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Teatro

Frankenstein Junior – Il Musical torna a Milano il 15 Gennaio

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Oltre 150.000 spettatori sono già stati conquistati dall’incandescente vitalità, dalla contagiosa ironia noir e dalle musiche trascinanti della versione italiana di Frankenstein Junior, il musical “mostruosamente divertente” tratto dal cult movie di Mel Brooks. Diretto da Saverio Marconi con la regia associata di Marco Iacomelli, lo spettacolo torna – a grande richiesta – al Teatro della Luna di Assago/Milano dal 15 gennaio per il terzo anno consecutivo. Il musical, definito dalla critica un “capolavoro di perfezione”, è una trasposizione fedele della realtà cinematografica, dove le scenografie in bianco nero dalle atmosfere gotiche si contrappongono ai coloratissimi costumi e fanno da sfondo ai tantissimi momenti di irresistibile comicità. Trovate registiche e coreografiche originali ripropongono in chiave musical l’ironia propria del film attraverso “numeri” divertentissimi, su tutti quello tra Frankenstein e il Mostro sulle note di Puttin’ on the Ritz di Irving Berlin; e non mancano nemmeno le esilaranti battute entrate nella memoria degli appassionati del film: “Si-può-fare!”, “Rimetta a posto la candela”,“Potrebbe essere peggio…potrebbe piovere”, “Diventerà molto popolare”. Considerato una delle migliori cento commedie americane di tutti i tempi, girato nel 1974 con uno stile ispirato agli anni ’20 (omaggio ai classici horror della Universal), il film Frankenstein Junior – che quest’anno festeggia 40 anni – con oltre 500.000 copie vendute è il “classico” in DVD di maggior successo della storia dell’home video in Italia.

frank2Tradotto in italiano da Franco Travaglio, Frankenstein Junior porta anche a teatro la comicità del film, sottolineata dalle musiche originali composte dallo stesso Mel Brooks. L’atmosfera del castello di Victor Von Frankenstein, del laboratorio e degli altri ambienti è ricreata dalle scenografie disegnate da Gabriele Moreschi. Le coreografie di Gillian Bruce, che spaziano dal tip-tap all’energia del travolgente quadro “Transilvanica Magica”, esaltano il ritmo dei numeri musicali e ripropongono, in un mix perfetto di tecnica, virtuosismi e interpretazione, la comicità che accompagna gli spettatori in due ore di spensierato divertimento. Gli artisti italiani si trasformano nei famosissimi personaggi grazie ai trucchi e alle parrucche ideate da Antonella Marinuzzi e ai costumi di Carla Accoramboni e cantano preparati dalla vocal coach Lena Biolcati; il disegno luci è firmato da Valerio Tiberi e il disegno fonico da Enrico Porcelli. È Giampiero Ingrassia – perfetto nella parte, tra canzoni, tip-tap e un copione serratissimo, vincitore del Premio Flaiano 2013 per questo ruolo – a vestire i panni del brillante e stimato dottor Frederick “Frankenst-I-n” (al cinema fu Gene Wilder), il protagonista di Frankenstein Junior. Sul palco, al fianco di Ingrassia, Giulia Ottonello (Cantando sotto la pioggia, Cats), dalle straordinarie capacità vocali unite a un naturale talento comico, interpreta Elizabeth, viziata ed egocentrica fidanzata di Frederick. Igor è interpretato da Mauro Simone (Grease, Pinocchio il grande musical, regia di Tre metri sopra il cielo), servo fedele al Castello e disinvoltamente incurante della propria gobba.

