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Scandal

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Scandal racconta la storia di Olivia Pope, una donna che dedica la sua vita a proteggere l’immagine della nazione e i suoi segreti.

Segnato da un amore incondizionato per la settima arte, cresciuto a pane e cinema e sopravvissuto ai Festival Internazionali di Venezia, Berlino e Cannes. Sono sufficienti poche parole per classificare il mio lavoro, diviso tra l’attenta redazione di approfondimenti su cinema, tv e musica e interviste a grandi personalità come Robert Downey Jr., Hugh Laurie, Tom Hiddleston e tanti altri.

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Cinema

Nowhere Special | il regista Uberto Pasolini ci racconta il suo nuovo film

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John è un trentaquattrenne gentile e silenzioso, che di mestiere fa il lavavetri, in giro per Belfast. La sua esistenza terrena è condannata ad esaurirsi a brevissimo termine, per colpa di un male incurabile. Nel poco tempo che gli rimane, deve fare la cosa più importante della sua vita: trovare una famiglia per il suo bambino di quattro anni, Michael, dal momento che la madre li ha lasciati entrambi poco dopo la sua nascita. Mentre visitano le coppie disponibili e selezionate per l’adozione, John e Michael passano insieme la loro giornata, trasformando ogni gesto quotidiano in una memoria preziosa.

Torna di nuovo sul tema della fine, Uberto Pasolini, pronipote di Visconti, che nel 2013 aveva convinto tutti con il premiatissimo Still Life, in cui Eddie Marsan era un impiegato ossessivamente meticoloso incaricato di trovare i parenti di chi moriva in solitudine. Il suo nuovo Nowhere Special, sottotitolo italiano “Una storia d’amore”, arriva in sala con Lucky Red dall’8 dicembre dopo essere stato presentato alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia lo scorso anno. 

Abbiamo avuto l’occasione di parlare con Uberto Pasolini del suo nuovo film. Ecco cosa ci ha raccontato.

Il film è tratto da una storia vera. Come l’ha scovata e cosa l’ha colpita in particolar modo?

Tutto è partito da un articolo di giornale, dove ho trovato la storia e ne sono rimasto affascinato. Sono genitore anche io, per cui mi ha attratto l’idea di questo padre che avverte l’obbligo di trovare una soluzione alla vita del figlio e al tempo stesso la necessità di spiegargli una situazione difficile. Ho contattato i servizi sociali dell’epoca, ma non ne ho saputo molto di più rispetto a quanto avevo già letto: l’uomo era un padre single, senza famiglia, che aveva deciso di dedicarsi completamente da solo al bambino. Dalla curiosità iniziale, ho provato a capire cosa volesse dire mettersi nei suoi panni. E mi sono interrogato sulla forza di questa unione separata dal resto del mondo.

Quindi ho fatto numerose ricerche sull’adozione, dal punto di vista pratico ed emotivo, contattando gente coinvolta nella questione. Come si cerca, come si identifica la famiglia giusta? Ho provato a ricreare il viaggio psicologico e pratico di un padre.

Cosa ha scoperto di queste persone che ha incontrato?

Io ho pochissima immaginazione, quindi ho dovuto rubare alla realtà le loro intenzioni, i loro modi di avvicinarsi, che è poi ciò il padre deve analizzare e valutare. Attraverso il viaggio di conoscenza e incontri, c’è un’evoluzione che porta l’uomo a domandarsi quale sia la cosa giusta e ad abbandonare le sue certezze. Penso che l’amore si basi sulla curiosità. Senza di essa perdiamo l’opportunità di capire e amare veramente le persone che abbiamo accanto. Questo è il vero viaggio d’amore. Un viaggio di scoperte, durante il quale le debolezze devono essere accettate.

Tutti arrivano alla decisione di adottare con ragioni diverse, non esiste una regola e non esiste la famiglia perfetta. Tutte quelle che incontra John avrebbero potuto offrire una buona vita a Michael, sono tutte speciali a modo loro. Il film non vuole giudicare, non vuole dare risposte. Il cinema non dovrebbe dare lezioni, almeno io non lo concepisco così. È la condivisione di un viaggio, delle esperienze, di dubbi ed emozioni.

Come ha trovato il piccolo e bravissimo Daniel Lamont?

