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Vin Diesel parla di Fast and Furious 8

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Ormai è ufficiale: la saga campione d’incassi – Fast & Furious giungerà al termine dopo l’ultima trilogia. Sicuramente, come già dichiarato da Donna Langley, presidente dell’Universal Studios, è importante “stare sempre attenti a non stancare”. Seppur la saga abbia ancora un notevole potenziale di profitto, il rischio di diventare ripetitivi esiste, e per potersi assicurare di rimanere memorabili è cruciale mettere la parola fine quando ancora lo spettatore è coinvolto. Ma forse questa non è l’unica ragione per cui Fast & Furious presto chiuderà i battenti: sembra che l’atteggiamento da prima donna puntigliosa di Vin Diesel dia parecchio filo da torcere ai registi. James Wan (regista di F&F 7)  e Justin Lin (regista di F&F 3-6) si sono rifiutati di prendere posto dietro alla macchina da presa per il nuovo capitolo della saga, primo della trilogia finale – da alcuni rumors sembra che l’attore costringesse regista e sceneggiatori a sessioni di lavoro notturne per ideare dialoghi che calzassero a pennello al suo personaggio!

Vin Diesel non poteva non dire la sua, ed è intervenuto su Facebook per chiarire la situazione ai fan: I fan della saga di Fast & Furious sono i migliori al mondo. Fin dal 2008, quando sono diventato produttore, siete stati con me passo dopo passo, dandomi preziosissimi feedback. Grazie. Al mio partner produttivo, Neal [H. Moritz] piacerebbe che fossi io ad ingaggiare il regista, ma questo è un franchise troppo speciale e queste questioni vanno affrontate con cura. Per essere chiari: la regia di Fast 8 non è ancora stata offerta a nessuno, e nessuno ha avuto modo di leggere la sceneggiatura. L’Universal è stata molto buona con me, ha avuto fiducia nella mia visione: una vera famiglia. Ho promesso allo studio che darò loro un’ultima Trilogia per chiudere la saga. Annuncerò i registi nel mio prossimo post”.

Diesel ha annunciato Fast & Furious 8 durante il CinemaCon di quest’anno, dopo il successo senza precedenti dell’ultimo film.  Il 14 aprile 2017, Diesel tornerà insieme Jason Statham, Dwayne Johnson e Kurt Russell, Michelle Rodriguez, Jordana Brewster, Tyrese Gibson, Chris Ludacris Bridges, Elsa Pataky e Lucas BlackDalle corse in auto clandestine, al crimine internazionale, ai servizi segreti, sembra proprio che Fast & Furious continuerà a darci emozioni forti – quantomeno per altre tre pellicole.

Il cinema è la mia più grande passione, e spogliare ogni film per arrivare all’essenza di ogni dettaglio che genera più o meno consciamente un’emozione, mi entusiasma. Dalla maraviglia dei suoi albori, agli stupefacenti effetti speciali di oggi, il cinema è una macchina che fabbrica sogni su misura per ogni spettatore ed ogni epoca. Perciò, ogni settimana entro in sala e mi faccio raccontare una favola: indosso il pigiama a righe del bambino ebreo, mi lascio invadere dalle ossessioni del filantropo miliardario con un passato misterioso, corro al fianco della ragazza che sorride davanti alle telecamere, indossa abiti di fuoco ed un paio di occhi tristi che non sanno fingere. Questa sono io, con un libro su Tim Burton e Johnny Depp che voglio pubblicare, un fiume di parole scritte ed emozioni sparse, e tanti progetti da realizzare.

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Cinema

Finché morte non ci separi (Ready or Not), una dark comedy che vira dal bianco nuziale al rosso più pulp

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Grace (la bellissima e brava Samara Weaving, nipote del celebre Hugo), sta per convolare a nozze con il suo amato Alex (Mark O’Brien). Ma attorno al loro matrimonio serpeggia un’atmosfera di inquietante malcontento e mistero, tra occhiate velenose e ghigni sardonici. Membro della nobile nonché ricchissima casata dei Le Domas (famiglia di sangue blu resa ancora più ricca dal business del gioco), Alex non ha mai nascosto alla sua ragazza di appartenere a una famiglia a dir poco stravagante. Ma non è tutto. La sera stessa delle nozze, infatti, a unione ufficializzata, Grace verrà coinvolta dai suoceri e da tutta la parentela al completo a far parte di una tradizione di famiglia, un vero e proprio rito di iniziazione legato al mondo dei giochi e a un patto (in nome del successo) stilato con un signor diavolo di nome Le Bail. La novella sposina dovrà estrarre una carta che indicherà il tipo di gioco (e forse di destino) che le spetta prima di entrare a far parte del “privilegio” associato al “Regno” dei Le Domas. A quel punto, però, restare in vita diventerà il suo unico obiettivo.