frankLa sinistra e misteriosa Frau Blücher, il cui nome incute terrore persino ai cavalli, governante al castello e detentrice dei segreti di Victor Von Frankenstein ha il volto di Altea Russo (La Piccola Bottega degli Orrori, A Qualcuno Piace Caldo, Bulli e Pupe, Hello, Dolly!), mentre Valentina Gullace (Jesus Christ Superstar, Cabaret, High School Musical, Aladin, Salvatore Giuliano) è l’esplosiva Inga, giovane transilvana assistente devota di Frederick, incurante della propria straordinaria e sensuale bellezza. Il baritono Fabrizio Corucci è il Mostro, l’imponente creatura riportata in vita grazie agli esperimenti del Dottor Frankenstein. Completano un cast pieno di energia e talento Felice Casciano (A Qualcuno Piace Caldo, La Piccola Bottega degli Orrori, Pinocchio il grande musical, Sister Act) nei panni dell’ispettore Kemp, capo della polizia locale dedito al mantenimento dell’ordine; Davide Nebbia (Grease, Happy Days) nel ruolo dell’eremita cieco che abita nei boschi e desideroso di compagnia (che nel film era interpretato da un quasi irriconoscibile Gene Hackman); Roberto Colombo (Grease, A Chorus Line, Cats, Happy Days) è Victor Von Frankenstein, famigerato nonno di Frederick, impaziente che il nipote segua le sue orme; Michele Renzullo (Cats, Happy Days) è Ziggy, il più bizzarro tra gli abitanti del villaggio transilvano. Lo spettacolo, dopo Milano, chiuderà il tour a Vicenza e Treviso.

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Teatro

Cats con Malika Ayane sbarca al Teatro Sistina ed è un vero spettacolo

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Dal 7 dicembre 2022, sbarca al Teatro Sistina uno dei musical più famosi e amati di tutti i tempi: Cats. Tratto da Old Possum’s Book of Practical Cats di T.S. Eliot, vanta il nome di Andrew Lloyd Webber quale autore delle musiche. L’adattamento giunto in capitale è a cura di Massimo Romeo Piparo, che realizza uno show assolutamente godibile e unico.

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Una nuova ambientazione per Cats

Se la storia riprende più o meno le tappe fondamentali del musical originale, il nuovo adattamento ne presenta una cornice del tutto diversa. Siamo infatti nella Roma più pura e suggestiva, con il Colosseo alle spalle e la Bocca della Verità accanto. A tal proposito, un plauso va alle scenografie di Teresa Caruso: una panchina che funge da scivolo, la Luna che attraversa il cielo, resti di un’antichità che ancora esercita il suo fascino e il suo potere.

I protagonisti felini si ritrovano a danzare e miagolare dinanzi a tanta bellezza, mentre attendono che il Gatto Filosofo (il maestoso Fabrizio Corucci) scelga il destinato alla rinascita. Contribuisce a rendere l’effetto magico il disegno luci di Umile Vainieri, a cui si devono delle incredibili suggestioni, capaci di colorare la scena e di lasciare a bocca aperta.

Benvenuti nel regno felino

A Billy Mitchell si devono invece le strepitose coreografie, che catturano lo sguardo del pubblico sin dal primissimo minuto – complici anche i costumi e il make up – e lo invitano a prendere parte al grande show che si tiene sul palco. Le sinuosità dei ballerini, il modo in cui emulano determinati movimenti e ne inventano degli altri – come l’applauso con le zampette – la grazia e l’eleganza, sono un tutt’uno assolutamente coinvolgente ed entusiasmante.

Il regno felino accoglie così gli umani presenti in sala e gli dà un piccolo assaggio di ciò che vuol dire essere gatto. Per due ore piene, si viene catapultati in un un altro universo, divertendosi, emozionandosi e imparando persino qualcosa in più sui nostri animali domestici.

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Tra la musica dal vivo e Malika Ayane

Dal punto di vista della spettacolarità, Cats ha una marcia in più, è evidente. E il Sistina sa come sfuttare al meglio le caratteristiche del musical, offrendogli tutti gli spazi del teatro e permettendo una vera e propria esperienza interattiva.

Forte di un allestimento a dir poco stupefacente, di una scrittura rispettosa e intelligente, di un cast sopra la media – tra le performance più intense, c’è quella di Gas (Fabrizio Angelini), il gatto che ricorda Proietti e Totò – a cui si aggiunge la struggente voce di Malika Ayane (nei panni di Grizabella). La sua versione di Memory è qualcosa che entra sotto la pelle e non si dimentica più.