Per fortuna, o grazie agli Dei del Cinema, non so… Avevo poche richieste: doveva essere un bambino che non avesse mai lavorato con nessun altro, nemmeno con la maestra di scuola, che scoprisse giorno per giorno come diventare un professionista. Ho provinato circa cento bambini a Belfast, ma appena ho incontrato Daniel ho visto in lui qualcosa di speciale. Ho ritrovato un po’ quello che avevo scritto in sceneggiatura, questa capacità di osservazione e silenzio.

Ho chiesto a James (Norton, ndr.) di passare del tempo con lui, per creare una certa confidenza. Alla fine ci ha passato giornate intere, creando e facendo nascere una vera amicizia. L’affetto che voi vedete sullo schermo è vero, credibile. Ma la qualità del film non è l’aver creato nel montaggio qualcosa di falso, ma di aver catturato una realtà, una vera emotività. Se ci fate caso, le scene più importanti tra padre e figlio sono piani sequenza, lunghi, vissuti nella realtà. James ha capito che la forza del film si sarebbe basata sull’unicità di questo rapporto padre e figlio.

Cosa l’ha convinta a scegliere James Norton?

Principalmente due ragioni. Avevamo bisogno di un attore in grado di comunicare una vita interiore, molto profonda, senza dialogo, senza grandi momenti di recitazione. E io sapevo che James era capace di fare questo. Il padre del film non ha amici, da qui anche la decisione di scegliere il mestiere di lavavetri, che si può fare da soli, senza colleghi. Colleghi che sarebbero stati possibili interlocutori con cui confrontarsi sulla situazione e sulle proprie emozioni.

È un padre che ha dedicato la sua intera esistenza al figlio, che non ha creato altri rapporti al di fuori del rapporto col figlio. Si tratta di una situazione che trova la sua forza nell’uso di un attore come James, che è bello, prestante, giovane e forte. Lo spettatore, consciamente o inconsciamente, può immaginarselo in un’altra vita, in altri rapporti, con donne, amici. Questo giovane, in questa fisicità così attraente, ha una sola vita, un solo amore, un solo affetto, che è il figlio. La tecnica, la capacità, la profondità della recitazione che James può offrire, mi hanno fatto pensare che fosse la scelta giusta.

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Curiosità horror

Resident Evil | Le 10 scene che continuano a rendere epico il franchise

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resident evil scene

In occasione dell’uscita in sala, il 25 novembre 2021, del nuovo capitolo, intitolato Resident Evil: Welcome to Raccoon City, ripercorriamo le tappe di una saga che ha vissuto alti e bassi, attraverso una selezione di 10 scene epiche.

Lo scopo è quello di mostrare quanto, sebbene siamo ormai lontani dai fasti degli inizi, il franchise abbia regalato momenti indimenticabili. Momenti che ancora oggi vengono citate da milioni di fan in tutto il mondo e che mantengono alto il nome di Resident Evil.

Leggi anche: Resident Evil: The Final Chapter, due nuove clip svelano il finale della saga

Resident Evil | Le scene epiche che mantengono alto il nome della saga, tra zombie galleggianti e griglie laser

Eccone quindi una selezione, a dimostrazione di quanto detto:

10 – Gli zombie galleggianti (Resident Evil)

Nel primo capitolo della saga, Resident Evil, risalente al 2002, la protagonista Alice – interpretata per molti anni da Milla Jovovich – finisce per scoprire un ufficio completamente allagato, all’interno del quale galleggia il cadavere di una donna bionda.

Ovviamente, come in ogni film di zombie che si rispetti, il clima di tensione la fa da padrone. Motivo per cui, quando la macchina da presa si avvicina al viso della donna, che improvvisamente apre gli occhi e mette una mano contro il vetro, lo spettatore balza sulla poltrona e inizia a pregustare ciò che di lì a poco accadrà.

9 – La griglia laser (Resident Evil)

Impossibile non ricordare la scena della griglia laser, sempre nel primo Resident Evil. In quella che è forse la pellicola più riuscita, considerando tutti i punti di vista, i protagonista hanno ben due minacce letali da affrontare. Da un lato gli zombie, dall’altro l’intelligenza artificale al servizio della Umbrella Corporation.

Nel tentativo di fuggire e aprire la porta che blocca un corridoio, un piccolo gruppo di operatori della Umbrella finiscono per essere fatti letteralmente a fette da fasci di laser inarrestabili.

