Abbiamo visto in occasione della settima edizione del Roma Fiction Fest il deludente season finale di una delle serie più chiacchierate dell’anno: Under the Dome. Tratta dal romanzo di Stephen King e interpretata da Mike Vogel, Rachelle Lefevre, Dean NorrisNatalie Martinez e Britt Robertson Under the Dome segue le vicende della cittadina di Chester’s Mill, improvvisamente tagliata fuori dal mondo da una misteriosa e impenetrabile cupola comparsa dal nulla. Impossibilitati a fuggire o uscire dalla città i cittadini di Chester’s Mill iniziano a sviluppare tecniche di autogoverno e tentativi di fuga. Ma la realtà celata dietro la cupola è ben più misteriosa di qualsiasi spiegazione razionale e scientifica e custodisce il segreto della sopravvivenza di tutto il mondo.

Under-The-Dome3Posta a metà strada tra Lost e Visitors, Under the Dome presenta un finale di stagione totalmente al di sotto delle aspettative. Dopo un’ intera stagione dedicata ad improbabili colpi di scena e presunte rivelazioni, Under the Dome regala la solita conclusione lostiana in cui i nodi più che venire al pettine si intersecano ancora di più: capiamo (su per giù) cosa sia la cupola e la mini cupola, vediamo il nuovo leader del gruppo e intuiamo alcuni giochi di potere della cittadina. Ma ovviamente tutto il resto rimane avvolto nel nulla e non probabilmente per abilità degli sceneggiatori, ma per la possibile e probabile mancanza di senso della serie in sè. Inoltre tutto in Under the Dome ricorda Lost: la cupola misteriosa apparsa dal nulla (l’isola), la comunità di Chester’s Mill (i naufraghi costretti a riorganizzarsi secondo nuove dinamiche di potere), perfino il villain perennemente sospeso tra il bene e il male (Locke). E allora che senso ha portare avanti quella che è semplicemente la brutta copia di un cult della televisione? Senza contare poi che Under the Dome  presenta terribili problemi di sceneggiatura, un cast decisamente poco talentuoso (con l’eccezione di Dean Norris), effetti speciali ridicoli e una storia già vista e poco accattivante. Per questi motivi Under the Dome risulta l’ennesima serie che, pur avendo un ottimo potenziale e grandi nomi (parliamo di Spielberg e King) delude rivelandosi un clamoroso buco nell’acqua.