Connettiti a NewsCinema!

Horror Mania

Hereditary – Le Radici del Male, la recensione dell’horror che ha terrorizzato il Sundance

Pubblicato

:

Hereditary, il piccolo fenomeno cinematografico che ha terrorizzato gli spettatori del Sundance Festival a inizio anno, vorrebbe appartenere al cinema horror migliore: quello in grado di far paura non tanto per quello che racconta ma per le soluzioni visive che utilizza nel farlo (stacchi di montaggio, movimenti di macchina, inquadrature e composizione dell’immagine). I primi minuti della seconda opera di Ari Aster sembrano proprio voler mettere in chiaro le abilità di questo giovane esordiente e la sua personale idea del genere.

Ma, se fino al momento scioccante da cui prenderà poi il via la vera trama del film (una delle scene più agghiaccianti viste negli ultimi anni, diretta in maniera magistrale da Aster), Hereditary sembra effettivamente avere tutte le carte in regola per affermarsi come uno dei migliori horror degli ultimi anni, la seconda metà della storia si appiattisce sui cliché che dai tempi di Rosemary’s Baby e L’esorcista muovono questo tipo di racconti. Aster, infatti, pur dirigendo alcune sequenze con grande inventiva, non è altrettanto bravo a tradurre quei meccanismi narrativi ormai abusati e ampiamente prevedibili in idee nuove e davvero dirompenti, limitandosi invece a riproporli con una veste estetica senza dubbio accattivante, ma sotto la quale c’è davvero poco in grado di lasciare a bocca aperta. 

Hereditary: un horror poco coraggioso

Quello che vorrebbe essere un film ambiguo e misterioso si rivela ben presto un prodotto molto più canonico del previsto, che non destabilizza lo spettatore ma lo guida all’interno della sua narrazione, riconducendo ogni snodo di sceneggiatura a immagini e momenti a lui familiari, che può facilmente comprendere e decodificare.

Hereditary cerca di somigliare a Kill List di Ben Wheatley (quello sì un horror in grado di cambiare le regole del proprio genere di riferimento) che cominciava come un kammerspiel famigliare, proseguiva come un thriller dai risvolti quasi noir e terminava in una maniera cupissima con uno dei finali più disturbanti tra quelli visti di recente. Sono molte le analogie a quella seminale opera del regista inglese (il tema satanico, quello delle sette), ma se Wheatley dimostrava un coraggio incredibile nell’identificare i propri riferimenti per poi tradirli progressivamente, Aster non riesce ad andare oltre i modelli che si impone di seguire. 

Hereditary: un cast perfetto

Di tutt’altro livello è invece il lavoro svolto sul cast: dal volto indimenticabile di Milly Shapiro nei panni di Charlie, all’incredibile prova di Toni Collette nel ruolo della madre Annie, ogni attore sembra dare ai propri personaggi sfaccettature difficilmente individuabili seguendo la narrazione. Se, ad esempio, i riferimenti della Collette sono chiari e facilmente intuibili (il Jack Nicholson di Shining ma anche la Kathy Bates di Misery), la sua interpretazione riesce comunque a dare spessore ad un personaggio che invece non è trattato con altrettanta complessità in sceneggiatura. 

La seconda prova dietro la macchina da presa del giovane regista statunitense dimostra la grande consapevolezza di un cineasta già a proprio agio con determinate atmosfere, ma fallisce nel tentativo di voler proporre una visione inedita in un genere saturo di piccole e grandi opere tutte uguali fra di loro (pur comunque riuscendo nello scopo non scontato di intrattenere). Dato il grande successo riscosso in America, quasi sicuramente sentiremo parlare nuovamente di Aster in futuro. Questo non può che rincuorarci, nella speranza di trovarci presto davanti ad un film davvero nuovo ed in grado di scrollarsi di dosso l’enorme eredità del passato. 

