Sono passati dieci anni da quel tragico 11 settembre 2001. Quel giorno rimasero vittime dei quattro attentati che colpirono la città di New York 2.974 persone. Le Torri Gemelle furono distrutte ed, insieme ad esse, numerosi edifici del World Trade Center furono danneggiati. Da quel giorno tutto è cambiato irreversibilmente. Il mondo intero aveva assistito alla scempiaggine commessa dagli esecutori di Al-Qa’ida, fedeli agli ordini della fatwa che imponeva, come dovere di ogni musulmano, di uccidere gli americani. Dieci anni dopo, Roma ricorda quelle vittime e quella strage che ha segnato la vita di ognuno di noi. Il Museo della Centrale Montemartini ospita, dall’11 settembre al 9 ottobre, la mostra Cities of New York, curata da MariaTeresa Cerretelli. Alle immagini è affidato il compito di rievocare alla memoria del visitatore il ricordo di una tragedia giunta al suo decennale eppure così viva nella nostra mente. Immagini che suggeriscono, che evocano, senza drammatizzazioni, ma col solo scatto che perpetua.

Allen Tannenbaum ha immortalato nella serie September 11, 2001 Terror Attack, i momenti più drammatici di quel mattino di settembre. Nella foto Falling man c’è tutto il senso di quel giorno: un uomo si getta dalla finestra del grattacielo, pur sapendo di morire, nella speranza di sopravvivere alle fiamme. L’artista americana Susan Crile rende omaggio alla città di New York attraverso i disegni che ritraggono il collasso della metropoli  americana. Le polaroid di Michael Ackerman ricordano i volti di tutta la gente che quel giorno morì, lasciando negli occhi di chi osserva un senso di rassegnazione, di dolore, eppure la voglia di continuare e di sperare. Insieme a queste opere, vi sono le fotografie di grandi autori dello scatto. Gabriele Basilico, Luciano Bobba, Moreno Gentili, Olimpia Ferrari, Franco Fontana, Maurizio Galimberti.  Ma anche la New York metafisica di Gabriele Croppi che presenta persone isolate ed oscurate dall’imponenza degli edifici americani, creando un autentico capolavoro chiaroscurale attraverso l’uso del bianco e nero. Profondamente evocativa è l’opera di Angelo Bucarelli, Reflection, che attraverso vari oggetti di uso quotidiano rimanda alle cose che popolavano le Torri Gemelle in quei tragici minuti e con l’apertura di uno specchio lo spettatore si osserva, oggetto egli stesso, posto davanti ad una riflessione sul senso dell’umanità, sul suo essere prodotto all’interno della società, cosi come dell’opera di Bucarelli. Giuseppina Caltagirone, invece, ritrae  New York dieci anni dopo, con la sua musica e la sua gioia di vivere, scegliendo la tela come supporto dei suoi scatti.

To those who lost their live to honor and never forget on September 11,2001” appare scritto su un muro della Centrale Montemartini. Già, non dimenticare. Per ricordare le vite di giovani e meno giovani che hanno lasciato per sempre le loro famiglie, le loro case, i loro affetti, la loro vita senza una spiegazione. Senza un motivo. L’arte aiuta a riflettere sul senso della vita, sul senso di vite spese senza avere modo di cambiare quel destino che altri uomini hanno deciso di assegnare.