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Auguri a Dwayne “The Rock” Johnson: 10 scene indimenticabili tratte dai suoi film

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Il 2 maggio 1972 nasceva in California, nella cittadina di Hayward, Dwayne Johnson, universalmente conosciuto come il nome di The Rock. Ci troviamo quindi oggi a festeggiare le quarantacinque candeline, e per farlo abbiamo deciso di ripercorrere la sua prolifica carriera. Pur avendo cominciato la sua attività nel mondo della WWE, grazie alla quale è diventato famoso in tutto il mondo, il muscoloso Dwayne Johnson ha dimostrato di saper essere anche un bravo interprete sul grande e piccolo schermo.

Il suo personaggio nella serie Fast & Furious è ormai una vera icona, ma il simpatico attore americano ha dimostrato una certa versatilità, finendo per cantare e doppiare un personaggio nel recente cartone animato Oceania. Nel futuro prossimo lo vedremo protagonista insieme a Zac Efron del reboot di Baywatch. Per festeggiare i 45 anni di The Rock vogliamo ricordare alcune scene particolarmente memorabili tratte dai suoi film. 

Agente Smart: Casino Totale – La scena del bacio

È davvero difficile indicare il momento più esilarante della folle commedia con protagonista Steve Carell, ma la scontro finale con Agente 23 merita sicuramente un riconoscimento. Impossibile trattenere le risate davanti a quel bacio inaspettato.

Una spia e mezzo – “I don’t like bullies”

Nonostante la stazza, Dwayne Johnson è un buono. E lo dimostra questa scena tratta dalla commedia con Kevin Hart. Anche The Rock odia i bulli. 

Pain & Gain – K.O.

Considerato da molti uno dei lavori più riusciti del controverso regista Michael Bay, Pain & Gain è una commedia sgangherata con protagonisti il nostro The Rock e Mark Wahlberg. Quella del “k.o.” ai danni del povero Tony Shalhoub rimane una delle scene più divertenti. 

Fast Five – La sfida con Vin Diesel

Uno dei momenti più significativi della saga di Fast & Furious è sicuramente lo scontro tanto atteso tra Vin Diesel (Dominic Toretto) e Dwayne Johnson (Luke Hobbs). Botte da orbi tra due pesi massimi. 

Hercules – I tre lupi

Hercules non sarà certamente ricordato come uno dei momenti più riusciti della carriera di Dwayne Johnson, ma vedere combattere l’ex-wrestler contro tre famelici lupi in CGI non è cosa da tutti i giorni. 

Oceania – You’re Welcome

Pur non apparendo “fisicamente” nel film Disney, The Rock ha prestato la voce al personaggio di Maui. Della colonna sonora di Oceania, “You’re Welcome” è certamente il brano più conosciuto. Il muscoloso attore si è persino esibito dal vivo sul palco degli scorsi Academy Awards.

Corsa a Witch Mountain – Il “meme”

Non sarà certo una scena particolarmente significativa nella filmografia di Dwayne Johnson, ma questo breve spezzone tratto da Corsa a Witch Mountain è diventato uno dei meme più condivisi e abusati del web.

I poliziotti di riserva – Il salto dal tetto

Tra le morti cinematografiche più esilaranti di sempre un posto speciale lo merita quella dei due poveri agenti Samuel L. Jackson e Dwayne Johnson nello spassoso I poliziotti di riserva di Adam McKay. Mai gettarsi dal tetto di un palazzo, perché finisce sempre male. Anche nei film. 

Fast & Furious 7 – Hobbs vs Shaw

Se lo scontro con Vin Diesel è uno dei momenti più amati del franchise Fast & Furious, il duello con Jason Statham (Ian Shaw) nel settimo capitolo non è da meno. Anche in questo caso i due se le danno di santa ragione. 

