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Cinema

The Hunt | La recensione del film di Craig Zobel

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Abbiamo visto The Hunt su Chili Tv. Un gruppo di individui si risveglia imbavagliato in una foresta, senza aver alcun ricordo di come esservi arrivati. Nello sbigottimento generale questi trovano al centro di un campo una cassa contenente armi e munizioni, ma manco il tempo di rifornirsi e una serie di spari comincia a decimare l’improvvisato team. Qualcuno nascosto nei pressi sta infatti compiendo una vera e propria mattanza e gli sconosciuti si trovano ora costretti alla fuga nell’attigua foresta.

Tre di loro arrivano nei pressi di una stazione di rifornimento e tentano di chiamare aiuto, ma le loro richieste al centralino della polizia cadono nel vuoto. Gli stessi proprietari del negozio si rivelano in combutta con una misteriosa organizzazione che sembra alla base di quella crudele caccia all’uomo. Qualche istante dopo fa la comparsa sul luogo di quell’ultimo massacro un’altra presunta vittima sacrificale, la determinata Crystal, che comprende subito il pericolo: sarà solo l’inizio di un percorso che condurrà la combattiva protagonista ad affrontare la creatrice di questa folle partita di morte.

The Hunt – La caccia è aperta

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Betty Gilpin

Produce Jason Blum con la sua Blumhouse, la sceneggiatura è affidata al Damon Lindelof di Lost (e almeno all’inizio qualche elemento narrativo suggerisce dei potenziali punti in comune con la serie cult) e dietro la macchina da presa troviamo Craig Zobel, già autore dell’interessante post-apocalittico – dal taglio intimista – Sopravvissuti (2015). Con certe premesse The Hunt non poteva essere certo una delusione e, pur non trovandoci di fronte ad un film chirurgicamente coeso, nel corso dei novanta minuti di visione sono molteplici le occasioni per un divertimento sano e genuino, in perfetto equilibrio tra intenti satirici e un approccio tipico della più sana serie B di genere.

La storia è un liberissimo adattamento del racconto La partita più pericolosa, pubblicato da Richard Connell nel 1924, e si adatta con una certa lucidità a tematiche contemporanee. Il fenomeno degli hater e dell’odio che gira in rete si rivelerà una delle cause scatenanti dietro alla genesi del racconto, mentre il dramma dell’immigrazione fa da sfondo ad un altro dei passaggi chiave della vicenda.

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The Hunt – Una questione di fiducia

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Hilary Swank

Ma oltre al suo intento satirico, ed esplicitamente anti-trumpiano nel suo esporsi nettamente – in forma apparentemente antitetica – contro la diffusione indiscriminata delle armi, The Hunt regala un tosto e godurioso divertimento di genere. Dal prologo a bordo di un aereo nel quale il tacco di una scarpa viene usato come arma mortale al successivo inizio al fulmicotone, dove le aspettative sui reali protagonisti vengono disattese con un approccio splatter che coniuga ironia e violenza, l’operazione vive su un ritmo incessante in cui la missione della protagonista segue un’escalation ricca di situazioni varie ed originali, con esecuzioni ispirate dal punto di vista emoglobinico e parziali colpi di scena che aggiungono ulteriore pepe alla vicenda.

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L’anima action, volutamente esagerata e fracassona ma altrettanto esaltante, si armonizza perfettamente all’espressività comica del personaggio interpretato da un’irresistibile Betty Gilpin, al centro nella resa dei conti finale di un’epica catfight con Hilary Swank nel quale le botte da orbi si pongono come perfetta chiusura, improbabile epilogo incluso, di un titolo sopra le righe e consapevole della propria anima ludica. Tanto che le varie chiavi di lettura, espresse anche in questa stessa recensione, finiscono per passare piacevolmente in secondo piano rispetto alla coinvolgente spensieratezza dell’effettiva messa in scena.

The Hunt | La recensione del film di Craig Zobel
3.4 Punteggio
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

Appassionato di cinema fin dalla più tenera età, cresciuto coi classici hollywoodiani e indagato, con il trascorrere degli anni, nella realtà cinematografiche più sconosciute e di nicchia. Amante della Settima arte senza limiti di luogo o di tempo, sono attivo nel settore della critica di settore da quasi quindici anni, dopo una precedente esperienza nell'ambito di quella musicale.

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Cinema

Static Shock | Michael B. Jordan produrrà il film alla DC & WB

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Dopo aver inizialmente annunciato il progetto durante l’evento DC Fandome nel mese di agosto, DC e Warner Bros hanno deciso di unire le loro forze per il film Static Shock puntando sul candidato agli Emmy Michael B. Jordan come produttore. Come riportato da The Hollywood Reporter, ormai l’accordo sembra essersi perfezionato con una bella firma di Jordan sul contratto.

