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Cinema

Come spiegare ai parenti a Natale chi è Baby Yoda

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La nuova serie Star Wars The Mandalorian in onda su Disney + ha presentato al mondo il tenero e irresistibile Baby Yoda. Il web è impazzito e ormai non si parla d’altro. Ma sapete tutto su questa piccola creatura dell’universo di Star Wars? Vi aiutiamo a essere preparati qualora, durante il cenone di Natale, qualche parente inesperto vi chiedesse delucidazioni a riguardo.

Chi è Baby Yoda?

La creatura a cui tutti si riferiscono in maniera così affettuosa, nota come come Baby Yoda fa il suo debutto nella prima serie di The Mandalorian. Lo show segue la storia di un cacciatore di taglie corazzato che gli spettatori conoscono solo come “Il Mandaloriano”, mentre intraprende un lavoro molto speciale. Il Mandaloriano, così chiamato perché è un membro del popolo amante delle armature del pianeta Mandalore, è interpretato dall’attore di Game of Thrones Pedro Pascal , anche se finora non si è mai tolto l’elmetto, quindi in realtà potrebbe essere chiunque. Il mandaloriano non è Boba Fett, il cacciatore di taglie vestito in modo simile ne L’Impero colpisce ancora e Il Ritorno dello Jedi.

Ad ogni modo, al Mandaloriano viene assegnato il compito di rintracciare un bersaglio, perché il suo cliente è associato all’ormai impero decaduto (interpretato da Werner Herzog ) che ha bisogno dell’obiettivo per ragioni ancora sconosciute. Quando il cacciatore di taglie arriva sul pianeta, scopre che il suo obiettivo è solo un piccolo esserino verde con grandi orecchie appuntite e occhi adorabili.

Cosa è Baby Yoda?

Questa è una domanda interessante. Tutti hanno iniziato a chiamarlo Baby Yoda perché non si sa quale sia la specie del famoso maestro Jedi. Mentre praticamente tutto ciò che riguarda ogni altro alieno di Star Wars può essere trovato su Wookiepedia (Twi’leks, Rodians, Ithorians, Bothans, ecc.) La specie di Yoda è un mistero. Yoda e Yaddle, un membro femminile della razza che era anche membro del consiglio Jedi ne La Minaccia Fantasma, erano gli unici due del loro genere che i fan conoscevano prima di Baby Yoda. E mentre ce n’erano un altro paio nei libri e nei fumetti ora non sappiamo nient’altro su questa specie.

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Mandalorian e Baby Yoda

Da dove viene Baby Yoda?

A partire dai primi tre episodi della serie, per un totale di otto episodi, non sappiamo molto del retroscena di Baby Yoda. Quasi certamente non è il figlio di Yoda o Yoda bambino a causa del viaggio nel tempo. Baby Yoda per volere della serie tv ha 50 anni, il che renderebbe difficili i tempi per uno scenario dedicato a Yoda Jr., poiché Yoda Sr. era ancora nel consiglio Jedi. Ci sono un paio di altre possibilità.

Baby Yoda potrebbe avere qualche legame con Yaddle – certamente un personaggio molto minore della serie, ma da tenere in considerazione come l’unico altro membro della specie nei film, scomparso dopo l’Episodio I , ed è certamente una teoria che merita di essere tenuta in considerazione. Forse Baby Yoda è solo un altro membro non correlato della specie. O forse Baby Yoda è una sorta di clone, forse anche dello Yoda originale. Il dottor Pershing, uno dei soci dei personaggi di Herzog, è stato visto in un’immagine promozionale con una toppa sul braccio che ricordava un simbolo di Kamino, il pianeta acquoso di Attack of the Clones dove è stato creato l’esercito dei cloni.

Perché Baby Yoda?

