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Una nuova visione del cinema

L’arte e il cinema si uniscono per dare vita ad una nuova rubrica di NewsCinema, Fuoriscena, in cui la tecnica dell’acquarello regala una nuova visione dei film classici che tutti abbiamo amato e delle nuove storie che invaderanno  prossimamente il grande schermo. Giovanni Manna, artista e illustratore dal 1995, mette a disposizione di NewsCinema il suo talento, dopo aver pubblicato oltre ottanta libri illustrati per numerose edizioni italiane e straniere e aver vinto il famoso Premio Andersen nel 2003 come Migliore Illustratore dell’anno.

Quante volte un film ha lasciato un’impronta nella nostra immaginazione, suscitando suggestioni intense e personali? In collaborazione con la scrittrice Laura Manaresi per la sceneggiatura, Manna rievoca con tocco leggero ed elegante i grandi film della storia del cinema e quelli più attuali, dando vita a scene nuove, in cui i protagonisti di sempre vivono situazioni e atmosfere parallele, poetiche o ironiche. Un’idea originale per vedere il cinema con occhi diversi e proporre un tipo di arte figurativa che, guidata dalla giusta mano, permette di comunicare, di stabilire un contatto, un’emozione e stimolare creatività e fantasia. Grazie all’arte di Giovanni Manna, NewsCinema vuole proporre una nuova rappresentazione visiva del cinema, e anche promuovere un linguaggio universale che va oltre quello verbale e non dimentica quella che in fondo è stata la fabbrica di sogni fin dal IX secolo, la Settima Arte.

L’EQUILIBRIO (Ispirato a Master & Commander – Storia ai Confini del Mare)

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Sceneggiatura: Laura Manaresi, Giovanni Manna

Disegno: Giovanni Manna

Nel 2003 Peter Weir, regista di Truman Show e de L’Attimo Fuggente, dirige il premio Oscar Russel Crowe nel film Master & Commander – Sfida ai confini del Mare, un kolossal indimenticabile che procede tra furiose tempeste, effetti speciali mozzafiato e il suggestivo paesaggio delle Coste del Brasile, l’Oceano e le isole Galapagos. Mentre una grande battaglia cerca di cambiare le sorti della guerra di Napoleone alla conquista dell’Inghilterra, il vascello Surprise della Royal Navy, guidato dal Capitano Jack “Lucky” Aubrey, insegue la nave francese Acheron, lungo le acque impetuose ed estese ,nel 1805.

Questo film, tratto dalla saga letteraria marinaresca dello scrittore Patrick O’Brian, è stato di ispirazione per gli artisti Giovanni Manna e Laura Manaresi che hanno realizzato la nuova illustrazione della rubrica FuoriScena, catturando sulla tavola due momenti che racchiudono l’intero cuore del film: il conflitto e l’armonia, due aspetti contrastanti eppure così vicini della vita e dell’uomo. Il conflitto della battaglia, dello scontro, della competizione tra i diversi paesi e tra uomini in guerra, il conflitto delle onde e delle acque agitate solcate dai loro vascelli, si alternano con l’armonia, dei paesaggi affascinanti che le flotte visitano nel corso della loro missione, o dell’arte e della musica che li unisce e dona loro brevi pause di serenità, tessendo un’amicizia sincera e rispettosa, tutta al maschile. In particolare nella prima parte dell’illustrazione notiamo una reinterpretazione emozionante e delicata della scena in cui Russell Crowe e Paul Bettany iniziano a suonare insieme la melodia che chiude il film in una chiave poetica ed intensa, mentre nella parte inferiore sono ritratti i vascelli simili a fantasmi, avvolti nella nebbia mentre seguono le rotte prefissate in cerca della fine del conflitto e l’inizio di un’armonia tra i rispettivi paesi.

(Testo di Letizia Rogolino)

CLIP DEL FILM

 

SENZA LIMITI (Ispirato a I Pirati dei Caraibi)

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Sceneggiatura: Laura Manaresi, Giovanni Manna

Disegno: Giovanni Manna

Qualcuno una volta ha detto “Le leggende durano per sempre” e nel cinema di avventura questo sembra essere il pensiero centrale intorno al quale costruire un film. Seguendo la scia dei film di avventura degli anni ’80 come Indiana Jones, I Goonies, Ritorno al Futuro e La Storia Infinita, la Disney ha dato vita nel 2003 alla saga I Pirati dei Caraibi, una storia divisa in quattro capitoli e un quinto in lavorazione che dovrebbe arrivare nelle sale nel 2014. I Pirati dei Caraibi racconta le avventure del Capitan Jack Sparrow, un pirata stravagante e irresistibile, interpretato da Johnny Depp che con la sua amata Perla Nera, solca i mari e incontra tanti personaggi diversi, appartenenti sia al mondo terreno sia al mondo soprannaturale.

Giovanni Manna e Laura Manaresi si sono ispirati a I Pirati dei Caraibi per questa illustrazione suggestiva ed evocativa, che sembra tendere ad una dimensione sconfinata e aperta a tutto quello che il Capitan Sparrow e la sua ciurma possono incontrare nel loro cammino. Come sottolinea la didascalia che accompagna la tavola, i sogni possono portarci oltre e in fondo i pirati, come gli esploratori e i grandi conquistatori della storia, non possono essere considerati altro che inguaribili sognatori, mossi in parte dal desiderio di trovare rare ricchezze e in parte da una sete di conoscenza che li porta spesso ai confini del mondo conosciuto.

(Testo di Letizia Rogolino)

CLIP DEL FILM 

 

PARTENZA (Ispirato a Casablanca, 1942)

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Sceneggiatura: Laura Manaresi, Giovanni Manna

Disegno: Giovanni Manna

Impossibile non indovinare il film che ha ispirato Giovanni Manna e Laura Manaresi per questa nuova illustrazione di FuoriScena. Partendo dai contorni dei due volti protagonisti, fino all’imponente aereo che risale al periodo della Seconda Guerra Mondiale, i vari dettagli ci riportano al cult immortale Casablanca, diretto da Michael Curtiz e interpretato da Humphrey Bogart e Ingrid Bergman.

E’ il 1941 e Rick Blaine è il ricco proprietario di un night club di Casablanca. Mentre la guerra fa il suo corso e il paese attraversa un periodo difficile, egli incontra la sua ex fidanzata Lisa con il marito Victor Laszio, leader della resistenza al nazismo della Cecoslovacchia, che in qualità di perseguitato politico si è rifugiato da quelle parti e chiede aiuto. Rick non esita a rendersi utile, soprattutto per il sentimento che ancora lo lega alla giovane donna, ormai impegnata con un altro uomo, ma sarà difficile per lui dirle addio ancora una volta? Al centro del film è infatti il dolore della rinuncia, quella sofferenza che si prova nel lasciar andare qualcosa a cui si tiene particolarmente e che si è consapevoli di non poter avere. Rick e Lisa sono due amanti perduti che devono dirsi addio e, sulle note della famosa canzone As time goes by, parte insostituibile della suggestiva colonna sonora di Max Sterner, si allontanano nella nebbia nella scena finale, la più memorabile di tutto il film. Nell’illustrazione tornano le ombre e la foschia che dominano la maggior parte delle scene, a delimitare i due volti dei protagonisti. Lisa, di profilo, con il volto semi-nascosto sotto l’elegante cappello e Rick, con uno sguardo rassegnato e romantico che trasmette la tristezza e il dolore per la distanza emotiva che lo divide dalla sua amata, così vicina, ma così irraggiungibile. Sotto di loro l’aereo, il terzo protagonista che li allontana e li porta via, nella nebbia dei loro sentimenti e del loro futuro, incerto.

