dei momenti di tranquillità, di fiducia. Questo atteggiamento lo abbiamo usato soprattutto per la fase iniziale. Tutti i personaggi sono diversi da Ikaris, perché lui vede il mondo con gli occhi di Sersei.”

C. Zhao: “Posso dire che entrambi hanno portato in scena la loro amicizia, così da rendere più bella una storia d’amore molto complessa. L’amore tra i due definisce il destino dell’umanità.”

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Festa del Cinema di Roma

Tim Burton a Roma | via libera alla fantasia e meno al politically correct

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Il secondo giorno dedicato al premio alla carriera previsto dal programma della Festa del cinema di Roma è finalmente arrivato. Dopo l’arrivo del regista Quentin Tarantino, oggi è stata la giornata del grande Tim Burton, autore di grandi film di successo come Edward mani di forbice, Alice in Wonderland e tanti altri. In conferenza stampa, iniziata leggermente in ritardo rispetto alla tabella di marcia, il cineasta ha risposto a diverse domande, in maniera diretta e spesso divertente.

Prima regola: essere sempre convinti di ciò che si fà

Parlando del passato, del presente e concedendo qualche piccola indiscrezione riguardante il suo futuro professionale, Tim Burton è stato categorico circa la realizzazione di ogni sua opera.

“Devo essere convinto emotivamente su ciò che faccio. Sono un paio di anni che non faccio film e se collaboro con qualcuno vuol dire che è derivato da una scelta emotiva.”

Citando i personaggi nati dalla sua genialità e fervida immaginazione, Burton ha confessato di sentirsi vicino a due in particolare: Edward mani di forbice ed Ed Wood “anche se non mi vesto da donna”. E di preferire il film Vincent, tra i suoi, perché dura solo 5 minuti, così da non dedicargli troppo tempo. Impossibile non citare il nuovo progetto che lo ha visto impegnato in Romania per diversi mesi, ovvero la serie Wednesday per Netflix, incentrata sul ruolo della ragazzina Mercoledì Addams.

Tim Burton tra fantasia e diversità

Il regista, sceneggiatore, produttore americano è stato il primo a occuparsi dei ‘diversi’, portando sul grande schermo storie complesse da un punto di vista fisico ma soprattutto psicologico. A tal proposito, il buon Tim ha risposto, includendo anche l’elemento cardine della sua cinematografia: la fantasia.

“Mi hanno sempre colpito i diversi e l’ho sempre considerato come parte integrante della mia vita. Per quanto riguarda la fantasia nel mondo del cinema, trovo che ci sia ancora spazio. C’è fantasia quando si parla di supereroi, tempo fa ne feci uno anche io. Si, è vero che ci sono molti biopic, ma anche le storie di fantasia ci sono ancora. A volte capita che la realtà superi addirittura la fantasia”.

Leggi anche: Dumbo, la recensione del live action di Tim Burton

Tim Burton e l’amicizia con Johnny Depp

Poteva non esserci almeno una domanda riguardante il suo rapporto con l’amico di sempre Johnny Depp? Certo che no. Parlando di un ipotetico sequel di Edward mani di forbici, Burton ha risposto:

“Dopo aver visto il fumetto porno di Edward mani di forbici, ho capito che non era il caso di continuare. Quanto al rapporto con Johnny Depp, sono stato fortunato a lavorare con persone come lui, sempre pronto a sperimentare. Non escludo di continuare a lavorare con lui.”

L’opinione del regista sul politically correct

Come è accaduto in altre conferenze stampa, anche in questa è stato toccato il tema del politically correct, che da qualche anno sta terrorizzando tutto il mondo del cinema e delle serie tv, per lo più. Il terrore di offendere qualche categoria con battute, che qualche anno prima non avrebbero fatto altro che scatenare una sana risata, sta facendo tremare tutti, nessuno escluso.

“Non vorrei mai essere un comico perché non puoi dire più nulla. Trovo sia una situazione opprimente per tutti. Onestamente non faccio caso a ciò che dico e non mi interessa nemmeno”.

Leggi anche: Tim Burton a Roma: “Avreste adorato il mio Superman”

Alla scoperta dell’animo di Tim Burton

Un regista come lui, considerato dal pubblico come il Maestro del gotico, per la prima volta ha parlato di alcuni aspetti della sua persona che non tutti sapevano. Nello specifico, la sua giovinezza, le sue paure e cosa lo ha fatto rimanere male nella sua carriera.

“Ho sempre avuto dei sogni. Adoro il cinema e sono fortunato perché posso continuare a sognare ad occhi aperti, disegnando e scrivendo per lo spirito umano, per fare qualcosa per me stesso.
La mia paura? Essere su questo palco in questo momento. Non ho dormito stanotte al pensiero di trovarmi qui davanti a voi.
Cose sbagliate sul mio conto? Quando mi dicono che sono ‘dark’. Non è vera questa etichetta. A dire il vero non mi piace etichettare le persone, e questo è una cosa che mi ha segnato”.

Il cinema, lo stop motion e il timbro di Tim Burton

Siamo tutti d’accordo nel dire che lo stile del regista americano è inconfondibile. Il suo cinema, fatto tra realtà e animazione ha conquistato platee intere di spettatori di tutte le età, anche grazie agli attori prescelti, come ad esempio lo stesso Johnny Depp. Proprio in merito a questo argomento, come avviene questo scambio di sinergie?

“Ogni attore è diverso e io non sono un bravo comunicatore. Cerco di sondare il terreno per capire dove posso spingermi con ognuno di loro. Tipo come accadde con Michelle Pfifer in Catwoman, quando le chiesi di mettersi in bocca un topo vero. Mi piace lavorare con persone che non hanno limiti e mi piacciono attori che amano solo fare il loro lavoro e che non amano rivedersi alla fine”.
“Il processo di immaginazione nasce dalla voglia di sognare ad occhi aperti e vedere il diverso negli altri ha sempre fatto parte di me.”

Allora domanda su possibili errori o pentimenti inerenti ad alcuni lungometraggi realizzati fin ora, Tim Burton ha risposto: ” Una volta si diceva che i film sono come figli. Non ho pentimenti. Certo, si possono fare errori ma non mi pento di nulla. Quello che fai è parte di te. Ho ricordi belli e brutti per ogni progetto, ma mai pentimenti. Posso solo dire che per Dumbo, ho avuto qualcosa che va vicino a un esaurimento nervoso per tutta la storia, la situazione ed è per questo che ho smesso di fare film da due anni”.

Per concludere, non poteva mancare una domanda sullo stop-motion, che ha contribuito a rendere Burton uno dei registi di animazione più apprezzati di sempre.

“Un prossimo lavoro in stop motion? Qualcosa in mente c’è sempre, ma per ora nulla in cantiere. Serve un team di artisti, persone che lo sappiano fare molto bene, anche perché amo molto questa arte.

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