4.338.500 dollari. La cifra batte tutti i record e supera di gran lunga il precedente primato raggiunto dall’autoscatto di Cindy Sherman, Untitled #96, che venne battuta all’asta per la somma di 3,89 milioni di dollari dalla casa d’aste Christie’s lo scorso maggio, divenendo così la fotografia più pagata al mondo. Ora lo scettro di scatto più caro passa a Rhein II di Andreas Gursky, comperato da un acquirente rimasto anonimo, per quasi cinque milioni di dollari, durante l’asta tenuta sempre da Christie’s a New York, martedì 8 novembre. Certo, una fotografia non si giudica mai dal valore economico, bensì dal taglio, dalla luce, dal soggetto, dal fascino che sa suscitare nell’osservatore, e anche dalle imperfezioni, come gli scatti leggermente fuori fuoco di Robert Capa. Fotografare significa scegliere. Scegliere cosa ritrarre e cosa escludere, scegliere il momento da cogliere, l’intensità della luce, scegliere il soggetto che merita di essere immortalato su una memoria esterna rispetto alla mente.

Andreas Gursky è sicuramente uno dei fotografi più apprezzati al mondo per i suoi scatti di grande formato. La fotografia Rhein II, lunga tre metri e mezzo, venne scattata nel 1999 lungo le sponde del Reno e si sviluppa attraverso delle linee orizzontali, in uno stringente rapporto cromatico tra verde ed azzurro. Diversi piani si legano in un vicino-lontano suggestivo e aereo che taglia la rappresentazione. È il colore che crea un impatto emotivo profondo, guidando lo sguardo ad osservare tutti i piani che si sviluppano in profondità. Il critico Calvin Tomkins affermò che “le enormi fotografie panoramiche a colori  ebbero la presenza, il potere formale, e in alcuni casi l’aura maestosa dei paesaggi dipinti del diciannovesimo secolo, senza perdere nulla della loro immediatezza meticolosamente dettagliata tipica delle foto. Il loro soggetto era il mondo contemporaneo, visto spassionatamente e da una certa distanza”.