Cambio di gioco – Muscoli in mostra

Dwayne Johnson è certamente conosciuto anche per i suoi addominali scolpiti. Non è un caso che nella commedia del 2007 diretta da Andy Fickman li usi per far colpo sulla bella Roselyn Sànchez

Giornalista cinematografico. Fondatore del blog Stranger Than Cinema e conduttore di “HOBO - A wandering podcast about cinema”.

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5 film con un trucco prostetico da Oscar

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Christian Bale- trucco prostetico- newscinema.it

Trucco prostetico- newscinema.it

C’è ancora una parte di Hollywood che piuttosto che spendere milioni in VFX, preferisce ancora i bei vecchi metodi tradizionali. Ecco 5 film che hanno portato nelle sale il miglior trucco prostetico.

Il trucco prostetico ha un ruolo importantissimo all’interno della produzione di un film, è vitale quasi quanto gli attori stessi perché se fatto male, tutto quello che si cercava di esprimere attraverso il film, cade e nemmeno la post produzione può salvarlo.

Ha l’importantissimo compito di trasformare gli attori in personaggi che spesso diventano iconici: si serve, come dice anche il nome, di protesi scolpite o stampate, spesso in lattice o plastilina che i make-up artist usano per realizzare maschere e costumi strabilianti.

In attesa di The Whale

Spesso vengono realizzate al momento sul corpo dell’attore o attrice stesso/a. Ecco perché quando viene il momento di andare in camerino a prepararsi, l’attore potrebbe svegliarsi 6 o 10 ore prima delle riprese per poter essere truccato.

In attesa di vedere al cinema dal 23 Febbraio The Whale con un ottimo trucco fatto a Brendan Fraser per interpretare il protagonista del film di Darren Aronofsky vi ricordiamo alcuni dei miglior trucchi prostetici nei film.

Charlize Theron- Monster

Charlize Theron- Monster- newscinema.it

Charlize Theron- newscinema.it

Monster è un film ispirato alla vera storia della prostituta statunitense Aileen Wuornos che uccise ben 7 uomini prima di essere giustiziata.

Nel film, l’attrice Charlize Theron ha ottenuto diversi riconoscimenti come l’Oscar come Miglior Attrice, anche perché per il ruolo ha dovuto perdere 15 chili e sottoporti ad un trucco speciali che le ha bruciato i capelli e le sopracciglia. Ha indossato anche una protesi dentale.

Gary Oldman- L’ora più buia

Gary Oldman- trucco- newscinema.it

Gary Oldman- newscinema.it

Per il ruolo del primo ministro inglese, Winston Churchill, l’attore premio oscar Gary Oldman si è dovuto sottoporre a 200 ore totali di lavoro: per invecchiare il volto dell’attore infatti, sono state utilizzate dal make-up artist, Kazuhiro Tsuji, delle protesi facciali sul collo, guance, naso e mento.

Oldman ha perfino indossato una parrucca lavorata per riprodurre al meglio il volto del primo ministro britannico. Il risultato penso sia uno dei migliori nella storia del cinema. Oscar al miglior Trucco meritatissimo.

John Hurt- The Elephant Man

The Elephant Man è un film del regista David Lynch del 1980 e racconta la storia di Joseph Merrick colpito dalla sindrome di Proteo e morto nel 1890.

Il lavoro della zona trucco che c’è sopra è strabiliante: per trasformare l’attore infatti, furono utilizzati e studiati i calchi originali della testa, del braccio e del piede di Merrick. Questi infatti vengono conservati ancora presso il London Hospital. Per l’attore anche fu un’impresa ammirevole: doveva sottoporti a oltre sette ore di trucco per indossare la protesi.

Colin Farrell- The Batman

Come non menzionare lo splendido lavoro fatto nel film di Matt Reeves, The Batman, per quanto riguarda il trucco di Colin Farrell nei panni del ‘Pinguino’ .

Il trucco era così fatto bene che l’attore, vagando per il set non veniva riconosciuto nemmeno dai propri colleghi che subito dopo avrebbero dovuto girare uno stock di scene con lui. Per questo ruolo, Farrell ha dovuto subirsi più di 7 ore in sala trucco: la protesi è in lattice ed è stata creata da Mike Marino.

