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Jason Bourne, 10 scene da rivedere del famoso franchise

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Il personaggio di Jason Bourne è nato nel 1980 come protagonista di una serie di romanzi bestseller scritti da Robert Ludlum. Qualche anno dopo, nel 1988, è stata realizzata una miniserie per la tv con Richard Chamberlain, ma quando Matt Damon e il regista Doug Liman hanno unito le forze per girare The Bourne Identity nel 2002, il personaggio ha trovato la sua dimensione e un contesto appropriato per avviare un franchise d’ azione e spionaggio che ha riscosso un grande successo in tutto il mondo.

Jason Bourne si sveglia in preda ad un’amnesia con due proiettili nella schiena. Mentre cerca di rimettere insieme la sua vita scopre che fino a poco tempo prima era un mercenario di alto livello al servizio del Treadstone, un programma segreto della CIA con una morale incerta. Scopre gradualmente le sue numerose abilità come le arti marziali, la conoscenza di molte lingue e un’ottima padronanza delle armi da fuoco. I suoi vecchi capi e colleghi tuttavia non si sono dimenticati di lui, e sono intenzionati ad eliminarlo prima che ricordi troppo del suo passato. “Il ruolo di Jason Bourne mi ha definito sia a livello di carriera che di vita. Mi ha permesso di scegliere diversi ruoli in maniera spensierata, perché avevo la sicurezza di un altro film Bourne dietro l’angolo. E quindi potevo scegliere quali ruoli interpretare senza fare una serie di considerazioni che gli attori spesso devono fare” ha dichiarato Matt Damon che ha interpretato Jason Bourne nei primi tre film The Bourne Identity, The Bourne Supremacy e The Bourne Ultimatum, mentre nel 2012 Tony Gilroy, sceneggiatore degli altri capitoli, ha diretto The Bourne Legacy con Jeremy Renner nei panni di un agente operativo di nome Aaron Cross.

Il 1° Settembre 2016 arriva nelle sale italiane il nuovo Jason Bourne, quinto capitolo della saga che segna il ritorno di Damon nei panni del più pericoloso ex agente della CIA in un mondo post Edward Snowden, per la regia di Greengrass. Quindi si prevede una nuova avventura ricca di combattimenti ravvicinati, inseguimenti in auto, intrighi e una sensibilità tutta europea, dettagli familiari che hanno reso unico questo franchise di spionaggio fino ad oggi. Questa volta la sceneggiatura è firmata da Christopher Rouse e lo stesso Greengrass e al fianco di Damon nel cast ci sono anche Vincent Cassell, Alicia Vikander e Tommy Lee Jones. “Bourne viaggerà attraverso un’Europa crivellata dall’austerità in un mondo post-Snowden. È cambiato un po’ tutto, adesso ci sono tutte queste discussioni sullo spionaggio legate alla libertà civile e alla natura dalla democrazia” ha spiegato Damon su questo nuovo film girato tra la Grecia e Las Vegas. Con l’occasione di questo grande ritorno, abbiamo voluto ricordare alcuni dei momenti più memorabili nella storia della franchise.

  1. Combattimento con Jarda – The Bourne Supremacy

Una delle scene più emozionanti del franchise Bourne è lo scontro di Bourne con Jarda, in particolare per il tipo di arma scelta: una rivista arrotolata. Dopo la fuga dalla custodia in Italia, Bourne viene a sapere della sorte di Jarda (Marton Csokas), l’altro agente della Treadstone. Si dirige quindi a Monaco di Baviera, dove tende un’imboscata a Jarda nella sua casa teutonica elegante, gli lega le mani e lo interroga. Ma Jarda è un uomo molto pericoloso e coglie Bourne alla sprovvista prendendo il sopravvento con gomitate, pugni e ginocchiate nella sua cucina. Bourne resiste agli attacchi, ma quando Jarda si libera i polsi e tira fuori un coltello grande da chef, Bourne ha un po’ di difficoltà. Così fa quello che assolutamente nessun altro sulla Terra potrebbe pensare di fare in quella situazione: prende una rivista dal bancone, l’arrotola e procede a sferrare dei colpi. Bourne gli fa visita a Monaco di Baviera per saperne di più sul programma Pam Landy. Si tratta di un combattimento corpo a corpo tra i migliori nel film. Anche se ci sono molti combattimenti corpo a corpo durante l’intero franchise, la lotta tra Bourne e Jarda (Marton Csokas) è forse la più brutale. La brutalità di questa scena è resa anche dalla mancanza di musica nella scena, l’uso di normali strumenti per infliggere dolore e sentire il dolore e la sofferenza di entrambi i personaggi si avverte in ogni secondo di questa scena. E’ una di quelle scene che ti sorprende.

