Salvatore Allocca, giovanissimo ed eclettico regista romano, con all’attivo già molti lavori  tra corti, video musicali e docufilm, sta per vedere realizzato il suo sogno, complice l’uscita nelle sale del suo primo lungometraggio, Come trovare nel modo giusto l’uomo sbagliato, il 26 agosto. Salvatore ha rilasciato, a noi di NewsCinema un’ interessante intervista in cui racconta i suoi esordi e la sua ultima esperienza ispirata alla commedia romantica americana.

 

 

 

Vorrei che mi raccontassi da dove nasce la tua evidente passione per il cinema.

La mia passione per il cinema nasce da bambino perché mio padre, essendo un grande appassionato, mi portava a vedere un film nuovo almeno una volta a settimana. Se avesse saputo che poi, invece di studiare legge come voleva lui, mi sarei iscritto al Dams, credo che avrebbe preferito portarmi a fare lunghe passeggiate educative per le aule di piazzale Clodio… Quando mi sono iscritto all’Università, al Dams  di Roma Tre, ho avuto la fortuna di ritrovarmi in un ambiente pieno di giovani come me che avevano voglia di imparare “facendo”. E così mi sono ritrovato subito a realizzare i primi corti e a lavorare con tante persone, nei ruoli più disparati. Si girava senza soldi e senza pretese, solo per il gusto di imparare e sperimentare. Tutto ciò ha stimolato e accresciuto in me la voglia di trasformare la passione per il cinema in un mestiere da portare avanti con serietà. Devo tantissimo a questo primo periodo.

Raccontami nello specifico la tua esperienza nell’ambito della produzione. Se ce n’è una, in quale circostanza ti sei deciso a buttarti anche nella produzione?

La mia esperienza con la produzione comincia nel 2006 quando ho fondato la Vega’s Project con due amici. Io volevo fare il montatore – ero ancora incerto su che strada percorrere – e il montaggio era un settore che mi appassionava molto e mi sembrava un giusto compromesso per lavorare nel cinema. E la cosa aveva cominciato anche a funzionare: collaboravo con l’Università, montavo cortometraggi, videoclip e qualche documentario. Solo che ben presto il montaggio non mi bastava più, volevo raccontare le mie storie in prima persona. Così l’attività si è ben presto spostata sulla produzione dei contenuti, di cui o facevo la regia o supervisionavo artisticamente i lavori che producevamo. Dal punto di vista economico è stato un disastro… tre ragazzi che si inventano produttori, per quanto talentuosi ma senza esperienza, difficilmente sanno muoversi nel mondo del lavoro… però non ci siamo dati per vinti e nel 2009 abbiamo prodotto il nostro primo lavoro importante, Negli occhi – con la collaborazione di Giovanna Mezzogiorno  -, un documentario biografico su Vittorio Mezzogiorno.  Il film ci ha portato molti riconoscimenti e ha trovato subito distribuzione con Rai Cinema. Ora stiamo terminando un documentario su Agostino di Bartolomei – il capitano della Roma dello scudetto del 1983 – dal titolo 11 Metri, per la regia di Francesco Del Grosso,  e abbiamo in cantiere il mio prossimo film per il cinema, dal titolo Il mio miglior amico ; una black-comedy dal ritmo indiavolato con Gianmarco Tognazzi protagonista.


Hai collaborato alla realizzazione di vari progetti, quale ti ha regalato l’esperienza più significativa e perché?

L’esperienza più significativa credo sia arrivata alla fine del 2009 quando sono stato aiuto regia di Giorgio Molteni sul set di “Oggetti smarriti”, un film per il cinema di prossima uscita. Per me è stato particolarmente formativo lavorare a questo film perché ho potuto collaborare con un regista maturo e di grande esperienza, che mi ha trasmesso molto. Inoltre il produttore del film, Marco Quintili, e l’organizzatore, Christian Scacco, mi hanno notato e segnalato poi alla produttrice Silvia Bonazzi che ha voluto conoscermi e visionare i miei lavori. Chi se lo immaginava che di lì a poco mi avrebbe offerto di co-dirigere con Daniela Cursi Masella, il mio primo film, Come trovare nel modo giusto l’uomo sbagliato, in uscita nelle sale italiane a partire dal 26 Agosto, distribuito da 20th Century Fox… insomma quando si dice “da cosa nasce cosa…”

Raccontami de “L’incantatore di serpenti”, che cosa ha significato per te lavorarci e perché hai scelto di raccontare la storia di un outsider come G. Fusco?

