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Cinema

Venezia 76, Igort presenta 5 è il numero perfetto: “Non chiamatelo cinefumetto”

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Dopo la prima nazionale, che avverrà questo pomeriggio a Venezia 76, il primo film da regista del fumettista Igort, 5 è il numero perfetto, sarà in tutte le sale italiane. “Il film ha vissuto una lunga fase di purgatorio”, ha spiegato l’autore dell’opera durante la conferenza stampa organizzata per il festival. “Fin dagli anni ’90, quando ancora stavo disegnando il libro in Giappone, mi contattarono diversi produttori interessati a rendere questa storia un film, dall’Italia ma anche da oltre oceano. Nel film troverete delle assonanze con la cultura asiatica, con quel modo di narrare e di raccontare le storie. È stato un lavoro corale, che ha messo insieme giovani talenti del cinema italiano e titani come Buccirosso e Servillo”. I due attori napoletani hanno infatti prestato il loro corpo (letteralmente, considerando le “modificazioni” che hanno dovuto subire per i loro ruoli) a questo atipico noir partenopeo che si ispira al cinema italiano così come a quello orientale. “È stato fatto un lavoro sul colore che proviene dalla tradizione pittorica del nostro Paese, da quella tradizione di cui c’è da andare orgogliosi”, ha spiegato Igort. “Ma il film è anche un omaggio al cinema italiano, che per me è la quintessenza del cinema moderno, che è stato inventato da registi come Antonioni e Fellini. Quella visione di cinema poi è rimbalzata in Asia per essere studiata da altri, come Wong Kar-wai e Zhang Yimou. Ho avuto il piacere di pranzare con John Woo e abbiamo parlato tutto il tempo di Sergio Leone. È l’immagine che deve farsi racconto. Il mio film non è cinefumetto, ma cinema”.

“È tutta colpa di Toni. Da quando ci siamo conosciuti, io e Toni ci siamo riconosciuti. Amiamo delle cose in comune e abbiamo dei numi tutelari culturali in comune”, ha proseguito il regista. È stato lo stesso Toni Servillo, infatti, a spingere affinché il film fosse affidato alla regia dell’autore della graphic novel originale. “Io ho sempre insistito che fosse Igort a passare dal tavolo da disegno dietro la macchina da presa perché pensavo che fosse lui la persona più giusta per conservare il cuore del racconto dal libro al cinema”, ha spiegato Servillo. “Il mio personaggio, nella gabbia di un killer in pensione, quindi spietato, nasconde la fragilità di un uomo che deve fare i conti con il bilancio della sua vita, anche rinnegando cose che giudica sbagliate”. 

“I tre attori principali hanno tre modi diversi di recitare ed è stato molto interessante vederli al lavoro. La cosa interessante del cinema è questa attesa dell’incidente. Un incidente che prima o poi deve arrivare, ce lo si aspetta, e dal quale generalmente nascono meraviglie. La sfida era anche quella di prendere tre degli autori più bravi d’Europa e fargli fare quel tipo di scene che avevo in mente e che avevo messo su carta anni prima. Mettere in silhouette degli attori di questo tipo non è una scelta facile”, ha spiegato Igort. Una scelta su cui è caduta l’ironia di Carlo Buccirosso, co-protagonista del film. “Io il film lo vedo alle 17, quindi mi riservo di ringraziarti dopo aver visto i tagli che hai fatto”, ha scherzato l’attore rivolgendosi al regista. “Spero tu non abbia abusato troppo con le silhouette”.

È stata infine Valeria Golino, anche lei nel film, a spiegare le differenze di metodo fra lei e i suoi due colleghi: “Quando parla di incidenti, Igort si riferisce a me perché solo a me possono succedere. Carlo e Toni sono due macchine da guerra. Non sbagliano mai una scena”. Una “infallibilità”, quella attribuita dalla Golino, su cui ha scherzato Servillo: “Valerio Mastandrea diceva che lavorare con me era come lavorare con la Digos. Ma in realtà ho un modo tutto mio di nascondere le incertezze”.

Studente presso la facoltà di Medicina e chirurgia dell'Università degli Studi di Bari Aldo Moro. Autore di diversi articoli pubblicati su mensili locali quali Bisceglie in Diretta e Il Biscegliese e siti d’informazione online locali e non. Ha collaborato con siti di informazione videoludica, come GameBack, GamesArmy e gamempire.it. Attualmente è redattore di Bisceglie24 e gestisce il blog cinematografico Strangerthancinema.it.