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“Che cosa ti è successo? Parenti acquisiti…” 

Nella parabola horror e nel finale dissacrante si cela tutta la portata soprattutto metaforica di questa sinistra dark comedy ben scritta, e interpretata (nel cast anche Andie MacDowell e il noto Adam Brody della serie di successo The OC) che porta la firma dei registi Tyler Gillett e Matt Bettinelli-Olpin. Nell’estremizzazione del concetto di unione e di adesione per forza di cose alla famiglia del coniuge acquisito,  Finché morte non ci separi evidenzia la discesa agli inferi di una ragazza dai lineamenti angelici ritrovatasi per amore e istinto tra le grinfie di una famiglia di psicopatici, costretta a scorciare l’abito e imbracciare le armi pur di sopravvivere. Nobili, ricchi e portatori di quell’aura arrogante di privilegio della ricchezza che spesso e volentieri deve però sottostare a ferrei compromessi, i Le Domas mostreranno in corso d’opera tutta la follia di cui sono capaci, inoculata nella loro bellissima magione, e innaffieranno con il loro nobile sangue la purezza di una giovane donna colpevole di aver seguito il proprio cuore. Virata dal candore immacolato dell’abito nuziale al rosso sangue mortifero generato da un gioco al “Nascondino” non propriamente classico, questa commedia made in USA nasconde nel sottotesto della sua eccentrica follia una critica dissacrante alla società odierna, dove lo status quo e il volere di pochi mettono costantemente sottosopra e a repentaglio la vita e l’innocenza di molti.

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Nella metafora di un’unione emblematica come quella del matrimonio e nel sempreverde sadismo portato dalle parentele (più o meno acquisite – Parenti serpenti docet) Finché morte non ci separi cavalca l’estetica pulp per veicolare il concetto di normalizzazione della follia, lo schema secondo cui quello che si è sempre visto fare tra le mura della propria casa rappresenta poi (anche all’esterno) la realtà e normalità effettiva del proprio percepire e sentire. Dalle stelle (un matrimonio da sogno con il principe azzurro) alle stalle (la fossa caprina) e in un profluvio di sangue versato, dall’illusione di un mondo patinato alla realtà di un mondo malato, la parabola di Grace all’interno di casa Le Domas ha tutto il valore di una estrema resilienza umana e sociale di fronte ai soprusi, di fronte alle armi, di fronte alla prevaricazione del più forte sul (presunto) più debole. Una carrellata graffiante e non banale sulla controversia dei rapporti più stretti (le parentele) o allargati (le società) dove la possibilità di divorzio assume infine tutto il peso ideologico di una trovata o ritrovata libertà. 

Diretta a quattro mani dai registi Tyler Gillett e Matt Bettinelli-Olpin, Finché morte non ci separi è una dark comedy di puro intrattenimento che nasconde al suo interno una critica graffiante alle unioni tutte, più o meno strette e consapevoli. Una storia emblematica di “nozze pericolose”, che infila le sottotrame più horror di un matrimonio dai risvolti a dir poco oscuri.  

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3 Punteggio
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Cinema

Le Mans ’66, un’amicizia spinta oltre l’ebbrezza dei settemila giri

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Quando nel 1959 Carroll Shelby (il sempre bravo Matt Damon) vince la 24 ore di Le Mans, l’uomo sembra destinato a un trionfo senza precedenti. Ma il fato ci mette lo zampino e per un serio problema cardiaco Shelby è costretto ad abbandonare le corse e a reinventarsi come progettista e venditore di automobili in un magazzino di Venice Beach. In quello stesso magazzino lavora anche il talentuoso ma “fumantino” collaudatore di automobili Ken Miles (uno straordinario Christian Bale). Tra i due nascerà un’amicizia destinata a segnare il mondo delle corse automobilistiche e che attraverserà il periodo di conflitti e sfide serrate tra i due grandissimi marchi Ford e Ferrari. Insieme e contro un mondo ostile che non ammette talento quando “non allineato”, i due metteranno a punto un modello di Ford capace di competere contro le imbattibili Ferrari, e con cui si gareggerà un testa a testa al cardiopalma nella famosa Le Mans ’66.

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James Mangold (Walk The Line, Logan – The Wolverine) torna alla regia per ripercorrere il tracciato della storica amicizia tra Carroll Shelby e Mike Miles all’interno del vibrante mondo automobilistico degli anni ’60, segnato dal conflitto tra il commerciale marchio Ford e quello ben più aristocratico, elitario e “vincente” della Ferrari. E se da un lato Shelby incarna il volto pulito del bravo ragazzo in grado di rappresentare la formalità compiaciuta del business (della Ford dell’epoca), di contro Miles veste l’intraprendenza solitaria, il talento e la passione allo stato puro, quegli elementi che fanno il cavallo di razza difficile da domare ma capace all’occorrenza di fare la differenza.

