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Scandalo banche dati a Napoli, spiati anche i VIP tra cui Alex Britti a Lory Del Santo. Rischi e conseguenze

Un’indagine della Procura di Napoli svela una rete di accessi abusivi alle banche dati dello Stato: dossier segreti venduti a pochi euro, nel mirino anche grandi nomi della musica e del cinema.

Il mondo dello spettacolo, del cinema e della musica finisce al centro di un gigantesco e inquietante caso di spionaggio informatico in Italia. Una massiccia operazione coordinata dalla Procura di Napoli ha scoperchiato un sistema criminale ramificato che violava sistematicamente i server dello Stato.

I dati personali, bancari e riservati di altissimi dirigenti, sportivi e celebrità della televisione venivano regolarmente sottratti e rivenduti al miglior offerente. Tra le vittime eccellenti di questa massiccia violazione della privacy spiccano nomi famosissimi del nostro panorama culturale.

Nei file sequestrati dagli inquirenti compaiono infatti il cantautore Alex Britti e l’attrice, regista e icona della TV Lory Del Santo. Ma la lista dei VIP finiti nel mirino è lunghissima e tocca anche lo sport e l’alta finanza, includendo gli ex portieri dell’Inter Julio Cesar e Alex Cordaz, fino a grandi capitani d’industria come l’ex amministratore delegato di Piaggio Roberto Colaninno.

Il “tariffario delle spiate” e i 600mila accessi abusivi

L’inchiesta, che conta ben 85 indagati e 10 persone arrestate (tra cui un agente di polizia in pensione e tre esponenti delle forze dell’ordine ai domiciliari), ha svelato dettagli sconcertanti su come funzionasse il mercato nero delle informazioni sensibili.

L’organizzazione criminale, che rivendeva i dossier ad agenzie di investigazione privata in tutta Italia, aveva stabilito un vero e proprio tariffario fisso. Il prezzo per violare la privacy di un personaggio famoso o di un comune cittadino era incredibilmente basso: dai 6 ai 25 euro per dossier, a seconda della banca dati che andava consultata (dall’INPS all’Agenzia delle Entrate, passando per Poste Italiane e gli archivi della Polizia).

A lasciare senza parole gli investigatori sono stati i numeri della violazione: un solo agente infedele è riuscito a compiere da solo 600.000 accessi illeciti, mentre un suo collega ne ha totalizzati 130.000. Durante il blitz sono stati sequestrati un server centrale con oltre 15mila file protetti e denaro contante per ben 1,3 milioni di euro.

Alex Britti
Alex Britti (Foto: Wikimedia Commons/Marta Lorenza e Vincenzo Iaconianni) – Newscinema.it

Scandalo banche dati: “Inaccettabile, c’è troppa superficialità”

Il caso ha sollevato un’ondata di sconcerto tra gli esperti di sicurezza informatica. Come è possibile che un dipendente pubblico possa consultare centinaia di migliaia di volte dati riservati senza far scattare un allarme immediato?

Sul piede di guerra Michele Colajanni, docente all’Università di Bologna e tra i massimi esperti di cybersecurity in Italia, che ha commentato duramente la notizia parlando di “cialtroneria e sciatteria, nel migliore dei casi”:

Ogni accesso è registrato e tracciato dal sistema informatico. Il funzionario deve inserire password e username. Dunque resta nero su bianco chi è entrato, quando e perché. Ci sono report automatici per conteggiare gli ingressi e dopo un certo numero dovrebbe scattare un alert per chi vigila. In questo caso parliamo di centinaia di migliaia di accessi. O è mancato l’allarme oppure è rimasto inascoltato. Temo sia un problema di superficialità e mancata supervisione“.

L’Italia sotto attacco: scandalo banche dati a Napoli

Questo nuovo scandalo si inserisce in un momento storicamente delicatissimo per l’Italia, che si riscopre sempre più vulnerabile sul fronte digitale. L’esperto ha voluto però fare una netta distinzione tra le diverse minacce informatiche che stanno colpendo il Paese.

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Come nel caso dell’inchiesta di Napoli o del recente scandalo di Banca Intesa Sanpaolo (sanzionata con una maxi-multa da 31,3 milioni di euro per le spiate ai danni di Giorgia Meloni), i criminali sono già “dentro casa” e abusano delle loro chiavi d’accesso.

Offensive guidate da pirati informatici stranieri. Solo negli ultimi mesi si sono registrate gravi intrusioni di origine cinese nei sistemi del Ministero dell’Interno, oltre a pesanti attacchi ransomware ai danni dell’Università La Sapienza di Roma e alla filiale IBM Sistemi Informativi, fornitrice di Inps e Inail.

In un’epoca segnata da una complessa “guerra ibrida” internazionale, la protezione delle informazioni personali diviene un asset fondamentale della sicurezza nazionale. L’inchiesta di Napoli dimostra che nessuno, dai grandi nomi del cinema e della musica fino al piccolo commerciante, può dirsi oggi davvero al sicuro.

Redazione Digital
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