2. Inseguimento in auto con Krill a Mosca – The Bourne Supremacy

Dopo che il corrotto agente russo dei servizi segreti Kirill (Karl Urban) ha  ucciso Marie, è facile immaginare che la prossima volta che Bourne lo vede, non usa certamente i guanti di velluto. Quando Bourne arriva a Mosca alla fine di The Bourne Supremacy facendo un certo lavoro detective sul caso Neski,c’è una BMW nera come quella che hanno le forze di polizia di Mosca. Kirill spara a Bourne alla spalla, ma Bourne si allontana momentaneamente, scivolando in un supermercato e raccogliendo vestiti, mappe, e vodka per sedare il dolore e rimanere mobile. Dietro il supermercato elimina due poliziotti sospetti e ruba un taxi giallo. Un gran numero di auto di pattuglia lo insegue per le strade della città, e Kirill, che ha ormai requisito un SUV Mercedes, fiancheggia Bourne facendo slalom dentro e fuori al traffico a velocità folli. L’inseguimento di Kirill da parte di Bourne arriva al culmine in un tunnel, quando Bourne spara allo pneumatico del SUV di Kirill,che gira su se stesso e si impala su un pilastro di cemento. Una lunga sequenza d’azione che si conclude con Jason Bourne che fa la mossa giusta al momento giusto, trasformando il suo taxi malconcio in un’arma di vendetta.

3. Combattimento con la penna – The Bourne Identity

Nella messa a punto per questa scena, Bourne ha pagato Marie (Franka Potente) $ 20.000 per guidare da Zurigo all’indirizzo di Parigi che ha trovato nella sua cassetta di sicurezza. Una volta raggiunto il sito, Bourne cerca di rispondere ad alcune delle sue domande su chi è e che cosa sta succedendo. Jason Bourne e Marie sono presi alla sprovvista quando un sicario della CIA vola attraverso una finestra e riempie il loro appartamento di piombo con un mitra. Bourne passa rapidamente in modalità Treadstone e ne consegue una scazzottata brutale. Quando l’assassino introduce un coltellino stupido nell’equazione, Bourne afferra una penna dalla scrivania e riesce a colpire il ragazzo ripetutamente. Bourne non ottiene più di un graffio. Usando la penna come un’arma non ortodossa, egli ha la meglio sull’assassino e comincia a interrogarlo. Ma altrettanto velocemente come era entrato nell’appartamento, il mercenario biondo decide di scappare, gettandosi dalla finestra per non rischiare di dover dare informazioni.

4. Inseguimento in auto con la polizia a Parigi –  The Bourne Identity

Con l’aspirante assassino che giace morto per strada e le loro facce sulla lista dei ricercati, Jason e Marie escono dal vecchio palazzo e corrono verso il deposito dei treni, dove possono lasciare la loro borsa con l’ armamentario da spia in una cassaforte. Una volta tornati in macchina, Jason al posto di guida chiede a Marie di andare alla polizia per tirarsi fuori da questa situazione, ma lei risponde assicurando la cintura di sicurezza, pronta per la corsa della sua vita. Mentre i poliziotti si avvicinano alla sua auto, Jason a bordo di una vecchia Mini Cooper rossa mette la retromarcia e gira su se stesso, facendo la spola giù per la strada. Con le auto di pattuglia e moto al seguito, la Mini corre attraverso stretti vicoli di ciottoli e giù per una rampa di scale. La scena è una delle più divertenti della serie, con l’esperto stunt-man pilota che rende possibile l’impossibile. Alla fine evitano i poliziotti e si nascondono in un parcheggio sotterraneo, abbandonando il piccolo veicolo ormai distrutto. Quando si tratta di inseguimenti in auto, è molto difficile fare qualcosa di unico, ma l’inseguimento in auto per Parigi in una originale Mini Cooper è in grado di fare proprio questo. Mentre abbiamo visto la Mini Cooper usata prima in inseguimenti sul grande schermo come The Italian Job, a causa delle dimensioni della Mini e la disposizione città di Parigi, il film è in grado di creare in modo univoco diverso e fresco un momento in cui la maggior parte degli inseguimenti in auto sono molto simili. Ciò che aiuta anche a questo inseguimento in particolare è la musica. Mentre la maggior parte dei film d’azione dovrebbero avere qualche colpo grosso di azione roboante, The Bourne Identity utilizza la traccia di Paul Oakenfold, Ready Steady Go, aiutando l’atmosfera europea del film e contribuendo a dare al film un aspetto mondano della maggior parte dei film di Bond.