(Testo di Letizia Rogolino)

CLIP FINALE

Fonte: Movieclips.com

 

SENZA TEMPO (Ispirato a Tempi Moderni, 1936)

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Sceneggiatura: Laura Manaresi, Giovanni Manna

Disegno: Giovanni Manna

Fu proiettato per la prima volta il 5 Febbraio 1936 ed è diventato un cult della storia del cinema, considerato uno dei dieci film più belli dell’anno dal National Board of Review of Motion Pictures. Stiamo parlando di Tempi Moderni, il primo film a sfondo sociale interpretato, diretto e prodotto dall’indimenticabile Charlie Chaplin, che cerca di dare voce al problema crescente della disoccupazione e all’avanzare dirompente dell’automazione nelle fabbriche, soprattutto in Europa in quel periodo storico.

Charlot è un operaio che lavora dalla mattina alla sera in una fabbrica, tenendo un ritmo di produzione eccessivo che lo porta all’esaurimento. Quando guarisce, il mondo del lavoro non ha più posto per lui e le forze dell’ordine lo arrestano con l’accusa di essere il capo di un gruppo di rivoltosi. La vita in prigione però non gli sembra così male, visto il letto e il cibo assicurati e cerca di restarci il più a lungo possibile, ma la buona condotta gioca a suo sfavore e così, ben presto, si ritrova per strada senza grandi prospettive. Solo quando conosce una gamine in fuga, rinasce in lui la determinazione di riconquistare una vita e una dignità e quindi trovare un nuovo lavoro. Dopo tanto impegno, entrambi vengono assunti in un ristorante, ma hanno alcuni finanziatori alle calcagna che rovinano i loro piani, riportandoli alla miseria. Questo film è la prima occasione per Paulette Goddard di lavorare con Chaplin, in seguito diventato suo marito. In questa nuova illustrazione di FuoriScena, gli artisti Giovanni Manna e Laura Manaresi si soffermano in particolare sulla scena finale del film, avvolta in quella dolce poeticità tipica dei film di Chaplin, spesso caratterizzati da un mix originale di comicità e spunti drammatici. Sullo sfondo gli ingranaggi che ricordano le atmosfere industriali di un periodo storico freddo e grigio sono sfumati e fanno risaltare le figure di Charlot e la bella gamine che camminano sotto braccio verso il futuro con un sorriso e la speranza di vivere nuove avventure serene e piacevoli. La prima sceneggiatura del film prevedeva un finale diverso da quello che poi è stato portato sul grande schermo, con il personaggio del vagabondo che si allontanava da solo e la ragazza che si faceva suora per scappare dalle minacce della società. Ma Chaplin ha cambiato tutto all’ultimo momento, vertendo il messaggio del film verso l’ottimismo: Niente è perduto, si può sempre sperare in un futuro migliore, soprattutto se si affronta la vita con il sorriso. Messaggio rafforzato dalle parole di Laura Manaresi in quest’opera, che sottolineano l’importanza della leggerezza d’animo, la solarità che aiuta ad affrontare più facilmente le difficoltà della vita.

(Testo di Letizia Rogolino)

SCENA DEL FILM

A PIEDI NUDI (Ispirato a Water, 2005)

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Sceneggiatura: Laura Manaresi, Giovanni Manna

Disegno: Giovanni Manna

Nel 2005 la regista indiana Deepa Mehta dirige il coinvolgente ed emozionante Water, per raccontare la storia della piccola Chuya tra tradizione ed innovazione. Dopo Fire e Earth, Mehta conclude la sua trilogia degli elementi, portando sul grande schermo la storia di una bambina di otto anni che, nell’India del 1938, viene trasferita in un ashram per vedove indù, dove deve espiare la colpa di un marito perduto e mai conosciuto, attraverso la penitenza eterna imposta dai testi sacri. La presenza della giovanissima vedova porta però scompiglio e una nuova ventata di freschezza all’interno di questo ashram, con conseguenze inaspettate.

Come gran parte dei film ambientati in paesi affascinanti che si distinguono per cultura e usanze originali, Water si presenta come un’opera in bilico tra il documentario e la finzione filmica, e tuttavia denuncia, insegna ed emoziona, tentando di scardinare i dogmi della tradizione per andare verso i vari cambiamenti sociali e culturali dell’India di quel particolare periodo storico. Premiato al Toronto International Film Festival nel 2005 e nominato agli Oscar come Miglior Film Straniero, Water è il film che questa settimana ha ispirato l’illustrazione di Giovanni Manna e Laura Manaresi,  che hanno racchiuso in questa tavola tre dettagli di alcuni momenti magici e suggestivi del film, per farci percorrere il cammino della protagonista, la piccola Chuya, che, trasportata dagli eventi, deve mantenere vivi lo spirito e il cuore per trovare la giusta strada da percorrere e tornare a vivere nella serenità, alla luce della sua ideologia e lontano da una dottrina rigida e ingiusta. La leggerezza del tratto di Manna e la poesia delle parole di Laura Manaresi realizzano una rappresentazione elegante e coinvolgente del film, catturando il lato affascinante della tradizione indiana e l’atmosfera spirituale che circonda questo paese.

(Testo di Letizia Rogolino)

 TRAILER DEL FILM 

PENSIERI IN FUGA (Ispirato a Gli Uccelli, 1963)

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Sceneggiatura: Laura Manaresi, Giovanni Manna

Disegno: Giovanni Manna

Risale al 1963 l’unico film fantastico di Alfred Hitchcock, Gli Uccelli. Il Maestro del brivido porta sul grande schermo l’omonimo racconto di Daphne Du Maurier, adattato da Evan Hunter che ha mantenuto soltanto l’idea centrale dell’attacco degli uccelli contro gli esseri umani.

Botega Bay, una piccola cittadina californiana vicino San Francisco, viene improvvisamente invasa da gabbiani e corvi che cominciano a raggrupparsi in ogni angolo, strada e su ogni tetto, in maniera tranquilla ma inquietante, e subito dopo si organizzano per attacchi veri e propri ai passanti, che si ritrovano in mezzo a questa delirante invasione. Hitchcock gioca con lo spettatore, realizzando una storia con un ritmo in crescendo e una natura inizialmente ignota. Da un’ apparente commedia mondana si passa ad un allegoria apocalittica vibrante e dinamica, ricca di pathos ed estremamente coinvolgente. La quiete di una piccola città viene letteralmente investita da un fenomeno surreale ed insolito, che mina anche le varie relazioni personali, ponendo ogni personaggio di fronte al proprio destino. “Questo film è chiaramente una costruzione intellettuale, una fantasia” afferma Truffaut in una vecchia intervista. Questa fantasia, questo Hitchcock pervaso dall’immaginazione però non viene compreso dalla critica internazionale che all’epoca lo sottovaluta, come sottolinea Laura Manaresi nelle parole che accompagnano questa illustrazione di Giovanni Manna: “Il potere dell’immaginazione è spesso sottovalutato…”. L’artista riprende con humour uno dei più classici film di Hitchcock, partendo da una provocatoria e simpatica gabbia il cui cancello è rimasto aperto… gli uccelli dapprima percepiti come una vaga minaccia, comodamente allineati nei vari angoli di  Botega Bay in attesa di qualcosa, cominciano gradualmente ad organizzare i loro attacchi, individuali e poi di gruppo, in un crescendo sempre più concitato di pericolo ed imprevedibilità. Nella parte finale dell’illustrazione svolazzano intorno al loro creatore che, rapito dal potere dell’immaginazione, li contempla fiero della sua idea e del suo film che, comunque è apprezzato ancora oggi ed è considerato uno dei capolavori indelebili nella storia del cinema.