Jacob Tremblay- Wonder

Questo film commuove fino all’inverosimile: Jacob Tremblay infatti, interpreta un ragazzino che convive con la sindrome di Treacher Collins e che ha dovuto sottoporsi a moltissimi interventi per poter riacquisire la vista, l’udito e la parola, causandogli però la malformazione della faccia.

L’interprete di Augey ha solo nove anni e al tempo, indossava una protesi facciale creata da Arjen Tuiten conosciuta anche per il make up del film Il labirinto del Fauno e Maleficent.Nel breackdown del film, si può vedere come l’attore ha dovuto indossare un elmetto meccanico che è stato applicato sulla testa per poter simulare le espressioni delle sopracciglia.

 

 

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Il Sanremo dei cinefili 2023: un film per ognuna delle 28 canzoni in gara

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Sanremo 2023 canzoni film

Sanremo 2023 per cinefili – NewsCinema.it

(in collaborazione con Letizia Rogolino)

Dal 7 all’11 Febbraio 2023 si svolge Sanremo 2023 su Rai 1 e, da inguaribili cinefili, abbiamo pensato di abbinare un film a ognuna delle 28 canzoni in gara. Potete annotarvi i titoli e recuperarli durante o a fine festival se vi va.

Il festival della canzone italiana promette grandi emozioni e tanta musica anche quest’anno. Condotto da Amadeus in compagnia di Chiara Ferragni, Francesca Fagnani, Paola Enogu e Chiara Francini, Sanremo 2023 andrà in onda dal 7 all’11 Febbraio in prima serata su Rai 1.

28 le canzoni in gara che il pubblico e la stampa non vedono l’ora di ascoltare, ma noi amanti del cinema – che della musica in fondo non può fare a meno – abbiamo deciso di vivere Sanremo a modo nostro. In questo articolo, pertanto, abbiamo provato ad abbinare un film al titolo di ognuna delle canzoni dei big che si esibiranno sul palco dell’Ariston quest’anno.

Un film per ogni canzone di Sanremo 2023

Un collegamento immediato, senza tenere conto di tutto il testo della canzone. Abbiamo letto ogni titolo e abbiamo scelto il primo film che ci è venuto in mente per una sorta di associazioni di idee che condividiamo con voi in poche righe.

Potete segnarvi i titoli come consigli di visione, e magari recuperarli o rivederli durante o dopo il festival, se vi va. Quindi che il Sanremo dei cinefili abbia inizio…dirige il regista, canta la celluloide!

Ariete – Mare di guai: Un giorno di Ordinaria Follia (1993)

Ritrovarsi immerso in un mare di guai, dallo stress del traffico cittadino agli imprevisti di una giornata storta che ti divora e ti risputa fuori, mettendo alla prova la tua salute mentale.

La Forma dell'Acqua

La Forma dell’Acqua – Newscinema.it

Gianmaria – Mostro: La Forma dell’Acqua (2017)

La creatura anfibia nata dalla mente di Guillermo Del Toro, è da molti ritenuta ingiustamente mostruosa in quanto limitati alla forma, a differenza di una donna che se ne innamora superando facilmente gli ostacoli di genere.

Anna Oxa – Sali (Canto dell’anima): Sette Anni in Tibet (1997)

Nel film del 1987 di Jean-Jacques Annaud, Brad Pitt è un giovane scalatore tedesco che, mentre sfida l’altezza sfidando le montagne dell’Himalaya, vive una crescita personale e spirituale.

Sette anni in Tibet

Sette Anni in Tibet – Newscinema.it

Giorgia – Parole dette male: Frankenstein Junior (1974)

Tutti ormai conoscono le iconiche sequenze e le geniali battute del capolavoro di Mel Brooks co-sceneggiato insieme al protagonista Gene Wilder, che tra versi e parole indecifrabili segnano un classico della storia del cinema. “Lupo ululà e castello ululì”.