Ogni volta che il franchise di Star Wars introduce qualcosa che è così carino come un’arma, è allettante dire che è uno stratagemma per vendere giocattoli. Non è necessariamente una cosa negativa, ma Baby Yoda sembra più importante di come possa sembrare. Disney e Lucasfilm hanno tenuto Baby Yoda un segreto in vista della premiere di The Mandalorian, e Hasbro ha confermato a Vanity Fair che non avrà pronti i giocattoli di Baby Yoda in tempo per Natale. Baby Yoda non faceva parte del lead-up della premiere dello show.

Dato che Baby Yoda è la star di successo di Disney + , sembra che Baby Yoda non fosse al centro della promozione. Inoltre l’esistenza di Baby Yoda riprende la risposta a una delle ultime vere domande nel mito di Star Wars: qual è la specie di Yoda?

Quando vedremo di nuovo Baby Yoda?

I nuovi episodi di The Mandalorian arriveranno su Disney + ogni venerdì e ogni episodio durerà  circa mezz’ora. Ciò significa che, mentre vi sentirete come Jabba the Hutt, pieni di panettone e ogni tipo di dolci, magari con un po’ di spumante, avrete la possibilità di vedere quasi due ore di Baby Yoda per poter digerire.

Il mio amore più grande?! Il cinema. Passione che ho voluto approfondire all’università, conseguendo la laurea magistrale in Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale a Salerno. I miei registi preferiti: Stanley Kubrick, Quentin Tarantino e Mario Monicelli. I film di Ferzan Ozpetek e le serie tv turche sono il mio punto debole.

Cinema

L’incredibile storia dell’Isola delle Rose | il trailer del film di Sydney Sibilia

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Dopo lo straordinario successo ottenuto con la trilogia Smetto Quando Voglio, il regista Sidney Sibilia è pronto a tornare nelle sale cinematografiche italiane. Se la situazione non dovesse migliorare, a causa della chiusura forzata imposta dal Governo dei cinema, il film L’incredibile storia dell’Isola delle Rose sarà disponibile dal 9 dicembre sulla piattaforma streaming Netflix. Potete vedere il trailer del film, nella parte alta dell’articolo.

La sinossi ufficiale del film L’incredibile storia dell’Isola delle Rose

Primavera 1968. Nell’anno della contestazione studentesca, un giovane ingegnere, Giorgio Rosa (Elio Germano) con un grande sogno e un genio visionario decide di costruire un’isola al largo di Rimini, fuori dalle acque territoriali, e la proclama stato indipendente. Un’isola d’acciaio in cui la libertà individuale è il valore assoluto: non ci sono regole! 

In questa impresa impossibile Giorgio avrà al suo fianco un eterogeneo gruppo di complici: il suo migliore amico, un giovane imprenditore più propenso ai bagordi che all’azienda di papà, un misterioso naufrago in cerca di approdo, un animatore delle notti romagnole in cerca di una nuova vita e una ventenne romantica in cerca di lavoro. E poi Gabriella (Matilda de Angelis), la donna appassionata che Giorgio trascina nella sua ambiziosa avventura e nella sua vita.

L’Isola delle Rose attira ben presto l’interesse della stampa e soprattutto di frotte di ragazzi da mezzo mondo, trasformandosi in mito, in caso internazionale e in un quasi insormontabile problema politico per il Governo italiano che non può tollerare la fondazione di un nuovo Stato in acque così vicine.
Perché un’utopia che diventa realtà non può che avere conseguenze imprevedibili, al di là di ogni immaginazione. 

Leggi anche: Smetto quando Voglio – Reloaded, il primo teaser trailer

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Leggi anche: Questione di Karma, il trailer con Fabio De Luigi ed Elio Germano

Il cast

Tante eccellenze del cinema italiano hanno preso parte a questo film diretto dal regista salernitano Sidney Sibilia. Elio Germano nei panni di Giorgio Rosa; Matilda De Angelis nei panni di Gabriella, Leonardo Lidi come Maurizio Orlandini; Tom Wlaschiha nei panni di W.R. Neumann; Alberto Astorri come Pietro Bernardini; Violetta Zironi nelle vesti di Bianca. E ancora Jean Baptiste Tomà come François Cluzet, Fabrizio Bentivoglio nei panni di Franco Restivo e infine, Luca Zingaretti nel ruolo di Giovanni Leone.