Le dichiarazioni di Michael B. Jordan

“ Sono orgoglioso di essere parte della costruzione di un nuovo universo incentrato sui supereroi neri; la nostra comunità lo merita ” , ha detto Michael B. Jordan in una dichiarazione. “Outlier Society si impegna a dare vita a diversi contenuti di fumetti su tutte le piattaforme e siamo entusiasti di collaborare con Reggie e Warner Bros in questo primo passo.”

Jordan, che produrrà tramite il suo banner Outlier Society con sede alla Warner Bros, si unisce al candidato agli Emmy, agli Oscar e ai Golden Globe Reginald Hudlin nel progetto, che in precedenza aveva annunciato il suo sviluppo in studio ad agosto. Jordan’s Outlier sarà il principale responsabile creativo del film, con il grande fan dei fumetti Jordan che avrà l’opportunità di aiutare a sviluppare un franchise potenzialmente multipiattaforma attorno al supereroe DC Comics preferito.

Leggi anche: Senza rimorso, il teaser trailer con Michael B. Jordan

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Leggi anche: Michael B. Jordan e Denzel Washington nel film “Journal for Jordan”

Le origini di Static Shock

Static, alter ego Virgil Hawkins, ha fatto il suo debutto nell’omonimo fumetto omonimo nel 1993 dall’ormai defunto Milestone Comics, un editore fondato da scrittori e artisti neri che cercarono di creare uno spazio più inclusivo. In seguito ha trovato una celebrità più grande attraverso la serie animata Static Shock su Kids ‘WB, in cui è stato doppiato da Phil LaMarr e ha seguito la storia dell’adolescente protagonista che si trasforma in un supereroe dopo essere stato esposto a uno strano gas e ha ottenuto poteri elettromagnetici. Solo nel 2008 è riuscito a entrare dalla porta principale della DC Comics.

Oltre ad annunciare lo sviluppo del film all’evento, Hudlin ha rivelato al DC FanDome che l’editore di fumetti avrebbe rilanciato Milestone con lui ora partner dell’etichetta e al centro di tutto e che sta sviluppando un nuovo Static Shock digital fumetto che debutterà nel febbraio 2021, così come una graphic novel di Hudlin con disegni di Kyle Baker, anche se non è stata fissata una data di uscita per questo.

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Cinema

The Social Network | Sorkin lavorerebbe al sequel ad una sola condizione

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Aaron Sorkin è tornato a parlare della possibilità di un sequel di The Social Network, il celebre biopic diretto nel 2010 da David Fincher, che racconta la nascita di Facebook ad opera di Mark Zuckerberg durante il suo soggiorno ad Harvard e che proprio di recente ha festeggiato i dieci anni dall’uscita in sala. 

Un sequel di The Social Network?

Il film, considerato da molte riviste specializzate uno dei migliori dell’ultimo decennio, spiccava anche grazie alla sceneggiatura perfetta di Sorkin (che per il suo lavoro vinse l’Oscar per la miglior sceneggiatura non originale). Lo script si basava sulla biografia “The Accidental Billionaires” di Ben Mezrich: nel film, in particolare, Sorkin si concentrava sulle controversie legali nate tra i co-fondatori del celebre social network in seguito alla sua inaugurazione e al suo conseguente successo. 

La condizioni di Sorkin

In una recente intervista con Josh Horowitz, Aaron Sorkin ha parlato della possibilità di un sequel di The Social Network, anticipando che sia lui che il produttore Scott Rudin sarebbero entusiasti all’idea di realizzare un nuovo film. Tuttavia, lo sceneggiatore premio Oscar ha specificato che un sequel vedrà davvero la luce soltanto se David Fincher accettasse di tornare alla regia. “Mi piacerebbe vedere un sequel. E anche Rudin vorrebbe vederlo”, ha spiegato Sorkin. “Credo che anche il pubblico voglia vederlo, perché quello che abbiamo scoperto è il lato oscuro di Facebook. Voglio scrivere quel film? Sì, lo voglio. Ma lo scriverei soltanto se David accettasse di dirigerlo. Anche se Billy Wilder tornasse in vita e volesse dirigere il film, io accetterei comunque soltanto se fosse coinvolto anche David”.

L’attesa per Fincher

Ma Aaron Sorkin non è l’unico a volere un sequel di The Social Network. Già diverso tempo fa, Jesse Eisenberg, che fu nominato come miglior attore protagonista agli Oscar grazie alla sua interpretazione di Zuckerberg, aveva dichiarato a IndieWire che era disposto a tornare per un sequel del film e stava solo aspettando che arrivasse la telefonata da Fincher.

