Piccoli Brividi, le creature da brivido di R.L. Stine invadono il grande schermo
3.6Overall Score
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna sonora
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Molti dei ragazzi cresciuti durante gli anni ’90 ricorderanno certamente con affetto la fortunata collana di libri a tema orrorifico Piccoli Brividi, resa celebre anche nel nostro Paese grazie alla trasmissione dell’ omonima serie TV di culto. Da anni si vociferava di un adattamento cinematografico, con una serie innumerevole di progetti poi mai realizzati che tiravano in ballo nomi altisonanti come quello di Tim Burton. Dopo lunghe trattative e passaggi di testimone, Piccoli Brividi arriva finalmente in sala domani 21 gennaio per la regia di Rob Letterman. Riprendendo uno schema già proposto dallo splendido Nuovo Incubo di Wes Craven, in cui il compianto regista di Nightmare, nel ruolo di se stesso, cerca di riportare Freddy Krueger alla sua dimensione di finzione attraverso la forza del cinema, Piccoli Brividi pone al centro della narrazione proprio il creatore della saga letteraria R.L. Stine, interpretato da Jack Black ma presente personalmente in un piccolo cameo. Lo scrittore ha la necessità di creare racconti per poter domare i mostri della propria mente, per far sì che quelle creature che affollano la sua testa non escano dal loro fittizio mondo di carta per invadere la nostra attuale realtà. È proprio quando questi libri vengono accidentalmente aperti che le creature partorite dal genio dello scrittore si riprendono la loro rivincita, uscendo dalle proprie storie e conquistando finalmente una dimensione empirica e corporea. I mostri in questo caso non sono personaggi estranei, bensì manifestazione della coscienza del protagonista, delle sue paure e delle sue ossessioni. È per questo che lo scontro tra Black e le sue invenzioni è in realtà una battaglia tutta interiore, quella di un uomo chiamato finalmente a far fronte ai propri demoni, a prendere consapevolezza di sé.

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La narrazione non si arresta un attimo, proponendo in ogni sequenza creature sempre nuove e diverse, dai malefici gnomi da giardino viventi alle mantidi religiose giganti, passando per barboncini volanti e lupi mannari. Vero fulcro della vicenda non poteva che essere però il pupazzo parlante Slappy, divenuto con il passare degli anni la più importante icona della fortunata saga di libri, oltre che il protagonista indiscusso di numerosi racconti. Ma come lo stesso creatore della serie ci insegna, “qualsiasi storia è composta da tre momenti fondamentali: il prologo, lo svolgimento e il twist“. Piccoli Brividi non fa quindi eccezione, proponendo nel finale un colpo di scena che sovverte quanto precedentemente visto e capovolge il senso di tutta la narrazione. È proprio in quel momento che si avvertono gli sforzi del regista Letterman, la volontà di andare oltre la semplice pellicola di intrattenimento colorata ma vuota, attraverso una sceneggiatura in grado di catturare anche gli spettatori più esperti. Una sceneggiatura che, pur riproponendo le ormai classiche e abusate convenzioni del genere, dai due innamorati protagonisti al terzo comprimario impacciato, riesce a sorprendere in più di una occasione, grazie a una scrittura sempre divertente e intelligente. Dalle scene con protagonisti gli improbabili poliziotti di quartiere, di evidente matrice landisiana, agli scambi di battute tra il ragazzo e lo scorbutico scrittore (“smettila di pretendere di voler essere Stephen King“), Piccoli Brividi riesce a strappare più di una risata e a ricreare la giusta atmosfera ironica e scanzonata.

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Pur costruendo una pellicola divertente e ben realizzata, con un ritmo sempre frenetico e una sceneggiatura decisamente più interessante delle molte che affollano il genere di riferimento, Rob Letterman non riesce però ad aggiungere nulla di nuovo o originale sul piano artistico e visivo a quanto già visto in altre opere per ragazzi. Piccoli Brividi, quindi, pur non riuscendo a trovare una sua precisa identità cinematografica, trae la propria forza esclusivamente dalla prorompente componente fantastica dei romanzi alla sua base. Alla fine dei conti, forse, non era lecito aspettarsi altro. Il film di Letterman è infatti una pellicola ben scritta e confezionata, in grado, con il suo ritmo sempre serrato, di coinvolgere e divertire lo spettatore. Un prodotto che, pur non riuscendo a raggiungere le vette autoriali di pellicole come Gremlins e affini, è probabilmente destinato a far breccia nel cuore dei tanti spettatori più giovani, grazie al suo irresistibile umorismo e ad una verve sempre fresca e mai derivativa.

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