5. Waterloo Station – The Bourne Ultimatum

La prima scena d’azione di The Bourne Ultimatum è uno dei momenti di più suspense di tutto il franchise. Dopo che il giornalista Simon Ross (Paddy Considine) scopre le informazioni su Treadstone e Blackbriar, Bourne vuole sapere quello che lui sa. Questo porta ad una situazione difficile per tutti quando scopre che la CIA lo sta pedinando, e prova a fargli perdere le sue tracce nel caos della stazione di Waterloo, una delle più trafficate stazioni in Europa. L’intera sequenza è un mix intelligente di un gioco del gatto con il topo. La scena finisce con l’inaspettato assassinio di Ross nel mezzo della stazione di Waterloo. Questa scena è piena di tensione, poichè non si sa mai veramente se Bourne e Ross riusciranno ad eludere la CIA. Bourne arriva a Londra dopo aver scoperto un articolo che racconta al mondo la sua storia, così come quella dell’ operazione Treadstone e del suo successore Blackbriar. E’ una scena brillantemente costruita e racchiude perfettamente tutto quello che c’è da sapere sul personaggio di Bourne. Se l’imminente quinta voce del franchising è memorabile come Matt Damon sostiene che sarà, dovrebbero esserci più scene come questa.

6. Fuga dall’ambasciata americana – The Bourne Identity

Dopo che Bourne lascia la banca di Zurigo con uno zaino pieno di soldi e passaporti, i poliziotti ricevono una soffiata su di lui. Sentendo le sirene e volendo evitare ulteriori scontri con la polizia, lui si rifugia nell’ ambasciata degli Stati Uniti dove ha l’immunità dall’ arresto e la polizia locale non lo può seguire. Ma ben presto le autorità statunitensi all’interno dell’ambasciata comandano a Bourne di fermarsi, e appena una guardia brandisce le manette, mentre altri due si avvicinano, l’abilità nelle arti marziali di Bourne gli permette di eliminarli in pochi secondi. E’ la prima volta che il pubblico vede quello che può fare e comincia a conoscere meglio il personaggio. Bourne riesce a fuggire nella tromba delle scale, dove si fa strada usando la radio per seguire le mosse dei soldati armati americani che stanno arrivando dalla caserma nel seminterrato. Bourne sale fino a quando non raggiunge il 5° piano, dove scappa all’esterno. In The Bourne Identity la scena dell’ambasciata è il primo vero sguardo alla mentalità di Bourne. Una delle grandi parti di questa scena è che dove la maggior parte delle scene d’azione avrebbero avuto l’eroe che corre intorno all’edificio sparando ad ogni guardia di sicurezza che vede, Bourne usa il cervello, la radio di una guardia di sicurezza e il piano di uscita senza uccidere nessuno.