Hereditary: TRAILER

https://www.youtube.com/watch?v=7s67m3DjTR8

Studente presso la facoltà di Medicina e chirurgia dell'Università degli Studi di Bari Aldo Moro. Autore di diversi articoli pubblicati su mensili locali quali Bisceglie in Diretta e Il Biscegliese e siti d’informazione online locali e non. Ha collaborato con siti di informazione videoludica, come GameBack, GamesArmy e gamempire.it. Attualmente è redattore di Bisceglie24 e gestisce il blog cinematografico Strangerthancinema.it.

Continua a leggere
Clicca per commentare

Lascia qui il tuo commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Cinema

Final Destination, gli sceneggiatori di Saw a lavoro sul reboot

Pubblicato

:

final destination

The Hollywood Reporter ha riportato la notizia che Final Destination, la saga di New Line Cinema, avrà un reboot scritto dagli autori del franchising horror Saw, Patrick Melton e Marcus Dunstan. La saga iniziata nel 2000 con una sceneggiatura originariamente scritta per la serie soprannaturale The X-Files, ha seguito un gruppo di adolescenti/giovani adulti che sfuggono da una morte raccapricciante quando si ha una premonizione dell’evento. Le loro anime finiscono per andarsene in modi orribili e unici, e ogni cosa, dalle goccioline di tè in un monitor del computer a una chiave inglese su una linea di produzione contribuiscono alla tragedia.

Composto da cinque film, il franchise originale di Final Destination è stato sempre accolto da critiche contrastanti che hanno costantemente elogiato le sequenze e i concetti della morte, criticando spesso i dialoghi scritti male o la trama prevedibile. La serie è stata comunque sempre un successo per il pubblico, con ogni film che si è rivelato essere un successo commerciale con quasi $ 700 milioni nel corso di 11 anni. Un sesto capitolo della serie è stato a lungo discusso, dato il successo critico sorprendente del quinto film e il grande successo finanziario degli ultimi due film, ma i ritardi dello sviluppo e l’apparente mancanza di iniziativa dello studio hanno tenuto i fan all’oscuro quanto a se e quando il franchise sarebbe mai tornato sul grande schermo. Melton e Dunstan si sono uniti alla lunga serie Saw a partire dal quarto capitolo e continuando fino alla settima e ultima entry e sono noti anche per aver sceneggiato il film horror del 2012 Piranha 3DD, remake critico e commerciale del 2010 di Piranha.

Recentemente New Line Cinema ha contribuito a far rivivere il genere horror per il pubblico mainstream, con l’universo di The Conjuring, insieme all’acclamato successo del 2017 Lights Out e all’adattamento 2017 del best seller di Stephen King, It, conio sequel pronto per uscire nelle sale il 6 settembre, mentre anche il prossimo film di James Wan The Curse of La Llorona sarà presentato in anteprima il 19 aprile insieme al terzo ingresso nel franchise di Annabelle che debutterà il 3 luglio.

Continua a leggere

Cinema

Crucifixion, il male è stato invocato nel trailer ufficiale

Pubblicato

:

crucifixion

Il 14 Febbraio arriva al cinema Crucifixion, il film horror diretto da Xavier Gens dai produttori di The Conjuring e Annabelle. Tratto da una storia vera, un prete viene arrestato per l’omicidio di una suora avvenuto durante un esorcismo. Una giornalista investigativa lotta per capire se effettivamente lui abbia ucciso una persona con problemi mentali o se le accuse sono false e il prete abbia semplicemente perso una battaglia contro una presenza demoniaca. E se lei stessa stesse avendo a che fare con questa presenza?

Nel cast di Crucifixion troviamo Sophie Cookson, Corneliu Ulici, Brittany Ashworth e Matthew Zajac.