I Cugini di Campagna – Lettera 22: Ladro di Orchidee (2002)

Tra lettere e metacinema si dirama la storia di uno sceneggiatore, a metà tra un blocco creativo ed esistenziale, che involontariamente dà vita a un suggestivo e intricato thriller dal sapore drammatico.

Lazza – Cenere: Firestarter (2022)

Remake del cult datato 1984 con protagonista una giovanissima Drew Barrymore, riadatta una storia fatta di fuoco e superpoteri, con una bimba capace di incenerire ogni obiettivo le si metta davanti, minando la sua quiete e lasciando spazio alla cieca rabbia.

Leo Gassmann – Terzo cuore: La La Land (2016)

Due cuori innamorati che condividono però un terzo amore, quello per l’arte. Un amore intenso che invade l’anima a tal punto da arrivare a sacrificare l’istinto per la ragione. Questo è il capolavoro di Damien Chazelle.

Levante – Vivo: La vita è meravigliosa (1946)

Uno dei lungometraggi più caldi e avvolgenti della storia del cinema spesso associato al Natale, di certo non può scindere il legame innato con la vita, come inno alla positività e alla voglia di trovare l’ottimismo ovunque.

Madame – Il bene nel male: The Departed (2006)

Oltre ad essere il sottotitolo in italiano, ‘il bene e il male’ segna il binomio alla base di questo Scorsese-Movie, dove intrecci thriller e un cast esagerato, pongono l’asticella qualitativa a livelli sorprendenti.

Mara Sattei – Duemilaminuti: Zack Snyder’s Justice League (2021)

Non proprio 2000 ma 242 sono i minuti che sigillano la personale visione della Justice League da parte di Zack Snyder. Un ritmo dilatato e lungaggini evitabili segnano un altro titolo di un autore privo del dono di sintesi.

Barbarian

Barbarian – Newscinema.it

Modà – Lasciami: Barbarian (2022)

Un po’ ironicamente, l’associazione con la sorpresa horror dello scorso anno con questa canzone nasce dal legame morboso tra l’inquietante creatura e la protagonista. La prima non può fare a meno di sentirsi come una madre impossibilitata a lasciare la figlia e la perseguita senza sosta.

Mr. Rain – Supereroi: The Avengers (2012)

I supereroi tra i supereroi, il gruppo che cinematograficamente ha aperto la strada nel 2012 a ciò che oggi è normalità. Il film di Joss Whedon accomuna diversi eroi Marvel già introdotti e ne fa un’esplosiva formula vincente.

Olly – Polvere: Dune (2021)

Di polvere ce n’è da vendere nell’ultimo lavoro di Denis Villeneuve, dove tra deserti e vermoni giganti che li abitano, si delinea un racconto di dinastie capitanato dalla più effervescente tra le giovani star di Hollywood, Timothée Chalamet.

Mad Max: Fury Road

Mad Max: Fury Road – Newscinema.it

Paola & Chiara – Furore: Mad Max Fury Road (2015)

Un’esplosione eccitante e fumosa tra corse in auto e azione tensiva, che vive grazie a una cura tecnica ai limiti della perfezione. Ecco tutto il furore che emana il 6 volte premio Oscar ideato da George Miller.

Rosa Chemical – Made in Italy: House of Gucci (2021)

Cosa c’è di più Made in Italy della moda? Ridley Scott sembra averlo intuito. Servendosi di volti noti come Adam Driver, Lady Gaga, Al Pacino e Jared Leto, ci racconta gli intrighi che sussurrano tra le pareti di casa Gucci.

Sethu – Cause perse: Accattone (1961)

Tragedia e poetica si fondono nel film d’esordio registico di Pier Paolo Pasolini. Una storia di sopravvivenza dove il dramma e l’ironia disegnano il ritratto di un uomo che vaga senza meta, sprecando la propria esistenza fino all’epilogo.