7. Disastro a Goa – The Bourne Supremacy

All’inizio di The Bourne Supremacy troviamo Bourne e Marie che vivono una vita tranquilla a Goa, in India. Bourne va a correre sulla spiaggia e gira con Marie per i mercati degli agricoltori locali. Ma da Berlino Kirill arriva a Goa per finire il suo lavoro, quando Bourne lo vede. Corre in fretta su una jeep e fugge per la città a recuperare Marie. Kirill li ha visti e insegue la coppia per le strade strette del mercato. Quando arrivano sulla riva del fiume Kirill dispiega il suo fucile da cecchino e spara. Si allena su Bourne ma colpisce Marie che muore all’istante, e la macchina vola nel fiume sottostante. Bourne cerca invano di salvarla improvvisando una respirazione bocca a bocca sott’acqua, ma Kirill non vedendo riemergere nessuno, li crede entrambi morti e fugge. E’ stata una delusione vedere Marie morire, ma era un male necessario per il futuro del franchise: in modo che le scappatelle del giramondo Bourne potessero continuare, sullo stile di James Bond. L’apertura di The Bourne Supremacy imposta veramente il tono del resto del franchising, ovvero  la consapevolezza che può succedere di tutto. Un inseguimento epico termina con l’interesse amoroso di Bourne dal primo film, Marie (Franka Potente), che viene ucciso. E’ un momento scioccante ed è la prova che nessuno è al sicuro quando si tratta di Bourne.

8. Rubando Blackbriar Files – The Bourne Ultimatum

In uno dei momenti più interessanti di tutta la serie, Bourne supera in astuzia il Vice Direttore della CIA Noah Vosen (David Strathairn) in un modo particolarmente imbarazzante. Vosen riceve una telefonata da Bourne, dopo che lui e la sua squadra sono andati in un parco per un presunto  appuntamento. Egli informa Vosen che mentre sono lì al parco, lui si è preso la libertà di irrompere nel suo ufficio. Poi riattacca il telefono e usa un frammento registrato della loro telefonata per aprire un cassetto con il riconoscimento vocale e ruba i documenti top secret al suo interno su Blackbriar, che gli permettono di fare più luce sul suo passato. Paul Greengrass offre un intelligente momento ironico con lo scambio di battute:

“Sono seduto nel mio ufficio”  Vosen.

“Ne dubito.” Bourne

“Perché dovresti farlo?” Vosen

“Se tu fossi in ufficio in questo momento staremmo avendo questa conversazione faccia a faccia.” Bourne

9. La scoperta della cassetta di Zurigo – The Bourne Identity

All’inizio di The Bourne Identity, Bourne non ricorda nulla – il suo nome, dove vive, niente. E’ stato appena salvato in mare da alcuni pescatori italiani, e dopo aver scoperto il numero di una cassetta di sicurezza, raggiunge Zurigo per trovare la scatola collegata a quel numero. Entra in una banca di massima sicurezza dove gli viene offerta una cabina privata dove controllare tranquillo il contenuto della cassetta, così scopre una pila di passaporti recanti la sua foto, tutti con nomi diversi. Il passaporto americano dice che il suo nome è Jason Bourne. Un altro documento gli dice l’indirizzo della sua casa di Parigi. Scopre che c’è un doppio fondo nella cassetta di sicurezza; lo rimuove e trova pile di denaro di diverse valute e una pistola. Prende tutto nella scatola fatta eccezione per la pistola e lascia la banca in fretta. Ma mentre se ne va, un dipendente della banca più attento fa una telefonata.

10. Bourne vs Daesh sui tetti di Tangeri – The Bourne Ultimatum

La sequenza di Tangeri ha molte direzioni diverse e ogni momento di questa sequenza fluisce naturalmente senza permettere al pubblico di rilassarsi o riprendere fiato, cosa che il regista Paul Greengrass ha fatto sapientemente da quando ha assunto la guida del franchising da Doug Liman. Il killer Desh nota la Parsons e la insegue mentre Bourne fugge dalla polizia in modalità parkour, saltando sui tetti e attraverso le finestre per arrivare a Desh prima che lui raggiunga Nicky Parsons. Lo fa, e quando i due killer addestrati, infine, si affrontano in un piccolo appartamento con la migliore rissa della serie attraverso l’uso di oggetti trovati e veloci, risultati stretti, Bourne esce in cima.