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L’Orchestra dal vivo diretta dal Maestro Emanuele Friello è la ciliegina sulla torta.
Un piccolo consiglio, non lasciate la sala prima che lo abbiano fatto i gattini…

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Teatro

Amleto | Al Teatro Argentina un adattamento innovativo e immersivo

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Dal 15 novembre al 4 dicembre 2022, al Teatro Argentina di Roma, torna l’Amleto di Giorgio Barberio Corsetti. Il celebre artista ne firma la regia e l’adattamento, mentre a vestire i panni del tragico eroe shakespeariano ritroviamo il bravissimo Fausto Cabra (L’estate d’inverno, DAnnunzio: l’uomo che inventò se stesso – disponibile su RaiPlay).
Si tratta di una produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale.

Leggi anche: Qualcuno volò sul nido del cuculo | A teatro per la regia di Alessandro Gassmann

Amleto, una tragedia immortale ma rinnovata al Teatro Argentina

Tra le opere più famose, amate e riprese del Bardo, Amleto rivela, in questa versione, un punto di vista diverso, innovativo, rivoluzionario. Per quanto immortali siano i temi affrontati dalla tragedia, non va sottovalutato il potere della modernità e del riadattamento. A partire dall’abbattimento della quarta parete, che permette (e quasi spinge) al pubblico di percepire e sperimentare sulla propria pelle.

Il dolore di Amleto diventa quello della platea, la sua sofferenza si fa tangibile, oltre che completamente visibile. Le luci accese in sala uniscono, in più di un’occasione, chi è sopra il palco e chi è seduto sulla poltrona. Il protagonista è un giovane trentenne alle prese con una perdita e un tradimento incalcolabili, che vanno ad aggiungersi al peso dell’eredità del trono.

Lo stile contemporaneo che emoziona

Scontroso, frustrato, incontenibile nella sua ricerca di verità, Amleto non fa prigionieri. E, alla fine, la scontano tutti. Nel mare di caos in cui vertono i personaggi, ognuno di loro subirà le conseguenze di azioni funeste, crudeli e istintive.

L’opera di William Shakespeare ha un potenziale pressoché infinito. Ecco perché, dinanzi alla versione di Giorgio Barberio Corsetti, si resta ammaliati da come queste vengono declinate. L’utilizzo di uno stile contemporaneo, tra camicie hawaiane e giubbetti di pelle, insegne luminose e vernice spray, tapis roulant e fiori di plastica, si riflette spesso anche nel linguaggio, regalando un’esperienza unica e incancellabile.

Per oltre due ore si viene trasportati dentro un luogo altro, magico e attraversato da sensazioni così potenti e varie da perdersi al suo interno.

Quando la recitazione è vita

Ogni singolo elemento contribuisce a creare questa atmosfera, dalla scenografia, asciutta ma di grande impatto, a cura di Massimo Troncanetti, alle incantevoli musiche di Massimo Sigillò Massara (giusto per citarne alcuni). Ma lo straordinario effetto finale, con tanto di catarsi, lo si deve all’incredibile compagnia di attori sul palcoscenico.

In primis Cabra, di un’intensità fuori dal comune, abile e coraggioso nel farsi letteralmente attraversare (se non, addirittura, possedere) dal suo Amleto. Le lacrime che versa sono vere, salate, pungenti. La voce spezzata, il respiro affannato, la follia necessaria. Sorprendente immaginare come riesca, sera dopo sera, a sostenere una simile performance.

Leggi anche: Prima di Macbeth i 5 migliori film tratti dalle opere di Shakespeare

Accanto a lui, si distinguono Mimosa Campironi nelle vesti di Ofelia, oltre che in quelle di musicista all’occorrenza – canta a cappella e suona in scena vari strumenti – e Francesco Sferrazza, che dona una preziosa umanità al suo Orazio.

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Teatro

Qualcuno volò sul nido del cuculo | A teatro per la regia di Alessandro Gassmann

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Dopo l’entusiasmante passaggio al Sala Umberto di Roma, Qualcuno volò sul nido del cuculo sbarca al Teatro Bellini di Napoli. Lì dove tutto è iniziato – lo spettacolo è infatti una produzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini, Teatro Biondo Palermo. Dal 15 al 27 novembre 2022, la suggestiva location campana ospiterà una delle proposte teatrali più emozionanti, intense e imperibili dei nostri tempi. A firmarne la regia, niente meno che da Alessandro Gassmann.