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Cinema

#iorestoacasa con NewsCinema | Martin Eden | il coraggio della cultura

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Presentato alla mostra del cinema di Venezia, durante la quale ha vinto la Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile, e candidato a undici David di Donatello, Martin Eden di Pietro Marcello è sicuramente uno dei migliori film dello scorso anno.

Martin Eden | La sinossi del film

Il film è liberamente tratto dal famosissimo libro Martin Eden di Jack London (se vuoi acquistarlo clicca qui). Racconta la vita di Martin, un giovane marinaio che, rimasto affascinato dal modo di vivere e di pensare della classe borghese e dal loro amore per la cultura, decide di riscattarsi dalla sua umile condizione attraverso lo studio e diventare scrittore.

Martin Eden | Commento del film

Vi sono diverse scelte stilistiche che portano il film a distinguersi dal libro. Prima fra tutte, l’ambientazione: nel film di Marcello le vicende si svolgono a Napoli, mentre nel romanzo hanno luogo in America. Più volte il regista ha dichiarato che Napoli è una città che accoglie e infatti, fin dalle prime inquadrature, lo spettatore si trova immerso in una Napoli che attraversa tutto il Novecento con gli occhi sognanti di Martin.

Martin Eden Marinelli

Luca Marinelli in Martin Eden

Questo film è pura poesia, esplicitata con una fotografia nostalgica e con parole perfette dettate dal sentimento, rompe il confine che separa l’arte dallo spettatore. La storia è quella di un marinaio, un uomo la cui esistenza fonda le radici con la povertà e il duro lavoro. Un giorno però trova la via del riscatto, attraverso lo studio e la cultura, si rende conto di poter ambire ad una vita migliore. La cultura è dunque parte fondamentale per Martin, un ragazzo che non ha potuto completare gli studi, ma che dall’incontro fortuito con la letteratura, trascorre le serate in compagnia dei libri che lo nutrono di speranza e conoscenza. Dall’incontro con la borghesia e l’educazione la vita di Martin cambia totalmente. Nasce l’ambizione, quella derisa da molti, gli increduli del talento del giovane marinaio e del suo desiderio che sembra essere, per loro, soltanto un miraggio irraggiungibile.

Il giovane Eden impara a conoscere sé stesso anche attraverso le parole scritte da altri poeti. Lui stesso diventa una delle voci del mondo. Inizia a scrivere di ciò che sente, del dolore, della povertà. Scrive dei disgraziati e i poveretti che trovano dignità nella penna del giovane sognatore. Scrive anche di politica, la quale diventa una parte fondamentale della sua vita. Attraverso la scrittura Martin lotta. Lotta per le persone la cui voce è messa a tacere, lotta per le persone povere e senza istruzione. Lotta anche per sé stesso e per ottenere la propria rivalsa.

Nel film vengono rappresenti molto bene i tormenti di Martin e le incrollabili differenze sociali. Luca Marinelli è a dir poco fenomenale nei panni del protagonista. Le espressioni, i gesti sono così veritieri da trasudare una purezza che lascia senza parole. Ancora una volta l’incredibile talento di Marinelli viene confermato. Pietro Marcello ha messo in scena un film splendido, nostalgico e profondo.

Martin Eden | Il post su Instagram di Queicinefili

 

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Forse neanche se cercassi in tutto il vocabolario troverei delle parole che possano esprimere ciò che provo quando mi trovo davanti a un film che mi emoziona come “Martin Eden” di Pietro Marcello. Poesia pura, esplicitata in una fotografia nostalgica e perfetta, in dei gesti, in delle parole proferite con tale sentimento da rompere il confine che separa l’arte da chi l’ammira. Come libri, la sete di conoscenza per Martin Eden, così questo film per me che continuavo a nutrirmi delle sensazioni che questo film mi lasciava scena dopo scena. La storia di un marinaio, un uomo che vive a contatto con la fatica e la povertà, un uomo che vede la luce nella cultura. Nasce così l’ambizione, da molti derisa, di diventare scrittore. Martin ha qualcosa da esprimere, un talento naturale che matura con la conoscenza. Seguiamo quindi il viaggio di Martin Eden, un viaggio non per mare ma un percorso di vita: l’aspirazione di frequentare persone colte e ricche, il ritrovamento di sé stesso nelle parole scritte da altri poeti prima di lui, il pensiero politico, le difficoltà sommate al riso di molti che credevano il suo sogno irraggiungibile. La cultura, il tormento, le indistruttibili differenze sociali, il desiderio di conoscenza, il tormento. Un’opera d’arte su schermo che ricorda all’Italia quanta bellezza ha ancora da offrire. Martin Eden, interpretato con onore da un spettacolare Luca Marinelli, è un film che mi ha lasciato senza parole. A visione terminata avrei voluto stringere la mano a Pietro Marcello per poterlo ringraziare per questo film che ha significato tanto, tantissimo per me. #martineden