Il cinema e la scrittura sono le compagne di viaggio di cui non posso fare a meno. Quando sono in sala, si spengono le luci e il proiettore inizia a girare, sono nella mia dimensione :)! Discepola dell' indimenticabile Nora Ephron, tra i miei registi preferiti posso menzionare Steven Spielberg, Tim Burton, Ferzan Ozpetek, Quentin Tarantino, Hitchcock e Robert Zemeckis. Oltre il cinema, l'altra mia droga? Le serie tv, lo ammetto!

Cinema

Venezia 79: ATHENA, quattro fratelli un unico destino

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Athena è stato presentato il 2 settembre in concorso alla 79ª edizione del Festival di Venezia. Si tratta di una produzione interamente francese e verrà distribuito su Netflix dal 23 settembre. Racchiuso in appena 97 min, è diretto e in parte sceneggiato e prodotto dal regista francese classe ‘81 Romain Gavras.

Athena, di cosa parla?

Siamo in Francia, un ragazzo viene ucciso durante uno scontro a fuoco con la polizia, questo giovane uomo ha 3 fratelli e uno di loro decide di iniziare una rivolta anarchica al fine di trovare risposte e ottenere i nomi degli agenti coinvolti. Da qui un massacro su più fronti che vedrà una famiglia pian piano disgregarsi, in una lotta tanto interiore quanto pubblica.

Athena, la recensione

Un destino, degli ideali chiari e tanta voglia di vendetta all’interno di un contesto turbolento. Tre fratelli tormentati ognuno dai propri demoni interiori, ma uniti da un amore familiare indelebile, si battono in una cieca lotta, tanto concettuale quanto fisica, affrontando le circostanze in modi completamente differenti e rischiando tutto e senza margine di manovra.

Ostinata ricerca della verità o di una qualche forma di giustizia, questa è la ramificazione che Athena insegue fin da subito verso un finale inaspettatamente rivelatore, che tinge un war-urban movie di un retrogusto thriller.

Morte, lacrime e disperazione disegnano un accurato disordine, un caos costruito sull’attuazione di una legge personale, un proprio credo fatto di violenza e rivoluzione. La pellicola è fin da subito un turbinio adrenalinico di sequenze, una guerra a colpi di piani sequenza totalmente immersivi ed interminabili, impreziositi da performance attoriali sbalorditive.

Ad incorniciare questa intrigante struttura possiamo ammirare una regia salda, che con fermezza articola musiche, colori, giochi di ombre, fumo e luci che scandiscono un ritmo incessante attraverso schieramenti di oscurità e chiarore. Inquadrature che inseguono personaggi come a volerli rendere totalmente focus della scena, mostrandoceli di spalle nel loro intento di compiere azioni decise.

Un impianto sonoro essenziale e rallenty funzionali, vengono poi inseriti nei momenti più adatti, tra occhi spietati e sguardi impauriti che descrivono sapientemente gli attriti di una famiglia, unita dal sangue ma separata nei principi.

Una madre come unica risorsa, un punto comune utile a calmare tre uomini travolti dagli eventi, che finisce per regalare parallelismi attuali efficaci in un film colmo di potenziali riflessioni socio-politiche, non trascurabili. Difficile cambiare il proprio destino, quando il futuro lo scrivi col sangue. Scelte sbagliate portano a conseguenze catastrofiche ed è esattamente lo stesso effetto domino che si chiede allo spettatore con questo Athena.

L’escalation empatica costante porterà ad un finale commovente, responsabile di una profonda e intensa ricerca di sviluppo concreto che arriva a insidiarsi nella mente di chi guarda, pur essendo lontano da quelle realtà.

Rabbia e sconvolgimenti emotivi in un contesto irrimediabile, delineano una porzione di vita che ci viene raccontata partendo da un forte trauma, in cui si tenta (non sempre riuscendoci), di tutelare i rapporti umani come quelli civili. La rivolta che colpisce Athena diviene a un certo punto ingestibile e colpevoli da un lato le melodie e dall’altro le scelte registiche, questa vera e propria fortezza inaccessibile ma sotto assedio, richiama assonanze dell’immaginario comune.

Il Signore degli anelli in primo luogo è di certo un elemento istintivamente riconducibile quando vediamo il preludio dello scontro armato, mentre in parallelo giunge chiara e lampante l’associazione visiva a Cesare de Il pianeta delle scimmie osservando Karim e le dinamiche da leader che gli gravitano attorno.