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Qualcuno volò sul nido del cuculo | Le origini dello spettacolo scelto da Alessandro Gassmann

Era il lontano 1975 quando Miloš Forman adattò un romanzo di Ken Kesey, intitolato Qualcuno volò sul nido del cuculo. Cinque premi Oscar – tra cui quello al Miglior attore protagonista (Jack Nicholson) – e l’inserimento nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti, fanno della pellicola un vero e proprio classico della Storia del Cinema.

A distanza di quasi mezzo secolo, la storia di Randle Patrick McMurphy e della sua “cricca” continua a suscitare un fascino e un’ammirazione senza tempo. Il motivo è semplice, dietro le vicende narrate, si cela un’umanità vibrante ed encomiabile. Un’umanità messa al bando, costretta a tacere, a nascondersi e a subire trattamenti talvolta disumani. Ma la forza del gruppo riesce, in qualche modo, non senza dei sacrifici, a risollevare gli spiriti, la dignità, le esistenze.

Il nuovo adattamento firmato da Maurizio Di Giovanni

Maurizio Di Giovanni (I Bastardi di Pizzofalcone, Il Commissario Ricciardi) ambienta il racconto nella Napoli degli anni Ottanta, contestualizzandolo con dettagli semplici ma sostanziali. I costumi di Chiara Aversano (presenza fissa e irrinunciabile delle produzioni targate Bellini) restituiscono il sapore, i colori e l’immaginario di un’epoca, meno pretenziosa e rivolta verso un futuro promettente. Fuori il boom economico, dentro coercizione e regole annichilenti.

Le incredibili scene di Gianluca Amodio hanno il potere di immergere il pubblico in un’atmosfera in bilico, tra incubo e incanto, a cui fa da veglia una Madonna in preghiera e dove si avverte la costante minaccia di qualcosa che, da un momento all’altro, potrebbe calare dall’alto a distruggere la vita come la conosciamo.

Il velo e le videografie di Marco Schiavoni, ciliegina sulla torta di un progetto indiscutibilmente sopra la media, spingono a una riflessione quasi inconscia, potente e straziante. Oltre a mettere l’accento sul tocco personale apportato da Gassmann, che ammicca allo stile cinematografico.

Fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni

Ovviamente, non si può prescindere da chi il palco lo calca, portando in scena questi personaggi indelebili, lasciandosene attraversare e segnare. Daniele Russo, punta di diamante del Teatro Bellini, torna a interpretare Dario Danise – quattro anni fa, lo presentò, per la prima volta, anche al Teatro Eliseo di Roma – e lo fa al massimo della sua forma. Travolgente, fascinoso, spaccone, ma con un’anima profonda, in grado di leggere le persone e andare oltre le apparenze.

Se il teatro dà l’idea di quanto un attore possa essere bravo, ci troviamo dinanzi a un esempio oltremodo lampante. Russo ha la presenza scenica e la padronanza di chi quelle tavole le frequenta da sempre, le respira e le interiorizza, riuscendo a spazzare via qualsiasi confine tra il sopra e il sotto il palcoscenico. Letteralmente impossibile non entrare subito in sintonia con il suo protagonista, volergli bene e fare il tifo, per lui e per tutti coloro che lo seguono e che da lui vengono toccati.

Leggi anche: Alessandro Gassman al teatro Argentina con RIII – Riccardo Terzo

Alfredo Angelici, Emanuele Maria Basso, Gaia Benassi, Renato Bisogni, Antimo Casertano, Sergio Del Prete, Franklyn Gliozzi, Viviana Lombardo, Daniele Marino, Mauro Marino, Giacomo Rosselli. Questi i nomi degli splendidi attori che si intervallano, nel corso dei 160 minuti – sembrano tanti, ma fidatevi, volano via e ne vorreste di più! – e che regalano un pezzetto della loro anima in cambio di un’emozione vera, sentita, avvolgente, condivisa. In fondo, siamo tutti fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni.

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