Nel 2007 il New York Magazine ha dedicato la copertina di gennaio a tre giovani artisti newyorkesi, definendoli “figli di Wahrol”, attributo a dir poco impegnativo. Quei tre ragazzi, fotografati distesi uno accanto all’altro mentre dormono, sono Dan Colen, Nate Lowman e Dash Snow, figure illustri del panorama artistico contemporaneo americano, capaci di scuotere una città, già sopra le righe, come New York. Massimo De Carlo, con il coordinamento di Ludovico Pratesi, ha dato vita ad un progetto sui generis, Three Amigos, articolando tre mostre personali in programma contemporaneamente, dal 21 settembre, in tre istituzioni museali romane. Fino al 9 ottobre, Dan Colen, nuovo astro dell’arte contemporanea, dialogherà con le sale barocche del Palazzo Rospigliosi, gioiello dell’architettura del ‘600 con le decorazioni degli artisti più importanti dell’epoca, come Guido Reni, Paoul Bril, Orazio Gentileschi. La sua mostra prevede un lavoro che nasce proprio in rapporto all’ambiente stesso in cui verrà esposto. Nelle sale del Ratto d’Europa, del Ratto di Proserpina, del Ratto di Anfitrite, Colen presenta venti opere che esclamano “Oh Boy!”,Oh Dan”, cercando con ironica dissacrazione di spiazzare lo spettatore che non sa dove volgere lo sguardo, tra i fasti del barocco e la modernità delle tele. Tele che rimandano alla grande stagione della Pop Art per l’uso degli elementi della realtà che vengono eternati sulla tela, bloccando il presente della vita quotidiana.

Per Nate Lowman è la prima mostra personale in Italia. Le opere del giovane americano presentano momenti di una realtà privata propri del suo vissuto. Le sale della galleria dell’American Academy in Rome mostrano, fino all’11 ottobre, dipinti, pannelli, sculture e installazioni, che aprono una finestra sarcastica sulla società attuale, la società dello spettacolo con icone, star e simboli che molto spesso rivelano la loro fragilità. La vera innovazione è l’uso di materiali insoliti che rimanda alla cultura Dada del ready-made duchampiano.  Capitolo a parte merita Dash Snow, personaggio fuori dagli schemi, di cui oggi ci rimangono le sue opere. È morto a New York nel 2009, per overdose di eroina. Eppure è un’artista interprete della rivoluzione in atto, divenendo un punto di riferimento per i giovani artisti newyorkesi fra cui gli stessi Colen e Lowman. Ha saputo sperimentare in tutti i campi, dalla fotografia alla scultura, alle performance, al collage, partendo dalla sua prima attività di writer  per giungere al video, nella sua ultima fase artistica. Nella sala al livello 3 del Macro, per la prima mostra personale dedicata all’artista in un museo, verrà proiettato, fino all’11 dicembre, un video di tredici minuti, Sisyphus, Sissy Fuss, Silly Puss, girato con la Super8, che ritrae un momento di tenera intimità tra una madre ed una figlia, peraltro compagna e figlia di Snow. Non è la perfezione dell’immagine o la struttura del video a generare l’emozione nello spettatore, bensì è la dimensione sospesa e rarefatta di questa storia, che è una storia universale. Insomma Massimo De Carlo ci propone il meglio dell’arte americana, creando un dialogo con i luoghi della cultura romana e dimostrando che gli artisti contemporanei continuano ad avere ancora molto da dire e da produrre, erigendo i monumenti della nostra memoria per le future generazioni.