Resident Evil – La scena della griglia laser

L’importanza delle location, omaggiando Romero e i videogame del franchise

8 – L’attacco al cimitero (Resident Evil: Apocalypse)

Il secondo capitolo della saga, Resident Evil: Apocalypse mostra una Raccoon City completamente invasa dagli zombie. Ma è la scena all’interno del cimitero quella a imprimersi nell’immaginario del pubblico.

Quando Alice e il resto dei suoi devono attraversare questo luogo, inquietante già di per sè, troveranno una sorpresa ancora più creepy. Le mani dei morti viventi che spuntano dal terreno, alla ricerca di vittime vive e vegete, costituiscono il punto di forza e rimandano a tutta una serie di suggestioni, da Romero a Michael Jackson.

7 – Nemesi attacca gli uffici S.T.A.R.S. (Resident Evil: Apocalypse)

Sebbene la mostruosa figura di Nemesi nei videogame compaia più avanti, nel secondo Resident Evil ha un ruolo piuttosto cruciale. Non è caso è protagonista di una delle scene più iconiche del film.

Rendendo, in qualche modo, omaggio a quanto accade nel videogioco, Nemesi viene indirizzato contro gli uffici della S.T.A.R.S. e nessuno può sopravvivere alla sua furia omicida. Mandante è chiaramente la Umbrella Corporation, che vuole testare le abilità del mostro.

Resident Evil: Apocalypse – Nemesi in azione

6 – L’esplosione della cisterna (Resident Evil: Extinction)

Nel terzo capitolo, Resident Evil: Extinction, l’azione ha luogo nel deserto del Nevada. Spostando momentaneamente l’attenzione del pubblico, si pensava forse di ravvivarne la curiosità. Obiettivo raggiunto solo in parte.

Di certo solo in una location simile si sarebbe potuta svolgere la scena che vede protagonista Carlos Oliveira (interpretato da Oded Fehr). Ormai consapevole della sua fine e del diffondersi del virus, l’uomo decide di far esplodere una cisterna di gas così da uccidere il maggior numero di zombie.

Resident Evil| Le scene in slow motion

5 – La fuga dal tetto (Resident Evil: Afterlife)

Le scene in slow-motion hanno sempre affascinato e riscosso successo, diventando nel franchise di Resident Evil uno dei suoi cavalli di battaglia. Il terzo capitolo ne mette in scena un bel po’, tra cui anche uno scontro con un mostro dotato di ascia in una doccia.

Ma il momento più epico è sicuramente quando Alice, dopo aver attraversato un’orda di zombie, in corsa su un tetto, si lancia dal parapetto, poco prima che esploda un ordigno, e atterra su un piano adiacente. Rigorosamente senza un graffio e pistole in pugno.

Resident Evil: Afterlife – La scena del tetto

4 – L’introduzione in slow motion al contrario (Resident Evil: Retribution)

Le sequenze introduttive dei vari Resident Evil sono diventate vi via sempre più originali e accattivanti. Ne è un esempio perfetto quella di Resident Evil: Extinction, che prende avvio esattamente da dove si era interrotta la narrazione nel precedente capitolo.

Alice e i suoi sono bloccati in cima a una cisterna, nel mezzo dell’oceano, assediati dalle forze della Umbrella Corporation. L’escamotage della pellicola porta però lo spettatore ad assistere a uno spettacolo a dir poco unico: partendo dal finale, a ritroso e in slow-motion, scopriamo le fasi dello scontro.

La top three delle migliori scene della saga

3 – La lotta rompighiaccio (Resident Evil: Retribution)

Resident Evil: Retribution è forse uno dei capitoli più riusciti dal punto di vista dell’azione, piena di stile e di ritmo. Nella scena in questione, Alice, Leon, and Luther (Boris Kodjoe) affrontano Rain (Michelle Rodriguez), mentre Jill Valentine (Sienna Guillory) spacca il ghiaccio a bordo di un gigantesco sottomarino.

Sebbene i “buoni” sembrino sul punto di essere sopraffatti, alla fine Rain e Jill verranno trascinate via, sul fondo dell’oceano, da un’orda di zombie.

Resident Evil: Retribution – Alice e Jill lottano sul ghiaccio

2 – La caccia dei segugi (Resident Evil: The Final Chapter)

Dopo i cani zombie del primo Resident Evil, l’asticella si alza e in questo capitolo finale si assiste a una delle scene più spaventose e intense dell’intero franchise.

