Giunti al loro quarto album in studio in ben sette anni di carriera, i Kasabian si presentano con un lavoro coinvolgente, fatto di punte esplosive, in una miscela perfetta di indie rock, britpop e una giusta dose di elettronica.
Velociraptor!, questo il titolo dell’album, si apre con Let’s Roll Just Like we used to. Il brano inizia con un lamento remoto che accompagna, a suon di tromba e di atmosfere “alla Sergio Leone“, verso la seconda traccia e singolo di lancio, Days are forgotten. Un sound retrò,  fatto di cori che ricordano le sigle dei telefilm anni ’60 e  un ritmo accattivante. Un brano che esprime perfettamente la strada che i
Kasabian hanno deciso di seguire nelle 11 tracce. A seguire trovano spazio due splendide ballate, Goodbye Kiss e La Fée Verte, quest’ultima contaminata e aiutata dall’elettronica che ne amplifica l’atmosfera surreale.  è proprio in brani come questi che i Kasabian dimostrano la loro bravura nel riuscire a fondere perfettamente due generi così diversi, opposti tra il rock retrò e l’elettronica moderna (in stile Chemical Brothers). Quest’ultima infatti si presenta per lò più nella
seconda parte dell’album con pezzi come Acid Turkish Bath (Shelter From The Storm), Velociraptor!,
o I hear voices, mantenedo però sempre retrogusto orientale grazie al sapiente uso di archi, chitarre,
bassi e trombe. Segue una nuova parentesi con due brani prettamente indie rock, Rewired e Man of  Simple
Pleasures che sfumano nuovamente nell’elettronica di Switchblade Smiles.
Questo viaggio si chiude con Neon Noon, un brano acustico accompagnato da tastiere elettroniche che lo rendono a tratti irreale.

Una perfetta conclusione per sublimare un’accurata contaminazione di generi che i Kasabian dimostrano di saper
gestire in maniera quasi impeccabile.