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Cinema

Peninsula | Il trailer del sequel di Train to Busan

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Nel 2016 Train to Busan ha portato una ventata d’aria fresca nell’inflazionato filone degli zombie-movie: il film coreano ha conquistato sia il pubblico di appassionati che platee più ampie grazie alla sua ideale ed equilibrata commistione tra dinamiche horror e uno spettacolo di stampo blockbuster.

Con un prequel animato, uscito nello stesso anno, ossia l’altrettanto fenomenale Seoul Station, il regista Yeon Sang-ho è riuscito a costruire un universo narrativo credibile e sfaccettato, pronto ora ad espandersi nell’atteso sequel Peninsula, del quale è da poco stato distribuito il trailer che potete vedere qui sotto. In questo nuovo capitolo, almeno a giudicare dalle immagini mostrate dal video, ci attendono ancora più morti viventi e pericolose insidie in un’ambientazione dal taglio post-apocalittico che richiama alla memoria echi della saga di Mad Max.

Peninsula | Il trailer del sequel di Train To Busan

La trama ha inizio quattro anni dopo l’originale, con la popolazione sud-coreana che è stata decimata dall’infezione zombie, con migliaia di morti viventi che vagano per le strade in cerca di carne umana. Jung-seok, un soldato riuscito a sfuggire al disastro, viene assegnato a una pericolosa missione con un duplice obiettivo: trovare dei superstiti e sopravvivere.

Quando il suo team incrocia un gruppo di individui scampati alla pandemia, tra i quali ritroveremo “vecchie conoscenze” del capostipite, le loro vite dipenderanno dalle scelte che ognuno di loro compierà in una situazione così estrema. La sceneggiatura è scritta da Joo-suk Park e dallo stesso Yeon Sang-ho e l’uscita nelle sale era inizialmente prevista per la prossima estate, anche se sarà quasi sicuramente rinviata per via dell’epidemia in atto – questa come ben sappiamo dannatamente reale.

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Cinema

Lee Fierro | Addio all’attrice de Lo squalo, morta per coronavirus

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Il coronavirus continua tristemente a mietere vittime anche nel mondo del cinema. Tra gli ultimi a lasciarci per complicazioni dovute al contagio da Covid-19 vi è l’attrice Lee Fierro, nota principalmente per aver interpretato la signora Kintner ne Lo squalo (1975) di Steven Spielberg, ruolo che avrebbe poi ripreso anche nel quarto capitolo della saga, il mediocre Lo squalo 4 – La vendetta (1987).

Coronavirus | Muove Lee Fierro de Lo Squalo

L’interprete è morta all’età di 91 anni in un una casa di cura in Ohio. La figura che gli diede notorietà al grande pubblico era la madre del personaggio di Alex Kintner, la seconda vittima dello squalo bianco: la ricordiamo soprattutto quando schiaffeggia il poliziotto Brody (Roy Scheider) in una scena memorabile. L’attrice ha raccontato di aver incontrato, molti anni dopo le riprese, Jeffrey Voorhees – che nella pellicola interpretava per l’appunto Alex – per puro caso, leggendo il nome di un piatto in un ristorante che era gestito proprio dal più giovane compagno di set.

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Un’anziana Lee Fierro

Lee Fierro era un’insegnante di drammaturgia e ha trascorso oltre venticinque anni della sua vita come direttrice artistica, trovandosi in molteplici occasioni sul palcoscenico in diverse produzioni teatrali e lavorando anche come animatrice in strutture per bambini, prima di trasferirsi in Ohio per stare vicina alla sua famiglia. La sua esperienza dietro al grande schermo conta invece soltanto tre titoli: oltre ai citati titoli del popolare franchise, ha preso parte anche all’inedito film drammatico The Mistover Tale (2016).

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