(Testo di Letizia Rogolino)

CLIP DEL FILM ‘L’ATTACCO ALLA FESTA DI ANNIE’

LA STRADA (Ispirato ad Elizabethtown, 2005)

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Sceneggiatura: Laura Manaresi, Giovanni Manna

Disegno: Giovanni Manna

A cinque anni dal brillante Quasi Famosi, il regista Cameron Crowe nel 2005, porta sul grande schermo una storia d’amore on the road con Orlando Bloom, Kirsten Dunst, Jessica Biel e Susan Sarandon. Sto parlando di Elizabethtown, uno di quei film che raggiungono il successo grazie al passaparola più che per un efficace distribuzione.

Dopo un fallimento professionale, Drew Baylor (Orlando Bloom) torna nella sua città natale per essere presente al funerale del padre e sistemare alcune faccende in sospeso che ruotano intorno alla sua famiglia. Intraprende così un viaggio nell’ America del Sud che, tra incontri interessanti e ricordi difficili, diventa un cammino di introspezione per il protagonista che cerca di mettere ordine nella sua vita, così bruscamente scossa da due eventi tragici: l’improvviso  licenziamento e la perdita di un affetto fondamentale. Nel triste panorama che lo avvolge, l’incontro con l’eccentrica e solare assistente di volo Claire (Kirsten Dunst) gli regala un po’ di serenità e gli permette di cambiare prospettiva, aprendo gli occhi sulle immense possibilità del futuro e la ricchezza di esperienze che il mondo può offrire. Elizabethtown è una storia particolare, originale e coinvolgente, in cui l’umorismo, la dolcezza e la malinconia viaggiano perfettamente in armonia lungo le immense highway del continente americano, passando per alcuni dei luoghi più indimenticabili della storia del Sud. Giovanni Manna illustra su questa tavola uno dei momenti più particolari del film, l’interminabile telefonata tra i due protagonisti che si conclude con un incontro a metà strada per contemplare insieme l’alba di un nuovo giorno, mentre le delicate parole di Laura Manaresi sottolineano l’inevitabile susseguirsi degli eventi e l’importanza di quegli incontri che segnano la strada di ognuno, mostrandoci l’unica direzione possibile che è una sola.

(Testo di Letizia Rogolino)

SCENA DEL FILM

L’IGNOTO (Ispirato a 2001 Odissea nello Spazio, 1968)

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Sceneggiatura: Laura Manaresi, Giovanni Manna

Disegno: Giovanni Manna

Alle origini dell’uomo un misterioso monolite compare sulla Terra. La sua presenza attiva l’intelligenza dei primati che comprendono l’uso delle ossa degli animali uccisi quali prolungamenti delle loro braccia. 2001. Sulla Luna, in prossimità del cratere Tyco, viene trovato un monolite la cui esistenza viene tenuta sotto il massimo segreto. Questo strano oggetto improvvisamente lancia un segnale indirizzato verso il pianeta Giove. Diciotto mesi dopo l’astronave Discovery si dirige verso il pianeta.

2001, Odissea nello Spazio, il film più discusso e ammirato della storia del cinema, diretto dal maestro Stanley Kubrick nel  1968, ha ispirato gli artisti Giovanni Manna e Laura Manaresi per la nuova illustrazione della rubrica FuoriScena. “Ognuno è libero di speculare a suo gusto sul significato filosofico del film, io ho tentato di rappresentare un’esperienza visiva, che aggiri la comprensione per penetrare con il suo contenuto emotivo direttamente nell’inconscio” dichiarava il regista anni fa. Questa suggestiva illustrazione vuole fare altrettanto, riproponendo una nuova visione di questo film di fama internazionale che ha cambiato l’idea classica della fantascienza, portando sullo schermo una favola apocalittica sul destino dell’umanità e lo sviluppo della tecnologia. In un ambiente spaziale ovattato, sconfinato e sommerso nelle note dell’avvolgente colonna sonora del Danubio Blu, Kubrick mette in scena una storia ispirata al romanzo La Sentinella di Arthur C. Clarke, ponendo al centro di tutto il rapporto tra civiltà e tecnologia, senza l’uso di effetti speciali mozzafiato o scene action sullo stile di Star Wars, ma concentrandosi sull’emotività e le sensazioni che il mistero e l’ignoto del futuro portano nell’essere umano che si affaccia ad una nuova Era. Nell’illustrazione un primate e un astronauta si trovano uno di fronte all’altro, e in mezzo a loro il misterioso monolite che non li separa, bensì li unisce nella contemplazione. Entrambi studiano e cercano di interagire con questo oggetto apparentemente inanimato e inutile, ma che rappresenta invece l’ignoto e la sete di conoscenza che attiva silenziosamente il loro intelletto. L’ignoto che avvolge lo spazio, la vita ma anche l’anima di ogni essere vivente, in qualsiasi Era si ritrovi a vivere la propria esistenza. La civiltà si raggiunge attraverso la conoscenza e la conoscenza porta allo sviluppo di una popolazione e della tecnologia, ma il primate e l’astronauta hanno la stessa lunga strada davanti a loro, una “siderale distanza” che li attende entrambi, poichè la strada della conoscenza è lunga, soprattutto quella della conoscenza di noi stessi.

(Testo di Letizia Rogolino)

CLIP L’attivazione dell’intelletto

EQUILIBRIO (Ispirato a La Tigre e il Dragone, 2000)

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Sceneggiatura: Laura Manaresi, Giovanni Manna

Disegno: Giovanni Manna

La Tigre e il Dragone è uno dei più grandi successi di Ang Lee, uno dei registi più eclettici di Hollywood applaudito recentemente per l’ultimo film Vita di Pi. Vincitore di un Oscar e di un BAFTA come migliore film straniero, La Tigre e il Dragone è una storia elegante e coinvolgente che respira la tradizione orientale immersa nelle più sofisticate tecnologie, affondando le radici nell’immaginario infantile del regista che ha sempre mantenuto uno stile personale affascinante ed estetico. Li Mu Bai, interpretato da Chow Yun-Fat è un maestro di arti marziali che possiede una spada dotata di poteri magici ed è innamorato della bella Yu Shu Lien, già promessa però a suo fratello. Jen, figlia del governatore Yu, è una ragazza vivace e infelice che minaccia la serenità di Shu Lien e la gente a lei vicina, soprattutto con il furto del “Destino Verde” conservato nella casa del Signor Tie. Decisa a riconsegnare quest’ultimo, Jen viene sorpresa da Mu Bai, che non la ferma, ma le dice solo che oltre a trovare la pace non combattendo più, vuole anche trovare un degno allievo a cui insegnare l’arte dei maestri wudang e lei potrebbe essere l’allievo che sta cercando.