Alice e il suo gruppo stanno per tornare a una Raccoon City ormai decimata per reinfiltrarsi nell’Alveare, ma più si avvicinano e più le cose si fanno difficili. Una brulicante orda di cani mutanti li insegue fino a una scogliera e in una pozza d’acqua, dove li attendono dei cuccioli non troppo affettuosi.

Leggi anche: Stranger Things, arrivano gli zombie a Hawkins

1 – Rientrando nell’Alveare (Resident Evil: The Final Chapter)

Il cerchio si chiude con il capitolo finale, Resident Evil: The Final Chapter, nel quale Alice torna finalmente all’interno dell’Alveare. Da lì in fondo è partito tutto…

In un’ottica alquanto nostalgica (e forse un pochino ruffiana) fa il suo ritorno in scena addirittura la griglia laser, così da riportare anche lo spettatore più affezionato a rivivere le emozioni del passato. Peccato che nel frattempo, si siano alternate situazioni degne dei migliori meme!

Resident Evil: The Final Chapter – Alice torna nell’Alveare
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Cinema

Bob Marley | tutti i dettagli del biopic diretto da Reinaldo Marcus Green

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Grandi novità per il biopic dedicato a Bob Marley diretto dal regista Reinaldo Marcus Green. Il cineasta ha confermato non solo che sta per dirigere un film sul re del reggae, ma ha rivelato anche alcuni dettagli. L’occasione si è presentata durante un’intervista rilasciata in esclusiva per King Richard con Steven Weintraub di Collider.

Questo significa che il progetto non solo è reale, ma che è in fase di sviluppo per poter rappresentare al meglio la vita dell’iconico cantante e attivista politico. Marley è passato alla storia per essere uno dei pionieri del reggae, riuscendo a incantare il mondo con i suoi talenti musicali e a far conoscere e diffondere la cultura giamaicana. Ma il buon Bob, era anche noto per il suo esplicito sostegno alle riforme sociali democratiche, usando spesso la sua musica per diffondere i suoi ideali politici.

Le dichiarazioni del regista Reinaldo Marcus Green

Alla domanda sullo sviluppo del film biografico su Bob Marley, Green ha affermato che attualmente sta lavorando a una sceneggiatura insieme a Zach Baylin ( King Richard ) e che il figlio maggiore di Bob Marley sta producendo e controllando il progetto: “Ziggy Marley è, giusto, il mio punto di contatto per il film e il produttore del progetto. Quindi siamo a tutto vapore. Ho chiamato Zach Baylin per aiutarmi a scriverlo, il che è fantastico per riunire il nostro team. Speriamo di avere una sceneggiatura molto presto. Sono davvero entusiasta di quello.”

Leggi anche: Biografilm 2016: Shashamane, vivere secondo Bob Marley

Leggi anche: MARLEY, il film sulla leggenda dal 26 giugno al cinema

Cosa vedremo nel biopic dedicato a Bob Marley?

La mancanza – temporanea – della sceneggiatura, non ha di certo scoraggiato Green dal dichiarare cosa verrà mostrato nel biopic. Le sue idee lo porteranno ad esplorare la prolifica carriera del cantante. “Il nostro film inizia nel ’76 e in realtà riguarda la realizzazione di ‘Exodus’” dice Green, riferendosi al nono album in studio di Bob Marley and the Wailers. Un progetto musicale registrato dalla band dopo che Bob Marley è sopravvissuto a un tentato omicidio e lasciato la Giamaica per trasferirsi a Londra.

Sarebbe davvero interessante guardare la vita di Bob Marley da questa finestra, in un periodo in cui l’artista non solo è stato costretto a riflettere sulle sue radici, ma anche sulla portata internazionale del suo messaggio d’amore all’umanità.

Chi interpreterà il ruolo del cantante raggae?

Non poteva mancare la domanda cardine sul biopic: chi potrà interpretare il ruolo di Bob Marley sul grande schermo? Il ruolo verrà affidato a uno dei membri della famiglia del cantante? A tal proposito, il regista ha risposto che il casting non è ancora iniziato e che chiunque può candidarsi per la parte.

Poiché la musica è una parte importante dell’eredità di Marley, un grande film biografico non potrebbe esistere senza alcune delle sue canzoni iconiche. Quando gli è stato chiesto se avesse i diritti musicali per il film biografico, Green ha detto: “Abbiamo i diritti per la musica, per un po’ di musica, di sicuro.”
Dal momento che il film biografico su Bob Marley è ancora in fase di pre-produzione, potrebbe volerci un po’ di tempo prima di avere notizie più dettagliate.

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