Sorprendente infine nella sua conclusione, che innalza ancor di più il contesto narrativo portando succulente riflessioni da maturare, questo nuovo lavoro di Gavras può senza dubbio essere additato come uno dei prodotti più interessanti provenienti dalla nuova edizione del Festival di Venezia.

Deciso, feroce, violento ma al tempo stesso estremamente delicato, sa parlarci di attualità in un modo insolito, inscenando una guerra su più fronti che procede però in un’unica direzione.

Colmo d’amore, protezione e spirito fraterno, ci suggerisce che a volte i pregiudizi e le apparenze non sono gli elementi a cui dar fede, ancor di più nel mondo odierno fatto di false speranze, nascoste dietro una corteccia di spudorato dissenso.

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Zlatan | Da Malmö alla Juventus, l’ascesa di Ibrahimovic nel biopic tratto dal libro

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Sono le difficoltà incontrate da Zlatan Ibrahimovic, più che le sue vittorie sul campo da calcio, ad essere esplorate nel film tratto dall’autobiografia best-seller del campione svedese di origine slava (Io, Ibra, in Italia edito da Rizzoli). La pellicola è stata presentata in anteprima mondiale alla 16esima Festa del Cinema di Roma.

Zlatan, diretto dallo svedese Jens Sjogren, titolo originale I am Zlatan ripreso dall’edizione internazionale del libro, è un racconto di formazione focalizzato principalmente sugli ostacoli incontrati lungo il cammino verso la gloria. Seguendo i primi passi della carriera dell’attuale asso del Milan, noto fuori dal campo per il carattere da duro e la forte autostima, il film ripercorre i suoi inizi da figlio di immigrati slavi nella periferia operaia di Malmö, fino al suo contratto con la Juventus, vero punto di svolta di una carriera che lo porterà a indossare le maglie anche di Inter, Barcellona, Milan, United e PSG.

Caduta e ascesa

Prima dell’ascesa c’è però una “caduta”. La pellicola inizia con Ibra già sotto contratto con il club olandese dell’Ajax. Il problema dell’attaccante è però nei numeri con pochi gol, che gli valgono l’etichetta di “immigrato pigro”. Il suo agente, Mino Raiola, lo convincerà a vendere la sua Porsche e a concentrarsi sui suoi allenamenti, perché all’orizzonte sembra esserci la vera prima grande chiamata, quella della Juventus

Viene difficile credere come il talento che giocava solo per sé, non passando mai la palla ai compagni e costringendo i suoi primi allenatori a tenerlo in panchina, oggi sia il leader indiscusso del suo Milan, anche se per adesso limitato al ruolo di “capo spogliatoio” secondo Tuttosport, visto l’infortunio che lo terrà fuori almeno fino agli inizi del 2023.

Alle origini di Ibra

Gli appassionati di calcio sanno per certo che Ibra, pur non potendo contribuire con gol e assist come un tempo, anche da bordocampo farà di tutto per trasmettere alla squadra la sua fame di vittorie per capovolgere l’inerzia di una gara, come testimoniato dalle telecamere fisse su di lui a San Siro. Il Milan che in queste prime giornate di Serie A è tra le quattro papabili per la vittoria, a giudicare dalle scommesse live su NetBet, subito dopo Juve e Inter, deve molto allo slancio motivazionale di Zlatan e solo continuando a guardare al film (o leggendo il libro) possiamo capire davvero come si forma il carattere impavido di Ibra. In particolare, attraverso il lungo flashback che parte dalle sue prime mosse sui campi da calcio a Malmö, si può comprendere tutta la forza interiore di questo campione. Poche persone credevano davvero in lui, ma Ibra non ha desistito e ha continua a salire di livello mostrando già doti fuori dal comune nella squadra della sua città.