In questa nuova illustrazione Giovanni Manna e Laura Manaresi ripropongono la scena magica e suggestiva del secondo scontro che vede protagonisti proprio la giovane Jen e il maestro Li Mu Bai, mentre volano da un ramo all’altro di una fitta foresta verdeggiante, sfidandosi con spade lucenti e parole affilate. I tratti eleganti e leggeri di Manna e le parole di Laura Manaresi sembrano aiutare il regista nella sua ricerca di una morale che restituisca alle cose e ai personaggi il loro esatto equilibrio, una perfetta armonia tra mente e cuore che può portare al perfetto controllo di se stessi, in battaglia come nella propria anima. Il regista Ang Lee è un maestro nel rendere sullo schermo scene avvolte in atmosfere soffuse e in ambienti ricostruiti tra magia e realtà e questa illustrazione attinge a questo con un nuovo talento che, mantenendo un fascino orientale, aiuta a tenere ferma la mente e ad alleggerire il cuore di chi la contempla.

(Testo di Letizia Rogolino)

 CLIP DEL FILM

Fonte: La7

RUBY SPARKS (Ispirato a Ruby Sparks, 2012)

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Sceneggiatura: Laura Manaresi, Giovanni Manna

Disegno: Giovanni Manna

La nuova illustrazione della rubrica FuoriScena di NewsCinema è ispirata a Ruby Sparks, film diretto nel 2012 dai registi di Little Miss SunshineJonathan Dayton e Valerie Faris e interpretato da Zoe Kazan e Paul Dano. Presentato in anteprima alla scorsa edizione del Torino Film Festival, questo film racconta la storia di Calvin Weir-Fields, un giovane scrittore che raccoglie un incredibile successo con il suo primo romanzo, ma poi perde l’ispirazione e non riesce più a scrivere qualcosa di convincente. Un giorno una dolce ragazza dai capelli rossi comincia ad apparire costantemente nei suoi sogni, e diventa il motore principale per il suo nuovo libro. Le cose si complicano quando Ruby si materializza in carne ed ossa, per uno scherzo del destino e il giovane Calvin se ne innamora perdutamente, con il vantaggio di poter manovrare le sue scelte e i suoi sentimenti. Ruby Sparks è una commedia romantica avvolta nella fantasia che mantiene però una sottotraccia realistica e pone al centro della struttura narrativa il rapporto tra il creatore e la creatura, affrontato numerose volte sia nella letteratura che nel cinema. Basti pensare a Frankenstein di Mary Shelley o al Pigmalione diGeorge Bernard ShawCalvin riesce a dare forma al suo desiderio più grande di avere qualcuno accanto e, riempendo quel vuoto sentimentale la sua creatività torna a pulsare e a regalargli idee. Ruby è la materializzazione dei suoi pensieri, delle sue gioie e dei suoi dolori, con i quali è difficile rapportarsi alla lunga. Infatti, se in un primo momento tutto sembra andare a meraviglia, piano piano la relazione tra i due si complica e si sprofonda in un aspetto più drammatico in cui la fantasia e la magia vengono oscurate dal conflitto, che non è il conflitto tra Calvin e la sua creazione, ma un conflitto che lo scrittore ha con se stesso e deve riuscire a risolvere per poter amare, scrivere e vivere di nuovo. “Io sono te. Tu sei me” recita una parte del pensiero didascalico scritto da Laura Manaresi in questa illustrazione di Giovanni Manna,a sottolineare la simbiosi che si viene a creare tra Calvin e Ruby, tra l’artista e la sua creazione che, dopo aver risolto le incompatibilità, vivono l’uno nell’altra, assaporando un amore unico e disinteressato. Le mani in primo piano battono sulla macchina da scrivere portando lo scrittore all’interno della sua storia: anche lui diventa un personaggio del suo libro, sullo stesso livello della dolce Ruby che lo guarda con occhi amorevoli pieni di un’innocente tenerezza.

(Testo di Letizia Rogolino)

 TRAILER

 

TEMPO DI VIVERE (Ispirato a Blade Runner, 1982)

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Sceneggiatura: Laura Manaresi, Giovanni Manna

Disegno: Giovanni Manna

Risale al 1982 Blade Runner, il film simbolo della fantascienza moderna diretto da Ridley Scott e interpretato, tra gli altri, da Harrison Ford e Rutger Hauer. Ispirato al famoso romanzo Il Cacciatore di androidi di Philip K. Dick, questo cult movie dalla straordinaria efficacia illustrativa, racconta una storia che fonde il genere poliziesco con la pura fantascienza.

Harrison Ford è Deckard, un poliziotto dell’unità Blade Runner che viene richiamato in servizio per eliminare alcuni esemplari insubordinati di ‘replicanti’, ovvero androidi destinati al lavoro nelle colonie spaziali. Quattro di loro, Roy Batty, Leon, Zora e Pris, hanno raggiunto la Terra per tentare di infiltrarsi nelle industrie che li fabbricano. I replicanti sono identici agli esseri umani, tranne che per la durata limitata della loro esistenza e per l’apparente incapacità di provare sentimenti. In questa nuova illustrazione realizzata da Giovanni Manna e Laura Manaresi per la rubrica FuoriScena, si ricorda in particolare la scena dello scontro finale tra Rick Deckard e Roy (Rutger Hauer), il capo carismatico dei replicanti ribelli, diventata celebre soprattutto per la frase emblematica “Ho visto cose che voi essere umani non potete neanche immaginare…“. Rick, sull’orlo del precipizio ed oramai alla completa mercè di Roy, si trova in una condizione di paura ed imbarazzo misto ad ammirazione, commozione e rispetto per questi esseri che nella loro lotta disperata appaiono più attaccati alla vita dei loro stessi progenitori. Sullo sfondo di una Los Angeles del 2019, piovosa e industriale, che ricorda molto l’atmosfera di Metropolis di Fritz Lang, i personaggi di questo film appaiono tutti pervasi da un’estrema amarezza, e in particolare i replicanti sembrano vittime inermi e sopraffatti da angosce esistenziali. Gli artisti di FuoriScena scelgono di sovvertire il malessere che avvolge Roy nel momento in cui afferma “…è tempo di morire“, denunciando invece che “…è tempo di vivere, e nulla andrà perduto“, con il volo della colomba a chiusura della suggestiva illustrazione, come un grido di speranza per un futuro più sereno e luminoso, lontano dal grigiore e dall’atmosfera ferrosa di una città divisa e ferita dalla diversità e dalla repressione emotiva.

(Testo di Letizia Rogolino)

 

L’OPERA E IL FILM

Tempo di Vivere – Ispirato a Blade Runner per FuoriScena from Newscinema Rivista on Vimeo.

 

EVERYBODY NEEDS… (Ispirato a The Blues Brothers, 1980)

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Sceneggiatura: Laura Manaresi, Giovanni Manna

Disegno: Giovanni Manna

Come poteva mancare tra le opere della rubrica FuoriScena la commedia intramontabile degli anni ’80 The Blues Brothers? Diretto da John Landis e interpretato da Dan Aykroyd e John Belushi, affiancati da alcuni dei più grandi rappresentanti del mondo musicale soul e rhythm and blues come Ray Charles, James Brown e Aretha Franklin, questo film segna la storia entrando nell’Olimpo delle commedie musicali più indimenticabili del cinema.