Insostituibile nella messa a punto dei veicoli e vero asso al volante, Miles rappresenta la lotta del singolo contro l’industria e il business, lo scontro del talento contro il marketing (spesso ottuso) del sistema. E sulla lunga, nella gara di resistenza perfettamente incarnata dal circuito di Le Mans, (un circuito dove non bastano la velocità e la resistenza ma serve l’unione delle due cose insieme a quell’istinto capace di guidarti fino e oltre i settemila giri senza “svanire” del tutto) Miles – con il supporto di Shelby – dimostrerà come la passione incondizionata porta dei risultati insperati anche in uno scontro su carta impossibile alla Davide contro Golia. 

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James Mangold segue da vicino e dalla distanza talento e speranza visionaria incarnati da Miles, uomo tanto umile quanto geniale e maledetto, insostituibile e a tratti fuori controllo. In un film che si muove lungo un circuito di velocità e sorpassi, Le Mans ’66 ha tutti i pregi del film d’azione e ad alto tasso adrenalinico in grado di veicolare però anche la profondità e il valore ultimo delle esistenze di cui narra. Muovendosi contemporaneamente lungo la linea orizzontale degli eventi e quella verticale delle emozioni, l’opera di Mangold trova in Matt Damon e soprattutto in Christian Bale (dinoccolato e irriverente al punto giusto) quella profondità umana capace di dire qualcosa oltre le immagini, oltre le gare e i testa a testa, i confronti personali e aziendali, di tracciare addirittura una linea di senso oltre i tanti pericoli della corsa e della velocità spinti ai loro limiti massimi. Perché oltre i settemila giri la macchina con cui corri svanisce, resta solo un corpo che attraversa lo spazio e il tempo, ma hai il “momentum” giusto per chiederti “Chi sei!?”. 

Con abilità registica e solida struttura narrativa Mangold realizza un film di velocità e motori che ha però anche il giusto esistenzialismo, e la giusta intimità, perfettamente veicolata dallo splendido duo di attori Matt Damon e Christian Bale. Il regista newyorkese tiene dunque in equilibrio azione ed emozione lungo un film vibrante che dura “solo” due ore e mezza, ma tocca vette adrenaliniche e d’emozione degne della 24 ore di Le Mans, una delle gare automobilistiche più complesse e appassionanti di sempre. 

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Cinema

RFF14, John Travolta Premio Speciale per The Fanatic di Fred Durst

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La quattordicesima edizione della Festa del Cinema di Roma celebrerà John Travolta assegnandogli il Premio Speciale per la sua interpretazione in The Fanatic di Fred Durst prodotto da Oscar Generale p.g.a. L’attore, due volte nominato all’Oscar®, vincitore del Golden Globe e del premio Emmy, riceverà il riconoscimento martedì 22 ottobre presso la Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica in occasione dell’Incontro Ravvicinato che terrà con il pubblico della Festa.

“Sono felice e onorato di premiare John Travolta per l’interpretazione in The Fanatic – ha detto il Direttore Artistico Antonio MondaUna performance sorprendente e struggente che riesce a mostrare come a Hollywood i sogni si trasformano spesso in incubi”. Nel corso dell’Incontro Ravvicinato, Travolta presenterà The Fanatic, il thriller che lo vede protagonista e che sarà proiettato domenica 27 ottobre alle ore 18 presso il cinema My Cityplex Savoy: nel film, Travolta interpreta Moose, un patito di cinema ossessionato dal suo attore preferito Hunter Dunbar. Per incontrarlo, il protagonista si affida a una fotografa che sa come trovare le case delle celebrità: Moose comincia così a perseguitare l’attore per ottenere l’incontro che pensa di meritare. Le intenzioni di Moose, dapprima innocue, prendono gradualmente una piega oscura.

Durante l’Incontro Ravvicinato, Travolta ripercorrerà inoltre le tappe principali della sua carriera che attraversa quasi cinquanta anni di cinema, teatro e televisione. Fra gli attori più versatili e apprezzati della sua generazione, Travolta raggiunge nel 1977 il successo planetario nei panni di Tony Manero ne La febbre del sabato sera: per la sua interpretazione riceve una nomination agli Oscar® e una ai Golden Globe come Miglior attore. Il successo è ribadito da Grease di Randal Kleiser. Nel 1994, è protagonista di Pulp Fiction di Quentin Tarantino: il memorabile ruolo di Vince Vega gli vale la seconda nomination all’Oscar®. Nel corso dei decenni, Travolta ha lavorato con alcuni dei maggiori registi contemporanei fra i quali Oliver Stone, Terrence Malick, Brian De Palma, Mike Nichols e John Woo.

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