L’incantatore di serpenti per me ha rappresentato una vera e propria avventura picaresca. Io sono un fan di Fusco da diversi anni. Precisamente dal 2006 quando lessi per puro caso Duri a Marsiglia e me ne innamorai follemente. La decisione di realizzare questo film l’ho presa alla fine del 2008 sulla scia della produzione di Negli occhi. Ormai era diverso tempo che raccoglievo materiale sul giornalista spezzino e man mano che prendevo contatti con le persone che lo avevano conosciuto mi rendevo sempre piú conto di quanto fosse stato un personaggio eccezionale e di come la cultura “alta” italiana lo avesse sempre snobbato, addirittura dimenticato. il problema principale era trovare il modo miglior per raccontarlo con un documentario biografico che non svilisse il suo fascino di grande affabulatore dei personaggi di cui ha raccontato le gesta in libri, romanzi e articoli ma soprattutto di sé stesso. Volutamente Fusco, in vita, attraverso i suoi racconti, sia orali che scritti, ha scelto di dipingersi in tantissimi modi diversi. E nemmeno chi dice di averlo conosciuto bene sa con certezza se le storie che si narrano sul suo conto siano reali o immaginarie. La cosa piú interessante per me quindi è stata quella di raccontarlo con un film che definirei una sorta di cinefumetto. Una docufiction senza regole in cui si passa dal documentario di inchiesta, alla fiction cinematografica vera e propria sino al biopic documentario piú classico con tanto di filmati repertorio della Rai degli albori. Il tutto condito da un tono scanzonato e divertito. insomma un grande omaggio alla fantasia di un grande autore italiano da (ri)scoprire. E’ il lavoro a cui sono maggiormente affezionato e sono contento che veda finalmente la luce in dvd ad Ottobre, distribuito da Rai.

Per cambiare un attimo argomento, quali sono i registi che ti ispirano?

Razionalmente non so dirti quali siano i registi che piú mi ispirano. Sono sempre stato onnivoro di cinema e quindi credo sia piú corretto parlare di grandi amori che mi porto nel cuore. In ordine sparso e senza starci troppo a pensare mi viene da citare Truffaut, Welles, Kubrick, Woody Allen, Tarantino, Scorsese, Nora Eprhon, Fatih Akin, Elio Petri, Spielberg, Richard Donner, Zemekies, Monicelli, Guy Ritchie. Ma potrei continuare a lungo…

Quali sono i film della tua vita e a quali periodi si legano?

In cima alla lista c’è sicuramente I Goonies che ha segnato la mia infanzia. Lo avró visto decine di volte e, ancora oggi, lo rivedo con piacere. È  un capolavoro del cinema per ragazzi e mi ha fatto sognare e divertire. Per non dilungarmi troppo, sento di dover ricordare: Pulp fiction che ho visto appena uscito in vhs, di nascosto a mia madre quando avevo 13 anni – il film era vietato ai 14 e i miei, dopo averlo visto al cinema, me lo avevano tassativamente vietato -, e da cui sono stato letteralmente stregato. Il mio gusto cinematografico era stato segnato per sempre. Arancia meccanica, che mi ha fatto scoprire mio padre quando avevo sedici anni, è poi il primo film che ha fatto balenare in me il desiderio di provare un giorno a lavorare nel cinema; infine I 400 colpi, visto per la prima volta da studente all’Universitá. Grazie a questo film ho capito definitivamente cosa volevo fare “da grande”.

Veniamo ora alla tua opera prima, Come trovare nel modo giusto l’uomo sbagliato, come nasce l’idea del soggetto? Parlami della collaborazione con Daniela Cursi Masella.

L’idea del film nasce dal libro omonimo da cui è tratto, di Daniela Cursi Masella. Come ho già accennato, la produttrice Silvia Bonazzi aveva in cantiere questo progetto e mi ha proposto di co-dirigerlo con Daniela, qui alla sua prima esperienza di regia. Silvia ha ritenuto, conoscendo il mio lavoro, che fossi la persona adatta per affiancare Daniela. Inoltre, era convinta che una storia tutta al femminile come quella avesse bisogno anche di un punto di vista maschile per essere sviluppata al meglio. Io poi, devo ammetterlo, sono sempre stato un grande amante delle commedie romantiche! E quando mi è arrivata la proposta di co-dirigere il film, prima di dare una risposta, mi sono preso un po’ di tempo per leggere il copione e riflettere bene se fosse un film nelle mie corde. Ma nella mia testa avevo già deciso. La collaborazione con Daniela è stata importante e fertile. E’ una persona di grande sensibilità ed è proprio grazie a lei che sono riuscito ad “entrare” più in profondità all’interno della storia. A renderla anche mia. Si tratta di un racconto molto al femminile e dunque, per me, è stato  stimolante e divertente avere avuto con Daniela il bel confronto di idee e punti di vista che c’è stato. Del resto devo ammetterlo, prima di donne non ne capivo granchè… Ora ho un quadro molto piú chiaro.

Ci sono influenze dei grandi maestri della commedia all’italiana in questo tuo ultimo progetto?

No, credo che le influenze maggiori vengano dalle commedie brillanti americane. In special modo Accadde una notte ed Harry, ti presento Sally.

Un commento sulle tre protagoniste Francesca Inaudi, Giorgia Surina, Giulia Bevilacqua. Come è stato lavorare con loro e con Enrico Silvestrin?

Lavorare con loro è stato stimolante e formativo. Sono interpreti di grande esperienza che hanno contribuito tantissimo alla riuscita del film. Enrico Silvestrin non lo conoscevo bene. E’ stato una vera e proprio rivelazione per me.

Chi si è occupato della produzione e chi della distribuzione?

Il film è stato prodotto da Silvia Bonazzi con la sua società Home Film. Distribuisce 20th Century Fox