I due protagonisti irriverenti, vestiti di nero e rigorosamente nascosti dietro i loro occhiali da sole e i loro cappelli, combinano guai uno dopo l’altro per organizzare un mega concerto di beneficenza che possa salvare dalla demolizione l’orfanotrofio dove sono cresciuti. Affermando saldamente di essere in missione per conto di Dio, i due fratelli stravaganti ma irresistibili sconvolgono la città di Chicago, e la polizia li insegue con ogni mezzo fino all’esaurimento. Ma la componente principale che coinvolge e trasporta in un’atmosfera iper-frizzante e dinamica è la musica, presente dall’inizio alla fine del film in un turbine di generi, voci, e balli fissando un ritmo frenetico e di pura energia. Giovanni Manna con questa nuova illustrazione, si concentra proprio sulla coppia dei protagonisti, ritraendoli in una versione estremamente realistica e rappresentando con un perfetto dosaggio di bianco e nero, l’aura che li circonda, sia per l’energia inesauribile che sprigionano, sia per la luce che Dio gli ha donato per portare a termine la loro missione. La famosa canzone “Everybody needs somebody…to love” ovvero “Tutti abbiamo bisogno di qualcuno da amare“,  nell’ illustrazione di Giovanni Manna e Laura Manaresi  si trasforma in “Abbiamo tutti bisogno di luce” a sostegno dell’idea che, in fondo, tutti coloro che amiamo portano la luce nella nostra vita.

(Testo di Letizia Rogolino)

SGUARDI DI LUCE (Ispirato a Il Piccolo Buddha, 1993)

 Sceneggiatura: Laura Manaresi, Giovanni Manna

Disegno: Giovanni Manna

Tratto dall’omonimo romanzo di Gordon Mogill, Il Piccolo Buddha è il film di Bernardo Bertolucci che risale al 1993, con Keanu Reeves, Bridget Fonda e Ying Roucheng. Il regista italiano sceglie un cast internazionale per portare sul grande schermo la storia emozionante, mistica e fiabesca del piccolo Jesse, un bambino di Seattle che, insieme ad altri due bambini orientali viene scelto come la possibile reincarnazione del Lama Dorje, Maestro del Lama Norbu nel Buthan, regione del Tibet a sud dell’Himalaya. Per scelta di quest’ultimo, i tre vengono invitati  presso l’antico monastero per avvicinarsi al buddismo, attraverso l’affascinante storia del principe Siddharta Gautama, detto l’Illuminato.

Corrono parallele la favola moderna di Jesse e la favola antica di Siddharta, creando un film prezioso in cui danzano insieme la grazia, la luce e un forte senso trascendentale, che permettono anche ai più piccoli di comprendere le basi di una religione così profonda e affascinante, nata in India nel VI sec. a.C.. Bertolucci con Il Piccolo Buddha ha realizzato, praticamente, il suo primo e unico film di bambini, sui bambini e per i bambini. E proprio da questi parte l’ illustrazione di Giovanni Manna e Laura Manaresi, che ritrae i tre eletti mentre ascoltano beatamente l’antica storia di Siddartha ai piedi di un albero secolare nella foresta tibetana. Appartenenti a tre diverse etnie, i bambini vedono scorrere la storia davanti ai loro occhi, immaginando il Principe Illuminato lì sotto lo stesso albero, mentre vive la grande calma che precede il distacco dalle emozioni. A stretto contatto con la natura che li circonda, i bambini si allontanano dalla loro quotidianità e riescono a sentire, vedere e comprendere l’origine delle cose e l’inevitabile connessione tra tutti gli esseri viventi della Terra. Incredibile come il bianco e nero di questa illustrazione smuova le corde emotive dello spettatore, senza l’utilizzo di quelle tinte forti e luminose che invece contraddistinguono il film. Il nero esalta l’illuminazione con un tratto elegante e morbido che Manna padroneggia con maestria e talento, finendo con un piano strettissimo sullo sguardo incisivo e compassionevole di Siddartha che infonde serenità.

Nulla al di fuori delle parole di Laura Manaresi a conclusione dell’opera, racchiude meglio il senso profondo dell’opera. Il tempo si ferma per un istante e gli occhi di Siddartha ci guardano, cullandoci in un senso di pace e leggerezza, in cui anche il dolore è trasfigurato.

 (Testo di Letizia Rogolino)

 

 

DESTINAZIONE INFINITO (Ispirato a E.T. L’Extraterrestre, 1982 )

 Sceneggiatura: Laura Manaresi, Giovanni Manna

Disegno: Giovanni Manna

Indimenticabile film di fantascienza, diretto da Steven Spielberg nel lontano 1982, E.T. L’Extraterrestre ha fatto sognare numerose generazioni e pochi giorni fa è uscito il dvd in versione Blu Ray per rivivere il film con la magia dell’alta definizione. Affrontando temi importanti come la crescita, la tolleranza e il rispetto, questo film rappresenta, meglio di altri, l’intera cinematografia di Spielberg, e ha aperto la strada ad un nuovo genere che, raccontando una storia fantastica e surreale, trasmette forti emozioni, descrivendo i sentimenti e le condizioni umane dei diversi protagonisti.

Un astronave atterra sulla Terra in un bosco di San Francisco e quando riparte per tornare a casa, abbandona un alieno lì sul posto. Elliot, un bambino di nove anni che vive in una zona periferica della città, uscendo per andare a prendere la pizza, si imbatte nello stravagante essere di un altro mondo e, tra i due, nasce un’amicizia originale e coinvolgente. L’artista Giovanni Manna e la scrittrice Laura Manaresi ripropongono l’indimenticabile scena dei due protagonisti a bordo della bicicletta, sullo sfondo di una luna piena magica e luminosa. Ma al posto del folto bosco americano appare il Colosseo, come omaggio a NewsCinema che ha la sua sede operativa a Roma. Come Elliot sceglie di condividere la sua vita con il piccolo e speciale E.T., aprendosi a nuove esperienze e alla novità, la nostra rivista ha la fortuna di unire le sue competenze cinematografiche con la creatività di Giovanni Manna e Laura Manaresi, proponendo alcuni dei film che hanno conquistato pubblico e critica, con una nuova rappresentazione visiva, procedendo verso l’infinito mondo della sperimentazione dell’arte e della fantasia.

(Testo di Letizia Rogolino)

 

BATS ON THE ROAD (Ispirato a Paura e Delirio a Las Vegas, 1999)

Sceneggiatura: Laura Manaresi, Giovanni Manna

Disegno: Giovanni Manna

La rubrica FuoriScena questa settimana fa un viaggio on the road, in occasione dell’uscita del libro “Il Mito del Viaggio nel Cinema Americano Contemporaneo” di Letizia Rogolino, in cui si analizzano le origini e l’evoluzione del road movie, ricordando alcuni dei film dell’ultimo decennio cinematografico americano, appartenenti a tale genere. Giovanni Manna e Laura Manaresi rendono omaggio al tema del viaggio, che da anni invade il grande schermo, abbracciando diversi generi di film, dal thriller alla commedia, dal film drammatico all’horror, poichè ‘l’uomo ha sempre avvertito una voglia incontenibile di sapere e conoscere il mondo e, in particolare, il cinema ha raccontato e racconta, ancora oggi, viaggi avvincenti che si svolgono sulle strade perse nell’immensità del territorio americano, fatto di infinite highway che fanno da sfondo ad incontri, confronti ed emozioni‘, come afferma l’autrice.