Le guide che lo spronano

Nel frattempo sono due gli attori che si alternano nel ruolo per rendere realistica la crescita dello svedese, Bajraktari Andersson e Granit Rushiti. Con quest’ultimo torniamo alla quasi attualità e all’incontro con il potente direttore generale della Juve Luciano Moggi, poi, attraverso nuovi flashback veniamo di nuovo trasportati tra le periferie di Malmö, nelle case dei due genitori separati e al campo d’allenamento, tra gli echi della guerra dei Balcani e gli omaggi rimarcati a Muhammad Alì, fonte di ispirazione principale del dodici volte Guldbollen, o Pallone d’Oro svedese. Il focus si sposta sulla guida paterna: “Devi usare la critica come una forza trainante”, gli dice il padre Sefik per spronarlo a sfidare i suoi nemici, tirando sempre fuori il meglio di sé. Oggi forse Ibra non ha più bisogno di consigli e dal film capiamo meglio il perché.

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Il Signore degli anelli: Il ritorno del fantasy più amato di sempre

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Sono passati poco più di vent’anni da quando il primo film di questa epica trilogia fantasy è stato proiettato nelle sale cinematografiche di tutto il mondo, trovando un posto nel cuore di tutti gli appassionati di mondi fantastici abitati da creature e razze di ogni tipo. 

Dopo un silenzio che dura da un bel po’ di anni, precisamente dal 2014, data in cui uscì l’ultimo film della trilogia Lo Hobbit, il mondo che J.R.R. Tolkien ha creato torna nuovamente a trasportarci nella magica Arda o Terra di Mezzo che a dir si voglia, ma questa volta non lo farà sui grandi schermi del cinema, bensì sul nostro televisore, computer o cellulare. 

Il nuovo Signore degli Anelli infatti non sarà un lungometraggio, ma una vera e propria serie che verrà inserita nel catalogo di Amazon Prime Video. 

Una serie con un arduo compito 

Come sappiamo bene, l’universo fantasy creato dal noto scrittore è tuttora fonte di ispirazione per numerose storie, basti pensare ai vari film, fumetti e, in particolare, ai videogiochi come Dragon’s Crown e Skyrim. Molti titoli videoludici, alcuni anche molto apprezzati, sono ambientati proprio nella Terra di Mezzo, mentre è possibile scaricare giochi come Throne: Kingdom at War che si ispirano parecchio alle epiche battaglie, alle grandi città e ai fitti boschi verdi, pieni di misteri e creature inimmaginabili. 

Con questa incredibile base, anche un solo passo falso potrebbe essere un enorme problema, quindi ecco cosa bisogna aspettarsi dalla serie in uscita il 2 Settembre di quest’anno. 

Coerenza 

L’universo che Tolkien ha creato è immenso e gestirlo all’interno di un’opera potrebbe rivelarsi un’impresa non da poco. 

La storia del mondo di Arda è piena di eventi particolari avvenuti in una linea temporale veramente lunga, la serie si basa in particolare sugli eventi accaduti nella seconda era. Trovare alcuni dei personaggi della prima trilogia in una serie ambientata nella Terra di Mezzo del passato, potrebbe far (giustamente) infuriare i fan più accaniti.

Source: Pexels 
Fedeltà 

Le caratteristiche delle razze, l’architettura, la fauna e la flora, i personaggi più importanti, tutto deve essere il più possibile fedele all’universo narrativo. Il trailer della serie mostra delle immagini promettenti: grandi ambienti come le città o i boschi sembrano simili a quelli presenti nella prima trilogia di Peter Jackson, così come altri particolari come per esempio le armature.

Effetti speciali 

Nonostante il peso degli anni si faccia sentire, La Compagnia dell’Anello mostra degli splendidi effetti speciali. Per fare un esempio, il Balrog è tutt’oggi una delle creature più belle realizzate in CGI (Computer-generated imagery). Anche sotto questo aspetto, sembra che la serie mostrerà i suoi muscoli con una computer grafica di tutto rispetto. 

Per quanto riguarda la trama, dovremmo avere una storia fantasy avvincente, anche se bisognerà vedere come verrà raccontata allo spettatore. Il trailer mostra avventura, grandi battaglie e tanti altri elementi che potrebbero tenerci incollati allo schermo. 

Le premesse per un’ottima serie ci sono tutte, quindi possiamo solo attendere il 2 Settembre con ansia, magari leggendo un libro o giocando a un titolo ispirati alle storie della Terra di Mezzo. 

Fonte: Pexels 

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