Berlinale 73: The Adults | un viaggio nell’età adulta

recensione The Adults
The Adults – Foto: Newscinema.it

In programma alla Berlinale 73 abbiamo visto The Adults di Dustin Guy Defaticano con Michael Cera e Sophia Lillis. Di seguito la nostra recensione.

Presentato alla 73° edizione della Berlinale, il film in questione è scritto e diretto da Dustin Guy Defa e ha una durata di 88 minuti.

All’interno del cast troviamo Michael Cera, Hannah Gross e Sophia Lillis e pur essendo di taglio internazionale, al momento non si conosce una data di uscita italiana.

The Adults: la trama del film

Eric è un ragazzo timido e riservato almeno nei sentimenti più profondi. Dopo tempo torna nella propria città natale per fare una breve visita alle due sorelle, ma inaspettatamente il soggiorno si allunga.

Un po’ per dimostrare di essere ancora il miglior giocatore di poker in città un po’ per la sua necessità celata di riallacciare i rapporti familiari, Eric troverà continui momenti che alimenteranno il naturale calore mai intiepidito.

Inevitabili saranno però gli scontri con Rachel, la sorella maggiore con la quale non è mai riuscito a chiarire vecchie fratture. La minore invece Maggie, cercherà di riaccendere l’equilibrio che viveva una volta quando insieme si divertivano senza riserve. Un viaggio che parte da lontano per avvicinarsi, chissà se riuscirà nel suo intento.

The Adults: la recensione

Brillante a tratti e magistralmente interpretato, il film viaggia su onde da comedy-drama senza sconvolgimenti strutturali ma affidandosi al contrario ad una base classica.

Statunitense d’origine questo nuovo lavoro di Dustin Guy Defa richiama in parte altre commedie cupe del passato, scegliendo però come pilastri tre protagonisti legati da un feeling attoriale evidente, al fine di portare a casa un risultato incisivo.

Tra imitazioni continue e scherzetti nostalgici si ramifica mano a mano una ragnatela intensa di vibrazioni ed equilibri familiari, tra chi si è allontanato e chi invece è restato.

Capace di toccare lo spettatore col suo intimo viaggio pacato ma divertente, rapisce l’attenzione facendoti perdere in risate e note più amare, cullato da un’atmosfera all’apparenza semplice fatta di inquadrature statiche e dialoghi chiusi.

Scava nel profondo senza però regalarci troppo della fase antecedente, il background dei personaggi non è di certo il focus della storia, l’obiettivo è il presente, l’elaborazione di una sorta di perdita curata da un linguaggio comune.

Delicatamente il regista offre un’analisi acuta dello stato adulto, attraverso quel non detto che nasconde sentimenti enormi e che forse è la chiave di tutto, di un rapporto fraterno bilanciato tra atteggiamenti ed espressività.

Perfetta la durata che lascia allo spettatore il piacevole compito di lasciarsi semplicemente travolgere dall’empatia istintiva, senza appesantimenti o lungaggini.

Gli adulti hanno esigenze differenti, ostacoli dettati da una società che evolve severamente, ma ciò non toglie l’amore che continua a risuonare nella mente e nel cuore di tre fratelli, rievocando facilmente l’anima fanciullesca che resiste allo scorrere della vita.