Questa nuova straordinaria illustrazione di Manna parla da sola. Per i cinefili e non solo, è difficile dimenticare la mitica scena di Paura e Delirio a Las Vegas, film del 1999 diretto da Terry Gilliam, in cui pipistrelli immaginari assaltano il personaggio di Johnny Depp a bordo della sua automobile, in preda all’effetto allucinatorio di un pesante cocktail di sostanze stupefacenti. Tratto dal romanzo Paura e Disgusto a Las Vegas di Hunter S. Thompson, questo film  denuncia la distruzione del sogno americano e i due protagonisti sono degli outsiders, ovvero degli emarginati dalla società, che cercano qualcosa in cui credere, ma vengono risucchiati in un delirio psichedelico, sullo sfondo di un America degli anni ’70 imbottita di droga e allucinogeni, al punto di perdere la concezione di spazio e tempo. La china acquerellata dell’artista dona una nuova visione ad una scena amata e contestata da molti, mostrando l’inedito assalto delle piccole creature nere e minacciose, alla vettura rossa fiammante con a bordo l’eccentrico giornalista Roul Duke e lo stravagante avvocato Dr. Gonzo. Stupisce la cura dei dettagli e il suggestivo effetto delle sequenze ben coordinate tra loro, che trasmettono l’incredibile effetto del susseguirsi dell’azione. Lo spettatore percepisce il movimento, anche se le immagini sono in realtà catturate dalla carta da disegno.

 

IL CORAGGIO DI FRODO (Ispirato a Il Signore degli Anelli, 2001 )

Sceneggiatura: Laura Manaresi, Giovanni Manna

Disegno: Giovanni Manna

Era il lontano 2001 quando ebbe inizio una delle saghe più amate dell’ultimo decennio cinematografico, intitolata Il Signore degli Anelli, diretta da Peter Jackson che è riuscito a portare numerose generazioni nella magica e misteriosa Terra di Mezzo. In attesa del 13 Dicembre, data di uscita dell’attesissimo Lo Hobbit: Un viaggio inaspettato, film che segna l’inizio di una nuova trilogia firmata da Jackson e incentrata in particolar modo sull’avventura di Bilbo Baggins, l’hobbit che diede inizio alla famosa leggenda dell’anello, la rubrica FuoriScena vi propone un’affascinante illustrazione che rende omaggio alla storica saga.

Ispirato ai romanzi fantasy di Tolkien, Il Signore degli Anelli racconta l’intensa e avventurosa storia del piccolo Frodo, un hobbit che si ritrova con l’arduo compito di distruggere l’anello magico che ha ereditato dallo zio Bilbo Baggins, poichè appartiene a Sauron, il Signore del Male. Ma l’unico modo per compiere la missione è lanciarlo nella voragine del Monte Fato , un vulcano dove si trovavano le fucine in cui l’anello fu creato. Il Monte Fato è vicinissimo alla Torre Oscura, la fortezza in cui vive Sauron, quindi l’impresa non risulta molto semplice, anche se Frodo, guidato dal mago Gandalf, è affiancato dalla cosiddetta Compagnia dell’Anello, composta da alcuni uomini valorosi appartenenti alle diverse razze che popolano la Terra di Mezzo: elfi, orchi, hobbit, maghi e cavalieri. In questa originale illustrazione Giovanni Manna punta al centro narrativo del primo capitolo della saga, Il Signore degli anelli: La compagnia dell’Anello, ritraendo la compagnia dell’anello in viaggio per i boschi e le montagne, inseguiti e minacciati da oscuri spettri a cavallo, a servizio del malvagio Sauron. Anche se il pericolo è sempre sulle loro tracce, Frodo e i suoi amici hanno un cuore forte e un infinito coraggio che li tiene uniti e gli dona la forza e la fiducia di portare a termine un’impresa così apparentemente impossibile. L’unione fa la forza e anche un piccolo hobbit può distruggere il male e salvare il mondo se il suo cuore è grande e forte, come sottolinea l’efficace frase della scrittrice Laura Manaresi alla base dell’illustrazione.

GIOCA E VINCI CON LO HOBBIT

(Testo di Letizia Rogolino)

LA PIUMA (Ispirato al film Forrest Gump, 1994)

Sceneggiatura: Laura Manaresi, Giovanni Manna

Disegno: Giovanni Manna

Robert Zemeckis, regista di successi come Ritorno al Futuro e Cast Away, nel 1994 dirige Tom Hanks nell’indimenticabile Forrest Gump, un film che ha conquistato un’intera generazione e ancora oggi è estremamente apprezzato e attuale. Ispirato al romanzo di Winston Groom, questo film racconta la favolosa vita di Forrest, un ragazzo affetto da un leggero deficit mentale, che decide di non farsi soffocare dal pregiudizio, inseguendo i suoi sogni e vivendo esperienze uniche e straordinarie sullo sfondo di numerosi momenti fondamentali della storia americana. Un giorno come tanti, appena quarantene, Forrest comincia a raccontare il suo avventuroso passato e il suo amore per la bella Jenny Curran, seduto ad una fermata dell’autobus. Chiunque gli si sieda accanto ha il piacere di sentire una storia davvero emozionante e a tratti surreale, ricca di dettagli ed eventi unici.

Tutto inizia con la danza di una piuma nel vento sulle note magiche e avvolgenti della musica di Alan Silvestri. Essa si posa dolcemente sulla spalla di Forrest che la prende e la conserva gelosamente tra le pagine di un libro, all’interno della sua inseparabile valigetta. Noi, spettatori, ci sediamo sulla stessa panchina accanto a lui e cominciamo a fluttuare, come la piuma, da un’avventura all’altra della straordinaria esistenza del protagonista. Ci troviamo in trincea nella guerra del Vietnam, affollati nelle manifestazioni pacifiche degli hippy, emozionati ad un incontro con John Lennon e ricevuti dal Presidente degli Stati Uniti alla Casa Bianca… Giovanni Manna e Laura Manaresi catturano questo momento, sequenza dopo sequenza, immaginando però un finale alternativo, in cui la piuma atterra per qualche secondo tra le mani di Forrest, per poi ricominciare a fluttuare nel cielo libera, ma con qualcosa in più. Ha catturato la solarità e la purezza d’animo di Forrest e ora porta con sé tutto il calore della sua anima, per donarla ad un altra persona scoraggiata che deve fare del pregiudizio un proprio punto di forza e dimostrare che l’eccezione fa la regola.

(Testo di Letizia Rogolino) 

SCENA DEL FILM 

 

IL CORVO ( dal film di Alex Proyas, 1994)

  Sceneggiatura: Laura Manaresi, Giovanni Manna

Disegno: Giovanni Manna

 

Nel lontano 1994 Alex Proyas dirige Il Corvo, film ispirato al famoso fumetto underground di James O’Barr, che racconta il ritorno dal mondo dei morti del chitarrista Eric Draven, interpretato dall’indimenticabile Brandon Lee, morto durante le riprese dopo essere stato colpito da una pallottola vera invece che a salve. Violentemente entrato nella storia del cinema dark internazionale, Il Corvo racconta una storia di amore e odio, di morte e dolore, all’interno di un’ atmosfera suggestiva, in cui il buio non spaventa ma avvolge e trasporta in un disegno nervoso, duro e indigesto con una forte componente emotiva melò.