Shari – Egoista: Il Diavolo veste Prada (2006)

Una Meryl Streep calzante come al solito, dipinge i tratti severi di Miranda Priestley, l’iconica direttrice della rivista di moda Runway. Egoismo, tirannia e polso fermo sono linee guida per la crudele e influente donna di successo.

Via Col Vento

Via Vol Vento – Newscinema.it

Articolo 31 – Un bel viaggio: Nomadland (2020)

“Un bel viaggio” che ci ha regalato negli ultimi tempi il cinema è senza dubbio Nomadland di Chloe Zhao con Frances McDormand nei panni di una donna che, dopo aver perso il marito e il lavoro, sperimenta la vita nomade in viaggio da sola per l’America.

Colapesce Dimartino – Splash: Splash – Una Sirena a Manhattan (1984)

Beh, questo collegamento era facile. Il film di Ron Howard con Tom Hanks e Daryl Hannah racconta una storia d’amore impossibile e romantica tra un essere umano e una sirena che lascia l’oceano per amore, scatenando l’isterica curiosità di scienziati e media.

Colla Zio – Non mi va: Il Grande Lebowski (1998)

Il personaggio più pigro del grande schermo che incarna l’espressione “Non mi va” per noi è sicuramente il “Drugo”, lo scapolo fannullone, interpretato da Jeff Bridges nel film dei fratelli Coen, che passa le sue giornate in vestaglia, fumando spinelli e giocando a bowling.

Coma_Cose – L’addio: COCO (2017)

Il dolore e la malinconia dell’addio è il cuore del film d’animazione che trae ispirazione dalla tradizione messicana, affrontando il tema della perdita tra le musiche e i colori del folkloristico e spirituale Dìa de Muertos. Preparate i fazzoletti!

Elodie – Due: CAROL (2015)

Due è un titolo che suggerisce tante storie, ma noi abbiamo associato da subito una storia d’amore. Tra le tante che hanno animato il grande schermo abbiamo scelto quella appassionata e tormentata tra le intense Rooney Mara e Cate Blanchett nel film di Todd Haynes.

Gianluca Grignani – Quando ti manca il fiato: BURIED – Sepolto (2010)

A Ryan Reynolds manca decisamente il fiato nel thriller claustrofobico di Rodrigo Cortes. Un’avventura ad alta tensione di un uomo che si risveglia in una cassa di legno con un accendino e un Blackberry.

LDA – Se poi domani: Via Col Vento (1939)

Domani è un altro giorno” diceva Rossella O’Hara nell’epico ed emozionante kolossal con Viven Leigh e Clarke Gable. Il maggiore incasso nella storia per più di un quarto di secolo e vincitore di ben 10 premi Oscar nel 1940.

Marco Mengoni – Due vite: Face Off (1997)

Nicolas Cage e John Travolta, un terrorista e un agente dell’FBI che si scambiano l’identità per un action movie ad alta tensione diretto da John Woo. Assurdo ma geniale ed è diventato ormai un vero cult.

Tananai – Tango: Ultimo Tango a Parigi (1972)

Sensualità, provocazione, dramma nel film discusso e amato di Bernardo Bertolucci con Marlon Brando e Maria Schneider. Un uomo d’affari americano di mezza età incontra una giovane donna di Parigi e tra i due esplode una travolgente relazione sessuale sullo sfondo della romantica capitale francese.

Scemo e più Scemo

Scemo e più Scemo – Newscinema.it

Ultimo – Alba: La città verrà distrutta all’alba (2010)

In un attimo la pacifica cittadina di Odgen Marsh si trasforma in un inferno di sangue e violenza. I cittadini sembrano infettati da un virus che li fa esplodere di rabbia. Adrenalina pura in questo horror di fantascienza con
Timothy Olyphant.