Continua a leggere

Cinema

Cam, la recensione dell’horror Netflix sulle cam-girls

Pubblicato

:

Cam

Cam, il nuovo horror targato Netflix e diretto da Daniel Goldhaber, comincia con una sequenza che da sola riesce a spiegare il senso del film e a costruire un personaggio, quello della giovane cam-girl Lola, con pochissimi gesti. Il finto suicidio che apre il film, infatti, ci conduce in un mondo di apparenze, in cui è necessario simulare (e dissimulare) per arrivare in cima alla classifica delle ragazze più “brave” nel proprio lavoro. E il fatto che Lola arrivi ad inscenare un suicidio pur di compiacere i propri “followers” ci fa capire fin dall’inizio la dedizione che lei ripone nella propria attività.

Una dedizione per raggiungere la perfezione ed il successo in ciò che si fa che non è così diversa da quella che altri professionisti devono dimostrare di possedere per eccellere nel loro campo. È tutta qui la vera intuizione del film: usare il proprio setting in chiave metacinematografica, per cui la relazione che vi è fra gli show erotici della cam-girl e i seguaci che li guardano è la stessa che c’è fra il film e i suoi spettatori. L’eccitazione nell’aspettare qualcosa, la goduria nel vederlo arrivare.

Cam: il mondo delle cam-girls

Il fatto che il film sia poi scritto da Isa Mazzei, una ex cam-girl, lo rende ancora più accurato nella descrizione che fa delle relazioni fra queste ragazze, che sembrano essere amiche solo superficialmente, perché invece disposte ad usare i mezzi più squallidi per guadagnare qualche posizione su di loro nella classifica. Se quindi Cam indugia su aspetti marginali a quelli orrorifici, arrivando persino a criticare l’indifferenza delle forze dell’ordine rispetto ai crimini che vengono commessi su internet, non luogo in cui non sembrano valere le leggi di quello reale, il film non è altrettanto efficace nell’approfondire la sua stessa mitologia. L’indagine su chi (o cosa) si nasconde dietro la misteriosa sosia della protagonista sarà derubricata frettolosamente, senza prendersi il gusto di dettagliare quello che invece dovrebbe essere l’elemento centrale del film. 

Questo horror che parla di relazioni online, di problemi che riguardano la propria dimensione virtuale, diventa paradossalmente efficace quando l’orrore si fa carnale, cioè quando la protagonista è fisicamente in pericolo. E noi, da bravi guardoni (spettatori), nella febbrile attesa di scoprire cosa succederà. 

Cam: odio ed eccitazione

Ciò che riesce meglio al film è la descrizione di un personaggio che da star diviene spettatore: Lola, ad un certo punto, sembrerà quasi sviluppare un senso di forte eccitazione nei confronti della sua sosia, arrivando a spendere token per scoprire fino a dove è disposta a spingersi in live (proprio come con lei facevano i suoi fan).

Alla fine Cam, come tutti i prodotti Blumhouse, che sono perfettamente confezionati per essere accattivanti anche quando non eccellono in inventiva o qualità tecnica, riesce in quello che forse era il suo vero scopo (parlare del furto di identità su internet e della poca attenzione che viene riservata ad una denuncia di chi è stato vittima di abuso online) senza prendere la strada più facile, ovvero quella di impartire a chi guarda una lezione morale sull’opportunità o meno di svolgere un determinato tipo di lavoro. Ciò che succede a Lola potrebbe succedere a chiunque: non si tratta di una punizione per la dissolutezza della ragazza (il finale è chiarificatore in questo senso) ma di un problema (quello della sicurezza) che appartiene alla piattaforma che si sta utilizzando, indipendentemente dai motivi per i quali lo si sta facendo. 

Review 0
3.5 Punteggio
Pro
Gusto metacinematografico, analisi non banale del mondo virtuale
Contro
Mitologia poco approfondita, non tutto il cast è all'altezza
Regia
Sceneggiatura
Cast
Colonna Sonora

https://www.youtube.com/watch?v=pN8xZ5WDonk

Continua a leggere
Pubblicità

Facebook

Recensioni

Nuvola dei Tag

Film in uscita

Gennaio, 2019

Nessun Film

Film in uscita Mese Prossimo

Febbraio

Nessun Film

Pubblicità

Popolari

X