‘Grigio e disperato, forte come l’acciaio ma fragile dentro, il corvo ride sotto un lampione, il sorriso spettrale di chi è vissuto e morto e vive ancora…’ Il giovane Eric piomba nell’oscurità e si trasforma in un angelo vendicatore. Anche se l’apparenza spaventa e presenta tratti cupi e impressionanti, la sua anima ha la natura dell’eroe, ancora in grado di distinguere il bene dal male, ma spinto principalmente dalla vendetta e dal desiderio di ricongiungersi con la sua amata. In occasione del giorno di Halloween, Giovanni Manna ha deciso di ricordare l’atmosfera spaventosa e dark de Il Corvo, arricchendo un’inquadratura famosa di dettagli a tema, come le zucche che sorridono in modo sinistro accanto al gatto Gabriel che si gusta la trasformazione del suo padrone. Da un’ampia inquadratura sull’eroe di spalle e l’immensa vetrata dalla quale egli studia il mondo e decide la prossima mossa verso i suoi carnefici, segue un primo piano dettagliato di Eric e il nero corvo, suo nuovo migliore amico e compagno di vendetta.

(Testo di Letizia Rogolino)

SCENA DEL FILM


(Fonte: Divx Video)

 

IL DILEMMA DI IGOR (Ispirato a Frankenstein Junior, 1974)

         Sceneggiatura: Laura Manaresi, Giovanni Manna

Disegno: Giovanni Manna

 

Risale al 1974 il film parodia più riuscito della storia del cinema, che ha superato per fama persino l’originale. Stiamo parlando del mitico Frankenstein Junior di Mel Brooks, che reinventa il famoso romanzo di Mary Shelley del 1818, caricandolo di una comicità intelligente, smaliziata e, a tratti, addirittura poetica. Un bizzarro ed eccentrico neurochirurgo americano di nome Frederick Frankenstein ( Gene Wilder) arriva in Transilvania, presentandosi come il nipote del barone Victor, famoso per aver dato vita all’indimenticabile creatura resuscitata. Si stabilisce nel  sinistro castello, con una giovane donna e lo stravagante aiutante con la gobba Igor, vera icona del film, grazie alla favolosa interpretazione di Marty Feldman.

Frankenstein Junior si può considerare un vero e proprio cult movie, che porta sullo schermo un primo esperimento di parodia/omaggio del film di James Whale del 1931. Infatti, tra gli aneddoti comici e le battute che sono rimaste impresse nella mente dei numerosi spettatori, il regista è riuscito a ricreare l’atmosfera horror retrò dell’originale degli anni ’30, rivisitando la trama e i personaggi con elegante ironia. In questa originale illustrazione, Giovanni Manna trasporta lo stile e la fotografia retrò del film di Brooks, girato interamente in bianco e nero, proponendo una delle scene più divertenti del film, in cui Igor si perde nella confusione di un linguaggio alternativo che ha reso una semplice battuta un vero e proprio motto, scolpito nel libro della storia della commedia internazionale. Dopo i due dettagli del lupo che ulu là e del castello che ulu lì, l’artista si concentra su una personale caratterizzazione del personaggio di Igor, cogliendo perfettamente quella stravaganza e inquietante dolcezza che è difficile non amare. Laura Manaresi prende spunto dalla famosa battuta, con una frase che ci permette di rivivere lo spassoso dilemma di questo personaggio eterno confuso, alle prese con la sua natura insolita e deliziosamente affascinante.

(Testo di Letizia Rogolino)

 SCENA DEL FILM

 

CUORE DI FORBICE (Ispirato a Edward Mani di Forbice, 1990)

 Sceneggiatura: Laura Manaresi, Giovanni Manna

Disegno: Giovanni Manna

Dopo Batman e Beetlejuice, nel 1990, Tim Burton realizza Edward Mani di Forbice ( titolo originale Edward Scissorhands), il suo primo vero capolavoro, sceneggiato da Caroline Thompson e interpretato da Johnny Depp, Winona Ryder, Dianne Wilst, Anthony Michael Hall e Kathy Baker. Attingendo al suo inimitabile universo poetico, Burton porta sullo schermo una favola moderna, che racchiude al suo interno il romantico contrasto tra una crudeltà superficiale e una profonda tenerezza.

Un vecchio scienziato dona la vita a Edward, ma muore prima di potergli costruire le mani. Al posto di esse, il giovane ha delle lunghe e affilate forbici che non gli permettono di instaurare alcun rapporto con gli altri e lo rendono apparentemente sinistro e pericoloso. Ma quell’aspetto livido, tra lame, borchie e suite di pelle nera, nasconde un animo dolce, tenero e ingenuo che aspetta solo di essere scoperto dalla persona giusta. Edward vive da solo in un cupo e gotico castello, che ha tutta l’aria di essere abbandonato da molti anni, ma intorno c’è un giardino vivo e ricco di piante dalle forme più strane, che lui stesso plasma con le sue lunghe forbici di metallo. Un giorno la sua solitudine viene violata da una curiosa rappresentante di cosmetici che entra nel castello e rimane colpita da questo ragazzo timoroso e inquietante allo stesso tempo. La donna riesce ad andare oltre l’apparenza e legge nei suoi occhi l’estremo bisogno di affetto e comunità. Così lo porta con sè nella colorata cittadina vicina, abitata da persone bizzarre e superficiali, che non riescono ad inquadrare Edward, a vedere la sua anima invisibile agli occhi. Mentre il cupo castello grigio arroccato sul promontorio immerso nella nebbia, tiene prigioniera l’anima colorata e vibrante del giovane Edward, la cittadina dai colori candidi e briosi, nasconde l’anima fredda, indifferente e provinciale della gente che vi abita.

Giovanni Manna e Laura Manaresi rendono omaggio, tra immagini e parole, all’indimenticabile personaggio di Tim Burton, emozionando lo spettatore che rimarrebbe per ore a guardare rapito l’illustrazione. Partendo dal lontano castello avvolto dall’oscurità, in una predominanza di nero e grigio, si passa alle curiose formazioni arboree del giovane Edward, la prima delle quali rappresenta il suo sogno più grande, le mani. Nella seconda parte le forbici si immergono nei cespugli, possedute dal vortice dell’estro creativo, valorizzando il grande talento del tecnouomo che riesce a rendere positiva la parte negativa di sè: le forbici affilate, minacciose e metalliche creano poesia. La frase didascalica unita poi all’immagine finale di Edward con quella sua espressione unica, tra l’incredulità e la paura del mondo, sono il cuore dell’opera che fa rivivere uno dei film più belli sul tema della diversità e dell’insicurezza di essere se stessi.

(Testo di Letizia Rogolino)

TRAILER

 

 

VENTO DELL’EST (Ispirato a Mary Poppins, 1964)

Sceneggiatura: Laura Manaresi, Giovanni Manna

Disegno: Giovanni Manna

Sono passati quasi cinquant’anni dal giorno in cui la Walt Disney ha lanciato sul grande schermo Mary Poppins di Robert Stevenson, l’indimenticabile adattamento cinematografico del romanzo omonimo di P.L. Travers. Un giorno come tutti gli altri una super tata arriva in casa della famiglia Banks, che è alla disperata ricerca di una nuova tutrice per i piccoli Jane e Michael. Interpretata da Julie Andrews, Mary Poppins non è una tata come le altre: proviene da un luogo indefinito e i suoi bizzarri modi di fare sconvolgono in una sola settimana l’equilibrio della famiglia inglese, con un padre banchiere integerrimo e una madre attiva femminista.