Will – Stupido: Scemo e già scemo (1995)

Jim Carrey e Jeff Daniels sono due folli senza freni in questa commedia diretta da Peter Farrelly. Gag, imprevisti e una comicità vulcanica in perfetto stile anni ’90.

 

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Decision to Leave: la spiegazione del finale | Assumersi le proprie responsabilità

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Una scena di Decision to Leave (fonte: IMDB)

Una scena di Decision to Leave (fonte: IMDB)

Decision to Leave, l’ultimo film di Park Chan-wook (Old Boy, Lady Vendetta) è da pochissimo uscito nelle sale italiane, dopo aver conquistato il pubblico di Cannes. Il suo nuovo film, a metà tra thriller e melodramma, ha lasciato però molti spettatori con diverse domande inevase. Cerchiamo di dare una risposta con l’aiuto dello stesso Park Chan-wook.

Park Chan-wook è un regista che, a differenza di quelli che preferiscono mantenere il mistero attorno alle proprie opere, parla sempre volentieri dei suoi film, offrendo spunti di riflessioni o nuove angolazioni da cui osservare le intricate storie che coinvolgono i personaggi.

È anche il caso di Decision to Leave, nuovissimo thriller che si muove avanti e indietro nel tempo e sceglie molto spesso l’ambiguità anziché la chiarezza. Lo avete già visto in sala e avete alcune domande sul finale? Cerchiamo di dare una risposta insieme allo stesso regista.

Una scena di Decision to Leave (fonte: IMDB)

Una scena di Decision to Leave (fonte: IMDB)

Dopo aver ucciso il suo secondo marito, Seo-Rae si reca su di una spiaggia, scava una fossa nella sabbia e ci si cala dentro, aspettando che la marea la ricopra, così da annegare.

È questa la sua definitiva “decisione di andarsene”. Hae-Jun, dopo aver seguito con attenzione tutti gli indizi, arriva finalmente su quella stessa spiaggia, ma trova soltanto l’auto vuota di Seo-Rae e il suo cellulare. Di lei nessuna traccia.

Seo-rae si uccide perché si è innamorata di Hae-jun – lo dice nel suo messaggio – ma capisce che non potranno mai stare insieme, essendo lei colpevole di omicidio. Allo stesso tempo, però, conoscendo la sua ossessione per i casi irrisolti, decide di lasciarlo con un mistero che non sarà mai in grado di svelare: scoprire esattamente cosa è successo a lei e al suo corpo.

A detta di Park Chan-wook, il suicidio di Seo-Rae è un modo di riconoscere la sua responsabilità come assassina. Il solo agire nei confronti di uno sbaglio che si è commesso assume per Park Chan-wook, quindi per Seo-Rae, una dimensione sacrale. Con l’assassinio del secondo marito, la donna ha protetto la reputazione dell’amato Hae-Jun, e quindi gli unici conti in sospeso da chiudere sono quelli che ha con se stessa.

Il finale di Decision to Leave secondo Park Chan-wook

“I personaggi dei miei film si assumono sempre la responsabilità delle loro azioni, che non sono sempre encomiabili. E per farlo sono disposti a gesti estremi, che qualcuno giudicherebbe anche eccessivi. Ma è proprio quella volontà ad agire nonostante tutto che può essere considerata sacra” ha spiegato Park Chan-wook in una recente intervista.

Una scena di Decision to Leave (fonte: IMDB)

Una scena di Decision to Leave (fonte: IMDB)

Il modo in cui Seo-rae sceglie di espiare la colpa dei suoi omicidi attraverso il suicidio può lasciare gli spettatori malinconici o indispettiti, ma secondo il regista non è tanto il modo in cui il personaggio sceglie di accettare i propri errori ad essere cruciale, bensì il fatto che questo senta una necessità inderogabile su di sé, che non gli permetterebbe ugualmente di vivere.

Nel finale di Decision to Leave, secondo Park Chan-wook, emerge tutta la “differenza tra accettare la responsabilità delle proprie scelte e agire effettivamente in base a tale accettazione”.

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