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Cinema

Cinema chiusi fino al 24 novembre: una decisione evitabile?

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Il mondo del cinema non ci sta. A differenza di quanto accaduto con il primo lockdown, questa volta gli esercenti e i lavoratori del settore alzano la voce, sostenendo che sia ingiusta la chiusura delle sale cinematografiche, ritenute luoghi sicuri dopo l’attuazione di tutte le misure di distanziamento e per il contenimento dei contagi e chiedono al governo con appelli e petizioni di fare un passo indietro per non privare della cultura i cittadini in una fase così difficile e non mettere definitivamente in ginocchio un comparto già duramente provato. Quello che però in pochissimi si stanno domandando è se chiudere non sia un’opzione migliore per le sale, dando per buoni (e per sufficienti) gli aiuti annunciati dal governo.

I cinema sono luoghi sicuri. E allora perché chiudono?

Innanzitutto una constatazione doverosa: le sale sono luoghi in cui il rischio di contagio è molto limitato. Assicurare il distanziamento è facile, le mascherine vanno indossate sempre, anche durante il film, e in caso di focolai (mai verificatisi, secondo un’indagine degli esercenti stessi) è molto facile tracciare i possibili contagiati perché i posti sono assegnati e numerati (con registrazione degli spettatori all’ingresso). 

Il punto però non sembra essere questo. La decisione della chiusura non è stata presa dall’esecutivo considerando le sale come luoghi pericolosi, ma con lo scopo di alzare il livello di allarme diffuso e di modificare i comportamenti in termini di mobilità e di socialità. Più luoghi vengono chiusi, meno occasioni ci sono per le persone di uscire di casa. A ribadirlo è stato lo stesso ministro Dario Franceschini, intervenuto per rispondere alle critiche delle associazioni di categoria: “La chiusura delle attività dove si ritrovano molte persone non è stata legata a una scelta gerarchica, di importanza, sarebbe assurdo, ma è derivata dall’esigenza di ridurre la mobilità delle persone”.

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Compromesso politico

Nelle ore immediatamente antecedenti alla firma del Dpcm, un duro scontro è stato documentato dalla stampa tra il ministro dello sport Vincenzo Spadafora e il responsabile della cultura Franceschini. Fonti di governo hanno descritto Spadafora furente per la decisione di chiudere palestre e piscine. Il ministro dello sport avrebbe rimarcato con forza le spese sostenute dagli imprenditori del settore per adeguarsi alle norme anti-Covid, nonché le centinaia di controlli portati avanti dai Nas con zero sanzioni all’attivo. Il ministro avrebbe inoltre rimarcato l’assenza di focolai nati in queste strutture da maggio ad oggi (una situazione non differente, sulla carta, da quella dei cinema). 

Le pressioni per chiudere le palestre sarebbero giunte dall’ala “rigorista” del governo, quella che auspicava le misure più stringenti, che ha proprio in Franceschini uno degli esponenti principali. Il compromesso sarebbe stato quindi questo: riservare parità di trattamento davanti all’evidenza di eguali rischi. In sintesi: se chiudiamo palestre e piscine, allora giù le saracinesche anche di cinema e teatri.

Il problema della programmazione

Ma c’è un ulteriore elemento di riflessione. Quando dietro grandi pressioni le sale cinematografiche riaprirono in seguito al primo lockdown, molti esercenti scelsero di non farlo (la prima riapertura significativa e generalizzata si ebbe a luglio). Il motivo? Non c’erano film appetibili per il grande pubblico da programmare, dal momento che nessuna distribuzione voleva far uscire i propri titoli per non incassare niente. Se le sale restassero aperte oggi, i film ci sarebbero? Quelli americani, gli unici in grado di richiamare davvero un ampio pubblico, no. Non ci sono da mesi e non ci saranno fino al 2021. E se nelle ultime settimane era diventata chiara l’intenzione del cinema italiano di stimolare il ritorno in sala degli spettatori con film più importanti, quelli di maggiore richiamo, non è detto che sarebbe stato ancora vero con un Paese in semi-lockdown e dopo, magari, un primo weekend deludente.