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I migliori ruoli di Luca Marinelli prima di Diabolik

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È stato finalmente pubblicato il teaser trailer di Diabolik, il film, diretto dai Manetti Bros. e dedicato al celebre personaggio dei fumetti creato negli anni Sessanta e protagonista delle storie della casa editrice Astorina. Nel film, la cui uscita è prevista per il 31 dicembre, Luca Marinelli sarà il re del crimine, Miriam Leone sarà Eva Kant e Valerio Mastandrea sarà l’ispettore Ginko. Ma quello di Diabolik è solo l’ultimo dei personaggi memorabili interpretati dall’attore romano. Ecco quali sono i ruoli migliori della sua carriera.

Martin Eden – Pietro Marcello 

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L’adattamento cinematografico di Martin Eden diretto da Pietro Marcello trasla la narrazione dalla California a Napoli, cambiando radicalmente il contesto nel quale la storia scritta da Jack London si evolve. L’Italia non ha la cultura della marineria che invece c’è in America, quel mito della prima metà del ‘900 per cui imbarcarsi voleva dire vivere davvero. Andare per mare non era solo una necessità (per la guerra o per esigenza economica) ma un modo di esprimere la propria libertà e di conoscere il mondo. Marinelli è bravissimo nel mettere in scena il cambiamento di Eden, che nel film è più radicale rispetto al romanzo di London dal momento che Marcello lo rimarca attraverso ellissi narrative (che di fatto rimuovono il progressivo mutamento di sensibilità) e modificazioni nelle immagini.

Trust – Danny Boyle

Luca Marinelli un credit internazionale lo aveva già prima di comparire nel film The Old Guard al fianco di Charlize Theron per Netflix. Aveva infatti un bel ruolo in Trust, la serie di Danny Boyle sul rapimento Getty. Chi l’ha vista sa che non solo non era un ruolo piccolo (interpretava uno dei rapitori calabresi) ma era probabilmente il migliore della serie. Marinelli che fa Marinelli, distribuisce a piene mani coolness all’americana, lavora di fino su dialetto e movimenti, crea un personaggio che si crede molto fico ed ha sia i tratti arroganti del bandito sia quelli umani.

Una questione privata – Fratelli Taviani

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I fratelli Taviani si confrontano con il capolavoro di Fenoglio. Luca Marinelli interpreta il partigiano Milton nel momento in cui fa ritorno alla villa dove ha conosciuto l’amata Fulvia. Il ragazzo sospetta che fra lei e il suo migliore amico Giorgio, anche lui combattente, possa essere nata una storia d’amore. Milton intraprende così un viaggio attraverso la nebbia delle Langhe per ricevere un chiarimento da Giorgio. Un percorso di conoscenza di se stesso reso in maniera magnifica su schermo attraverso il rumore delle foglie sotto le scarpe e il fruscio del vento.

Lo chiamavano Jeeg Robot – Gabriele Mainetti

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Lo Zingaro, ormai celebre villain interpretato da Marinelli nel film Lo chiamavano Jeeg Robot, è diventato nel giro di pochissimo tempo un personaggio amatissimo dai fan, merito della scrittura e della meravigliosa caratterizzazione datagli da un attore in stato di grazia. Marinelli, per interpretare lo Zingaro, si ispirò ad uno dei più grandi classici del cinema americano, Il Silenzio degli Innocenti. Marinelli prese infatti ispirazione dal personaggio di Buffalo Bill, lo spietato killer che scuoiava le sue giovani vittime per costruirsi un abito di pelle di donna, per dare al suo Fabio Cannizzaro quel tocco in più che lo ha reso indimenticabile.

Non essere cattivo – Claudio Caligari

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È il film che ha lanciato definitivamente Luca Marinelli e Alessandro Borghi. Il film si svolge ad Ostia, nel 1995. Vittorio e Cesare sono due giovani delle borgate romane, si conoscono da sempre e non sono semplici amici, ma il loro rapporto è più vicino a quello che unisce due fratelli. Entrambi si dedicano coi loro conoscenti a varie attività illegali nonché al consumo e allo spaccio di stupefacenti, rifiutando la vita da operai e cercando nella droga una via di fuga dai problemi della vita: Cesare, in particolare, vive con la madre e con la nipote Debora, figlia della sorella deceduta a causa dell’Aids e malata lei stessa. Una sera Vittorio, dopo aver assunto una importante quantità di stupefacenti e in preda alle allucinazioni, decide di cambiare vita, trovando lavoro in un cantiere e cercando di coinvolgere anche Cesare in modo da salvarlo da se stesso.

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