Nel fumoso cielo di Londra, tra nuvole corpose e un forte vento proveniente da est, una figura rassicurante e misteriosa guarda dall’alto la città frenetica e brillante tra le luci notturne. Due genitori, troppo presi dai loro impegni quotidiani, non riescono a dedicare tempo ai figli, e hanno un estremo bisogno di riscoprire la bellezza dello stare insieme. Questa ha tutta l’aria di essere una missione perfetta per Mary Poppins…si apre l’ombrello e giù ad aiutare i Banks, insegnando loro ad essere sereni e godersi i piccoli piaceri della vita, insieme. In fondo “basta un poco di zucchero e la pillola va giù“, perchè non è importante la quantità del tempo passato insieme, quanto la qualità e il coltivare l’amore per gli altri partendo da piccoli gesti e piccole attenzioni. Giovanni Manna parte da un cielo grigio e nebuloso tipico della scena londinese, chiuso e tormentato come gli animi di due genitori indifferenti ed egoisti, per poi aprirsi nella tavola finale in cui Mary Poppins rischiara il tutto. Il banchiere concentrato sul profitto e sul risparmio per l’avvenire e l’attivista politica, presa dalla lotta per un cambiamento della società, vengono colpiti dalla luce con l’arrivo di questa strana figura con cappotto e cappello e un sorriso contagioso. La solarità invade l’apatia della foschia. Le poche righe che accompagnano l’opera, scritte da Laura Manaresi, colgono l’essenza della scena e della natura di Mary Poppins, così dirompente e difficile da dimenticare, ma libera e imprevedibile come il vento dell’est. Dove sarà domani nessuno lo sa.

(Testo di Letizia Rogolino)

SCENA DEL FILM

(Fonte: Rai2)

 

 IL VOLO ( Ispirato a Il Cielo copra Berlino / Der Himmer uber Berlin)

Sceneggiatura: Laura Manaresi, Giovanni Manna

Disegno: Giovanni Manna

Risale al 1987 il film diretto da Wim Wenders intitolato Il Cielo sopra Berlino (titolo originale Der Himmer uber Berlin) con Bruno Ganz, Peter Falk, Solveig Dommarten e Otto Sander. La Seconda Guerra Mondiale è vicina e due angeli, Cassiel e Damiel, scendono sulla Terra per osservare gli umani e cercare di comprendere le loro gioie e il loro dolore. Damiel prova un’empatia più intensa con questi esseri che respirano, amano e odiano, e una sera, all’interno di un locale, rimane colpito dall’artista circense Marion, innamorandosene perdutamente. Il suo sentimento lo porta a scegliere l’umanità per sempre, incoraggiato da un ex angelo che da tempo vive e lavora a Berlino come un uomo qualunque.

L’artista Giovanni Manna, con questa sua nuova illustrazione inedita, rende con la tecnica dell’acquarello un momento fondamentale di questa moderna favola che coniuga malinconia e dolcezza, recuperando una memoria storica e visiva della capitale tedesca. Una leggera colomba bianca vola nel cielo plumbeo di Berlino e, con un andamento delicato e curioso, atterra ai piedi di una figura scura e contemplativa con le sembianze di un angelo non convenzionale. E’ Damiel, il protagonista de Il Cielo sopra Berlino, assorto nei suoi pensieri, tormentati dall’amore per Marion e dal dolore della scelta che cambierà per sempre il suo futuro e la sua identità. L’amore lo porta al sacrificio, all’abbandono di tutto quello che ha conosciuto fino a quel momento, in cambio di una vita nuova che ha sempre visto soltanto dal buco della serratura celeste. La colomba diventa la sua intima confidente, che forse può consigliargli la via migliore per fare quella difficile scelta di completa e permanente trasformazione. Prendendo spunto dalla locandina ufficiale del film, Manna illustra un inedito antefatto, introducendo non solo un nuovo personaggio, ma un nuovo rapporto, in un’atmosfera estremamente suggestiva e neorealista, in cui il bianco e il nero sembrano essere i soli due colori necessari al mondo.

(Testo di Letizia Rogolino)

TRAILER  

 

 THE HORSE WHISPERER (L’Uomo che sussurrava ai Cavalli) 1998, Robert Redford

Sceneggiatura: Laura Manaresi, Giovanni Manna

Disegno: Giovanni Manna

Robert Redford, regista e attore statunitense di fama mondiale sarà presente alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia  69° Edizione con il film The Company You Keep, all’interno della sezione Fuori Concorso. Dopo aver festeggiato 75 anni di età e 50 anni di carriera, Redford approda al Lido con un nuovo progetto che lo vede attore e regista per raccontare la storia di Jim Grant, un tranquillo avvocato e padre single che si trova costretto a fuggire quando un giovane e impetuoso reporter Ben Shepard (Shia LaBeouf), rivela la sua vera identità di ricercato: negli anni ’70 Grant era un pacifista radicale e sulla sua testa pende l’accusa di omicidio. In tutto il Paese si scatena una gigantesca caccia all’uomo, e Grant dovrà lottare duramente per dimostrare la propria innocenza.

L’artista Giovanni Manna decide di omaggiare Redford ricordando uno dei suoi film più belli, risalente al 1998, L’Uomo che sussurrava ai cavalli, catturando l’intensità e l’essenza del rapporto tra il protagonista e il nobile animale nei paesaggi immensi e suggestivi del Montana. Un’immagine centrale e protagonista ritrae l’incontro / confronto tra il cavallo e l’uomo che ha un dono così speciale e unico, ma anche di notevole responsabilità. Tale immagine è incorniciata poi da una sorta di pellicola in acquarello, in cui ognuno dei due protagonisti è analizzato nel dettaglio: da un’immagine generale e lontana sembra di avvertire una macchina da presa che inizia a stringere fino ad un primissimo piano, grazie al quale lo spettatore riesce a cogliere la vera identità di uno e dell’altro e il loro stato d’animo del momento, un misto di rispetto e fiducia reciproca.

(Testo di Letizia Rogolino)

SCENA del film a cui si è ispirato l’artista:

 PERFETTA SOLITUDINE (Ispirato a Star Wars / Guerre Stellari) di George Lucas

Sceneggiatura: Laura Manaresi, Giovanni Manna

Disegno: Giovanni Manna

Chi non ha mai visto almeno un film della famosa saga di Guerre Stellari (Star Wars) nella sua vita? Chi non conosce l’inimitabile Maestro Yoda? “Fare o non Fare, non esiste provare“! Fin dalla nascita della saga cinematografica più famosa di tutti i tempi, realizzata da George Lucas negli anni 70, uno dei personaggi più amati è il Maestro Yoda, uno dei pochi jedi scampati alla morte durante la Guerra Civile Galattica e uno dei membri più anziani dell’Ordine Jedi. Eccellente nel combattimento con la spada Laser, Yoda è stato il maestro di numerosi jedi, il più importante dei quali è Luke Skywalker, figlio di Anakin Skywalker, alias Darth Vader, capo supremo del lato oscuro della forza. In questa illustrazione l’artista Giovanni Manna sembra fermare il tempo ed estrapolare un momento di pace e serenità all’interno di un bosco, dove il Maestro Yoda si ritira per meditare e trovare equilibrio. Immerso nella natura si distacca da tutta la storia di conflitti e battaglie che pervade l’universo di Star Wars e si trasferisce come in una dimensione parallela, almeno fino all’arrivo di una navicella spaziale che atterra violenta in quello stesso luogo, pochi attimi prima, silenzioso e suggestivo.

 

-E’ vietata la riproduzione anche parziale di una o più opere pubblicate nella rubrica, senza l’autorizzazione da parte di NewsCinema e dell’artista Giovanni Manna-

 

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