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Cinema

Borat Subsequent Moviefilm | il feroce ritorno di Sacha Baron Cohen

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Una doverosa premessa. Borat: Subsequent Moviefilm fa ridere. E farà ridere tutti quelli che apprezzano l’umorismo di Sacha Baron Cohen, fondato sul fastidio e l’imbarazzo, il cui obiettivo principale è quello di spingere sul ribrezzo e la vergogna per mettere a disagio lo spettatore facendogli vedere cose che non vuole vedere. Non potendo contare sulla stessa forza dirompente del primo film, ma dovendosi basare su meccanismi umoristici ormai ampiamente sdoganati (anche dallo stesso Baron Cohen), il sequel di Borat sceglie di approfondire maggiormente la propria componente narrativa (cioè quella che fa da collante tra le varie gag).

Il ritorno di Borat

Sacha Baron Cohen sembra aver compreso benissimo che il senso ultimo di questo secondo film non può essere lo stesso del precedente. Se il primo tirava fuori il peggio dell’America, rendeva esplicito un razzismo spesso latente e malcelato, adesso, dopo l’elezione di Trump, una grande maggioranza della popolazione statunitense non sembra avere più timore nel mettere in luce il lato peggiore di sé. Anche lo spettatore, quindi, “anestetizzato” rispetto all’utilizzo di determinati stereotipi e di luoghi comuni offensivi nei confronti delle minoranze etniche e delle donne, non si scandalizza più.

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È sul femminismo, il tema del momento, che il nuovo film punta tutto. Borat deve portare in regalo una scimmia al vice di Trump, ma nel viaggio si imbuca sua figlia, che lui tratta come meno di zero perché donna. Decide quindi di darla in dono. Prima a Mike Pence e poi a Rudy Giuliani, ex sindaco di New York e avvocato personale di Trump.

La principale novità: Tutar Sagdiyev

È Tutar Sagdiyev il motore di tutto. Il personaggio compie nel corso del film un percorso di emancipazione paradossale: da schiava costretta a vivere in gabbia (comprata da un accondiscendente commerciante che consiglia a Borat le bombole di propano più utili per poter asfissiare degli zingari) fino a giornalista “brava come suo padre”. Il punto però è sempre lo stesso: interagire con le persone comuni e mostrare quanto sia facile esporre il loro lato più assurdo davanti ad una videocamera. Come per gli scherzi migliori, l’umorismo sta già nell’idea, prima ancora di capirne le conseguenze. Le situazioni create da Sacha Baron Cohen già da sole dicono qualcosa che è così paradossale da suscitare la risata indipendentemente dalla riuscita della gag.

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Un film più feroce

Prendere in giro i bigotti e i razzisti dell’era Trump è davvero un atto sovversivo o un modo per insultare i propri nemici senza provare a comprenderne l’irrazionalità? A questa domanda, che molti spettatori potrebbero porsi, Sacha Baron Cohen decide di rispondere con una ferocia decisamente più visibile rispetto a quella del primo film. Rivendica il diritto ad attaccare frontalmente queste persone, ridicolizzando senza remore quella fetta del popolo americano ancorato a idee estreme.

Nonostante la cattiveria, Borat: Subsequent Moviefilm riesce a trovare il massimo della tenerezza nel massimo del grottesco. Rimarrà impressa a lungo la scena (esilarante e commovente allo stesso tempo) in cui il personaggio di Sacha Baron Cohen, travestito da “giudeo”, con il naso lungo e le sacche di soldi sotto il braccio, cerca un “conforto” da Judith Dim Evans, una sopravvissuta all’olocausto che ha dedicato gli ultimi anni della sua esistenza all’educazione e alla sensibilizzazione.

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