Prima di presentare in anteprima T2 Trainspotting alla prossima edizione del festival di Berlino 2017, il regista Danny Boyle è stato a Roma per parlare del film alla stampa italiana, nella cornice industriale del Guido Reni District, perfettamente in linea con l’atmosfera dell’atteso sequel del cult del 1996. Ewan McGregor, Ewen Bremner, Johnny Lee Miller e Robert Carlyle tornano nei panni di quei personaggi deliranti ed eccentrici che li hanno resi noti negli anni ’90, per una resa dei conti che guarda al passato in un film più intimo che allucinato, in cui la nostalgia gioca un ruolo fondamentale.

Boyle ha risposto ad una serie di domande, svelando delle curiosità sul progetto che ha riunito Mark Renton, SickBoy, Spud e il folle Begbie per T2 Trainspotting, al cinema dal 23 Febbraio.

La musica ha un ruolo fondamentale anche in questo secondo film come il primo?

Quando abbiamo cominciato a girare il film la Sony ha fatto un sondaggio con il pubblico, chiedendo cosa avrebbero voluto vedere nel sequel di Trainspotting, e molti volevamo la presenza dei 4 personaggi principali, Kelly MacDonald e che la colonna sonora fosse altrettanto bella come quella del primo film. La musica doveva essere quindi fondamentale. Anche qui abbiamo ripreso alcune musiche del film originale, ma riutilizzate in modo diverso per i ricordi e i collegamenti con il passato. Quindi si tratta di pezzi vecchi ma nuovi perchè utilizzati in modo diverso.

Come mai la scelta di montaggio con numerosi flashback che ricordano il primo film?

Era previsto nella sceneggiatura qualche riferimento al primo film. Per esempio quando Spud fa la boxe e poi esce vedendo il grande arco che ricorda una scena di fuga del film del 1996. In totale comunque è solo un minuto di flashback, perchè gli attori stessi hanno avuto dei ricordi sul set e quindi questa cosa ci ha suggerito di innescare il ricordo. Tuttavia non sono flashback troppo lunghi perchè volevamo evitare di mettere troppo del vecchio film e cadere nella nostalgia.

Sono passati molti anni tra i due film, come mai?

Dieci anni fa non avevamo nulla di originale da dire, la storia relativa al romanzo non era buona per un altro film e non ci interessava. Quindi anche se aspettare era un rischio abbiamo preferito così. Nel film Renton dice che ha 46 anni e la sua vita è finita, rispecchiamo un po’ come ci sentiamo tutti ad una certa età. Ci invita a riflettere su cosa è successo ai personaggi, ma anche a noi, nel corso di 20 anni. Abbiamo anche riproposto il motto “Scegli la vita” del primo film, aggiornandolo ai giorni nostri con il peso dei social network e di internet. Questo secondo film tuttavia è molto più personale rispetto al primo. Un film più vicino a noi in un certo senso.

Danny Boyle alla conferenza stampa di T2 Trainspotting a Roma

Qual è il ruolo della speranza in questo secondo film?

Ci si chiede come abbia fatto Spud a superare i 20 anni visto come lo avevamo lasciato in Trainspotting, ma poi anche lui qui trova la sua voce e scopre di avere un talento, quello di scrivere. Begbie anche lui, a suo modo, rappresenta la speranza perchè sembra imparare qualcosa verso la fine del film, e Renton quando torna a casa è come se si scusasse per la lunga assenza. La speranza c’è anche se poca.

Nel film si parla di “Occasione e tradimento”, cosa ci può dire di questo? 

Sicuramente questo concetto era molto presente nel primo film e quindi abbiamo voluto metterlo nel secondo film. Il tradimento come atto di individualismo contro il gruppo, succede anche nella vita a tutti noi, ed è successo anche a noi come team creativo di questo film. Io e Ewan McGregor prima avevamo un’amicizia meravigliosa, ma poi io l’ho tradito… Anche se ci sono state opportunità e tradimenti tra noi poi sul set del secondo film tutto è stato dimenticato e siamo stati benissimo a lavorare insieme.

Mark Renton e SickBoy in T2 Trainspotting

Il riferimento alla giovinezza dei protagonisti ha a che fare con l’annunciato presule di Trainspotting, Skagboys?

E’ accidentale e serve per il racconto, ma per il prequel noi non c’entriamo nulla. Mi sembra che sarà una serie tv, quindi una storia molto più lunga organizzata in diversi episodi, ma non so altro.

Riflessioni di chiusura… 

Questo film, come il precedente, non sono film politici o realistici, ma vivono in una realtà aumentata come in una bolla, diversamente dai film di Ken Loach. La realtà contemporanea ha un effetto su quello che raccontiamo nel film, ma non volevamo fare film politici. Si avverte la delusione e le lezioni imparate nel corso della vita dai protagonisti, chiamati a fare un bilancio personale. Questo film praticamente analizza come gli uomini riescono ad accettare il passare del tempo e come scelgo di andare avanti.